venerdì 31 agosto 2018

Le relazioni pericolose


Titolo originale: Dangerous Liaisons
Nazione: USA
Anno: 1988
Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico
Durata: 120'
Regia: Stephen Frears
Cast: Glenn Close, John Malkovich, Michelle Pfeiffer, Uma Thurman, Keanu Reeves, Mildred Natwick

Trama:
La bella marchesa di Mertreuil spinge verso altre donne (da lei accortamente individuate) il suo ex-amante, il Visconte di Valmont, per vendicarsi della sua fuga. È una sfida per tenere saldamente in pugno l'uomo che essa, pur dedita ad amori occasionali, ama ancora. Nelle reti del seduttore cadono, alternandosi, sia la quindicenne Cecile de Volanges, già promessa in matrimonio ad un gentiluomo che ha vent'anni più di lei, sia la graziosa Madame de Tourvel. Ma proprio le reazioni della nobildonna, sedotta e abbandonata, inducono il libertino a riflettere sulla sua esistenza e...

Commenti e recensione:
Tratto dallo splendido libro epistolare di Choderlos de Laclos del 1782, con Le relazioni pericolose Frears ci conduce nei boudoir e nei salotti, grondanti di eleganza e crudeltà, della facoltosa aristocrazia dell'Ancien Régime per farne un graffiante affresco (la critica era già insita nel romanzo) sulla lussuria, il tradimento ed i sensi di colpa. Cinematograficamente parlando, la sua è la migliore riduzione per lo schermo fra le tante disponibili; penso soprattutto a quel Valmont di Forman che, forse per colpa di attori di minore impatto spettacolare, non ebbe la notorietà di quest’opera la quale, invece, vanta un cast perfetto. A dominare la scena è soprattutto Glen Close, magnifica nelle vesti di marchesa acida, viziosa e vendicativa, il cui più grande divertimento, in una vita annoiata e priva di stimoli, è quello di cospirare con l'altrettanto cinico John Malkovich, così superlativo, seducente e viscido da rendere "quasi" sprecate le eccellenti interptretazioni della Pfeiffer e di Uma Thurman.
Nel bellissimo libro, pensato per l’epoca dell’illuminismo razionale all'alba della rivoluzione, il volgere drammatico della trama appare come una sconfitta di una aristocrazia che raffinatamente, e in purissimo stile rococò, sembra rifuggire da ogni sentimento per badare al ben più corposo profilo sensuale dell’amore. Impossibile non sentire l'eco del delle memorie di Casanova, scritte pochi anni dopo ma riferite proprio a quei giorni o dell'immortale Don Giovanni, entrambe critiche nemmeno troppo velate di quel mondo. De Laclos costruisce una trama perfetta ed utilizza il genere epistolare proprio per evitare ogni attribuzione psicologica ai personaggi, perché si svelino da soli. Può una trama così essere ancora attuale? Certamente! Frears, fortemente critico verso i modelli thatcheriani e reaganiani dell’epoca, raccoglie la sfida e genera un film che dalle diaboliche geometrie seduttive ci conduce a quelle più misurate dei sentimenti (che non perché più silenti mietano meno vittime) e centra quello che, pur avendo all'attivo altri titoli di assoluto rispetto, è senza alcun dubbio il suo capolavoro. Dopo più di trent'anni, e con un clima culturale (apparentemente) del tutto diverso, questo film mantiene perfettamente intatto il suo splendore, segno che il soggetto è ben al di sopra del trascorrere del tempo, dimostrandosi di eterna attualità.
Assolutamente da vedere e da rifletterci a lungo! :D


Visto che non rientra nei normali programmi scolastici nostrani (e aggiungerei "per fortuna" perché questa è normalmente la morte di un'opera), mi sono permesso di aggiungere nella cartella ben due versioni del romanzo, sia in italiano che nello splendido originale francese. Questo è l'esempio più puro di livre de chevet (che si potrebbe tradurre come "libro da capezzale", cioè da tenere sempre sul comodino, a portata di mano). Fosse solo per vedere come si scrive davvero un libro che, a più di due secoli di distanza, è ancora freschissimo, vi consiglio davvero di approfittarne. ;)


Dati tecnici:
Audio: AC3 ITA+ENG
File Name: Le relazioni pericolose.mkv
Codec ID: V_MPEG4/ISO/AVC
Resolution: [ Width: 720 Height: 400]
DRF medio: 19.039926
Deviazione standard: 3.678248
Frame Rate: 25 fps
Durata: 01:54:53 (6892.68 s)
Bitrate: 1620.755339 kbps
File size: 1.688.433 KB
Subtitles: ITA+ENG

Screenshots:









DVD Cover: compresa nel file
Libro ebook: compreso nella cartella, sia in italiano che in francese
Cartella MeGa
https://mega.nz/#F!rc52nCaY!JtgEjinMtzsQj9eQ2ywbZA

5 commenti:

  1. Per questo fine settimana (da me bagnatissimo! >_<) vi propongo una chicca che, per quanche motivo, è diventata davvero rara. Forse perché è troppo intelligente? Probabile. Immagino che diversi di voi abbiano già letto lo splendido libro ma, forse, non lo avete in edizione digitale; spero che lo godiate anche solo un decimo di quanto è piaciuto a me, indipendentemente da quante volte l'ho riletto. :)
    Carissimi amici, buone riflessioni e Buon Divertimento! :D

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  2. grazie ranma, un vero gioiello. lo vidi al cinema con a scuola e già allora mi piacque.
    buon proseguimento
    girix

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  3. Una volta lessi che Age lo sceneggiatore citava un fantomatico conte italiano vissuto al tempo del cinema muto o poco dopo (poteva essere un produttore cinematografico o qualcosa di simile). Secondo Age, il fantomatico conte-produttore aveva stilato un decalogo su alcune cose da non fare assolutamente al cinema pena il disastro. Una di queste era non girare mai film ambientati nel Settecento. Un'altra era non fare film comici ambientati nel Medioevo. I punti del decalogo del conte erano piuttosto bizzarri (vietava anche di girare non so se western o thriller nella neve), ma alla fine con un sorrisetto eri quasi costretto ad ammettere che un po’ ci prendeva). Ho risfogliato il libro di Age in mio possesso, “Scriviamo un film” (sinceramente non so come ce l’ho), ma non ho trovato traccia del decalogo del conte famigerato. Però sono piuttosto certo che l’abbia citato il suddetto Age o al massimo Scarpelli, perché uno dei film scritti dalla coppia, “L’armata Brancaleone”, era un’ottima pellicola che smentiva uno dei divieti. Chissà se qualcuno ricorda quella lista e chissà perché il conte aveva inserito il Settecento tra gli ambienti da evitare al cinema. Naturalmente il qui presente film è una pellicola raffinata, intelligente, elegante e sconfessa ogni veto. Però, quando mi soffermo a riflettere, ricordo decine, forse centinaia di film sull’Ottocento che mi sono piaciuti; mentre la lista del Settecento è molto molto molto meno nutrita.

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    1. ^___^ Sì, anch'io ho un vago ricordo di quel "decalogo"; in particolare diceva di non fare film con animali o bambini. Certo, sono più difficili da gestire ma qualcosina di buono, negli anni, si è fatto. ;)
      Film ambientati nel '700 che meritano di essere ricordati? Beh, a parte i vari Moschettieri (e tutto quel bel filone "cappa e spada") non ce ne sono stati tantissimi. Temo che il vero problema sia prima di tutto economico perché i costumi sono tra i più costosi della storia del cinema. Scommetto che fosse proprio questo il motivo per cui se ne sconsigliava la realizzazione, infatti nell'animazione questo vincolo non c'è mai stato.
      L'altro motivo, molto più profondo, è che si tratta di un periodo iper-edonista e ben pochi registi hanno la cultura necessaria per descriverlo correttamente. Fellini fece un fiasco colossale (a mio avviso) con il suo Casanova, dimostrando un'ignoranza che avrebbe dovuto, e potuto, tenere celata. E non è che Kubrik se la sia cavata meglio, intendiamoci (sempre secondo me, anche se su questo mi aspetto critiche da ogni dove ^_^).
      Chi ha fatto un ottimo lavoro è stato Greenaway, che avrà tanti difetti ma certo non quello di non essere colto. Non cito, ovviamente, tutti i film di pirati, dei loro tesori o di naufragio che, pur essendo ambientati nello stesso periodo, non si svolgono nello splendore delle corti.
      Insomma, quel decalogo è sicuramente sbagliato, però... un fondo di verità probabilmente ce l'ha. :)

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  4. Dirò questo: sono tre anni che mi dico che devo rivedere Amadeus, che mi ripeto che è un film geniale e superiore, e sono tre anni che non lo faccio. Per convincermi, ogni volta ricordo un episodio citato da Asimov poco dopo l'uscita del film. Lo scrittore era seduto al ristorante e vide entrare Murray Abrahm, scattò in piedi e si precipitò verso di lui per salutarlo, dicendo agli altri commensali: "Perdio, ma quell'uomo è Antonio Salieri!". Finora però la maledizione del fantomatico conte ha vinto. E' un peccato che non riesca a ricordare gli altri punti del decalogo.

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