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martedì 14 febbraio 2023

La sposa cadavere

Titolo originale: Corpse Bride
Nazione: UK
Anno: 2005
Genere: Commedia, Animazione, Musicale
Durata: 75'
Regia: Tim Burton, Mike Johnson (II)
Cast: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Watson, Tracey Ullman, Paul Whitehouse

Trama:
Victor, goffo giovane pianista, per prepararsi alle nozze (combinate) con Victoria infila per errore l'anello di fidanzamento al dito di una donna morta. Quando questa si risveglia, conduce Victor nel mondo dell'aldilà, lo reclama come legittimo marito e....

Commenti e recensione light:
La sposa cadavere è un distillato di tutta l'opera di Burton e, forse, di lui stesso.
Questo gioiello, di rara leggerezza, è interamente giocato sul contrasto tra il mondo dei vivi, cupo e formale, e quello dei morti, allegro, coloratissimo e spensierato, in una storia decisamente macabra ma anche spiritosa. Lo spunto è tratto dalle tradizioni ebreo-russe del XIX secolo (mi viene spontaneo ricordare la scena del sogno del cimitero ne Il violinista sul tetto) in cui si narrava di matrimoni rovinati da antisemiti che arrivavano anche a rapire la sposa, ucciderla e seppellirla con ancora indosso l'abito nuziale. Mettiamoci anche le stupende atmosfere che, con quelle fantastiche ambientazioni notturne dominate dai blu ed i viola, sono così prossime a Il Mistero di Sleepy Hollow e l'horror è davvero vicino.
Ed invece ecco il magico Burton che, come è solito fare quando tratta di fantasmi, maschere e cadaveri, si diverte a capovolgere il pensiero comune!
Era già successo in Beetlejuice (di cui cita la scena della cena con i mostri che appaiono dietro ai commensali) dove "gli sposi cadaveri" avevano più amore dei traslocanti cittadini; era successo in Batman, dove i cattivi erano sicuramente più umani dei "buoni", e succederà ancora tante altre volte, come in Coraline. Burton è ancora una volta quel crogiolo di inventiva che ibrida splendidamente la favola oscura, qui in perenne ambientazione notturna e ricolma di malinconia, alla dolcezza ed il divertimento di quel mondo che non è proprio "morte" quanto "après-vie".^__^
Insomma, La sposa cadavere è Tim Burton allo stato puro, compresi ovviamente i suoi feticci: Helena Bohnam Carter, Johnny Depp e le fantastiche musiche di Danny Elfman.
Mi piacerebbe dilungarmi sul comparto tecnico ma mi trattengo; mi permetto solo elogiare l'uso delle fantastiche Canon Eos-1D Mark II con lenti Nikon da 14mm/105mm, soluzione eretica ed assolutamente innovativa per l'epoca. Con questa accoppiata i tecnici riuscirono finalmente a riprodurre un'immagine identica a quella delle lenti da 35mm analogiche e quindi a realizzare il primo film in stop-motion animato anche digitalmente! L’unione del comparto digitale con quello più artigianale della stop-motion si è dimostrato uno sposalizio (il termine è scelto con cura ^_^) artistico di grandissimo livello che, a quanto pare, Harryhausen ha amato immensamente.
I più piccoli, che tanto ormai sono molto più svegli di quanto eravamo noi, rimarranno folgorati dalla grafica accattivante ed un po’ creepy, mentre gli adulti potranno divertirsi ad analizzarne più a fondo le simbologie (tantissime ed, a volte, molto profonde) che lo rendono un film da non perdere non solo per gli amanti dell’animazione.
Pensato per Halloween, perché La sposa cadavere è ovviamente una favola nera, grazie ai suoi personaggi indimenticabili e dotati di prorompente umanità, vivi o morti che siano, esplode in una delle più belle storie d'amore (naturalmente struggente come nella pura tradizione burtoniana) mai girate e risulta adattissima per San Valentino. Magari un San Valentino un po' diverso, uno forse grigio nel mondo reale ma coloratissimo in quello della fantasia! :D

mercoledì 11 gennaio 2023

Miss Pettigrew

Titolo originale: Miss Pettigrew Lives for a Day
Nazione: UK
Anno: 2008
Genere: Commedia
Durata: 92'
Regia: Bharat Nalluri
Cast: Frances McDormand, Amy Adams, Lee Pace, Ciarán Hinds, Mark Strong, Shirley Henderson

Trama:
Nella Londra degli anni '30 Guinevere Pettigrew, governante di mezz'età, viene licenziata ingiustamente dal suo posto di lavoro. Povera in canna, nel tentativo di trovare un nuovo impiego si imbatte in Delysia Lafosse, un'attrice e cantante americana, finisce rapita dal suo mondo scintillante e mondano e...

Commenti e recensione light:
Mi viene difficile scrivere di questo film senza diventare subito polemico perché aveva tutte le carte in regola per avere un più che discreto successo ed invece non è nemmeno arrivato alle sale italiane! In quei giorni i nostri distributori decisero di proiettare 10.000 A.C. (e persino 21 di Luketic!) ma questo gioiellino britannico lo destinarono direttamente all'Home Video. >_<
Non uso volentieri il termine "perfetto" perché lo trovo abusato, e in questo caso sarebbe comunque un po' pretenzioso, ma sono quasi tentato di dar ragione ai molti critici stranieri che l'hanno usato perché Nalluri ci è andato davvero vicino. Partendo da un romanzo di Winifred Watson (che, casualmente, trovate nella cartella ^_^) ha diretto, in questa deliziosa e sofisticata commedia degli equivoci dall'impianto quasi teatrale, un cast stellare ed incredibilmente adatto. Frances McDormand, che vanta ben tre Premi Oscar come miglior attrice protagonista è, ancora una volta, a completo agio nel suo ruolo da disadattata, brusca ma con un lato imprevedibilmente dolce. Al suo fianco esplode una Amy Adams assolutamente spumeggiante! La sua recitazione, molto sopra le righe, caricata, tutta moine e mossette, definisce esattamente il personaggio: una donna un po' svampita, fuori degli schemi dell’epoca, sbarazzina in superficie ma determinata nella realtà dei fatti. Anche se sa fare altro, trovo che la Adams sia particolarmente adatta a questi ruoli di ragazza ingenua ed infatti Come d'incanto si reggeva interamente sulla sua spontaneità e tenerezza. Entrambe le attrici descrivono splendidamente la maturazione sentimentale e fisica dei loro personaggi e di come, strappandosi la maschera indossata in società, riescano a regalarsi un futuro prima inimmaginabile. La storia conduce ad un finale molto happy che, seppur prevedibile, è risolto in maniera intelligente e delicata, capace di convincere lo spettatore, almeno per un momento, che con lo giusto spirito tutto sia possibile anche nella vita reale e non solo nelle fiabe.
Miss Pettigrew, o Un giorno di gloria per Miss Pettigrew come venne rinominata quando passò in TV, è una commedia ben scritta, coinvolgente e spassosa, con ambienti e scenografie di gran lusso, costumi anni '30 come solo gli inglesi sanno fare ed una colonna sonora jazz capace di creare un'atmosfera vintage davvero suggestiva. Abbinandoci un cast che, oltre alle due protagoniste, ha dei comprimari di altissimo livello era inevitabile che arrivasse nelle prime posizioni delle classifiche di quell'anno... all'estero. Pazienza, vorrà dire che ce la possiamo godere oggi, al suo meglio, come se fosse un'assoluta novità! :D

venerdì 27 maggio 2022

Ritorno alla Laguna Blu

Titolo originale: The Return to the Blue Lagoon
Nazione: USA
Anno: 1990
Genere: Avventura, Sentimentale
Durata: 90'
Regia: William A. Graham
Cast: Milla Jovovich, Brian Krause, Lisa Pelikan

Trama:
Una goletta nel mare delle Maldive avvista una barca alla deriva con due cadaveri ed un bambino miracolosamente vivo. Il capitano lo affida alle cure della passeggera Sarah Hargrave e di sua figlia Lilli ma il destino sembra accanirsi sul piccolo perché a bordo scoppia un’epidemia e, per salvarsi, i tre si affidano al mare in una scialuppa ma...

Commenti e recensione:
Nel 1908 lo scrittore Henry De Vere Stacpoole pubblicò La laguna azzurra. Riprendendo il fortunato filone del naufragio, iniziato da Defoe con Robinson Crusoe nel 1719 ed arricchito, tra gli altri, da Verne, Stacpoole vi introdusse una sfumatura rosa inconcepibile per la morale dei secoli precedenti che, però, lo portarono ad un discreto successo letterario. Il neonato cinema si rese subito conto che i bellissimi paesaggi -e le inevitabili, benché parziali, nudità- avrebbero richiamato un grande pubblico e si impossessò rapidamente del soggetto! Probabilmente anche l'occasione di girare su spiagge paradisiache con belle attrici seminude stuzzicò più di un regista e già nel '23 ne uscì una prima pellicola, poi un'altra nel '49, quella del 1980 con Brooke Shields che vi ho già postato e, se non ne dimentico altre, una nel 2012 prodotta da Netflix.
Perché questo lungo preambolo? Perché la critica costante a Ritorno alla Laguna Blu è che è "Un remake di cui non si sentiva il bisogno. Si sa già tutto, ogni gesto è scontato, ogni situazione sa di "già visto". (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)", ignorando sia la storia del cinema che quella letteraria. Ritorno alla Laguna Blu NON è un remake, è il secondo capitolo della trilogia di Stacpoole che, dopo il primo romanzo, continuò il ciclo con Il giardino di Dio, che narra le vicende di questo film, e lo terminò con Le porte del mattino. Sarebbe come lamentarsi che Il crollo della galassia centrale e Cronache della galassia, di Asimov, "sembrano avere la stessa trama"! Capisco che gli due libri di Stacpoole non siano stati tradotti in italiano ma, anche prima di Internet, il compito dei critici dovrebbe essere di informarsi. >_<
Piuttosto, Ritorno va goduto sia per quanto è illuminato dallo splendore del precedente quanto del fatto che brilli di luce propria, infatti anche senza aver visto il film di Randal Kleiser (e l'eterea bellezza di Brooke Shields) questo lavoro di Graham commuove, eccita e vive benissimo.
Milla Jovovich, oltre che stupenda già a sedici anni è molto brava ed è chiaramente proiettata verso un futuro importante, quanto a Krause, beh ha lo stesso ruolo del "padre" Christopher Atkins (a cui assomiglia in modo impressionante) e, semplice comprimario come lui, fa il suo dovere più che degnamente. La regia è pulita, scorrevole e sorretta da una fotografia assolutamente perfetta, da pubblicità turistica di altissimo livello, e da una sceneggiatura che rispecchia fedelmente il romanzo, senza aver paura di citare spesso il capitolo precedente. La prova è che, a distanza di tanti anni, ancora dà belle emozioni, senza quella vena di drammatico che scorreva nel film di Kleiser.
Ritorno alla Laguna Blu fu un flop al botteghino, questo non si può negare, e fu causato sì dall'ignoranza dei critici che ho descritto sopra ma, soprattutto, dal fatto che il soft porn che nel 1980 era ancora scioccante, non lo era più appena dieci anni dopo; il mondo era cambiato, avevamo "visto troppo" ed una ragazzina di sedici anni nuda non stupiva più né attirava pubblico nelle sale. La famosa frase "...tira più di una coppia di buoi" non era più vera ed un'epoca era tramontata.
Questo non vuol dire che, oggi, non possiamo goderci il film senza la necessità fare paragoni, possiamo invece ammirarlo per quello che è: una bellissima storia ricca di avventura, di romanticismo, di sensualità adolescenziale e di crescita umana. È un film da rivedere e, assolutamente, da rivalutare! :D

domenica 13 febbraio 2022

La mia Africa

Titolo originale: Out of Africa
Nazione: USA
Anno: 1985
Genere: Drammatico, Sentimentale
Durata: 160'
Regia: Sydney Pollack
Cast: Meryl Streep, Robert Redford, Klaus Maria Brandauer, Michael Kitchen, Malick Bowens

Trama:
Nel 1914, la ricca danese Karen Dinesen sposa con un matrimonio d'interesse il barone svedese von Blixen-Finecke e si trasferisce insieme a lui in Kenya, per occuparsi di una piantagione di caffè. Mentre è in Africa a gestire la proprietà Karen, trascurata dal marito, conosce l'avventuriero inglese Denys Finch-Hatton e si innamora di lui ma...

Commenti e recensione:
Questa è una delle storie d’amore più riuscite della Settima Arte; una storia esile, mai vissuta fino in fondo e sempre delicatamente accennata, sullo sfondo persino quando tragica eppure capace, in pochi dialoghi, di offrire spunti e visioni di coppia raramente cosi profondi. La Blixen, in questa sua autobiografia (di cui trovate lo splendido romanzo nella cartella ^_^) riesce a farci sentire, persino attraverso il filtro dell'interpretazione di Pollack, non solo tutto il senso di solitudine che unisce i due amanti ma persino la paura dell’età che avanza, quel brivido che nasce quando la vecchiaia spaventa più della morte.
I tre meravigliosi vertici del triangolo amoroso sono immensi! Meryl Streep dà corpo, anima e voce ad una donna forte e di carattere ma anche profondamente bisognosa di amore in un mondo transitorio. È così brava che in ogni istante si ha la sensazione che i suoi occhi siano proprio quelli dell'autrice del romanzo. Klaus Maria Brandauer è davvero bravissimo ma è Robert Redford, ormai prossimo ai 50, che scolpisce indelebilmente nella storia del cinema un personaggio dal fascino incommensurabile.
Tutto questo sarebbe abbondantemente sufficiente ma Pollack va molto oltre la componente romantica ed approfitta dell'occasione per sottolineare mirabilmente la distanza tra il mondo occidentale e quello indigeno, rendendo il film ben più di una turbolenta storia d’amore tra due anime ipersensibili ed indipendenti. Fa del film un manifesto all'abbattimento delle barriere mentali, all'apertura a prospettive esistenziali che si svincolino dai legami della civiltà, arrivando persino a rappresentare gli stessi africani quali prede impossibili da raggiungere, spesso incatenate a tradizioni e superstizioni che nessun colonialismo ha scalfitto. In questo ha dimostrato la sua vera arte perché è riuscito, con pochi accenni ed immagini, a rendere perfettamente comprensibile tutto ciò che la Blixen voleva comunicare nel suo libro. Da quelle pagine Pollack ha ricavato un kolossal suggestivo e fluviale, romantico e spettacolare, ravvivato da una fotografia smagliante che si è conquistato ben sette Oscar benché, incredibilmente, nessuno per i tre magnifici interpreti.
La mia Africa è stata capace di incantare ed affascinare trasversalmente diverse generazioni, pur offrendo ben altro è comunque un must del genere sentimentale, classico e prevedibile nel suo sviluppo ma, al tempo stesso, istantanea ovattata e sospesa nel tempo di una terra magica ed ammaliante, teatro di una storia d’amore capace di toccare anche i più duri di cuore. Da vedere? Sicuramente! Oggi! :D



sabato 1 maggio 2021

Camera con vista

 

Titolo originale: A Room with a View
Nazione: UK
Anno: 1985
Genere: Commedia
Durata: 105'
Regia: James Ivory
Cast: Helena Bonham Carter, Julian Sands, Daniel Day-Lewis, Denholm Elliott, Maggie Smith, Judi Dench

Trama:
Nella splendida e luminosa Firenze dei primi del '900 l'inglesina Lucy, guardata a vista dalla cugina zitella, incontra un compatriota un po' stravagante e scopre un'alternativa gioiosa all'ossessivo puritanesimo in voga nel suo paese. Finite le vacanze, però, ritorna in patria e...

Commenti e recensione:
Dopo la prova generale de I bostoniani, Camera con vista rappresenta la consacrazione internazionale del cinema di James Ivory che, in questo suo raffinato acquarello in cui ricostruisce minuziosamente ambienti e costumi in un ritratto aggraziato e pungente dell'altezzosa alta società britannica, ci dimostra tutta la sua professionalità ed ottimo gusto.
Il film è tratto da un'opera giovanile di un Edward Forster ancora molto lontano dalla tormentata visione di Passaggio in India, ed è quindi abbastanza ovvio che il quadro tracciato sia più schematico rispetto ai suoi lavori successivi. Ivory ha preso questa linearità e ci si è divertito, schizzando (sorretto da un cast esemplare) un vero e proprio bestiario dell'eccentricità, banalità, pudicizia ed idealismo vittoriani. Esemplarmente costruito per quadri, come il romanzo e nel solco della tradizione narrativa anglosassone sette-ottocentesca, il film procede verso la sua naturale conclusione con una lievità estranea al tormento ed al dubbio. Eppure, anche se generosamente ingentilito dagli splendidi e luminosi paesaggi toscani, Camera con vista è solo in apparenza una storia romantica e gentile; in realtà la delicatezza cela una gelida ferocia che prendere di mira l'ipocrisia delle convenzioni e delle buone maniere, il primato della facciata, delle compagnie raccomandabili, del perbenismo, del "mai fuori dalle righe" che sia Forster nei suoi romanzi che Ivory nelle sue pellicole hanno spesso stigmatizzato. Questo romanzo per signore (che trovate in formato digitale nella cartella) fondato più sugli stati d’animo e sul disegno dei caratteri che sulla trama, diventa nel film un magnifico pretesto per ragionare sulla lenta decadenza di una classe sociale fuori tempo massimo che tenta in tutti i modi di non sprofondare nel baratro del nuovo secolo.
Il solo difetto che trovo in questo film, come nel libro del resto, è l'appena sopportabile filtro di superiorità britannica, quello che porta a vedere il resto del mondo (i fiorentini, in questo caso) come "pittoresco", che arriva a ritrarre gli italiani come "buoni selvaggi", esempio della "naturalità" e dei tanto aborriti istinti. Sarebbe potuto essere un altro spunto di critica al carattere vittoriano ed invece sembra quasi che Ivory non si accorga di guardare lui stesso il piccolo mondo che ha creato con paternalistica superiorità. Ma forse sono solo io e mi è sfuggita la sfumatura che, da sola, corregge questa sensazione perché è una critica che non trovo in nessun articolo online.
Detto questo, il film vanta un'ottima fotografia, dei bei costumi, molte trovate poetiche (soprattutto visive, complice naturalmente Firenze), una strepitosa Judi Dench ed una Maggie Smith addirittura gigantesca (ci meritò un Golden Globe), il tutto per una storia che è sì sottile come un filo ma che si può riempire di moltissimi significati e che è sempre un immenso piacere rivedere! :D

giovedì 18 marzo 2021

10

 

Titolo originale: 10
Nazione: USA
Anno: 1979
Genere: Commedia, Sentimentale
Durata: 122'
Regia: Blake Edwards
Cast: Dudley Moore, Bo Derek, Julie Andrews, Robert Webber, Brian Dennehy

Trama:
Un celebre musicista, ricco e felicemente sposato, ha da poco superato la quarantina ed è in piena crisi esistenziale. Abituato a classificare le belle ragazze con una votazione da zero a dieci, ne incontra per caso una da punteggio massimo e...

Commenti e recensione:
Dopo vari Pantera Rosa, Blake Edwards torna alla sua migliore commedia, quella sentimentale ma intelligente. Crisi di mezza età, senso di colpa e rapporto tra amore e passione sono gli interessanti spunti tematici di questa effervescente pellicola che il regista riesce ad intrecciare ad una ricca dose del suo tipico humor, fatto di testi raffinati e di quello slapstick imbarazzante che gli conosciamo dai tempi di Hollywood Party. E ammettiamolo, Dudley Moore ha davvero poco da invidiare al (comunque superiore) Peter Sellers!
Quanti capitomboli ci sono nel copione di Moore, con scivolate in piscina, cadute dai dirupi della sua bella casa a Bevery Hills, punture di vespe, anestesie dentali (scena esilarante ancora oggi) e tant'altro. Eppure non è un ennesimo Clouseau perché ha la cultura, la creatività ed il genio di una star che può vantare vari Oscar (lo si viene a scoprire, quasi per caso, da una voce del TG fuori campo!). Le sue canzoni sono bellissime ed i sui assolo al pianoforte sconvolgenti eppure, e qui sta la genialità del regista, spesso e con suo grande scorno non viene riconosciuto. Dudley Moore è perfetto e nessuno, nemmeno George Segal a cui ha soffiato la parte, avrebbe potuto rendere meglio il personaggio tranne, al limite, lo stesso Woody Allen.
Naturalmente la Andrews è sempre bravissima, perfetta e professionale (chissà quanto di questo film è autobiografico, visto che lei e Edwards sono soposati da anni) ed anche il resto del cast è davvero azzeccato. Mettice pure du' violini e la musica di Henry Mancini...
In realtà tutto questo sarebbe bastato abbondantemente per rendere 10 un film da collezione ma poi arriva la Derek ed il film fa un incredibile salto di qualità. Non è che lo migliori, non ne sarebbe probabilmente capace, ma lo fa entrare nell'immaginario collettivo il giorno stesso della sua uscita nelle sale!
Occhi azzurri, profondi e bellissimi, sguardo sensuale e provocante, fisico da urlo e quelle treccine da Predator (che per tanto tempo saranno chiamate "alla Bo Derek") con 10 hanno lanciato la modella nell'Olimpo delle più belle del mondo e, benché dopo questo abbia all'attivo solo film mediocri, è stata il sex simbol ufficiale di chiunque sia vissuto negli anni '80. E che importa se dice solo ovvietà e banalità, è la sua presenza che parla per lei.
Il Davinotti è particolarmente acido nel giudicare questo film, i maligni dicono sia perché si è riconosciuto troppo nel personaggio "celebre ma mica tanto" e prossimo all'andropausa, ma il pubblico è padrone e lo premia, secondo me pienamente a ragione, con uno spettacolare successo di botteghino. Già solo quel bacio sulla spiaggia, con i corpi lambiti dalle onde, è diventato iconico e stra-citato al punto da diventare da antologia. E se il nostro Moore torna al suo giusto "lieto fine" con la Andrews, il ricordo dello strepitoso amplesso (più sognato che visto) sulle note del Bolero di Ravel lo (e ci) rallegrerà fino alla vecchiaia. Benché non conosca nessuno che abbia ammesso di averli imitati, il Bolero fece, quell'anno, un'incredibile impennata di vendite! ^__^
Come in ogni film di Edward, sotto la patina di frivolezza c'è molto da far pensare e già solo per questo 10 meriterebbe di essere riscoperto ma, soprattutto, questo è un film rilassante ed intelligente, perfetto esempio di quelle commedie di una volta che si ha sempre voglia di rivedere! :D


sabato 21 novembre 2020

Il curioso caso di Benjamin Button


Titolo originale: The Curious Case of Benjamin Button
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 159'
Regia: David Fincher
Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng, Taraji P. Henson

Trama:
Benjamin Button nasce il giorno della fine della prima guerra mondiale, è un bimbo in fasce ma ha la salute di un novantenne: artrite, cataratta, sordità. Dovrebbe morire il giorno dopo e invece più passa il tempo più ringiovanisce. La sua è una vita al contrario che attraversa il Novecento americano e...  

Commenti e recensione:
C'è molto Forrest Gump in questo Benjamin Button e non è un caso: benché ispirato da un bellissimo racconto di Francis Scott Fitzgerald (che trovate in ebook nella cartella), il soggetto è stato scritto da Eric Roth che, oltre a tanti altri capolavori, firmò anche quel copione per Zemeckis. Raccontando, come in Forrest, un secolo di storia americana, anche qui tutti gli eventi, gli incontri, le gioie ed i dolori del protagonista servono a forgiarne il carattere, in purissimo stile romanzo di formazione... benché per Button tutto si svolga non tanto "al contrario" quanto in modo "diversamente diritto".
David Fincher, dopo pellicole angoscianti come Seven o Panic Room, è alla sua prima esperienza con un film più profondo e se la cava benissimo girando quella è, tra l'altro, una delle love story più romantiche degli ultimi anni. Rispetto ai thriller del passato modifica completamente il suo stile di ripresa ed usa la macchina con più calma, meno frenesia, quasi fosse soltanto un osservatore, rendendo tutto più studiato e rilassato; si nota davvero che la sua formazione non è certo autodidatta! Per riportare al meglio la realtà del personaggio, ha utilizzato la tecnica della motion capture permettendo ad un bravissimo Brad Pitt di vestire i panni di Button da anziano a giovane, mentre i truccatori (Pitt si sottoponeva a ben 5 ore di make-up) impazzivano a seguire i suoi ordini; non è per caso se il film si è aggiudicato l’Oscar (aveva ben 13 candidature!) anche per questa categoria. Non basta comunque la tecnica a rendere grande un film e la fortuna de Il Curioso Caso sboccia nella splendida alchimia creatasi tra Pitt e l'altro modello di bellezza, Cate Blanchet! Come coppia, riempiono il film di fascino ed attrattiva mentre il loro legame ed i loro volti mutabili e sinceri catalizzano irrimediabilmente l'attenzione dello spettatore.
Sebbene il film sia oggettivamente lungo (deve pur sempre raccontare un'intera epoca!) non appesantisce mai lo spettatore: grazie ad una rappresentazione estetica impeccabile, con costumi perfettamente attinenti all'epoca di riferimento ma stilizzati quel tanto da mantenere un candore da fiaba, ed alla toccante colonna sonora che trasforma le note in versi e le tracce in poesie, il trasporto è totale.
Il curioso caso di Benjamin Button solleva dubbi esistenziali senza mai tediare e lo fa tracciando una linea simmetrica che parte dalla nascita di un uomo sino ad un momento prima della sua morte; estremi di vita che, si dice, condividono la stessa tenerezza e sensibilità e che Fincher racconta, con gusto squisito, come una bellissima favola.
Da vedere senz'altro! :D

venerdì 14 febbraio 2020

Kate & Leopold


Titolo originale: Kate & Leopold
Nazione: USA
Anno: 2001
Genere: Commedia, Sentimentale
Durata: 121'
Regia: James Mangold
Cast: Hugh Jackman, Meg Ryan, Natasha Lyonne, Breckin Meyer, Liev Schreiber, Bradley Whitford

Trama:
Un esperimento scientifico mal riuscito trasporta nel presente il duca Leopold direttamente dal XIX secolo. Kate, fidanzata di uno degli scienziati, viene incaricata di occuparsi di lui mentre il team degli studiosi cerca di trovare come riportarlo indietro nel tempo; un giro turistico di New York sarà galeotto per la coppia di amanti fuori dal tempo e...

Commenti e recensione:
Kate & Leopold è una "commedia rosa" che più rosa non si può, una di quelle pellicole che fanno venire gli occhi a cuoricino, emozionare e, già che c'è, rivalutare gli uomini e le donne che ci circondano nella vita reale.
La trama, benché non nuovissima, funziona grazie all’alta dose di gag che ruota attorno al Leopold ottocentesco nella New York moderna. Certo, il trucco era semplice: una storia a dir poco improbabile e decisamente leggera ma, mettendoci attori di alto livello e con un grande appeal ad interpretare personaggi davvero ben caratterizzati, più quel minimo di romanticismo necessario ma non tanto da rendere la storia melensa, ecco che ci troviamo di fronte ad una pellicola simpatica, scandita da un buon ritmo, che ci regala più di una scena in cui si ride e che, il resto del tempo, fa sorridere. In fin dei conti, una volta ogni tanto ci si può far del bene all’animo, no?
Le battute, gli stereotipi ed i vari cliché sono perfetti, divertono quando c’è da divertire, emozionano quando c’è da emozionare, commuovono quando c’è da commuovere. Fin dal principio si fa il tifo per l'inusuale coppia creata da un diplomatico e sognatore Hugh ed una psicopatica ed intelligente Meg e se tutto funziona è proprio perché il cast non sbaglia nemmeno una volta, reggendo la scena, per ben due ore di fila, senza mai scadere nel banale o nell’ovvietà. Anche se alcuni critici hanno definito Hugh Jackman (che nessuno sapeva capace di sorridere) un "Rupert Everett di risulta", a me pare invece molto convincente, rassicurante e, purché privo di artigli d'acciaio, potenzialmente un marito perfetto. Meg Ryan torna ad essere quella quella graziosissima "fidanzata d'America" che tutti abbiamo amato e poi c’è Liev Schreiber, simpaticissimo testimone (in)volontario di una storia tanto strana quanto incredibilmente romantica. Il tutto nella splendida location del Ponte di Brooklin (che a noi italiani fa sempre venire in mente il cevingum ma tant'è...) ed avvolto in una colonna sonora giustamente premiata con il Golden Globe per Until di Sting. Insomma, James Mangold ha davvero ben realizzato, in puro stile "newyorkese", una storia coinvolgente che incolla lo spettatore allo schermo, giocando con i vari luoghi comuni sull'amore che insieme divertono ed emozionano.
È una commedia da guardare e riguardare perché non stufa mai ed è, a mio modesto parere, uno dei film più romantici di sempre.
Felice San Valentino! :D


martedì 16 aprile 2019

L'amante


Titolo originale: L'amant
Nazione: FRA
Anno: 1991
Genere: Drammatico
Durata: 115'
Regia: Jean-Jacques Annaud
Cast: Jane March, Tony Leung Ka Fai, Frédérique Meininger, Arnaud Giovaninetti, Melvil Poupaud

Trama:
Sul finire degli anni venti, in Indocina una ragazza di quindici anni, francese di famiglia caduta in disgrazia, conosce l'uomo più ricco della regione. Fra i due nasce una grande passione ma le rigide convenzioni sociali finiranno per prevalere sull'amore e...

Commenti e recensione:
Jean-Jacques Annaud è sempre stato ambizioso ma con L'amante ha sicuramente toccato vertici che ben pochi si aspettavano da lui! Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Marguerite Duras (giustamente considerato un capolavoro della letteratura francese contemporanea e che trovate, in due lingue, nella cartella) ma, adattandolo a quattro mani con Gérard Brach, Annaud ha ricostruito un'Indocina che, probabilmente, esiste solo nei ricordi sbiaditi di chi l'ha vissuta, il "sogno di un sogno". Che poi, a volerla dire tutta, come sogno dev'essere stato davvero cupo, addolcito solo dalla lontananza nello spazio e nel tempo. Proprio per questo, pur parlando di fatti "veri", tutto il film si sfuma in delicate tonalità avorio rendendo il racconto quasi onirico.
Molti hanno criticato questa interpetazione poiché il regista si è affidato maggiormente alla fotografia, alla colonna sonora (splendida! Di Gabriel Yared), alla ricerca dei particolari, trascurando i dialoghi e risultando così meno fedele al racconto originale del romanzo. Forse queste critiche hanno dimenticato che il cinema non è teatro ma ha un suo linguaggio particolare che varia con la sensibilità della regia. Arnaud fa dire tantissimo, addirittura brani interi, ad un solo sguardo od un movimento di una spalla, memore del più grande cinema muto. È nell’occhio dello spettatore che le immagini, complice la magnifica cura dei particolari, rivivono la passione, sia fisica che sentimentale, dei due protagonisti.
In realtà la storia non è certo originale, si tratta del più classico caso di amore contrastato dalle regole sociali, ma questo è vero per la maggior parte delle trame; quello che rende L'amante speciale è la maestria con cui viene raccontata.
L’apparente distacco della fanciulla verso il bellissimo (e ricchissimo) cinese è palesemente contraddetto dai dialoghi dei loro corpi nudi, che fanno capire che si tratta più una sorta di difesa poiché, nonostante la giovane età, lei è pienamente consapevole delle insormontabili barriere sociali e razziali. Lui, invece, tenta sì di andare contro le tradizioni per seguire il suo cuore ma non ha scampo; pur non riuscendo a cancellare dal suo cuore il suo amore travolgente, è fatalmente costretto a sottomettersi agli usi. Non vi è mai volgarità e, anche se sono numerose le scene di rapporti fisici, si respira prevalentemente un'ardente sensualità dai colori sbiaditi e le velate malinconie di un amore nato quasi per gioco e per curiosità. Impossibile non citare la sensualissima la scena di seduzione nel taxi, giocata solo sulle mani dei due, nel loro imbarazzato primo incontro. Particolare è il fatto che i loro nomi, che definiscono identità, non vengono mai svelati, neppure dalla voce fuori campo (nel doppiaggio francese era di una sublime Jeanne Moreau) che, sulle note di un valze di Chopin, nella sequenza pre-finale del battello sul mare ci offre una delle pagine più belle del cinema d'oltr'Alpe di tutti i tempi. Perché questo è, nell'animo, un film francese a tutti gli effetti e, per alcuni, questo potrebbe essere un difetto; personalmente considero L'amante il vertice di un genere che, da noi, andrebbe studiato ed apprezzato molto di più. Da vedere, rivedere, analizzare ed apprezzare sicuramente! :D


venerdì 4 maggio 2018

Il giardino delle parole


Titolo originale: Kotonoha no niwa (言の葉の庭)
Nazione: JAP
Anno: 2013
Genere: Animazione, Sentimentale
Durata: 46'
Regia: Makoto Shinkai

Trama:
Takao è un ragazzo insoddisfatto, che ha fretta di crescere e ben pochi amici. In un giorno di pioggia decide di saltare la lezione scolastica e di fermarsi in un giardino. Qui, sotto un gazebo, conoscerà Yukino, di qualche anno più grande ma che lo colpisce immediatamente per il suo fascino malinconico. I due si incontreranno più volte, senza mai prestabilire l'appuntamento successivo, sempre e solo nei giorni di pioggia. Ad ogni incontro i due si aprono sempre più l'uno all'altra e...

Commenti e recensione:
Già prima di Your Name. la maestria di Makoto Shinkai, dopo aver conquistato il Giappone, si è a poco a poco fatta strada anche in Occidente godendo di meritata fama: ogni sua opera, che sia un corto, un medio o un lungometraggio, è stata sistematicamente ricoperta di elogi e premi. Il perché è presto detto: Shinkai ha un talento ed una sensibilità unici. Il suo stile, inconfondibile, combina alla perfezione il classico character design nipponico con ambientazioni fotorealistiche graziate da una meravigliosa ed ispirata fotografia. Le sue scene sono talmente ben disegnate da rendere ogni fotogramma un piccolo quadro. Tecnicamente Il Giardino delle Parole è una gioia per gli occhi, un calderone di animazione tradizionale, CGI, rotoscoping e fondali dipinti in Photoshop dallo stesso Shinkai sopra alle foto scattate a Shinjuku. Il risultato è una carrellata iperrealista dal fascino incredibile, un piccolo mondo moderno incredibilmente evocativo per chi quei luoghi non li ha mai visti di persona, e ancora più d'effetto per chi il parco Gyoen, i dintorni della stazione di Shinjuku o il profilo dell'NTT Docomo Yoyogi Building li conosce bene. Se per voi la trama è tutto o ricopre un ruolo di spicco, come tra l'altro è giusto che sia, potreste avere qualche perplessità ma se per una volta vi lasciate vincere dalla tentazione di provare qualcosa di più Zen e meno concreto, quasi certamente finirete con l'apprezzare questo gioiello. Perché un conto è non raccontare nulla risultando noiosi e senza veicolare uno straccio di emozione, ben altra cosa è creare qualcosa di unico e diverso, dove l'estetica vince sulla sostanza e lo fa meravigliosamente bene. La verità è che Shinkai non è solo un grande artista, è anche un regista ed uno sceneggiatore con la rara dose della sintesi che riesce a farci conoscere un intero mondo nell'arco anche solo di una manciata di minuti, qui solo 46, facendoci immergere in esso e, soprattutto, riuscendo a commuoverci immancabilmente ogni volta. Oppure siete fatti di pietra.
Se non l'avete ancora fatto, guardatevelo. Se l'avete già visto, rivedetelo! :D

martedì 13 febbraio 2018

Your Name.





Titolo originale: Your name. (Kimi no na wa 君の名は。)
Nazione: Japan
Anno: 2016
Genere: Animazione, Fantastico, Sentimentale
Durata: 106'
Regia: Makoto Shinkai

Trama:
Mitsuha, una liceale che vive in una città di montagna, si ritrova, in sogno, nei panni di un ragazzo. Una stanza mai vista prima, amici che non conosce e Tokyo che si estende davanti a lei. Nel frattempo, Taki, un liceale che abita proprio a Tokyo, vive la stessa esperienza ritrovandosi, in sogno, nel corpo di una ragazza, in una città sperduta fra le montagne. Presto si accorgeranno dello "scambio" onirico e...

Commenti e recensione:
Quest'anno è stato particolarmente facile trovare il film giusto per San Valentino: Your Name. di Makoto Shinkai. Qui c'è tutto, dalla poesia alla commedia degli equivoci, dal bodyswap alla difficoltà di comunicare (tipico di Shinkai), dalla fantascienza all'amore frutto di una conoscenza profonda e irripetibile. Il tutto riccamente condito da una animazione e una scenografia di un livello incredibile.
E ora la storia: si parte da una tipica situazione da commedia degli equivoci, come ne abbiamo viste tante negli anime e ancora di più nel cinema. Non che sia un male. La prima metà del film è piuttosto classica e fila che è una meraviglia. È divertente, è ritmata, ha la sensibilità di scegliere quali cliché riproporre e quali scansare. È nella seconda parte che cambiano le carte in tavola e il film prende una deriva del tutto differente. Qui è tutto il cuore del film, ciò che lo rende differente da una commedia bodyswap anni '80 arrivata con qualche decennio di ritardo. È qui che si trovano le riflessioni sul disastro del terremoto del 2011 e su Fukushima, è qui che arrivano gli elementi fantascientifici, che però sono così strettamente intrecciati alla natura e al pensiero shintoista che di fantascientifico sembrano non avere quasi nulla. Ma soprattutto, per rispondere ai tipi più pragmatici, è qui che ci si deve munire di fazzoletti perché se non vi scappa nemmeno una lacrimuccia dovete farvi visitare. ^__^
Do per scontato che l'abbiate già visto quasi tutti, visto l'enorme (e giustificatissimo!) successo che ha avuto. Attualmente è l'anime con i maggiori incassi della storia, superando persino La città incantata di Miyazaki (anche se non in patria, dove il Maestro resta in vetta ^_^) ed è stato ideato proprio per raggiungere tali obbiettivi. Di Makoto Shinkai abbiamo già parlato nell'articolo su 5cm al secondo (avrei giurato di averlo fatto anche ne Il giardino delle parole che ero certo di avervi proposto :O. Arriverà!) e che fosse destinato a grandi cose era certamente nell'aria. Con grande intelligenza, questa volta non ha realizzato tutto da solo ed ha saputo cooptare altri due giganti: Masashi Ando (Princess Mononoke, Paprika) che ha curato l’animazione e Masayoshi Tanaka (anohana, Toradora!) come autore del character design. Chiunque abbia investito su questo film (Comix Wave Films e Toho) ha fatto e vinto una ben facile scommessa e ci ha incassato qualcosa come 300 milioni di dollari. Va detto che il pubblico giapponese è un tantino fuori controllo. Del tipo che non solo sono nati dei tour che ti portano in giro per le location della storia (la biblioteca che compare nel film ha dovuto esporre un regolamento speciale per far fronte all’improvvisa ondata di visitatori XD) ma è anche stato prodotto (oltre agli innumerevoli gadget di ogni tipo e al materiale pubblicitario distribuito in ogni luogo, ovviamente) un sakè ispirato al film. Niente che non avessimo già visto fare ma era per Evangelion, che incide sul PIL del paese già dal 1995. E se in generale vi state chiedendo se tutto questo hype attorno a Your Name non sia una esagerazione, vi dirò: un po’ sì ma voi vedetelo lo stesso, non ve ne pentirete. Makoto Shinkai non è ancora Miyazaki ma è bravissimo a far emozionare! :D


martedì 14 marzo 2017

Always - Per sempre


Titolo originale: Always
Nazione: USA
Anno: 1988
Genere: Commedia, Fantastico
Durata: 121'
Regia: Steven Spielberg
Cast: Richard Dreyfuss, Holly Hunter, Brad Johnson, John Goodman, Audrey Hepburn

Trama:
Pete è un pilota addetto allo spegnimento degli incendi nelle foreste. Nel corso di una missione muore per un incidente, lasciando nella disperazione la fidanzata Dorinda. Una volta in cielo, accetta di fare da angelo custode all'amico Ted, non solo per trasmettergli la sua esperienza ma anche per aiutarlo a conquistare Dorinda.

Commenti:
Tra commedia e melodramma, Spielberg firma uno dei suoi film più accorati: una storia d'amore che va oltre i limiti terreni imposti dalla morte. Pur essendo il remake di un film del '43 ("Joe e il pilota" con un indimenticato Spencer Tracy) e mantenendo sostanzialmente inalterata la prevedibilissima trama, Spielberg riesce a personalizzarlo giusto quanto basta per realizzare un gioiellino senza tempo. Dai suoi detrattori è stato definito "stupido" e probabilmente è vero ma, a mio avviso, nell'accezione più affettuosa, come si dà dello stupido a qualcuno che si ama. Dopo sui primi quaranta minuti assolutamente strepitosi, sia tecnicamente che attorialmente (i battibecchi amorosi tra quel sornione di Dreyfuss e la bravissima -fin troppo!- Holly Hunter; la colorita caratterizzazione dei personaggi di contorno; l'efficacia delle riprese aeree e degli effetti speciali nel sorvolo a bassa quota dei boschi in fiamme; qualche momento magico nell'uso della luce e del colore...), il ritmo cala leggermente e diventa più profondo. Forse è per questo che il pubblico di allora rimase spiazzato e, alla fine, ne decretò il flop di botteghino. Sarò troppo superficiale o forse i tempi, anche cinematografici, sono cambiati ma rivedendo "Always" mi sono commosso come per il miglior Frank Capra e questo è un complimento raro.
A proposito: è anche l'ultima apparizione sullo schermo di Audrey Hepburn, quindi è ancora più imperdibile! :D

martedì 20 dicembre 2016

Per amore solo per amore




Titolo originale: Per amore solo per amore
Nazione: Italia
Anno: 1993
Genere: Commedia
Durata: 110'
Regia: Giovanni Veronesim
Cast: Diego Abatantuono, Alessandro Haber, Stefania Sandrelli, Penelope Cruz, Valeria Sabel

Trama:
In Palestina, un paio di millenni fa, Giuseppe è un uomo diverso dagli altri, ha in mente di visitare le città del mondo, Atene, Sparta, Damasco, Roma; vuole invecchiare camminando, vuole amare le donne. Si è fatto un'esperienza di vita nelle sue peregrinazioni con l'amico (muto) Socrate e ha deciso che il matrimonio non fa per lui. Non ha fatto i conti con la determinazione della giovane Maria, dal carattere solido, caparbio, sicuro, che si è invaghita di lui e...

Commenti:
Film molto natalizio, venne trasmesso regolarmente sulle reti Mediaset per diversi anni... prima che le feroci critiche teocon riuscissero ad affossarlo definitivamente. Invece "Per amore" va assolutamente rivalutato. Con una regia delicatissima e una storia (da un libro di Festa Campanile) che si srotola fluida, accompagnata, qua e là, dalla splendida voce fuori campo di Haber e dalla musica suadente di Nicola Piovani, è probabilmente il film più equilibrato e maturo di Giovanni Veronesi, che si è fatto assistere in sede di sceneggiatura dall’esperto Ugo Chiti, strizzando l’occhio a Monicelli e a Magni. Forse l'unico punto debole del film è la Sandrelli che, come spesso accade, riesce a recitare solo la parte di se' stessa (e, francamente, non si nota nessuna differenza tra la vedova di Nazareth e la farmacista del Maresciallo Rocca) ma ha un ruolo così marginale da non causare alcun danno. In compenso, se Diego Abatantuono si approccia al personaggio con dignità e rispetto, fornendone un bellissimo ritratto sfaccettato e completo, è Alessandro Haber, spalla memorabile, a fare di questo film un gioiello! Le ultime scene, di "Re Giuseppe" omaggiato da Socrates, con Maria e Gesù lontani e sfocati sullo sfondo, e la morte di Giuseppe con una corona di legno, meno dolorosa, ma solo fisicamente, di quella destinata a venire, meritano a mio (apparentemente isolato) avviso, un posto nell'album delle scene memorabili del cinema italiano. :D









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Dedico questo post alla nuova avventura di
che abbiamo seguito con grande interesse ai tempi del suo blog di ebook.
Buona fortuna, amico mio!!! :D

mercoledì 6 luglio 2016

L'uomo bicentenario


Titolo originale: The Bicentennial Man
Nazione: USA
Anno: 1999
Genere: Fantascienza
Durata: 131'
Regia: Chris Columbus
Cast: Robin Williams, Sam Neill, Embeth Davidtz, Oliver Platt, Wendy Crewson

Trama:
Nell'anno 2005 (sic!), ogni casa avrà il suo NDR-114, un robot domestico progettato per servire gli umani. Come tutti gli elettrodomestici, e ogni macchina creata dall'uomo, gli NDR sono tutti uguali. Tutti tranne uno. C'è qualcosa di diverso in Andrew, una scintilla speciale, una personalità unica, qualcosa di ...umano.

Commenti:
Ricordate la storia di Pinocchio, il burattino che voleva diventare un bambino vero? Solo che, in questo caso, il nostro Pinocchio non è un burattino ma un robot chiamato Andrew Martin e vuole diventare un uomo vero. La storia è ispirata alcelebre racconto di Isaac Asimov "L’uomo del Bicentenario" del 1976 e la sua prosecuzione e ampliamento "L’uomo Positronico" del 1993, scritta a quattro mani con Robert Silverberg. Una mente geniale che ha partorito una storia, nella sua semplicità, ancora più geniale. Allo stesso modo, con l’aiuto dello stesso Asimov per la sceneggiatura, il regista Chris Columbus è riuscito nella sua trasposizione cinematografica, consacrandola a capolavoro del genere.
Ottima l'interpretazione di Robin Williams nella parte di Andrew: dolce, sensibile e dall’ingegno stupefacente. Williams riesce a passare con facilità da scene semi-comiche, ad altre strettamente serie, drammatiche e toccanti, rendendo il film una favola dai toni moderni e, al tempo stesso, più classica che mai. La sua bellissima frase "come robot avrei potuto vivere per sempre, ma dico a tutti voi oggi, che preferisco morire come uomo, che vivere per tutta l’eternità come macchina", risentita oggi è insieme commuovente e straziante. Da rivedere assolutamente. :D

martedì 15 dicembre 2015

5 centimetri al secondo





Titolo originale: Byōsoku go senchimētoru (秒速5センチメートル)
Nazione: JAP
Anno: 2007
Genere: Animazione, Sentimentale, Drammatico
Durata: 63'
Regia: Makoto Shinkai

Trama:
5 cm al secondo, questa è la velocità alla quale un petalo di ciliegio, distaccatosi dall'albero, cade al suolo. In tre atti, tre episodi incentrati su altrettanti momenti diversi della vita dei due personaggi principali, si sviluppa una storia profonda e delicata. L'infanzia e la preadolescenza, con l'evoluzione dell'amicizia in un sentimento più forte; l'adolescenza e il prolungato distacco; infine l'età adulta. Un amore a distanza che copre un arco temporale di oltre quindici anni, dagli anni novanta ai giorni nostri.

Commenti:
Makoto Shinkai, che ha all'attivo gioielli come "Il giardino delle parole" e "Viaggio verso Agartha", quest'ultimo orrendamente rovinato da un doppiaggio amatoriale in italiano >_<, ha ben due indiscutibili pregi: una capacità narrativa assolutamente di prim'ordine e una tecnica (ma qui è più corretto parlare di Arte) quale non si era mai vista prima e che nessuno si sarebbe aspettato di trovare fuori dallo Studio Ghibli. Non a caso parecchi critici del settore lo indicano come il vero erede di Miyazaki, e scusate se è poco! Ogni inquadratura, ogni dettaglio, è talmente pieno di dolcezza e poesia che solo una pietra può rimanerne insensibile. Forse. Anche se è ormai costretto ad avvalersi del supporto di alcuni collaboratori (non è più il ragazzo che scriveva e disegnava tutto da sè di "Lei e il suo gatto"), resta comunque presente (i suoi colleghi dicono "oppressivamente presente" ^__^) in ogni momento della produzione dei suoi lavori, e si vede. La bellezza di questo film non è nella storia, volutamente molto semplice, ma nel modo in cui si racconta: con le poche parole, dette e non dette, ma soprattutto con le immagini, i colori, le atmosfere. Tre episodi che scivolano via piano piano, senza far rumore, in punta di piedi: tre piccoli capolavori che si fondono in uno dei più eleganti e poetici racconti mai portati sullo schermo. Con pochi dialoghi, la storia è affidata ai sussurri dei cuori dei personaggi, creando un collegamento tra loro e lo spettatore, che diventa partecipe delle emozioni di nostalgia, melanconia e struggimento del protagonista.


mercoledì 11 novembre 2015

Morte a Venezia


Titolo originale: Morte a Venezia
Nazione: ITA
Anno: 1971
Genere: Drammatico
Durata: 120'
Regia: Luchino Visconti
Cast: Dirk Bogarde, Romolo Valli, Mark Burns, Nora Ricci, Marisa Berenson

Trama:
Gustav von Aschenbach, musicista tedesco di mezza età in grave crisi spirituale, si reca in vacanza a Venezia. Al sontuoso Hotel des Bains del Lido fa conoscenza con una numerosa famiglia aristocratica polacca e rimane fortemente colpito dalla presenza dell'efebico figlio maschio, un adolescente di nome Tadzio, nel quale Aschenbach sembra trovare quell'ideale estetico che ha tenacemente perseguito per tutta la vita. Il turbamento sempre più incontrollato che prova per il giovinetto gli impedisce di partirsene dalla città, minacciata da un'epidemia di colera che le autorità cittadine tentano con ogni mezzo di tener nascosta per non compromettere la stagione turistica, e...

Commenti:
Mettere insieme due "mostri sacri" come Visconti e Mann non poteva che generare un capolavoro assoluto del cinema! E questo anche perché il nostro geniale regista ha apportato quelle indispensabili modifiche al testo originale necessarie a portarne la storia sul grande schermo. Si è molto discusso, in ambito accademico, sulla sua scelta ma devo ancora trovare qualcuno che non abbia (giustamente!) osannato il risultato finale.
Il film rende perfettamente l’atmosfera descritta nel romanzo: cupa e decadente che avvolge la splendida Venezia, seppur in preda al colera. Una Venezia che ha in sé il senso della morte così come il protagonista, che ancora non ha preso coscienza di essere ormai un artista in declino e che si trova davanti a drammatici interrogativi che vengono sublimati attraverso il confronto/scontro con il suo amico Alfred. La bellezza, lo spirito, la purezza confrontati con la malattia come condizione necessaria dell’essere artista, il sogno della giovinezza, la dignità umana e l’estrema difficoltà di unirla al concetto di arte e realtà. E qui mi fermo perché ci sarebbe davvero troppo da dire.
Visconti mette insieme lo svolgersi dell’azione con una splendida serie di fashback suggestivi, funzionali ai fini della biografia del protagonista e di forte riflessione filosofica/psicologica che vanno meravigliosamente di pari passo con l’evolversi del "presente", con il decadimento e l’avvicinarsi della morte. Tutto questo contribuisce a creare quel climax che rende la pellicola, dal punto di vista della narrazione, omogenea e mai noiosa, anche grazie anche al sapiente uso della musica, dei tempi e dell’ambiguità degli spazi. Pregievole omaggio anche a Mahler (il protagonista originale del libro e a cui capitò davvero di avere il trucco colare sulla fronte, trasformato da Mann in scrittore e nuovamente in compositore qui da Visconti) con il bellissimo "Adagetto" dalla sua quinta sinfonia a fare da sfondo sonoro.
Colpisce infine con quanto garbo e sensibilità il regista tratti il tema dell’omosessualità, con quanto rigore e asciuttezza registri il dissidio tra arte, realtà e valori borghesi denunciando, come fa già Mann nel libro, quale prezzo si paghi per il privilegio della diversità attraverso la sofferenza, l’alienazione ma anche l'autocompiacimento. Tutto ciò porterà il protagonista (alter ego del regista ma in cui si identifica ogni spettatore minimamente sensibile) addirittura a truccarsi solo per sembrare più giovane agli occhi di Tadzio. Capolavoro assoluto non solo italiamo ma mondiale, questo è forse il più bel film di Visconti! :D



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Dedico questo film al carissimo LuD che, dopo tanto tempo, ha deciso di riaprire il suo bellissimo blog (ora sito)  
http://il-cinefilo.blogspot.it/

Vi invito tutti a seguirlo e a sostenerne gli sforzi anche perché
, oltre al suo già noto gusto e alle nuove scelte di inserire sia le tracce audio italiane che le originali con l'aggiunta dei sottotitoli, ha deciso di usare Mediafire come host che, in quanto a velocità di download per i free non ha nulla da invidiare a Mega! ^__^



BUONA FORTUNA, LUD!!! :D

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venerdì 26 giugno 2015

Vacanze romane


Titolo originale: Roman Holiday
Nazione: USA
Anno: 1953
Genere: Commedia
Durata: 119'
Regia: William Wyler
Cast: Gregory Peck, Audrey Hepburn, Eddie Albert, Artley Power, Hartley Power

audio/video: 10

Trama:
La giovane principessa Anna si trova a trascorrere una vacanza con i genitori e il seguito a Roma. Un bel giorno, stanca delle cerimonie e del protocollo, se la svigna e prova a mescolarsi ai comuni mortali. Incontra -e si innamora- di un giornalista americano, che la trova addormentata su un muretto e la porta a casa sua, ignaro della vera identità della ragazza.

Commenti:
Pobabilmente quando William Wyler decise di realizzare il film ROMAN HOLIDAY (vacanza a Roma e non vacanze come nella nostra traduzione) non pensava che stava dando vita a un vero e proprio cult della cinematografia mondiale. L’anno il cui il film fu girato, il 1953, è particolarmente significativo: siamo nel periodo del dopoguerra e vediamo un’Italia in forma smagliante. Girato interamente a Roma, il film mostra gli italiani nei loro aspetti migliori, ma anche nei loro stereotipi: ci sono i vigili efficienti (sic!), la domestica che si scandalizza nel vedere una bella ragazza a casa di uno scapolo, il fioraio romantico... e ovviamente, il furbo. Questo film non solo è stato quello che ha lanciato in orbita Audrey Hepburn come attrice, ma è stato anche quello che l’ha resa icona internazionale di femminilità e raffinatezza. Infatti, il ruolo della principessa è perfetto per lei. E Gregory Peck, uno dei bellissimi del cinema di quel tempo, non tarda a sentire gli effetti di quel fascino. Terza protagonista indiscussa è sicuramente la città di Roma. Il film si apre infatti con il susseguirsi di immagini che raffigurano le parti più belle della città: piazza del Popolo, piazza Navona, il Colosseo, i Fori Imperiali... Le vicende dei due protagonisti si svolgono tutte in qualche luogo storico della città, e il loro celeberrimo giro in Vespa per le strade della capitale ce la mostra in una condizione difficile da trovare ai giorni nostri: senza affollamento e, soprattutto, senza traffico! :O

venerdì 13 febbraio 2015

Don Juan De Marco maestro d'amore


Titolo originale: Don Juan De Marco
Nazione: USA
Anno: 1995
Genere: Commedia
Durata: 97'
Regia: Jeremy Leven
Cast: Johnny Depp, Marlon Brando, Géraldine Pailhas, Talisa Soto, Faye Dunaway

audio/video: 10

Trama:
Un giovane Don Juan, con tanto di maschera, cappello e mantello, sfoggia le sue doti di amatore e tenta il suicidio per essere stato lasciato dall'amata. Considerato malato di mente (mentre soffre invece di romanticismo incurabile e fortemente contagioso) viene preso in cura dal dott. Mickler che si lascia coinvolgere in un romantico e ambiguo viaggio nel passato (immaginario?) del ragazzo e riscopre la gioia dell'amore e della spensieratezza. Apprende così della sua giovinezza in Messico, degli oltre mille amori di Don Juan, della morte del padre perito in duello e della madre che per il lutto si è chiusa in convento. La realtà sembra essere assai diversa e il giovane viene riportato alla ragione tramite farmaci ma la vita del dottore è ormai cambiata...

Commenti
Prima regia di un laureato in medicina e psicologia, romanziere e sceneggiatore, sbarcato alla regia grazie al sostegno di Francis Ford Coppola come produttore con una commedia sull'amore... dal suo particolarissimo punto di vista! Conta soprattutto sull'impagabile duetto Depp-Brando con la Dunaway sullo sfondo e perfetta. Non ho mai amato particolarmente Brando ma forse Jack Mickler è il suo personaggio più riuscito, sicuramente il più simpatico!, nella sua lunga carriera (e credo sua anche la prima volta in cui lo si vede guidare un'auto ^_^). Quanto a Deep posso solo dire che si dimostra un gigante come sempre. Strano che questo film abbia avuto delle recensioni così misere dalla critica, come se parlare male di bei sentimenti descritti con affetto fosse un delitto. Per fortuna il pubblico ha dato il giusto valore a questa pellicola ed è diventata, con gli anni, un vero Cult, non perché sia semplicemente la solita storia d'amore smielata ma piuttosto perché è un film intelligente capace di trasmettere buon umore e di far staccare la spina con la vita noiosa di tutti i giorni.

Anche in questo caso sono riuscito ad aggiungervi la gradevolissima (e romanticissima!) OST, compresa la splendida "Have you ever really loved a woman?". ^_____^





FELICE SAN VALENTINO A TUTTI!!!

mercoledì 24 dicembre 2014

Ninotchka






Titolo originale: Ninotchka
Nazione: USA
Anno: 1939
Genere: Commedia
Durata: 110'
Regia: Ernst Lubitsch
Cast: Melvyn Douglas, Alexander Granach, Greta Garbo, Bela Lugosi, Ina Claire
audio/video: 10

Trama:
Iranoff, Buljanoff e Kopalski sono tre commissari del governo sovietico inviati a Parigi per vendere i gioielli confiscati alla granduchessa Swana. Interviene però il conte Léon, amante della granduchessa, il quale non fatica molto a distrarre i tre grazie alle sirene della vita parigina. Da Mosca si decide allora di inviare a mettere a posto le cose l'inflessibile ispettrice Nina Ivanova Yakushova. La quale a poco a poco cede alla corte di Léon che se ne è sinceramente innamorato. La granduchessa decide allora di intervenire.

Commenti
La filmografia di Ernst Lubitsch è costellata di piccoli e grandi capolavori. Tra questi ultimi è sicuramente da annoverare Ninotchka, frutto di quello che venne ironicamente definito come l'Asse Vienna-Berlino-Hollywood. Perché se si va a vedere chi ha steso la sceneggiatura ci troviamo, accanto a Charles Brackett, Walter Reisch e Billy Wilder che, insieme a Lubitsch, fanno parte di quella élite di uomini di cinema che lasciarono i rispettivi Paesi nel momento in cui il nazismo iniziava la sua presa del potere. Se la mano di Wilder e Brackett si individua nelle battute fulminanti ("È un'idea!" dice uno dei tre commissari. "Noi non dobbiamo avere idee" gli replica un altro) il 'tocco alla Lubitsch' è individuabile nella leggerezza della messa in scena finalizzata a occultare la profondità della riflessione. Una porta che si apre e si chiude più volte facendoci vedere chi entra e sentire le voci sempre più festanti di chi sta dentro è sufficiente per farci comprendere che i tre commissari stanno cedendo alla gaieté parisienne. In attesa di dileggiare Hitler e i suoi con l'inarrivabile stile di "Vogliamo vivere!" Lubitsch provvede a mettere a posto anche la dittatura staliniana assumendosi però più di rischio. Tra gli altri, decide infatti di affidare un ruolo brillante alla "divina" per eccellenza: Greta Garbo. ^____^



Carissimi amici,
AUGURI DI BUON NATALE!!!

Quest'anno, un abbraccio speciale a:
...TUTTI!!! :D

lunedì 8 dicembre 2014

Toradora!


Titolo originale: Toradora! (とらドラ!)
Nazione: JAP
Anno: 2008
Genere: Animazione, Commedia, Sentimentale, Scolastico, Slice of Life
Durata: 25x24'
Regia: Tatsuyuki Nagai
audio/video: 10

Trama:
Occhi taglienti e sguardo da delinquente: Ryuuji Takasu non gode certo di grande popolarità a scuola, pur avendo come migliore amico l'amatissimo vice-presidente del consiglio di classe, Yusaku Kitamura, e notevole feeling con la bella Minori Kushieda di cui è innamorato. Un giorno si compie il suo destino: incontra in modo burrascoso la piccola e aggressiva Taiga Aisaka, migliore amica di Minori e a sua volta cotta di Yusaku. I due decidono di stringere un rapporto di complicità per aiutarsi a conquistare i rispettivi partner...

Commenti
Si sa, nel genere romantico trame semplici e lineari sono la norma. Come Maison Ikkoku insegna, la loro riuscita o meno dipende dalla capacità di far affezionare lo spettatore ai personaggi, portandolo a empatizzare e vivere le loro avventure sentimentali come fossero le sue. Alla luce di queste considerazioni appare molto arduo capire come un maschio possa immedesimarsi nel simpatico Ryuuji e accettare che finisca a scegliere come fidanzata, nell'harem di ragazze che gli orbita attorno, proprio quella umanamente e fisicamente meno interessante, rinunciando ad altre due infinitamente più belle e carismatiche. No, non sono anticipazioni che rovinano la visione poiché fin dal primo episodio è chiarissimo dove andrà a parare la storia di Toradora!, e neanche maschilismo, visto che in una situazione reale dubito seriamente, con tutti i (pochi) distinguo del caso, che si possano avverare i presupposti di una storia tra persone così diverse.
Toradora! ha certamente le caratteristiche per essere uno degli anime romantici per eccellenza. Emozioni raccontate con allegria e personaggi coinvolgenti, che conquistano l’affetto dello spettatore. L’amore e l'amicizia sono il punto forza di questa opera, che trasmette sensazioni genuine, rendendo difficile non appassionarsi di questa divertente commedia sentimentale. ^____^


PS - Indispensabile per la comprensione del titolo:
Toradora è il risultato di una serie di giochi di parole tipicamente nipponico che mischia, indiscriminatamente!, inglese e giapponese.
Taiga è la lettura giapponese di "Tiger" (tigre) mentre Ryu, di Ryuuji, significa "Dragone". Da qui, con una discutibile fusione, Tora (tigre in giapponese) e Dora (da Dragon o "doragon" in inglese). XD

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