domenica 27 novembre 2022

Pallottole su Broadway

Titolo originale: Bullets over Broadway
Nazione: USA
Anno: 1994
Genere: Commedia
Durata: 98'
Regia: Woody Allen
Cast: John Cusack, Jennifer Tilly, Dianne Wiest, Chazz Palminteri, Tracey Ullman, Jack Warden, Rob Reiner


Trama:
Il giovane commediografo David Shayne vuole sfondare a Broadway. Per mettere in scena il proprio spettacolo deve scendere a compromessi ed è costretto ad ingaggiare la pupa di un boss. Si tratta di una vera incapace ma...
Commenti e recensione:            
Questo è il classico "film minore" di Woody Allen eppure, anche rivedendolo dopo così tanti anni, non solo ha ancora un suo validissimo perché ma è da considerare, a tutti gli effetti, un gioiellino.
La verità è che non importa quanti soldi spendi in CGI ed effetti speciali, senza un bel copione ogni film è mediocre. Che pure non è che qui Allen abbia risparmiato in costumi e ricostruzioni, anzi!, ma se questo Pallottole su Broadway fosse stato girato in bianco e nero con gente vestita di cartone avrebbe funzionato comunque, proprio grazie alla spettacolare sceneggiatura scritta, cosa rara, a quattro mani da lui e Douglas McGrath e giustamente candidata agli Oscar (una delle 24 volte nel corso degli anni).
C'è poi quello spessore in più che Woody Allen riesce sempre a mettere nei suoi lavori, che non sono mai "solo" puro divertimento; che ci faccia ridere ridicolizzando le dittature, il sesso, lo sport, l’amore o le nevrosi, insinua sempre nello spettatore delle domande che rendono i suoi lavori molto più intelligenti del necessario e di questo lo dobbiamo davvero ringraziare. Qui ci spinge a chiederci chi sia davvero l'artista, scusate se è poco.
Pallottole su Broadway è una commedia vivace la cui storia procede senza momenti morti (ci sono morti veri ma è un'altra storia ^_^) proprio grazie ai dialoghi fulminanti, ai divertenti colpi di scena ed ai personaggi delineati perfettamente ma sono da ammirare anche gli attori, che non sbagliano una virgola, la raffinata fotografia di Carlo Di Palma e la godibilissima colonna sonora a base di musiche anni ’20. Un gran bel film, insomma!  :D


lunedì 31 ottobre 2022

Hocus Pocus

Titolo originale: Hocus Pocus
Nazione: USA
Anno: 1993
Genere: Fantastico, Avventura, Commedia
Durata: 96'
Regia: Kenny Ortega
Cast: Bette Midler, Sarah Jessica Parker, Kathy Najimy, Omri Katz, Thora Birch, Vinessa Shaw

Trama:
Tre streghe riescono a ringiovanire succhiando la linfa vitale da una fanciulla e trasformandone il fratello in un gatto. Vengono catturate ed impiccate ma dal patibolo giurano che un giorno torneranno e, infatti...

Commenti e recensione:
Malgrado non faccia parte della tradizione mediterranea, ormai anche da noi Halloween è diventato un fenomeno (soprattutto commerciale) indiscutibile. I puristi lamenteranno la nostra colonizzazione culturale, così come fanno ogni anno criticando gli alberi di Natale, eppure godere di una festa è sempre un piacere e chissene se è d'importazione. Se poi ci si concede il lusso di passarla in famiglia davanti ad un film per tutti come Hocus Pocus, visto e stravisto al punto da diventare un puro classico, allora sarà una festa davvero riuscita! :D
Eppure la nascita di questo gioiellino fu davvero sfortunata perché, per quanto possa sembrare incredibile, un film che addirittura doveva chiamarsi Disney's Halloween House fu portato nelle sale il 16 luglio 1993. In piena estate! Era inevitabile che non ci fosse lo spirito di "dolcetto o scherzetto" quindi né la critica (ma anche qui, chissene) né il pubblico riuscirono ad apprezzarlo nel modo giusto. Se poi si pensa che, in contemporanea, c'erano sugli schermi Jurassic Park, Il socio e Free Willy...
Hocus Pocus fece un tonfo al botteghino di quelli da lasciare il segno persino nella Casa del Topo. Però erano gli anni '90 e, a differenza di oggi (e non approfondisco o ci vorranno ore ^_^), per i film c'erano delle "seconde occasioni", prima tra tutte il videonoleggio. Nel giro di qualche anno, complici alcuni passaggi in TV nelle date giuste, cominciò a crearsi un pubblico sempre più importante e, con il VHS prima ed il DVD poi, si ritagliò quello spazio che, a Natale, è occupato da Una poltrona per due. Se al cinema era stato ignorato, spopolò sui televisori casalinghi.
Hocus Pocus ha sì qualche difetto, primo tra tutti degli effetti speciali forse accettabili per il suo target ma, per tutti gli altri, di qualità ben misera, però compensa con un cast molto al di sopra di quanto ci si aspetterebbe, una colonna sonora meravigliosa ed una storia che, benché scritta per i giovanissimi, ha una buona trama, piena di colpi di scena e dinamica. Inoltre si vede benissimo che, nei panni delle tre fantastiche streghe, il trio Midler, Parker e Najimy si è divertito un mondo ed infatti, con l'aggiunta dell'ottima interpretazione della piccola Thora Birch, ha trasformato quello che poteva essere un filmetto TV in questo Cult.
Vale davvero la pena di rivedere, come ogni anno, questo piccolo grande classico che, pur non essendo molto originale, coinvolge pienamente lo spettatore, che sia adulto o bambino, e non gli permette mai di annoiarsi. Ogni volta regala ironia, qualche brivido, una buona dose di avventura fracassona e quell'immancabile tocco buonista che lo rende perfetto per ogni età! :D

lunedì 24 ottobre 2022

Othello

Titolo originale:Othello
Nazione: UK
Anno: 1995
Genere: Drammatico
Durata: 123'
Regia: Oliver Parker
Cast: Kenneth Branagh, Laurence Fishburne, Irène Jacob, Michael Sheen

Trama:
Il perfido Iago, geloso dei favori di cui il Moro di Venezia è prodigo verso il giovane Cassio, decide la rovina di entrambi servendosi dell'imbelle Roderigo, innamorato senza speranza di Desdemona. Istigherà così tanto il Moro che...

Commenti e recensione:
Credo che di film di Otello ne siano stati realizzati almeno una ventina eppure Oliver Parker osa riproporcelo addirittura come opera prima, merita quindi tutto il nostro rispetto il fatto che ci sia riuscito così bene.
La scelta delle location (va bene che con Venezia non si può sbagliare più di tanto ^_^), la cura per i costumi, le luci ed i movimenti di camera sono di ottimo livello. E come non ammirare la trasposizione cinematografica che, pur con le sue innovazioni, rispecchia molto bene l'opera shakespeariana ed è assolutamente al livello delle pellicole storiche, e forse migliore di tante. Che dire poi del cast: Fishburne, praticamente il primo Moro realmente di pelle scura (non considero la pellicola di Liz White dell'80 che ebbe davvero poco successo) si comporta egregiamente, così come sia la bella Jacob che Michael Sheen. Purtroppo hanno tutti avuto la terribile sfortuna di trovarsi un Branagh assolutamente meraviglioso, persino fuori scala, che ha rubato loro la scena. Il suo Iago è talmente potente che ormai questo è il suo Othello, oscurando persino l'impegno e la professionalità di Parker & Co.
In parte tutto ciò è dovuto proprio alla splendida trasposizione; pur divertendosi a rendere il rapporto Otello/Desdemona molto più carnale della vulgata classica (e scommetto che il Bardo, da bravo uomo di spettacolo, avrebbe approvato) Parker si è scontrato con l'eterno "problema Iago": chi è questo personaggio, così misteriosamente malvagio? Cosa lo spinge? Cosa lo tormenta? La tragedia di Otello ci racconta della gelosia eppure Iago è l'incarnazione del peccato opposto, l'invidia. Ed è qui che il lavoro del novello regista diventa pregevole perché, finalmente, coglie il messaggio profondo di Shakespeare: l'invidia altro non è che gelosia nei confronti del resto del mondo! Improvvisamente Iago diventa molto più del perfido e subdolo comprimario, si trasforma nel pilastro di tutta l'opera. Attenzione, non è che altri registi, cinematografici o di teatro, non si siano accordi della sua importanza, è solo che, normalmente, benché importante rimane solo uno dei vertici del classico triangolo (peraltro per interposta persona). Non è un caso se Orson Welles, Laurence Olivier e tanti altri abbiano interpretato il ruolo da loro considerato centrale, quello del Moro. Questo forte sfasamento percettivo ha dato a Branagh, qui in assoluto stato di grazia, l'opportunità di essere l'"eroe". Il suo Iago è talmente bravo, così convincente nei suoi soliloqui rivolti allo spettatore, così infido e subdolo, da portarci a provare simpatia per lui ed empatia per la sua vendetta, rendendoci persino in qualche modo suoi complici. Non soltanto lo Iago di Branagh diventa l'assoluto protagonista, al punto di meritare quasi di dare il nome al film (come farà anni dopo il nostro De Biasi) ma conduce un gioco che Otello subisce completamente.
Come molte opere shakespeariane, malgrado gli attori siano al posto giusto, l’intreccio sapientemente costruito e la tensione emotiva si impenni perfettamente nel crescendo finale, purtroppo anche questo film ha avuto un successo commerciale davvero limitato. Anzi, visto che ha incassato solo un paio di milioni di dollari sugli undici spesi, a voler essere onesti non si può negare che, da un punto di vista commerciale, si possa tranquillamente parlare di fiasco.  -_-
Ma non importa, non è certo il primo film mal distribuito e mal digerito da critica e pubblico che, con gli anni, si scopre essere un autentico capolavoro. Io stesso vi ho presentato diverse pellicole che hanno subito la stessa sorte e che avete giustamente rivalutato ed apprezzato; sono certo che anche questa volta saprete dare il giusto valore all'innovativa opera di Parker ed alla strepitosa prova di un Branagh al suo meglio! :D

domenica 2 ottobre 2022

Xanadu

Titolo originale: Xanadu
Nazione: USA
Anno: 1980
Genere: Commedia, Musicale
Durata: 88'
Regia: Robert Greenwald
Cast: Olivia Newton-John, Gene Kelly, Michael Beck, Sandahl Bergman, Katie Hanley, Dimitra Arliss

Trama:
Tersicore, musa della danza, scende sulla Terra con il nome di Kira (ed un paio di schettini ai piedi). Come da sua natura ispirerà Sonny, disegnatore con la testa fra le nuvole, a dare una svolta alla sua vita, aiutandolo nell'ambizioso progetto di mettere in piedi un locale da ballo e...

Commenti e recensione:
Xanadu è il frutto di un parto travagliatissimo e, per molti versi, davvero sfortunato.
Ideato come un roller-disco movie a basso costo, si è trovato, sin da prima delle riprese, in concorrenza con ben altri due titoli analoghi, per di più già nelle sale. Venne quindi deciso di cambiare rapidamente obbiettivo e mirare più in alto, fondendo (ma sarebbe più corretto dire "mescolando", perché proprio non si può parlare di "fusion" ^_^) i ritmi degli anni '80 con il puro Musical del '40. Per questo venne ingaggiata, tra gli altri, un'icona come Gene Kelly che, in realtà, accettò questo suo ultimo ruolo principalmente perché gli Studios erano vicini a casa sua. La bellissima scena in duo con Olivia Newton-John venne addirittura girata a riprese terminate ed in assoluto isolamento, con appena un cameraman ed un assistente. Tra "gli altri" si annoverano decine e decine di ballerini, pattinatori e coreografi.
In tutto questo, ovviamente il copione dovette essere rivisto più volte da cima a fondo e la Newton-John, che questo film avrebbe dovuto consacrare a Star, si lamentò con veemenza per i problemi di recitazione dovuti ai continui cambiamenti nella sceneggiatura.
Per sopperire ad una trama per forza di cose zoppicante, la produzione moltiplicò da 4 a ben 20 milioni di dollari il budget, che venne speso in gran parte in scenografie (effettivamente strepitose!) ed effetti speciali. Il solo set della discoteca costò un milione e, durante la post produzione, ancora si discuteva se aggiungere nuovi e migliori effetti, mentre i costi salivano alle stelle. Per inserire la canzone Don't Walk Away, fuori programma ma fortemente voluta dagli ELO, per non richiamare attori e troupe già dispersi si decise di ricorrere ad una sequenza in animazione. "Perché limitarsi quando si può contare su un budget così ricco?" si saranno detti durante il brainstorming. Venne prontamente ingaggiato il grande Don Bluth, strappato per l'occasione dalla realizzazione di Brisby e il segreto di NIHM e lautamente ricompensato per aver consegnato i suoi sue minuti e sette secondi nei tempi stabiliti. La Universal fu costretta ad anticipare la data di uscita di sei mesi, da Natale 1980 all'estate dello stesso anno, al solo scopo di porre un freno ai voli pindarici del regista e dei produttori! XD
Nelle sale Xanadu fu il più puro dei flop. Criticato unanimemente dal pubblico e dagli specialisti, recuperò a malapena, e con grandissima fatica, i costi. I fiasco fu così totale che ispirò John Wilson a creare i Golden Raspberry Awards, più noto come Razzies. Anzi, proprio Robert Greenwald "vinse" il primo Razzie per il peggior regista dell'anno ed il film ottenne ben sei nomination per altri premi.
Nel frattempo, però, l'album della colonna sonora raggiugeva i vertici delle classifiche USA e UK, ottenendo il Doppio Platino in entrambi gli stati e piazzando ben cinque titoli nelle Top 20. A scopo chiaramente didattico, troverete l'OST nella cartella. ; )
Probabilmente è proprio per questo che Xanadu non è finito subito nella discarica dell'oblio e, anche se lentamente, è diventato un Cult per diverse nicchie di amatori: quella di coloro che si sono innamorati della trama fantasy vecchio stile, quelli che hanno apprezzato la commistione di Musical anni Quaranta con l'estetica e la musica rock/pop di fine degli anni '70, i fan (come il sottoscritto) degli Electric Light Orchestra e, ovviamente, quelli della Newton-John. Non sembrerà un granché ma pare sia un bel po' di gente. ^_^
Pur essendo il canto del cigno del Musical classico (e di un cigno decisamente sofferente), con le bellissime scenografie, i coloratissimi costumi, le coreografie d'altri tempi, organizzate al millimetro, gli effetti visivi e, ciliegina, la sequenza animata di Don Bluth, Xanadu desidera solo farci sognare, mesmerizzandoci con l'aura blu Electric (Light) delle muse e le note indimenticabili della strepitosa colonna sonora; e allora, lasciamoglielo fare! :D

lunedì 5 settembre 2022

Le vacanze del piccolo Nicolas

Titolo originale: Les vacances du petit Nicolas
Nazione: FRA
Anno: 2014
Genere: Commedia
Durata: 97'
Regia: Laurent Tirard
Cast: Mathéo Boisselier, Valérie Lemercier, Kad Merad, Dominique Lavanant, François-Xavier Demaison, Luca Zingaretti, Erja Malatier, Bouli Lanners

Trama:
Le tanto attese vacanze estive sono arrivate ed il piccolo Nicolas può andare finalmente al mare con la sua famiglia (nonna materna compresa). Sulla spiaggia si fa tanti nuovi amici ma c'è anche Isabelle, una bambina non smette di fissarlo con i suoi grandi occhi; lui teme che i suoi genitori abbiano intenzione di fargliela sposare per forza e...

Commenti e recensione:
Cavalcando l'enorme successo di pubblico de Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, Laurent Tirard torna a far parlare i personaggi di Goscinny e Sempé e se il titolo precedente era fortemente ispirato da Mio Zio di Jaques Tati, qui è impossibile non sentire l'eco de Le vacanze di Monsieur Hulot. In realtà, più che un sequel questo Vacanze è quasi uno spin-off, dove il piccolo Nicolas è certamente il protagonista (è pur sempre lui a raccontare la storia) ma lo sguardo del regista si sposta un po' più sugli adulti, tra i quali Kad Merad, nel ruolo del padre costantemente costretto sulla difensiva, è autentico mattatore.
Ovviamente, grazie all'ottima "materia prima" anche in questo secondo film la sceneggiatura è fantastica e la più tradizionale delle commedie degli equivoci incanta e diverte senza l’uso di effetti speciali o di trovate mirabolanti. Le strampalate vicende quotidiane di Nicolas sono più che sufficienti a rendere memorabile quest’estate, in un’atmosfera vintage, quasi sospesa nel tempo, in cui assistiamo ad una carrellata di improbabili personaggi che diventano, loro malgrado, star di gag surreali. E, tra una gag e l’altra, si scivola leggeri nei pensieri di un bambino e si torna, magicamente, a essere quel bambino, almeno per la durata del film. Ci si lascia coccolare dalle musichette beat, ci si lascia accarezzare dagli splendidi colori pastello di una brillante ed efficace fotografia, dalla stupenda scenografia e dai bellissimi costumi. Tutto è al posto giusto, un godimento assoluto per gli occhi. Un paio di citazioni sono assolutamente sublimi: la scena della doccia di Psyco e lo sguardo "demoniaco" alla Shining della piccola Isabelle, ma anche gli ovvi riferimenti a Moonrise Kingdom di Anderson o Sabrina di Billy Wilder, per non parlare del felliniano Zingaretti, sono godibilissimi tocchi che aggiungono il giusto colore cinematografico ad un lavoro letterario a cui Tirard resta, altrimenti, assolutamente fedele. E menomale perché, grazie a quel ritmo spumeggiante, le battute brillanti ed i siparietti spassosi, ritroviamo in scena le idiosincrasie delle nostre vacanze, le ingenuità dell’infanzia e, perché no, anche quelle dell’età adulta.
Le vacanze del piccolo Nicolas è un film spensierato dal primo all'ultimo istante e non si può fare a meno di continuare a ridere; se è vero che offre una dettagliata rappresentazione del modo di concepire la realtà da parte dei bambini, conquista ancora una volta tutta la famiglia. E mentre l’estate finisce, la nostalgia rimane... ^_^

lunedì 15 agosto 2022

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori

Titolo originale: Le petit Nicolas
Nazione: FRA
Anno: 2009
Genere: Commedia
Durata: 91'
Regia: Laurent Tirard
Cast: Maxime Godart, Valérie Lemercier, Kad Merad, Sandrine Kiberlain, François-Xavier Demaison, Michel Duchaussoy

Trama:
Amato in famiglia e benvoluto dai propri compagni di scuola, il piccolo Nicolas vive una vita felice ma, un giorno, una conversazione tra i suoi genitori lo induce a pensare che sia in arrivo un fratellino. Il timore di seguire le sorti di Pollicino, di essere abbandonato nel mezzo di un bosco, lo assale e...

Commenti e recensione:
Le avventure del piccolo Nicolas sono, da più di settant'anni, un fenomeno editoriale in gran parte d'Europa e degli Stati Uniti. Nato come striscia dalla penna del geniale e poeticissimo Jean-Jacques Sempé, Nicolas si è sviluppato subito come capolavoro letterario grazie all'estro dei testi di René Goscinny, di cui ricorderete certamente Asterix e Lucky Luke. Di un lustro precedente la Mafalda di Quino, il personaggio di Sempé è il primo (non considero Peanuts perché l'interazione con gli adulti vi è sempre stata assente) a raccontarci il mondo dal punto di vista di un bambino che non ha ancora capito come funzionano le cose della vita e che ne fornisce una sua, personalissima, interpretazione. Un mondo che sorride delle incomprensioni tra grandi e piccini, che pone sullo stesso piano le bravate dei ragazzini e le ansie di prestazione dei grandi, dove il caos creativo irrompe benevolmente in un universo fin troppo ordinato. Grazie a queste caratteristiche, Il piccolo Nicolas ha entusiasmato i più piccoli ma anche i loro genitori che, in quella particolare visione, si sono facilmente e comicamente riconosciuti.
Questa premessa è fondamentale per capire il perché di un film all’apparenza banale e che invece rappresenta una vera e graditissima sorpresa (quantomeno per noi italiani, ovviamente; in Francia non solo era attesissimo ma è stato premiato con un box office da record ^_^).
Laurent Tirard si è dimostrato un vero estimatore dell'opera del duo Sempé-Gosciny ed ha riversato nel suo film tutto quell'affetto che solo uno che ha amato fin dall'infanzia queste storie potrebbe mettere. È stato anche fortunato perché di quel bimbo che raccontava in prima persona le sue avventure in una serie di racconti illustrati non ha avuto bisogno di ritoccare che poche virgole. Poggiando su uno scheletro narrativo eccellente, Tirard intreccia così bene le tantissime scenette e gag, scelte tra le mille avventure del nostro piccolo eroe, da evitare persino il rischio più comune per questo genere di lavoro: realizzare un film frammentato. Fonde infatti così bene le parti da creare un unicum dallo stile aggraziato alla Jaques Tati, a cui si è chiaramente ispirato. D'altronde le vicende che racconta si svolgono proprio in quegli ultimi anni '50, quelli di Mio Zio del signor Hulot. Gli anni sono passati e, invece del bianco e nero di Tati, Tirard sfoggia la magistrale tavolozza di colori pastello di Jeunet ed una scenografia alla Wes Anderson... ma il cuore è ancora quello delle marachelle e dei peccati innocenti de La guerra dei bottoni. Colorato e divertente, talmente finto da sembrare vero, è coerente con un mondo a metà strada tra la realtà e l'immaginazione, in cui i problemi si risolvono con un sorriso o una pozione magica.
Non è solo all'appassionata e sensibile regia di Tirard a cui va tutto il merito: il cast è assolutamente perfetto! Da noi il volto più noto è certamente Dad Merard, protagonista di Giù al Nord che già vi ho proposto, qui perfetto nel suo ruolo di "tipo normale", però Valèrie Lemercier infonde un pizzico di follia ed aria squisitamente anni '50 mentre Sandrine Kiberlain, con i suoi grandi occhioni azzurri, è il ritratto della maestra perfetta, una seconda mamma per tutti i bambini. Già, i bambini: meravigliosi attori non professionisti tra cui spica un grandissimo Maxime Godart, non solo identico al personaggio delle strisce ma attore in erba più bravo di tantissimi professionisti! :D
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, benché strepitoso in francese vanta comunque un doppiaggio italiano davvero ben fatto e, grazie ai tanti livelli di messaggio, è perfetto per qualsiasi età. Divertente, fantasioso, spensierato e magico, con le sue situazioni surreali ma, nell'ottica infantile, del tutto credibili, vi appassionerà tutti e, se ancora non ne fate parte, vi aggiungerà sicuramente all'immensa schiera internazionale di ammiratori del personaggio. :D

lunedì 25 luglio 2022

Watang! Nel favoloso impero dei mostri

Titolo originale: Mosura tai Gojira (モスラ対ゴジラ, lett. "Mothra vs. Godzilla")
Nazione: JAP
Anno: 1964
Genere: Fantascienza
Durata: 95'
Regia: Ishirō Honda
Cast: Akira Takarada, Herbert King, Joseph Hall, Frankie Sakai, Hiroshi Koizumi, Ken Uehara

Trama:
L'impresario Kumayama esibisce alla curiosità della gente un gigantesco uovo rivenuto dopo un maremoto. Purtroppo l'uovo è sacro per gli abitanti della favolosa Infant Island, esseri di piccolissime dimensioni che venerano la dea falena Mothra e che guardano con ostilità gli uomini, colpevoli, tra l'altro, di inquinare l'ambiente con gli esperimenti atomici. Quando le fate gemelle Sobijin vengono a reclamare l'uovo, Kumayama pensa di aggiungere anche loro alla sua attrazione ma nel frattempo l'immenso Godzilla è emerso dal terreno e...

Commenti e recensione:
Quarto film del "franchise ante litteram" di Godzilla, Watang! è frutto di un team-up tutto interno alla Toho. La gigantesca farfalla Mothra (che richiama i termini inglesi di falena e madre) era nata già Star con la sua prima pellicola di un paio di anni prima e qui ha ottenuto la consacrazione. Staccando più di tre milioni di biglietti al botteghino è diventata uno dei mostri più amati dal pubblico nipponico (e non solo: sarà citata anche in Mostri contro Alieni); da allora la falenona comparirà meno del suo collega rettile ma collezionerà comunque ben 13 titoli, di cui quattro da protagonista. La ragione del suo successo, per niente scontato vista la sua assoluta mancanza di espressività, va cercata nel ruolo che, con quella sua bellissima aura di Protettore della Natura, gli infonde Honda: è il wrestler buono per cui fare il tifo, impossibile da non amare.
La regia di Ishirō Honda è sempre di un livello assolutamente superiore ed anche qui non fa eccezione, sfruttando benissimo il cinemascope (Tohoscope, per la precisione ^_^) e mostrando subito di cosa sia capace: il maremoto che sconvolge le coste giapponesi sui titoli di testa dà alle sue riprese una spettacolarità che verrà mantenuta per tutte le altre scene ad effetto del film!
A differenza dei precedenti Godzilla, Watang! si presenta come una fiaba musicale, tra l'altro di fattura così pregevole che qualche giornale americano l'ha persino paragonato ai prodotti Disney, ed è diventato subito un piccolo cult che vanta ancora un nutrito esercito di fan. E con ottimi motivi: il film è decisamente una tra le più riuscite produzioni della Toho dopo il Gojira del 1954, sia sul piano narrativo, carico di toni poetici e favolistici, sia per l’alta qualità della regia che degli effetti speciali di Eiji Tusburaya. Oggi quest'ultimi possono sembrare quasi puerili ma all'epoca erano tra i migliori mai visti, ammirati persino da Harryhausen.
Ancora oggi non mi spiego perché, dopo i successi di pellicole come Latitudine Zero, questo capolavoro non venne immediatamente distribuito in Italia; da bambini avremmo giocato alle sue avventure per mesi. Questa mancata distribuzione cinematografica italiana ha fatto sì che, ancora oggi, da noi il titolo non sia particolarmente conosciuto. Persino nella bellissima edizione DVD su cui ho messo le mani la traccia italiana è incompleta e quindi, per garantire una comprensione della storia, i sottotitoli sull'audio originale fanno spesso capolino. Peccato però che il pessimo adattamento d'epoca, a cui dobbiamo sia una locandina incomprensibile che l'arbitraria trasformazione di Mothra in Watang (che viene persino definita "un'ape gigante" ^_^), sia stato mantenuto anche nei sottotitoli, vanificando così una facile occasione di chiarezza nei confronti del pubblico.
Ma non importa, resta comunque uno dei migliori "Monster Movie" di sempre, con le magiche fatine gemelle Aelinas (interpretate dalle cantanti, gemelle anch'esse, Emi e Yumi Ito, celebri in Giappone come The Peanuts), il tono insieme favolistico e fantascientifico, la brutale forza distruttiva di Godzilla (che quest'unica volta, per misteriosi motivi emerge dalla terra e non dal mare °_°) o la denuncia, ma fatta con il garbo delle macchiette di Totò, contro i capitalisti profittatori senza scrupoli. E poi, ovviamente, l'impegno ambientalistico ed antinucleare di Honda che influenzerà così tanto l'opera di quel Kurosawa di cui sarà, fino alla fine, l'ispiratore e confidente.
Nonostante qualche ingenuità narrativa ed alcuni momenti (piacevolissimi!) di umorismo involontario, Watang! Nel favoloso impero dei mostri è un gioiello kaiju quasi miyazakiesco, da vedere assolutamente e da mostrare, con affetto, anche alle nuove generazioni! :D

martedì 12 luglio 2022

Hannah e le sue sorelle

Titolo originale: Hannah and her Sisters
Nazione: USA
Anno: 1985
Genere: Commedia
Durata: 106'
Regia: Woody Allen
Cast: Mia Farrow, Michael Caine, Woody Allen, Dianne Wiest, Barbara Hershey, Carrie Fisher, Max von Sydow

Trama:
Le tre sorelle Hannah, Holly e Lee, vicine ma così diverse, vivono a New York. Per la Festa del Ringraziamento, che riunisce ogni anno la famiglia, le loro vite comuni e complicate si riannodano malgrado tutto e...

Commenti e recensione:
Non sono mai riuscito a decidere se questo sia o meno il più bel film di Woody Allen ma è, sicuramente, nella rosa dei suoi capolavori!
Maturo frutto della fusione di Provaci ancora Sam, Interiors e Commedia sexy di una notte di mezza estate, Hannah è una complessa commedia che confronta i suoi tanti personaggi ai problemi della coppia e della famiglia. E sono davvero così tanti, sia i primi che i secondi, che scrivere una storia frammentata nelle sottotrame di ben dieci personaggi principali (ed una quarantina di "secondari") senza perdere mai il filo è un exploit che non tutti gli autori, neanche i più grandi, possono permettersi. Riuscirci implica automaticamente vincere l'Oscar per la sceneggiatura come è, puntualmente e meritatamente, avvenuto.
Naturalmente, scrivendo il copione Allen non si è dimenticato di darci la giusta dose di comicità, tra varie crisi depressive e scelte religiose buttate come sempre su un’impronta ironica eppure capaci di far riflettere, ma anche questa la mantiene ad un livello di sofisticazione molto più maturo ed intelligente delle sue opere precedenti. Hannah e le sue sorelle è divertente, briosa e mai noiosa, profonda ma contemporaneamente leggera; anche se sembra svilupparsi ad episodi, tutto si lega meravigliosamente al filo che unisce le storie omogeneamente, al punto che è impossibile, per lo spettatore, non partecipare ed immedesimarsi in uno (o più!) personaggi.
E poi c'è lo straordinario lavoro dietro alla cinepresa, dove la genialità di Allen straborda. Le inquadrature sono raffinate quasi oltre la perfezione, superiori perfino, grazie anche al tocco magico di un colore freddo e piovoso, al bianconero laccato di Manhattan. Quant’è bella la New York di questa pellicola, ritratta nei suoi aspetti più affascinanti e suggestivi dalla bellissima fotografia di Carlo Di Palma, così intrisa di jazz, accogliente, prodiga, confortevole, intima e viva. Meglio di quella vera!
Nemmeno parlerò della spettacolare bravura di tutto il cast, dagli eccezionali Caine e Wiest, un Oscar a testa, alla complessissima Farrow o la spumeggiante Hershey (c’è un alterco tra lei ed il grande Max von Sidow del quale si dice strappò applausi a tutto il cast già durante la lavorazione); insomma, se anche il film non avesse avuto tutti i suoi altri grandissimi pregi, sarebbe stato comunque un capolavoro. ^_^
Allen firmerà altri titoli bellissimi nella sua vita ma Hannah resta un gioiello insuperato, l'apice della sua commedia, da vedere e rivedere, sempre con gioia! :D

mercoledì 15 giugno 2022

Les choristes - I ragazzi del coro

Titolo originale: Les Choristes
Nazione: FRA
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 95'
Regia: Christophe Barratier
Cast: Gérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Jacques Perrin, Kad Merad, Marie Bunel

Trama:
Nel 1949 Clément Mathieu, un insegnante di musica disoccupato, trova lavoro presso un istituto di rieducazione per minorenni. Qui si scontra con la dura condizione in cui vivono i ragazzi e con il metodo educativo, particolarmente repressivo, del direttore. Uno dei ragazzi, tra i più difficili e ribelli, ha una voce angelica, cominciando da lui Mathieu cerca di cambiare la loro vita attraverso la musica e...

Commenti e recensione:
Ispirato a, ma praticamente un remake di, La Cage aux rossignols di Jean Dreville, del 1945, questa opera prima di un allora sconosciuto Christophe Barratier (sceneggiatore, regista ed anche autore delle musiche insieme a Bruno Colais) è un assoluto capolavoro del cinema francese moderno. Che poi, moderno per modo di dire perché tutta la costruzione, la regia e l'interpretazione rispecchiano i modelli storici del cinema francese pre Nouvelle Vague, quello di Noel Noel e compagni per intenderci, con il loro Realismo Poetico così vicino, eppure così lontano, da quello italiano.
Bisogna anche ammettere che Barratier "gioca facile" perché il soggetto, la classe di ragazzi più o meno difficili, vanta titoli che vanno da L'attimo fuggente, Addio Mr Chips e Io speriamo che me la cavo e, con la sua trama semplice e lineare, funziona sempre. Non parliamo poi della cornice storica dell'immediato dopoguerra, anni di fame e dolore ma anche speranza per una vita nuova. E poi i francesi hanno sempre saputo sfruttare al meglio i bambini, dai tempi della Guerra dei bottoni in poi.
Insomma, si potrebbe quasi parlare di successo annunciato (perlomeno in patria) se non fosse per il terribile rischio che incombe su questo filone: lo scadere nello stucchevole. Il rischio di diventare il solito campione di umanismo, farcito di buoni sentimenti, che ti prende in ostaggio propinandoti un'ora e mezza di emozioni precotte. Solo la bravura di Jugnot e dei fantastici ragazzi, quasi tutti non professionisti, ha permesso di evitare questo difetto mortale mantenendo il film un'opera pudica, spesso divertente (e a tratti, questo sì, ingenua) ma anche capace di distinguere molto bene tra sentimentalismo e tenerezza. La cinepresa di Barratier, sobria e discreta, senza strafare permette di seguire con commozione i ritmi piani e le psicologie attente, frutti di una sceneggiatura scritta meravigliosamente; grazie ad essa l'incredibile dolcezza degli attori, in un'umanità calda e compassionevole, goffa ed ironica, si esalta nel contrasto con un ambiente ed uno spazio temporale difficilissimi.
E poi c'è la magia della colonna sonora! Quasi magicamente, Barratier riesce a rappresentare la musica non come un'astrazione ma come qualcosa concreto, qualcosa che chiunque può scoprire; non è un caso se Vois sur ton chemin sia stata candidata all'Oscar come miglior canzone, oltre al film stesso come miglior film straniero.
Questa è una pellicola che dovrebbe essere vista da chiunque si occupi di ragazzi, dagli educatori ai maestri ed insegnanti... fosse solo perché chi non si lascia trascinare da Les Choristes non dovrebbe mai fare questi lavori.
Ma anche senza secondi fini, è a tutti che consiglio questo gioiellino, da vedere e rivedere assolutamente! :D

venerdì 27 maggio 2022

Ritorno alla Laguna Blu

Titolo originale: The Return to the Blue Lagoon
Nazione: USA
Anno: 1990
Genere: Avventura, Sentimentale
Durata: 90'
Regia: William A. Graham
Cast: Milla Jovovich, Brian Krause, Lisa Pelikan

Trama:
Una goletta nel mare delle Maldive avvista una barca alla deriva con due cadaveri ed un bambino miracolosamente vivo. Il capitano lo affida alle cure della passeggera Sarah Hargrave e di sua figlia Lilli ma il destino sembra accanirsi sul piccolo perché a bordo scoppia un’epidemia e, per salvarsi, i tre si affidano al mare in una scialuppa ma...

Commenti e recensione:
Nel 1908 lo scrittore Henry De Vere Stacpoole pubblicò La laguna azzurra. Riprendendo il fortunato filone del naufragio, iniziato da Defoe con Robinson Crusoe nel 1719 ed arricchito, tra gli altri, da Verne, Stacpoole vi introdusse una sfumatura rosa inconcepibile per la morale dei secoli precedenti che, però, lo portarono ad un discreto successo letterario. Il neonato cinema si rese subito conto che i bellissimi paesaggi -e le inevitabili, benché parziali, nudità- avrebbero richiamato un grande pubblico e si impossessò rapidamente del soggetto! Probabilmente anche l'occasione di girare su spiagge paradisiache con belle attrici seminude stuzzicò più di un regista e già nel '23 ne uscì una prima pellicola, poi un'altra nel '49, quella del 1980 con Brooke Shields che vi ho già postato e, se non ne dimentico altre, una nel 2012 prodotta da Netflix.
Perché questo lungo preambolo? Perché la critica costante a Ritorno alla Laguna Blu è che è "Un remake di cui non si sentiva il bisogno. Si sa già tutto, ogni gesto è scontato, ogni situazione sa di "già visto". (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)", ignorando sia la storia del cinema che quella letteraria. Ritorno alla Laguna Blu NON è un remake, è il secondo capitolo della trilogia di Stacpoole che, dopo il primo romanzo, continuò il ciclo con Il giardino di Dio, che narra le vicende di questo film, e lo terminò con Le porte del mattino. Sarebbe come lamentarsi che Il crollo della galassia centrale e Cronache della galassia, di Asimov, "sembrano avere la stessa trama"! Capisco che gli due libri di Stacpoole non siano stati tradotti in italiano ma, anche prima di Internet, il compito dei critici dovrebbe essere di informarsi. >_<
Piuttosto, Ritorno va goduto sia per quanto è illuminato dallo splendore del precedente quanto del fatto che brilli di luce propria, infatti anche senza aver visto il film di Randal Kleiser (e l'eterea bellezza di Brooke Shields) questo lavoro di Graham commuove, eccita e vive benissimo.
Milla Jovovich, oltre che stupenda già a sedici anni è molto brava ed è chiaramente proiettata verso un futuro importante, quanto a Krause, beh ha lo stesso ruolo del "padre" Christopher Atkins (a cui assomiglia in modo impressionante) e, semplice comprimario come lui, fa il suo dovere più che degnamente. La regia è pulita, scorrevole e sorretta da una fotografia assolutamente perfetta, da pubblicità turistica di altissimo livello, e da una sceneggiatura che rispecchia fedelmente il romanzo, senza aver paura di citare spesso il capitolo precedente. La prova è che, a distanza di tanti anni, ancora dà belle emozioni, senza quella vena di drammatico che scorreva nel film di Kleiser.
Ritorno alla Laguna Blu fu un flop al botteghino, questo non si può negare, e fu causato sì dall'ignoranza dei critici che ho descritto sopra ma, soprattutto, dal fatto che il soft porn che nel 1980 era ancora scioccante, non lo era più appena dieci anni dopo; il mondo era cambiato, avevamo "visto troppo" ed una ragazzina di sedici anni nuda non stupiva più né attirava pubblico nelle sale. La famosa frase "...tira più di una coppia di buoi" non era più vera ed un'epoca era tramontata.
Questo non vuol dire che, oggi, non possiamo goderci il film senza la necessità fare paragoni, possiamo invece ammirarlo per quello che è: una bellissima storia ricca di avventura, di romanticismo, di sensualità adolescenziale e di crescita umana. È un film da rivedere e, assolutamente, da rivalutare! :D

sabato 30 aprile 2022

Barbarossa

Titolo originale: Akahige (赤ひげ)
Nazione: JAP
Anno: 1965
Genere: Drammatico
Durata: 180'
Regia: Akira Kurosawa
Cast: Toshirô Mifune, Yûzô Kayama, Kyôko Kagawa, Yoshio Tsuchiya

Trama:
Sotto la guida del dottor Akahige, un giovane ed ambizioso medico, esperto di teoria ma a zero di pratica, malgrado le difficoltà iniziali impara a conoscere da vicino il dolore, a stabilire un contatto umano, prima che professionale, con i pazienti e...

Commenti e recensione:
Fortemente ispirato da Umiliati e offesi di Dostoevskij, quest'interminabile opera di Kurosawa, suo ultimo bianco e nero, poteva benissimo non essere in costume perché il tema, raccontato tramite una serie di personaggi molto intensi e stupendamente fotografati, è talmente profondo da assumere caratteri universali. Forse proprio per questo venne accusato di essere troppo retorico e molti, ancora oggi, non riescono ad ammetterne l'eccezionale livello artistico ed umano, come se parlare di soggetti così impegnativi, lontani da falsi moralismi, sia quasi un'onta. C'è chi ha provato a dare la colpa allo stesso Mifune (lo fece persino Kurosawa benché, probabilmente, fu per scaricare su di lui lo scarso successo di botteghino; avevano appena litigato) per via della sua interpretazione molto rigida ma Barbarossa, da vero maestro giapponese, è un "duro perché è costretto a farsi carico dell'altrui debolezza", ed infatti i premi vinti per l'oggettiva correttezza stilistica tolgono ogni significato a questa critica. Il limitato successo della pellicola potrebbe invece essere dovuto al tentativo del regista di fondere la purezza di uno stile aulico e rarefatto, come quello de Il trono di sangue, alla realtà povera e degradata già raccontata in Bassifondi, dando nobiltà, onore e dignità a gente in genere negletta e disprezzata, come condannava Victor Hugo nei suoi Miserabili.
Barbarossa ha purtroppo segnato la fine del lungo rapporto tra il regista e Mifune perché, a causa del ben noto rigore di Kurosawa, l'attore fu costretto a tenere la barba per tutti i due anni delle riprese e, non avendo il permesso di usarne una posticcia, non poté girare diversi altri film. D'altronde, il soprannome del protagonista, che da il titolo al film, è aka=rosso e hige=barba ed, effettivamente, la hige di Mifune è venuta bellissima. ^_^
Ho scritto "protagonista" ma in realtà è difficile dire chi lo sia davvero perché qui sono raccolte mille piccole storie, talvolta di pochi secondi ed in secondo piano, tutte importanti, ricche di emozioni e colme di un'intimità dolorosa che, talvolta, si apre in esplosivi squarci di tenerezza. Benché la performance di Toshirô Mifune sia maestosa, quelle di Yuzo Kayama e dei numerosi interpreti secondari sono da incorniciare e, a mio avviso, talvolta persino superiori. Forse perché svincolate dal ferreo controllo di Kurosawa, soprattutto le donne spiccano per la loro presenza così spontanea da sembrare dirette da un'altra mano; ricordano quelle di Ozu o, addirittura, di Mizoguchi.
Questo è uno dei più bei film di formazione mai girati, con un concentrato di serietà, dedizione, vocazione, altruismo, generosità e dignità; Kurosawa ben sapeva che i buoni e nobili sentimenti non sono mai troppi e non ha avuto paura a metterceli tutti perché il suo è un cinema che deve far crescere lo spettatore. Non c'è bisogno di essere nella Sanità (anche se, per chi ci lavora, la visione di questo film dovrebbe essere obbligatoria!) per diventare migliori con Barbarossa, basta solo non farsi spaventare dalla sua lunghezza ed accoglierlo con il profondo rispetto che merita! :D

lunedì 11 aprile 2022

20.000 leghe sotto i mari

Titolo originale: 20,000 Leagues under the Sea
Nazione: USA
Anno: 1954
Genere: Avventura, Fantascienza
Durata: 127'
Regia: Richard Fleischer
Cast: Kirk Douglas, Paul Lukas, James Mason, Peter Lorre, Robert J. Wilke, Ted De Corsia

Trama:
Dopo mesi di ricerche, la fregata americana Abraham Lincoln scova un misterioso mostro marino che, da tempo, affonda le navi da guerra. Apre il fuoco ma lo sterminatore della marina, che si scoprirà essere il sottomarino Nautilus al comando del capitano Nemo, s'immerge, parte al contrattacco e...

Commenti e recensione:
Pensare che 20.000 leghe sotto i mari sia dei primi anni '50 fa venire i brividi!
Dopo così tanti anni, e tanta evoluzione tecnologica, pur con i suoi mezzi datati è ancora un capolavoro della fantascienza. E non solo per la bellissima storia, capitolo centrale della trilogia di Nemo, quanto per l'efficacia di quegli effetti speciali che, benché rudimentali, sono ancora oggi assolutamente adatti allo scopo.
Per quanto riguarda la trama, ovviamente gran parte del merito va riconosciuto a Verne ma l'adattamento fatto dalla Disney, benché con uno stile un po' fanciullesco, è assolutamente perfetto per il suo target; d'altronde nessuno può negare che saper parlare al proprio pubblico sia sempre stata una grande capacità alla Casa del Topo. Così come non si può negare che spesso sia stata in grado di cogliere le capacità latenti di registi semi sconosciuti ed esaltarle, esattamente come è successo con Fleischer.
E pensare che Richard Fleischer era il figlio di Max Fleischer, autore di Braccio di Ferro e Betty Boop e grande rivale dello stesso Disney! Fino ad allora non aveva mai realizzato un film importante eppure Walt ha accolto la raccomandazione del suo concorrente ed ha lanciato un professionista capace di darci, tra gli altri, capolavori di altissima qualità tecnica come Viaggio allucinante, Il favoloso Dottor Dulittle o Tora! Tora! Tora!.
Fleischer si è attorniato di uno stuolo di ottimi interpreti, fra i quali spiccano Kirk Douglas, qui un vigoroso menestrello particolarmente ilare, un grandissimo Peter Lorre e James Mason, che è forse il miglior Nemo della storia del Cinema. Tutti incarnano con energia e sentimento i protagonisti del romanzo, dando credibilità e linfa all’azione benché, ovviamente, la prova di prima grandezza sia senza alcun dubbio quella della foca Esmeralda. ^__^
I soldi della produzione hanno certamente aiutano, infatti questo è il primo lungometraggio Disney in Cinemascope, ma chi si è dimostrato davvero eccezionale è cast tecnico, che ha fatto vincere al film ben due Oscar, per le scenografie e gli effetti speciali. È grazie a quei geni se ancora oggi possiamo ammirare lo strepitoso interno steampunk del sommergibile o la celebre scena della lotta col polpo gigante. :O
Tecnica ed arte a parte, al di là della sua lunghezza 20.000 leghe è scorrevole e divertente, forse perché ha saputo trasformare il romanzo (che ovviamente trovate nella cartella ^_^) in una sorta di giostra ambientata nei mari della fantasia, un binomio "classico dell’avventura e dell'infanzia" che fonde benissimo gli stili di Verne e Walt Disney. Difficile non amarlo, impossibile non rivederlo con grandissimo affetto! :D

domenica 20 marzo 2022

Space Station 76

Titolo originale: Space Station 76
Nazione: ITA+ENG
Anno: 2014
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 93'
Regia: Jack Plotnick
Cast: Patrick Wilson, Liv Tyler, Marisa Coughlan, Matt Bomer, Jerry O'Connell, Kylie Rogers, Kali Rocha

Trama:
L'arrivo di Jessica Marlowe, una femminista ambiziosa e per lo più incompresa, ha inavvertitamente scatenato tensioni fra tutti i residenti della stazione spaziale Omega 76. Fino ad allora le cose erano state più o meno tranquille ma ora non basta più il valium prescritto dal medico androide di bordo: i rancori, le passioni e le delusioni sono venute a galla e...

Commenti e recensione:
Questo non è un film di fantascienza!
Scusate se apro la recensione ad "alta voce" ma è indispensabile chiarire subito il perché del fiasco di Space Station 76: chi l'ha visto aspettandosi Guerre Stellari o Star Trek non poteva che restare deluso perché a parte la location, una stazione spaziale appunto, nulla è futuribile.
Si poteva tranquillamente ambientare la storia alle terme (come ), o su una nave da crociera od in un qualsiasi altro "non luogo", limitandosi a caratterizzarlo quel tanto che bastava per non lasciarlo in bianco. Sì, Jack Plotnick ha scelto lo spazio ma, proprio per renderlo lontano dall'ideale fantascientifico odierno (tra l'altro fuori portata, visto il budget), l'ha rappresentato in puro stile "coniugi Anderson", con una ricerca sugli anni '70 assolutamente strepitosa. Per restare nei costi ha dovuto limitarsi ad appena 20 giorni di riprese ed usare strumenti rarissimi, quali l'intelligenza e la fantasia (questi sconosciuti ^_^) e raffinate citazioni alla fantascienza vintage, compreso il ruolo a Keir Dullea, storico protagonista di 2001: Odissea nello spazio. Tutti i personaggi sono recitati perfettamente (incredibile, considerando che per il regista/autore è la sua opera prima!), ognuno capace di rendere tangibili i raffinati dialoghi, le implicazioni psicologiche di un ambiente ristretto e gli assurdi intrighi da stress, tutte sfaccettature poco attinenti alla fantascienza tradizionale.
Ma se non è fantascienza, cos'è allora Space Station 76?
È semplicemente una commedia. Una di quelle commedie ben scritte, con pochi personaggi ma magnificamente caratterizzati, perfetta per un piccolo teatro. Una commedia metà pirandelliana e metà newyorkese. Del Village, per la precisione. Ed è con l'occhio del Village che Plotnick ricrea, splendidamente, una comunità suburbana USA degli anni '70, con l'arredamento svedese, le carte da parati geometriche, le manie, i vizi, i pregiudizi, le droghe ed il terribile gusto nel vestirsi di quegli anni (e posso dirlo perché c'ero XD). I personaggi sono costruiti su una struttura che ricalca gli stilemi degli anni '70 inglesi, quando essere gay era motivo di vergogna, quando le donne erano frustrate perché non potevano realizzarsi, costrette come erano a badare alla famiglia, quando la seduta dallo psicoterapeuta (eterno fornitore di Valium) era il vero momento liberatorio. Di fatto Plotnick ha scritto Astronauti sull’orlo di una crisi di nervi!
Con i suoi toni pacati, nessuna variazione di livello, tutto molto allineato e freddo, persino lento narrativamente parlando, Space Station 76 è un film impegnativo in cui gran parte della storia va intuita, interpretata, assorbita, perché non viene raccontata esplicitamente. Lo so che oggi è una condanna a morte ma questo blog non è vincolato alle esigenze di botteghino e voi non siete i soliti spettatori da cinepanettone quindi non mi preoccupa definirlo un film "intelligente" e, come tale e con l'approccio giusto, davvero meritevole di essere visto! :D

lunedì 7 marzo 2022

La ragazza con la pistola

Titolo originale: La ragazza con la pistola
Nazione: ITA
Anno: 1968
Genere: Commedia
Durata: 102'
Regia: Mario Monicelli
Cast: Monica Vitti, Carlo Giuffré, Stanley Baker, Tiberio Murgia, Stefano Satta Flores

Trama:
Disonorata ed abbandonata a seguito di una fuitina realizzata per errore, Assunta insegue il proprio seduttore fino in Gran Bretagna. Qui, mentre cerca vendetta, si costruisce una nuova vita mentre, a poco a poco, le idee più libere della società britannica la conquistano e...

Commenti e recensione:
La ragazza con la pistola è il ribaltamento della lezione di Pietro Germi, con un piccolo accenno alla Sicilia come stato mentale, secondo la lezione di Leonardo Sciascia. È una commedia sul delitto d'onore ma girata al contrario, in cui si sente l'eco di Divorzio all'italiana ma dove, a differenza del Ferdinando-Fefé, molto comodamente adagiato nel suo piccolo mondo arretrato, la bellissima Assunta della Vitti evolve a contatto con la modernità del '68. Una commedia all'italiana finalmente dal punto di vista femminile.
Molto del merito va, ovviamente, a Mario Monicelli che capì, prima di chiunque altro, che c'era di più in quella giovane attrice drammatica ed approfittò della (fino ad allora nascosta) folgorante vis comica di Monica Vitti, decretandone la promozione a "colonnello della Commedia all’italiana", titolo di esclusivo appannaggio dei quattro grandi del momento: Sordi, Tognazzi, Manfredi e Gassman.
Grazie alla Vitti, Monicelli costruisce un castello di luoghi comuni... per poi distruggerlo con l'evoluzione della protagonista (il tutto sulle martellanti note psichedeliche delle musiche di De Luca), giocando su equivoci e situazioni ormai per noi piuttosto lontane ma che, all'epoca, vennero considerate quasi scandalose.
La magnifica filmografia di Monicelli è ricca di celebrazioni dell’amicizia maschile, del gruppo virile, come ne I soliti ignoti, L’armata Brancaleone od Amici miei ma ha pochissime donne; a volte ha realizzato dei bei ritratti femminili, dimostrando di esserne capace, ma questo della Vitti è di ben altro livello. Probabilmente perché La ragazza con la pistola è scritto per lei, su di lei e con lei; è una commedia costruita su un’interprete femminile alla quale, ancora oggi, si ispirano le attrici di nuova generazione. D'altra parte, benché Giuffré, Murgia e Baker facciano una grandissima figura, la meravigliosa interpretazione giovanile della Vitti, personaggio duro ed al tempo stesso fragile, che oscilla sempre tra la sensuale femminilità ed un'ideale parità tra i sessi, è sublime.
Grazie Monicelli, per aver scoperto le doti di brillante attrice comica ed ironica della Vitti e grazie e te, Monica, per averci regalato un possibile futuro che, cosa rara!, ci siamo persino sforzati di rendere presente. C'è ancora strada da fare ma è anche per merito di capolavori come questo se il nostro mondo è cambiato così tanto in una sola generazione.
Che La ragazza abbia avuto una meritata candidatura all'Oscar è secondario, questo è un film che va visto perché è la nostra Storia, per ricordarci, costantemente, da dove siamo partiti e quanto (in confronto, poco) ci sia ancora da fare.
Sì, va visto per farci riflettere ed evolvere ma va visto, e goduto, anche e perché sa ancora farci ridere in modo intelligente.
Che poi è sempre quello migliore. :D





Dedico questo film a tutte voi donne
che avete la possibilità di plasmare il vostro ed il nostro futuro 
se solo lo desiderate davvero.
E se vi servisse una mano
non vergognatevi a chiedere aiuto,
scoprirete che siamo in tanti a volervi veder raggiungere
la vera, ed ampiamente meritata,
parità.


8 marzo 2022
AUGURI A TUTTE LE LETTRICI DEL BLOG!!!
Grazie di esserci


mercoledì 23 febbraio 2022

2012

Titolo originale: 2012
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: Avventura, Fantascienza, Catastrofico
Durata: 158'
Regia: Roland Emmerich
Cast: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Woody Harrelson, Danny Glover

Trama:
Un repentino riscaldamento della crosta terreste ed un crescendo di numerose catastrofi, sempre più eclatanti, spaventano prima le comunità scientifiche e poi la popolazione. Che la tremenda profezia Maya sia vera? :O

Commenti e recensione:
Archiviato con nonchalance 10000 BC, pasticciaccio preistorico privo di perché, Roland Emmerich rivendica il suo diritto alla catastrofe trionfalistica ed all'orgoglio di un cinema meramente ludico. Torna, in pratica, a quello che sa fare meglio: l’Americanata esageratamente, totalmente e diabolicamente americana. Che per un tedesco, benché naturalizzato, non è un successo da poco. ^_^
A differenza del cinema di Michael Bay, con cui viene spesso raffrontato, Emmerich non va alla ricerca dello scontro di corpi perfetti, muscolari o meccanici che siano, ma del vecchio fascino da carrozzone di luna park, con tanto di imbonitore che irride ai ricchi ed ai potenti. Con i suoi duecentocinquanta milioncini di di dollari ingoia metropoli, brutalizza la crosta terrestre, si inventa meteoriti e mega tsunami ed infarcisce il tutto con parentesi di gustosa ed irriverente ambiguità (il Cupolone che collassa su Papa, cardinali e fedeli adoranti od il nostro ex PdC che è l'unico premier a non voler scappare e resta a pregare, persino senza nipotine egiziane di contorno XD), usando gli effetti speciali digitali con un'efficacia spettacolare. Ci mette persino una bella galleria di personaggi ben recitati, tradizionali ma non banali, tra cui spicca l'esaltato cospirazionista barbuto di Harrelson.
Fin dai tempi di Stargate ed Independence Day il suo progetto è evidente: raccontare sempre la stessa storia, nemmeno troppo importante, stirando le dimensioni dello spazio e del tempo fino alla lacerazione, senza freni inibitori, senza badare a bazzecole come il realismo, la credibilità e la coerenza, con l'unico obbiettivo di creare un puro e pulsante spettacolo popolare. Dopotutto "...sono un regista" dirà in un'intervista, "non uno scenziato!". In 2012, a suo dire vagamente ispirato da Impronte degli dei di Graham Hancock (che trovate nella cartella), ci sbatte in faccia la sua idea di cinema: l'apocalisse gioiosa e spensierata di uno che, quando è così in forma, soffoca il ridicolo con la magniloquenza e genera l'ironia per semplice accumulo. Magicamente. Ogni Torre Eiffel, Casa Bianca, Basilica di San Pietro che gli si para davanti la distrugge con fuoco e fiamme come un piccolo Nerone. Da bambino Emmerich deve aver avuto qualche problema con i giocattoli. ^_^
Questo non è un film con la F maiuscola ma è l'apoteosi del genere catastrofico che, nel suo "minuscolo", è pur sempre un genere con una lunga e gloriosa tradizione alle spalle; al buon Roland però questo non interessa, lui vuole solo creare film che incollino alla poltrona il suo spettatore ideale, quello da fiera, senza dargli veri messaggi o intellettualismi ma solo puro e mai banale divertimento! :D

domenica 13 febbraio 2022

La mia Africa

Titolo originale: Out of Africa
Nazione: USA
Anno: 1985
Genere: Drammatico, Sentimentale
Durata: 160'
Regia: Sydney Pollack
Cast: Meryl Streep, Robert Redford, Klaus Maria Brandauer, Michael Kitchen, Malick Bowens

Trama:
Nel 1914, la ricca danese Karen Dinesen sposa con un matrimonio d'interesse il barone svedese von Blixen-Finecke e si trasferisce insieme a lui in Kenya, per occuparsi di una piantagione di caffè. Mentre è in Africa a gestire la proprietà Karen, trascurata dal marito, conosce l'avventuriero inglese Denys Finch-Hatton e si innamora di lui ma...

Commenti e recensione:
Questa è una delle storie d’amore più riuscite della Settima Arte; una storia esile, mai vissuta fino in fondo e sempre delicatamente accennata, sullo sfondo persino quando tragica eppure capace, in pochi dialoghi, di offrire spunti e visioni di coppia raramente cosi profondi. La Blixen, in questa sua autobiografia (di cui trovate lo splendido romanzo nella cartella ^_^) riesce a farci sentire, persino attraverso il filtro dell'interpretazione di Pollack, non solo tutto il senso di solitudine che unisce i due amanti ma persino la paura dell’età che avanza, quel brivido che nasce quando la vecchiaia spaventa più della morte.
I tre meravigliosi vertici del triangolo amoroso sono immensi! Meryl Streep dà corpo, anima e voce ad una donna forte e di carattere ma anche profondamente bisognosa di amore in un mondo transitorio. È così brava che in ogni istante si ha la sensazione che i suoi occhi siano proprio quelli dell'autrice del romanzo. Klaus Maria Brandauer è davvero bravissimo ma è Robert Redford, ormai prossimo ai 50, che scolpisce indelebilmente nella storia del cinema un personaggio dal fascino incommensurabile.
Tutto questo sarebbe abbondantemente sufficiente ma Pollack va molto oltre la componente romantica ed approfitta dell'occasione per sottolineare mirabilmente la distanza tra il mondo occidentale e quello indigeno, rendendo il film ben più di una turbolenta storia d’amore tra due anime ipersensibili ed indipendenti. Fa del film un manifesto all'abbattimento delle barriere mentali, all'apertura a prospettive esistenziali che si svincolino dai legami della civiltà, arrivando persino a rappresentare gli stessi africani quali prede impossibili da raggiungere, spesso incatenate a tradizioni e superstizioni che nessun colonialismo ha scalfitto. In questo ha dimostrato la sua vera arte perché è riuscito, con pochi accenni ed immagini, a rendere perfettamente comprensibile tutto ciò che la Blixen voleva comunicare nel suo libro. Da quelle pagine Pollack ha ricavato un kolossal suggestivo e fluviale, romantico e spettacolare, ravvivato da una fotografia smagliante che si è conquistato ben sette Oscar benché, incredibilmente, nessuno per i tre magnifici interpreti.
La mia Africa è stata capace di incantare ed affascinare trasversalmente diverse generazioni, pur offrendo ben altro è comunque un must del genere sentimentale, classico e prevedibile nel suo sviluppo ma, al tempo stesso, istantanea ovattata e sospesa nel tempo di una terra magica ed ammaliante, teatro di una storia d’amore capace di toccare anche i più duri di cuore. Da vedere? Sicuramente! Oggi! :D



mercoledì 19 gennaio 2022

All That Jazz - Lo spettacolo comincia

Titolo originale: All that jazz
Nazione: USA
Anno: 1979
Genere: Drammatico, Musicale
Durata: 103'
Regia: Bob Fosse
Cast: Roy Scheider, Jessica Lange, Leland Palmer, Ann Reinking, Cliff Gorman, Ben Vereen

Trama: Joe Gideon sta allestendo un grandioso spettacolo per Broadway. Il lavoro sempre più stressante e la sregolata vita privata, lo spingono ad abusare di alcool e di droghe e...

Commenti e recensione:
All That Jazz, uno dei titoli migliori della lunga carriera cinematografica di Bob Fosse, è una sorta di spietato testamento. Fosse è ancora "giovane" (anche se non vivrà altri 10 anni) ma non ha resistito ai richiami del suo narcisismo magniloquente ed autoindulgente a realizzare un film praticamente autobiografico. È un'opera dove parla di se e del suo mondo dello spettacolo, cristallizzandolo in forme oniriche e poco convenzionali, addirittura felliniane (anche grazie alle luci di Giuseppe Rotunno). In effetti Bob Fosse può davvero definirsi un fan del nostro riminese perché già alla fine degli anni sessanta aveva tramutato Le notti di Cabiria nel delizioso musical Sweet Charity e non è eccessivo definire All that jazz una rilettura newyorkese e contemporanea di .
Ad qualsiasi altro regista, una simile ambizione sarebbe costata disprezzo e critiche durissime ma Fosse ha tutte le carte per realizzare il suo sogno: la sua eccezionale esperienza del musical lo rende capace di mostrarci la fatica, il sudore e la caparbietà del suo mondo e la formazione di regista gli permette, con immensa poesia e tecnica, di inquadrare in un film magistrale l’utilizzo della musica e delle complesse coreografie, danzate da un corpo di ballo perfetto.
Ovviamente avere l'opportunità di sfruttare un Roy Scheider in assoluto stato di grazia, per non parlare di una Jessica Lange ancora in erba ma già affascinante, gli ha semplificato il compito perché il film che ha realizzato è magari un inno all'egocentrismo ma, anche grazie a loro, bellissimo e pulsante. Persino il Morandini, di cui di solito non condivido i pareri, scrive "il film offre 2 ore di spettacolo superbo, di ritmo scattante, di energia" ed i quattro meritatissimi Oscar e la Palma d'oro a Cannes (ex aequo con Kagemusha di Kurosawa!) incorniciano degnamente questo capolavoro.
Rimanendo sempre in bilico tra musical e drammatico, elementi autobiografici (e forse premonitori: il regista sarebbe morto a sua volta d'infarto, nell'87) e meccanismi del difficile universo dell’intrattenimento, Bob Fosse firma un caleidoscopico messaggio d'amore che odora di palcoscenico in ogni inquadratura. Da vedere assolutamente! :D

venerdì 31 dicembre 2021

Sinbad il marinaio



   

Titolo originale: Sinbad the Sailor
Nazione: USA
Anno: 1947
Genere: Avventura
Durata: 117'
Regia: Richard Wallacer
Cast: Douglas Fairbanks jr, Maureen O'Hara, Anthony Quinn, Walter Slezak

Trama:

L'astuto e coraggioso Sinbad ha trovato la mappa che conduce alla misteriosa isola di Derjabar dove è nascosto il tesoro di Alessandro Magno. Naturalmente anche altri temibili avversari sono sulle tracce di quel tesoro e...

Commenti e recensione:
Astuzia, temerarietà, spirito d'avventura, attrazione per il rischio ed un'incredibile capacità di volgere a proprio favore le situazioni più disperate: ecco le caratteristiche di Sinbad il marinaio, l'Ulisse arabo superstar de Le mille e una notte. In realtà, nelle sue avventure è anche spietatamente cinico ma Hollywood ha ripulito questo suo aspetto e, con la faccia (ed il fisico!) di Fairbanks jr., lo ha trasformato in una simpatica canaglia dal cuore d'oro, quasi una parodia di se stesso, un simpatico pirata non troppo diverso dal Lupin III di Monkey Punch. ^_^
Fairbanks jr. è il divo assoluto, con la sua recitazione un po' pomposa, chiaramente figlia del muto e forse fuori tempo massimo persino per quegli anni, ma davvero irresistibile; ogni battuta, ogni movimento, li compie con la grazia di un ballerino di danza classica. Sinbad è forse il film in cui Junior è degno figlio del suo babbo per scatto ed umorismo. E che dire della bellissima O'Hara (che abbiamo visto recentemente in Un uomo tranquillo)? Vogliamo parlare della sua bravura e capacità di dare un vero spessore alla maliarda Shireen? No, basta quello che disse, molti anni dopo, Clint Eastwood: “Tutti siamo stati innamorati di Maureen O’Hara”. In realtà tutto il cast è stato scelto con grandissimo gusto e benché il giovanissimo Anthony Quinn sia ancora un po' rigido, Walter Slezak è uno dei vilain più improbabili e riusciti di tutti i tempi.
Richard Wallace si destreggia benissimo tra tutte queste prime donne e, pur con un copione che nulla ha a che vedere con quelli storici, ricrea tutta la magia che Sherazade immaginava per il suo principe. Grazie alle risorse di Hollywood, esalta al meglio le sorprese straordinarie di George Yates, maestro degli effetti speciali paragonabile a Harryhausen.
Ovviamente oggi siamo abituati a ben altro ma che importa se nessuno degli attori è anche solo vagamente orientale? Abbiamo la fantasia ed è lei che mette le ali a questo capolavoro, uno dei più famosi film d’avventura dell’epoca classica ed ancora oggi meraviglioso. I costumi, la regia, gli attori ed uno sfavillante Technicolor, testimonianze di un tempo passato, ci regalano un sogno forse un po' vintage ma sempre bellissimo da rivivere. :D


A tutti voi, miei cari lettori:

Felice 2022!!

^__^

giovedì 23 dicembre 2021

Klaus - I segreti del Natale



   

Titolo originale: Klaus
Nazione: Spagna
Anno: 2019
Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Durata: 97'
Regia: Sergio Pablos

Trama:

Jasper, il peggior postino dell'Accademia, viene mandato in servizio su un'isola vicina al circolo polare artico, dove i litigiosi abitanti non scrivono lettere. Jesper sta per gettare la spugna quando conosce un solitario falegname di nome Klaus; grazie a questa improbabile amicizia prova a cambiare qualcosa e...

Commenti e recensione:
Benché questo sia il suo debutto alla regia, Sergio Pablos non è uno sconosciuto: è cresciuto nei ranghi degli animatori del Rinascimento Disney ed è, tra le altre cose, l'autore di Cattivissimo me. Suoi sono gli indimenticabili Pippo di In viaggio con Pippo (di cui Japser è quasi certamente un parente) ed Ade di Hercules ma ha dato vita anche a molti side-characters amatissimi, quali Frollo, Tantor in Tarzan ed il Dottor Doppler ne Il pianeta del tesoro.
Anche se c'è tantissima Disney, in questo film Pablos non ha esitato a mettere molto di più ed è divertente scoprire le mille citazioni, alcune palesi ed altre talvolta davvero ben nascoste, che ci ha infilato. La più ovvia è quella a Yojinbo (o alla sua versione western Per un pugno di dollari). ^__^
Tecnicamente Klaus è un gradevolissimo ritorno al passato, con il suo 2D in tecnica mista ed un design dei personaggi variegatissimo ed estremamente, se non esageratamente, caratterizzante: Klaus, Jesper ed Alva sono i più realistici, i Krums e gli Ellingboes hanno forme sproporzionate, arrotondate e caricaturali, ed il popolo dei Sámi (che parla una lingua tutta sua, mai tradotta) ha un aspetto regale e fiero.
Oggi il 2D può apparire un limite tecnico ma leggetelo piuttosto come una scelta precisa che partecipa del messaggio del testo. Certo, pensando a tutti i nuovi cartoon interamente realizzati al computer, fanno quasi tenerezza questi artisti che hanno dovuto disegnare a matita ogni personaggio e, soprattutto, ogni location creando 3160 layut di scena... ma ne è valsa sicuramente la pena! Lo speciale software francese, inventato per l'illuminazione scenica, è solo un'elegante aggiunta tecnologica ad un film realmente frutto di matite e pennelli.
Peccato che questo film, primo lungometraggio animato targato Netflix, non sia praticamente mai passato per le sale perché così non abbiamo un metro di paragone ufficiale ma l'emittente dichiara che circa 30 milioni dei suoi abbonati l'hanno visto e, se fossero andati al cinema, si potrebbe parlare di un vero successo; spiace solo che non abbia vinto il meritatissimo Oscar perché è sicuramente migliore di Toy Story 4.
Pablos ci ha regalato un film di pura magia in cui crea una delle genesi di Babbo Natale più intriganti e sorprendenti della storia del cinema; è una meraviglia per i più piccoli ma, soprattutto, un tuffo al cuore per i più grandi. La verità è che ti aspetti un filmino ed, invece, scopri un gioiello assolutamente imperdibile, da vedere e rivedere mille volte! :D



BUON NATALE A TUTTI!!! :D
ed un grosso abbraccio dal vostro 
ranmafan

sabato 18 dicembre 2021

Countdown - Dimensione Zero



   

Titolo originale: The Final Countdown
Nazione: USA
Anno: 1980
Genere: Fantascienza, Guerra
Durata: 104'
Regia: Don Taylor
Cast: Kirk Douglas, Martin Sheen, Katharine Ross, James Farentino, Charles Durning, Lloyd Kaufman

Trama:

Il 7 dicembre 1980 la portaerei americana Nimiz, in seguito ad una tempesta magnetica, si trova catapultata indietro nel tempo, alla vigilia dell'attacco giapponese a Pearl Harbour. Il comandante deve decidere se mutare o meno il corso della storia e...

Commenti e recensione:
Countdown - Dimensione Zero è il classico film di fantascienza che ha fatto la storia. Pur spacciandosi per un kolossal, grazie ai suoi attori di primissimo livello ed una trama ben scritta, è un low budget a tutti gli effetti. In pratica, è come un episodio di Ai Confini della Realtà ma in versione lungometraggio.
Effetti speciali? Quasi nessuno; però c'è tanta, tanta roba militare! Questo perché, grazie allo script smaccatamente pro marina e pro USA, l'ammiragliato, la cui immagine era piuttosto appannata, ha prestato alla produzione la portaerei Nimitz (set reale delle riprese) ed gli F14 con relativi piloti, purché venissero ripresi come le star di spettacolari sequenze aeree e marine. Richiesta abbondantemente soddisfatta perché il duello F14 vs Zero è da antologia, altro che Top Gun!
Fornendo mezzi e personale, inoltre, la Marina ha praticamente "pagato" tutto il film. ^_^
Eppure, nonostante l'imponente spettacolarità, Countdown si evidenzia per la sua voglia di puntare più alla riflessione che al facile intrattenimento, una scelta inattesa ma che l'ha reso un gioiellino nel suo genere. La trama gioca molto bene con il paradosso temporale, riuscendo ad evitare inutili spiegoni per non dare una noiosa, e probabilmente sbagliata, lezione di fisica, mentre sfrutta abilmente l'azione e la guerra per distrarre lo spettatore. I comportamenti dei protagonisti sono davvero credibili: Kirk Douglas (persuaso a partecipare dal figlio Peter, viceproduttore) è ovviamente perfetto e Sheen, forse perché ancora convalescente dall'infarto avuto sul set di Apocalypse Now, è finalmente pacato (e ci mancherebbe! XD) e molto convincente. Nell'insieme tutto il cast, professionista e non, è davvero all'altezza.
Dimensione Zero è, per tanti motivi, uno dei miei film di fantascienza preferiti ma, anche senza essere di parte, benché non sia un capolavoro è innegabilmente ben fatto, con gusto e competenza, ed è in grado di dare abbastanza emozioni da riempire parecchie serate. Lo consiglio caldamente a tutti! :D

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