sabato 30 aprile 2022

Barbarossa

Titolo originale: Akahige (赤ひげ)
Nazione: JAP
Anno: 1965
Genere: Drammatico
Durata: 180'
Regia: Akira Kurosawa
Cast: Toshirô Mifune, Yûzô Kayama, Kyôko Kagawa, Yoshio Tsuchiya

Trama:
Sotto la guida del dottor Akahige, un giovane ed ambizioso medico, esperto di teoria ma a zero di pratica, malgrado le difficoltà iniziali impara a conoscere da vicino il dolore, a stabilire un contatto umano, prima che professionale, con i pazienti e...

Commenti e recensione:
Fortemente ispirato da Umiliati e offesi di Dostoevskij, quest'interminabile opera di Kurosawa, suo ultimo bianco e nero, poteva benissimo non essere in costume perché il tema, raccontato tramite una serie di personaggi molto intensi e stupendamente fotografati, è talmente profondo da assumere caratteri universali. Forse proprio per questo venne accusato di essere troppo retorico e molti, ancora oggi, non riescono ad ammetterne l'eccezionale livello artistico ed umano, come se parlare di soggetti così impegnativi, lontani da falsi moralismi, sia quasi un'onta. C'è chi ha provato a dare la colpa allo stesso Mifune (lo fece persino Kurosawa benché, probabilmente, fu per scaricare su di lui lo scarso successo di botteghino; avevano appena litigato) per via della sua interpretazione molto rigida ma Barbarossa, da vero maestro giapponese, è un "duro perché è costretto a farsi carico dell'altrui debolezza", ed infatti i premi vinti per l'oggettiva correttezza stilistica tolgono ogni significato a questa critica. Il limitato successo della pellicola potrebbe invece essere dovuto al tentativo del regista di fondere la purezza di uno stile aulico e rarefatto, come quello de Il trono di sangue, alla realtà povera e degradata già raccontata in Bassifondi, dando nobiltà, onore e dignità a gente in genere negletta e disprezzata, come condannava Victor Hugo nei suoi Miserabili.
Barbarossa ha purtroppo segnato la fine del lungo rapporto tra il regista e Mifune perché, a causa del ben noto rigore di Kurosawa, l'attore fu costretto a tenere la barba per tutti i due anni delle riprese e, non avendo il permesso di usarne una posticcia, non poté girare diversi altri film. D'altronde, il soprannome del protagonista, che da il titolo al film, è aka=rosso e hige=barba ed, effettivamente, la hige di Mifune è venuta bellissima. ^_^
Ho scritto "protagonista" ma in realtà è difficile dire chi lo sia davvero perché qui sono raccolte mille piccole storie, talvolta di pochi secondi ed in secondo piano, tutte importanti, ricche di emozioni e colme di un'intimità dolorosa che, talvolta, si apre in esplosivi squarci di tenerezza. Benché la performance di Toshirô Mifune sia maestosa, quelle di Yuzo Kayama e dei numerosi interpreti secondari sono da incorniciare e, a mio avviso, talvolta persino superiori. Forse perché svincolate dal ferreo controllo di Kurosawa, soprattutto le donne spiccano per la loro presenza così spontanea da sembrare dirette da un'altra mano; ricordano quelle di Ozu o, addirittura, di Mizoguchi.
Questo è uno dei più bei film di formazione mai girati, con un concentrato di serietà, dedizione, vocazione, altruismo, generosità e dignità; Kurosawa ben sapeva che i buoni e nobili sentimenti non sono mai troppi e non ha avuto paura a metterceli tutti perché il suo è un cinema che deve far crescere lo spettatore. Non c'è bisogno di essere nella Sanità (anche se, per chi ci lavora, la visione di questo film dovrebbe essere obbligatoria!) per diventare migliori con Barbarossa, basta solo non farsi spaventare dalla sua lunghezza ed accoglierlo con il profondo rispetto che merita! :D

lunedì 11 aprile 2022

20.000 leghe sotto i mari

Titolo originale: 20,000 Leagues under the Sea
Nazione: USA
Anno: 1954
Genere: Avventura, Fantascienza
Durata: 127'
Regia: Richard Fleischer
Cast: Kirk Douglas, Paul Lukas, James Mason, Peter Lorre, Robert J. Wilke, Ted De Corsia

Trama:
Dopo mesi di ricerche, la fregata americana Abraham Lincoln scova un misterioso mostro marino che, da tempo, affonda le navi da guerra. Apre il fuoco ma lo sterminatore della marina, che si scoprirà essere il sottomarino Nautilus al comando del capitano Nemo, s'immerge, parte al contrattacco e...

Commenti e recensione:
Pensare che 20.000 leghe sotto i mari sia dei primi anni '50 fa venire i brividi!
Dopo così tanti anni, e tanta evoluzione tecnologica, pur con i suoi mezzi datati è ancora un capolavoro della fantascienza. E non solo per la bellissima storia, capitolo centrale della trilogia di Nemo, quanto per l'efficacia di quegli effetti speciali che, benché rudimentali, sono ancora oggi assolutamente adatti allo scopo.
Per quanto riguarda la trama, ovviamente gran parte del merito va riconosciuto a Verne ma l'adattamento fatto dalla Disney, benché con uno stile un po' fanciullesco, è assolutamente perfetto per il suo target; d'altronde nessuno può negare che saper parlare al proprio pubblico sia sempre stata una grande capacità alla Casa del Topo. Così come non si può negare che spesso sia stata in grado di cogliere le capacità latenti di registi semi sconosciuti ed esaltarle, esattamente come è successo con Fleischer.
E pensare che Richard Fleischer era il figlio di Max Fleischer, autore di Braccio di Ferro e Betty Boop e grande rivale dello stesso Disney! Fino ad allora non aveva mai realizzato un film importante eppure Walt ha accolto la raccomandazione del suo concorrente ed ha lanciato un professionista capace di darci, tra gli altri, capolavori di altissima qualità tecnica come Viaggio allucinante, Il favoloso Dottor Dulittle o Tora! Tora! Tora!.
Fleischer si è attorniato di uno stuolo di ottimi interpreti, fra i quali spiccano Kirk Douglas, qui un vigoroso menestrello particolarmente ilare, un grandissimo Peter Lorre e James Mason, che è forse il miglior Nemo della storia del Cinema. Tutti incarnano con energia e sentimento i protagonisti del romanzo, dando credibilità e linfa all’azione benché, ovviamente, la prova di prima grandezza sia senza alcun dubbio quella della foca Esmeralda. ^__^
I soldi della produzione hanno certamente aiutano, infatti questo è il primo lungometraggio Disney in Cinemascope, ma chi si è dimostrato davvero eccezionale è cast tecnico, che ha fatto vincere al film ben due Oscar, per le scenografie e gli effetti speciali. È grazie a quei geni se ancora oggi possiamo ammirare lo strepitoso interno steampunk del sommergibile o la celebre scena della lotta col polpo gigante. :O
Tecnica ed arte a parte, al di là della sua lunghezza 20.000 leghe è scorrevole e divertente, forse perché ha saputo trasformare il romanzo (che ovviamente trovate nella cartella ^_^) in una sorta di giostra ambientata nei mari della fantasia, un binomio "classico dell’avventura e dell'infanzia" che fonde benissimo gli stili di Verne e Walt Disney. Difficile non amarlo, impossibile non rivederlo con grandissimo affetto! :D

domenica 20 marzo 2022

Space Station 76

Titolo originale: Space Station 76
Nazione: ITA+ENG
Anno: 2014
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 93'
Regia: Jack Plotnick
Cast: Patrick Wilson, Liv Tyler, Marisa Coughlan, Matt Bomer, Jerry O'Connell, Kylie Rogers, Kali Rocha

Trama:
L'arrivo di Jessica Marlowe, una femminista ambiziosa e per lo più incompresa, ha inavvertitamente scatenato tensioni fra tutti i residenti della stazione spaziale Omega 76. Fino ad allora le cose erano state più o meno tranquille ma ora non basta più il valium prescritto dal medico androide di bordo: i rancori, le passioni e le delusioni sono venute a galla e...

Commenti e recensione:
Questo non è un film di fantascienza!
Scusate se apro la recensione ad "alta voce" ma è indispensabile chiarire subito il perché del fiasco di Space Station 76: chi l'ha visto aspettandosi Guerre Stellari o Star Trek non poteva che restare deluso perché a parte la location, una stazione spaziale appunto, nulla è futuribile.
Si poteva tranquillamente ambientare la storia alle terme (come ), o su una nave da crociera od in un qualsiasi altro "non luogo", limitandosi a caratterizzarlo quel tanto che bastava per non lasciarlo in bianco. Sì, Jack Plotnick ha scelto lo spazio ma, proprio per renderlo lontano dall'ideale fantascientifico odierno (tra l'altro fuori portata, visto il budget), l'ha rappresentato in puro stile "coniugi Anderson", con una ricerca sugli anni '70 assolutamente strepitosa. Per restare nei costi ha dovuto limitarsi ad appena 20 giorni di riprese ed usare strumenti rarissimi, quali l'intelligenza e la fantasia (questi sconosciuti ^_^) e raffinate citazioni alla fantascienza vintage, compreso il ruolo a Keir Dullea, storico protagonista di 2001: Odissea nello spazio. Tutti i personaggi sono recitati perfettamente (incredibile, considerando che per il regista/autore è la sua opera prima!), ognuno capace di rendere tangibili i raffinati dialoghi, le implicazioni psicologiche di un ambiente ristretto e gli assurdi intrighi da stress, tutte sfaccettature poco attinenti alla fantascienza tradizionale.
Ma se non è fantascienza, cos'è allora Space Station 76?
È semplicemente una commedia. Una di quelle commedie ben scritte, con pochi personaggi ma magnificamente caratterizzati, perfetta per un piccolo teatro. Una commedia metà pirandelliana e metà newyorkese. Del Village, per la precisione. Ed è con l'occhio del Village che Plotnick ricrea, splendidamente, una comunità suburbana USA degli anni '70, con l'arredamento svedese, le carte da parati geometriche, le manie, i vizi, i pregiudizi, le droghe ed il terribile gusto nel vestirsi di quegli anni (e posso dirlo perché c'ero XD). I personaggi sono costruiti su una struttura che ricalca gli stilemi degli anni '70 inglesi, quando essere gay era motivo di vergogna, quando le donne erano frustrate perché non potevano realizzarsi, costrette come erano a badare alla famiglia, quando la seduta dallo psicoterapeuta (eterno fornitore di Valium) era il vero momento liberatorio. Di fatto Plotnick ha scritto Astronauti sull’orlo di una crisi di nervi!
Con i suoi toni pacati, nessuna variazione di livello, tutto molto allineato e freddo, persino lento narrativamente parlando, Space Station 76 è un film impegnativo in cui gran parte della storia va intuita, interpretata, assorbita, perché non viene raccontata esplicitamente. Lo so che oggi è una condanna a morte ma questo blog non è vincolato alle esigenze di botteghino e voi non siete i soliti spettatori da cinepanettone quindi non mi preoccupa definirlo un film "intelligente" e, come tale e con l'approccio giusto, davvero meritevole di essere visto! :D

lunedì 7 marzo 2022

La ragazza con la pistola

Titolo originale: La ragazza con la pistola
Nazione: ITA
Anno: 1968
Genere: Commedia
Durata: 102'
Regia: Mario Monicelli
Cast: Monica Vitti, Carlo Giuffré, Stanley Baker, Tiberio Murgia, Stefano Satta Flores

Trama:
Disonorata ed abbandonata a seguito di una fuitina realizzata per errore, Assunta insegue il proprio seduttore fino in Gran Bretagna. Qui, mentre cerca vendetta, si costruisce una nuova vita mentre, a poco a poco, le idee più libere della società britannica la conquistano e...

Commenti e recensione:
La ragazza con la pistola è il ribaltamento della lezione di Pietro Germi, con un piccolo accenno alla Sicilia come stato mentale, secondo la lezione di Leonardo Sciascia. È una commedia sul delitto d'onore ma girata al contrario, in cui si sente l'eco di Divorzio all'italiana ma dove, a differenza del Ferdinando-Fefé, molto comodamente adagiato nel suo piccolo mondo arretrato, la bellissima Assunta della Vitti evolve a contatto con la modernità del '68. Una commedia all'italiana finalmente dal punto di vista femminile.
Molto del merito va, ovviamente, a Mario Monicelli che capì, prima di chiunque altro, che c'era di più in quella giovane attrice drammatica ed approfittò della (fino ad allora nascosta) folgorante vis comica di Monica Vitti, decretandone la promozione a "colonnello della Commedia all’italiana", titolo di esclusivo appannaggio dei quattro grandi del momento: Sordi, Tognazzi, Manfredi e Gassman.
Grazie alla Vitti, Monicelli costruisce un castello di luoghi comuni... per poi distruggerlo con l'evoluzione della protagonista (il tutto sulle martellanti note psichedeliche delle musiche di De Luca), giocando su equivoci e situazioni ormai per noi piuttosto lontane ma che, all'epoca, vennero considerate quasi scandalose.
La magnifica filmografia di Monicelli è ricca di celebrazioni dell’amicizia maschile, del gruppo virile, come ne I soliti ignoti, L’armata Brancaleone od Amici miei ma ha pochissime donne; a volte ha realizzato dei bei ritratti femminili, dimostrando di esserne capace, ma questo della Vitti è di ben altro livello. Probabilmente perché La ragazza con la pistola è scritto per lei, su di lei e con lei; è una commedia costruita su un’interprete femminile alla quale, ancora oggi, si ispirano le attrici di nuova generazione. D'altra parte, benché Giuffré, Murgia e Baker facciano una grandissima figura, la meravigliosa interpretazione giovanile della Vitti, personaggio duro ed al tempo stesso fragile, che oscilla sempre tra la sensuale femminilità ed un'ideale parità tra i sessi, è sublime.
Grazie Monicelli, per aver scoperto le doti di brillante attrice comica ed ironica della Vitti e grazie e te, Monica, per averci regalato un possibile futuro che, cosa rara!, ci siamo persino sforzati di rendere presente. C'è ancora strada da fare ma è anche per merito di capolavori come questo se il nostro mondo è cambiato così tanto in una sola generazione.
Che La ragazza abbia avuto una meritata candidatura all'Oscar è secondario, questo è un film che va visto perché è la nostra Storia, per ricordarci, costantemente, da dove siamo partiti e quanto (in confronto, poco) ci sia ancora da fare.
Sì, va visto per farci riflettere ed evolvere ma va visto, e goduto, anche e perché sa ancora farci ridere in modo intelligente.
Che poi è sempre quello migliore. :D





Dedico questo film a tutte voi donne
che avete la possibilità di plasmare il vostro ed il nostro futuro 
se solo lo desiderate davvero.
E se vi servisse una mano
non vergognatevi a chiedere aiuto,
scoprirete che siamo in tanti a volervi veder raggiungere
la vera, ed ampiamente meritata,
parità.


8 marzo 2022
AUGURI A TUTTE LE LETTRICI DEL BLOG!!!
Grazie di esserci


mercoledì 23 febbraio 2022

2012

Titolo originale: 2012
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: Avventura, Fantascienza, Catastrofico
Durata: 158'
Regia: Roland Emmerich
Cast: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Woody Harrelson, Danny Glover

Trama:
Un repentino riscaldamento della crosta terreste ed un crescendo di numerose catastrofi, sempre più eclatanti, spaventano prima le comunità scientifiche e poi la popolazione. Che la tremenda profezia Maya sia vera? :O

Commenti e recensione:
Archiviato con nonchalance 10000 BC, pasticciaccio preistorico privo di perché, Roland Emmerich rivendica il suo diritto alla catastrofe trionfalistica ed all'orgoglio di un cinema meramente ludico. Torna, in pratica, a quello che sa fare meglio: l’Americanata esageratamente, totalmente e diabolicamente americana. Che per un tedesco, benché naturalizzato, non è un successo da poco. ^_^
A differenza del cinema di Michael Bay, con cui viene spesso raffrontato, Emmerich non va alla ricerca dello scontro di corpi perfetti, muscolari o meccanici che siano, ma del vecchio fascino da carrozzone di luna park, con tanto di imbonitore che irride ai ricchi ed ai potenti. Con i suoi duecentocinquanta milioncini di di dollari ingoia metropoli, brutalizza la crosta terrestre, si inventa meteoriti e mega tsunami ed infarcisce il tutto con parentesi di gustosa ed irriverente ambiguità (il Cupolone che collassa su Papa, cardinali e fedeli adoranti od il nostro ex PdC che è l'unico premier a non voler scappare e resta a pregare, persino senza nipotine egiziane di contorno XD), usando gli effetti speciali digitali con un'efficacia spettacolare. Ci mette persino una bella galleria di personaggi ben recitati, tradizionali ma non banali, tra cui spicca l'esaltato cospirazionista barbuto di Harrelson.
Fin dai tempi di Stargate ed Independence Day il suo progetto è evidente: raccontare sempre la stessa storia, nemmeno troppo importante, stirando le dimensioni dello spazio e del tempo fino alla lacerazione, senza freni inibitori, senza badare a bazzecole come il realismo, la credibilità e la coerenza, con l'unico obbiettivo di creare un puro e pulsante spettacolo popolare. Dopotutto "...sono un regista" dirà in un'intervista, "non uno scenziato!". In 2012, a suo dire vagamente ispirato da Impronte degli dei di Graham Hancock (che trovate nella cartella), ci sbatte in faccia la sua idea di cinema: l'apocalisse gioiosa e spensierata di uno che, quando è così in forma, soffoca il ridicolo con la magniloquenza e genera l'ironia per semplice accumulo. Magicamente. Ogni Torre Eiffel, Casa Bianca, Basilica di San Pietro che gli si para davanti la distrugge con fuoco e fiamme come un piccolo Nerone. Da bambino Emmerich deve aver avuto qualche problema con i giocattoli. ^_^
Questo non è un film con la F maiuscola ma è l'apoteosi del genere catastrofico che, nel suo "minuscolo", è pur sempre un genere con una lunga e gloriosa tradizione alle spalle; al buon Roland però questo non interessa, lui vuole solo creare film che incollino alla poltrona il suo spettatore ideale, quello da fiera, senza dargli veri messaggi o intellettualismi ma solo puro e mai banale divertimento! :D

domenica 13 febbraio 2022

La mia Africa

Titolo originale: Out of Africa
Nazione: USA
Anno: 1985
Genere: Drammatico, Sentimentale
Durata: 160'
Regia: Sydney Pollack
Cast: Meryl Streep, Robert Redford, Klaus Maria Brandauer, Michael Kitchen, Malick Bowens

Trama:
Nel 1914, la ricca danese Karen Dinesen sposa con un matrimonio d'interesse il barone svedese von Blixen-Finecke e si trasferisce insieme a lui in Kenya, per occuparsi di una piantagione di caffè. Mentre è in Africa a gestire la proprietà Karen, trascurata dal marito, conosce l'avventuriero inglese Denys Finch-Hatton e si innamora di lui ma...

Commenti e recensione:
Questa è una delle storie d’amore più riuscite della Settima Arte; una storia esile, mai vissuta fino in fondo e sempre delicatamente accennata, sullo sfondo persino quando tragica eppure capace, in pochi dialoghi, di offrire spunti e visioni di coppia raramente cosi profondi. La Blixen, in questa sua autobiografia (di cui trovate lo splendido romanzo nella cartella ^_^) riesce a farci sentire, persino attraverso il filtro dell'interpretazione di Pollack, non solo tutto il senso di solitudine che unisce i due amanti ma persino la paura dell’età che avanza, quel brivido che nasce quando la vecchiaia spaventa più della morte.
I tre meravigliosi vertici del triangolo amoroso sono immensi! Meryl Streep dà corpo, anima e voce ad una donna forte e di carattere ma anche profondamente bisognosa di amore in un mondo transitorio. È così brava che in ogni istante si ha la sensazione che i suoi occhi siano proprio quelli dell'autrice del romanzo. Klaus Maria Brandauer è davvero bravissimo ma è Robert Redford, ormai prossimo ai 50, che scolpisce indelebilmente nella storia del cinema un personaggio dal fascino incommensurabile.
Tutto questo sarebbe abbondantemente sufficiente ma Pollack va molto oltre la componente romantica ed approfitta dell'occasione per sottolineare mirabilmente la distanza tra il mondo occidentale e quello indigeno, rendendo il film ben più di una turbolenta storia d’amore tra due anime ipersensibili ed indipendenti. Fa del film un manifesto all'abbattimento delle barriere mentali, all'apertura a prospettive esistenziali che si svincolino dai legami della civiltà, arrivando persino a rappresentare gli stessi africani quali prede impossibili da raggiungere, spesso incatenate a tradizioni e superstizioni che nessun colonialismo ha scalfitto. In questo ha dimostrato la sua vera arte perché è riuscito, con pochi accenni ed immagini, a rendere perfettamente comprensibile tutto ciò che la Blixen voleva comunicare nel suo libro. Da quelle pagine Pollack ha ricavato un kolossal suggestivo e fluviale, romantico e spettacolare, ravvivato da una fotografia smagliante che si è conquistato ben sette Oscar benché, incredibilmente, nessuno per i tre magnifici interpreti.
La mia Africa è stata capace di incantare ed affascinare trasversalmente diverse generazioni, pur offrendo ben altro è comunque un must del genere sentimentale, classico e prevedibile nel suo sviluppo ma, al tempo stesso, istantanea ovattata e sospesa nel tempo di una terra magica ed ammaliante, teatro di una storia d’amore capace di toccare anche i più duri di cuore. Da vedere? Sicuramente! Oggi! :D



mercoledì 19 gennaio 2022

All That Jazz - Lo spettacolo comincia

Titolo originale: All that jazz
Nazione: USA
Anno: 1979
Genere: Drammatico, Musicale
Durata: 103'
Regia: Bob Fosse
Cast: Roy Scheider, Jessica Lange, Leland Palmer, Ann Reinking, Cliff Gorman, Ben Vereen

Trama: Joe Gideon sta allestendo un grandioso spettacolo per Broadway. Il lavoro sempre più stressante e la sregolata vita privata, lo spingono ad abusare di alcool e di droghe e...

Commenti e recensione:
All That Jazz, uno dei titoli migliori della lunga carriera cinematografica di Bob Fosse, è una sorta di spietato testamento. Fosse è ancora "giovane" (anche se non vivrà altri 10 anni) ma non ha resistito ai richiami del suo narcisismo magniloquente ed autoindulgente a realizzare un film praticamente autobiografico. È un'opera dove parla di se e del suo mondo dello spettacolo, cristallizzandolo in forme oniriche e poco convenzionali, addirittura felliniane (anche grazie alle luci di Giuseppe Rotunno). In effetti Bob Fosse può davvero definirsi un fan del nostro riminese perché già alla fine degli anni sessanta aveva tramutato Le notti di Cabiria nel delizioso musical Sweet Charity e non è eccessivo definire All that jazz una rilettura newyorkese e contemporanea di .
Ad qualsiasi altro regista, una simile ambizione sarebbe costata disprezzo e critiche durissime ma Fosse ha tutte le carte per realizzare il suo sogno: la sua eccezionale esperienza del musical lo rende capace di mostrarci la fatica, il sudore e la caparbietà del suo mondo e la formazione di regista gli permette, con immensa poesia e tecnica, di inquadrare in un film magistrale l’utilizzo della musica e delle complesse coreografie, danzate da un corpo di ballo perfetto.
Ovviamente avere l'opportunità di sfruttare un Roy Scheider in assoluto stato di grazia, per non parlare di una Jessica Lange ancora in erba ma già affascinante, gli ha semplificato il compito perché il film che ha realizzato è magari un inno all'egocentrismo ma, anche grazie a loro, bellissimo e pulsante. Persino il Morandini, di cui di solito non condivido i pareri, scrive "il film offre 2 ore di spettacolo superbo, di ritmo scattante, di energia" ed i quattro meritatissimi Oscar e la Palma d'oro a Cannes (ex aequo con Kagemusha di Kurosawa!) incorniciano degnamente questo capolavoro.
Rimanendo sempre in bilico tra musical e drammatico, elementi autobiografici (e forse premonitori: il regista sarebbe morto a sua volta d'infarto, nell'87) e meccanismi del difficile universo dell’intrattenimento, Bob Fosse firma un caleidoscopico messaggio d'amore che odora di palcoscenico in ogni inquadratura. Da vedere assolutamente! :D

venerdì 31 dicembre 2021

Sinbad il marinaio



   

Titolo originale: Sinbad the Sailor
Nazione: USA
Anno: 1947
Genere: Avventura
Durata: 117'
Regia: Richard Wallacer
Cast: Douglas Fairbanks jr, Maureen O'Hara, Anthony Quinn, Walter Slezak

Trama:

L'astuto e coraggioso Sinbad ha trovato la mappa che conduce alla misteriosa isola di Derjabar dove è nascosto il tesoro di Alessandro Magno. Naturalmente anche altri temibili avversari sono sulle tracce di quel tesoro e...

Commenti e recensione:
Astuzia, temerarietà, spirito d'avventura, attrazione per il rischio ed un'incredibile capacità di volgere a proprio favore le situazioni più disperate: ecco le caratteristiche di Sinbad il marinaio, l'Ulisse arabo superstar de Le mille e una notte. In realtà, nelle sue avventure è anche spietatamente cinico ma Hollywood ha ripulito questo suo aspetto e, con la faccia (ed il fisico!) di Fairbanks jr., lo ha trasformato in una simpatica canaglia dal cuore d'oro, quasi una parodia di se stesso, un simpatico pirata non troppo diverso dal Lupin III di Monkey Punch. ^_^
Fairbanks jr. è il divo assoluto, con la sua recitazione un po' pomposa, chiaramente figlia del muto e forse fuori tempo massimo persino per quegli anni, ma davvero irresistibile; ogni battuta, ogni movimento, li compie con la grazia di un ballerino di danza classica. Sinbad è forse il film in cui Junior è degno figlio del suo babbo per scatto ed umorismo. E che dire della bellissima O'Hara (che abbiamo visto recentemente in Un uomo tranquillo)? Vogliamo parlare della sua bravura e capacità di dare un vero spessore alla maliarda Shireen? No, basta quello che disse, molti anni dopo, Clint Eastwood: “Tutti siamo stati innamorati di Maureen O’Hara”. In realtà tutto il cast è stato scelto con grandissimo gusto e benché il giovanissimo Anthony Quinn sia ancora un po' rigido, Walter Slezak è uno dei vilain più improbabili e riusciti di tutti i tempi.
Richard Wallace si destreggia benissimo tra tutte queste prime donne e, pur con un copione che nulla ha a che vedere con quelli storici, ricrea tutta la magia che Sherazade immaginava per il suo principe. Grazie alle risorse di Hollywood, esalta al meglio le sorprese straordinarie di George Yates, maestro degli effetti speciali paragonabile a Harryhausen.
Ovviamente oggi siamo abituati a ben altro ma che importa se nessuno degli attori è anche solo vagamente orientale? Abbiamo la fantasia ed è lei che mette le ali a questo capolavoro, uno dei più famosi film d’avventura dell’epoca classica ed ancora oggi meraviglioso. I costumi, la regia, gli attori ed uno sfavillante Technicolor, testimonianze di un tempo passato, ci regalano un sogno forse un po' vintage ma sempre bellissimo da rivivere. :D


A tutti voi, miei cari lettori:

Felice 2022!!

^__^

giovedì 23 dicembre 2021

Klaus - I segreti del Natale



   

Titolo originale: Klaus
Nazione: Spagna
Anno: 2019
Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Durata: 97'
Regia: Sergio Pablos

Trama:

Jasper, il peggior postino dell'Accademia, viene mandato in servizio su un'isola vicina al circolo polare artico, dove i litigiosi abitanti non scrivono lettere. Jesper sta per gettare la spugna quando conosce un solitario falegname di nome Klaus; grazie a questa improbabile amicizia prova a cambiare qualcosa e...

Commenti e recensione:
Benché questo sia il suo debutto alla regia, Sergio Pablos non è uno sconosciuto: è cresciuto nei ranghi degli animatori del Rinascimento Disney ed è, tra le altre cose, l'autore di Cattivissimo me. Suoi sono gli indimenticabili Pippo di In viaggio con Pippo (di cui Japser è quasi certamente un parente) ed Ade di Hercules ma ha dato vita anche a molti side-characters amatissimi, quali Frollo, Tantor in Tarzan ed il Dottor Doppler ne Il pianeta del tesoro.
Anche se c'è tantissima Disney, in questo film Pablos non ha esitato a mettere molto di più ed è divertente scoprire le mille citazioni, alcune palesi ed altre talvolta davvero ben nascoste, che ci ha infilato. La più ovvia è quella a Yojinbo (o alla sua versione western Per un pugno di dollari). ^__^
Tecnicamente Klaus è un gradevolissimo ritorno al passato, con il suo 2D in tecnica mista ed un design dei personaggi variegatissimo ed estremamente, se non esageratamente, caratterizzante: Klaus, Jesper ed Alva sono i più realistici, i Krums e gli Ellingboes hanno forme sproporzionate, arrotondate e caricaturali, ed il popolo dei Sámi (che parla una lingua tutta sua, mai tradotta) ha un aspetto regale e fiero.
Oggi il 2D può apparire un limite tecnico ma leggetelo piuttosto come una scelta precisa che partecipa del messaggio del testo. Certo, pensando a tutti i nuovi cartoon interamente realizzati al computer, fanno quasi tenerezza questi artisti che hanno dovuto disegnare a matita ogni personaggio e, soprattutto, ogni location creando 3160 layut di scena... ma ne è valsa sicuramente la pena! Lo speciale software francese, inventato per l'illuminazione scenica, è solo un'elegante aggiunta tecnologica ad un film realmente frutto di matite e pennelli.
Peccato che questo film, primo lungometraggio animato targato Netflix, non sia praticamente mai passato per le sale perché così non abbiamo un metro di paragone ufficiale ma l'emittente dichiara che circa 30 milioni dei suoi abbonati l'hanno visto e, se fossero andati al cinema, si potrebbe parlare di un vero successo; spiace solo che non abbia vinto il meritatissimo Oscar perché è sicuramente migliore di Toy Story 4.
Pablos ci ha regalato un film di pura magia in cui crea una delle genesi di Babbo Natale più intriganti e sorprendenti della storia del cinema; è una meraviglia per i più piccoli ma, soprattutto, un tuffo al cuore per i più grandi. La verità è che ti aspetti un filmino ed, invece, scopri un gioiello assolutamente imperdibile, da vedere e rivedere mille volte! :D



BUON NATALE A TUTTI!!! :D
ed un grosso abbraccio dal vostro 
ranmafan

sabato 18 dicembre 2021

Countdown - Dimensione Zero



   

Titolo originale: The Final Countdown
Nazione: USA
Anno: 1980
Genere: Fantascienza, Guerra
Durata: 104'
Regia: Don Taylor
Cast: Kirk Douglas, Martin Sheen, Katharine Ross, James Farentino, Charles Durning, Lloyd Kaufman

Trama:

Il 7 dicembre 1980 la portaerei americana Nimiz, in seguito ad una tempesta magnetica, si trova catapultata indietro nel tempo, alla vigilia dell'attacco giapponese a Pearl Harbour. Il comandante deve decidere se mutare o meno il corso della storia e...

Commenti e recensione:
Countdown - Dimensione Zero è il classico film di fantascienza che ha fatto la storia. Pur spacciandosi per un kolossal, grazie ai suoi attori di primissimo livello ed una trama ben scritta, è un low budget a tutti gli effetti. In pratica, è come un episodio di Ai Confini della Realtà ma in versione lungometraggio.
Effetti speciali? Quasi nessuno; però c'è tanta, tanta roba militare! Questo perché, grazie allo script smaccatamente pro marina e pro USA, l'ammiragliato, la cui immagine era piuttosto appannata, ha prestato alla produzione la portaerei Nimitz (set reale delle riprese) ed gli F14 con relativi piloti, purché venissero ripresi come le star di spettacolari sequenze aeree e marine. Richiesta abbondantemente soddisfatta perché il duello F14 vs Zero è da antologia, altro che Top Gun!
Fornendo mezzi e personale, inoltre, la Marina ha praticamente "pagato" tutto il film. ^_^
Eppure, nonostante l'imponente spettacolarità, Countdown si evidenzia per la sua voglia di puntare più alla riflessione che al facile intrattenimento, una scelta inattesa ma che l'ha reso un gioiellino nel suo genere. La trama gioca molto bene con il paradosso temporale, riuscendo ad evitare inutili spiegoni per non dare una noiosa, e probabilmente sbagliata, lezione di fisica, mentre sfrutta abilmente l'azione e la guerra per distrarre lo spettatore. I comportamenti dei protagonisti sono davvero credibili: Kirk Douglas (persuaso a partecipare dal figlio Peter, viceproduttore) è ovviamente perfetto e Sheen, forse perché ancora convalescente dall'infarto avuto sul set di Apocalypse Now, è finalmente pacato (e ci mancherebbe! XD) e molto convincente. Nell'insieme tutto il cast, professionista e non, è davvero all'altezza.
Dimensione Zero è, per tanti motivi, uno dei miei film di fantascienza preferiti ma, anche senza essere di parte, benché non sia un capolavoro è innegabilmente ben fatto, con gusto e competenza, ed è in grado di dare abbastanza emozioni da riempire parecchie serate. Lo consiglio caldamente a tutti! :D

martedì 14 dicembre 2021

Tron



   

Titolo originale: Tron Man
Nazione: USA
Anno: 1982
Genere: Fantascienza
Durata: 96'
Regia: Steven Lisberger
Cast: Jeff Bridges, Bruce Boxleitner, David Warner, Cindy Morgan, Barnard Hughes, Dan Shor

Trama:

Flynn, geniale creatore di videogiochi, è in lotta con la potente ENCOM, società diretta dallo spregiudicato Dillinger che gli ha rubato la paternità di alcuni programmi. Mentre cerca le prove del misfatto, Flynn viene "beccato" dal computer dell'azienda che, con un laser sperimentale, lo scompone, lo getta tra i suoi software e...

Commenti e recensione:
Malgrado la leggenda, Tron non fu il primo film ad utilizzare la computer-grafica, fu preceduto dai titoli di testa del Superman di Richard Donner, creati con l'animazione digitale, (correzione, anche loro furono realizzati a mano; vedere nei commenti) e da Star Trek II - L'ira di Khan, dove un'intera sequenza (quella della rinascita del pianeta Genesis) è visualizzata sullo schermo di un computer. È però primo film a farne un uso esteso e programmatico (e non solo un abbellimento visivo), approfittando anche del fatto che la storia stessa si svolge per buona parte all'interno di un computer, per cui l'uso della nuova tecnica era anche coerente col soggetto.
Gli anni ’80 videro l’esplosione dei videogiochi arcade, le macchine a gettoni con Tetris, Pac Man o Space Invaders conquistarono migliaia di giovani che facevano (facevamo?!?) la fila per poter salvare la terra con joystick e pulsanti. Tron avrebbe potuto limitarsi a raccontare quel mondo ma andò oltre.
Approfittando del pessimo momento per la Casa del Topo (che avrebbe persino venduto mamma Disney pur di riprendere quota, figuriamoci il semplice far entrare i computer nel loro tempio di amanuensi analogici) Lisberger piuttosto ricreò, proprio grazie alla computer-grafica (il termine CGI non esisteva ^_^) quella realtà virtuale che apparteneva, fino ad allora, ad un piccolo angolo cyberpunk della fantascienza cartacea ed, appunto, ai videogiochi. Attenzione, alle copertine delle confezioni dei videogiochi, certo non ai giochi stessi che erano Pong, Jungle Hunt e Donkey Kong; ricordiamoci che sugli scaffali, quell'anno, uscivano l'Amiga e lo Spectrum Sinclair.
Oggi è un filone noto e codificato ma fu Tron ad ufficializzare quel cyberspazio che rivoluzionò la fantascienza, quella da cui nacquero Matrix, Nirvana, Ghost in the Shell e, tra mille altre voci, tantissimi Nathan Never. L’ingresso di Flynn nel computer è, secondo me, un momento apicale nella storia della Sci-Fi, è il battesimo cinematografico non dei computer, quelli si conoscevano da sempre, ma del loro universo e della loro rete!
Il mondo di Tron è frutto di Syd Mead che ne inventò le moto (e meno di un anno dopo curò anche la scenografia di Blade Runner), di un giovanissimo Tim Burton  ma, soprattutto, di Jean Giraud, in arte Moebius, che rese gli ambienti cybernetici assolutamente indimenticabi. Sue sono anche le fantastiche tutine, così attillate, persino per quegli anni, che la produzione impose a Bridges ed a tutto il cast di coprirsi con gli accappatoi durante le pause. XD
Tron era un film in anticipo sui tempi: da un lato il pubblico non era ancora realmente pronto (al botteghino non fu un fiasco ma nemmeno un gran successo), i dipendenti della sua stessa casa di produzione guardavano in cagnesco quei "disegni fatti senza pennelli" ed, infine, i tecnici dell’Academy non gli vollero dare l'Oscar per gli effetti speciali in quanto "realizzati barando" (benché, come per le spade-laser di Lucas, anche qui le tute e gli interni siano stati colorati a mano, fotogramma per fotogramma, da un team di giovani koreani).
Eppure al film seguirono ben 13 videogame dedicati alla pellicola ed ai suoi personaggi e si creò un nucleo di fan (non esclusivamente nerd) che, con gli anni, gli attribuirono il meritato titolo di Cult. In effetti, dopo tutto questo tempo il profondo messaggio di Steven Lisberger, sconosciuto prima e dopo, è ancora freschissimo, attuale e sicuramente più vicino alla realtà odierna di titoli più famosi. Fateci caso: Meta di Zuckerberg è sicuramente più imminente degli orrori di Alien. Per fortuna. ;)
Io sono cresciuto con questo film ed il mio parere è certamente di parte ma credo sia innegabile che Tron vada considerato tra i pilastri della fantascienza e, malgrado una trama davvero esile, tra i capolavori del Cinema; come tale, ovviamante, lo classifco come un "da vedere assolutamente"! :D

martedì 7 dicembre 2021

Un uomo tranquillo



   

Titolo originale: The Quiet Man
Nazione: USA
Anno: 1952
Genere: Commedia
Durata: 129'
Regia: John Ford
Cast: John Wayne, Maureen O'Hara, Victor McLaglen, Barry Fitzgerald, Ward Bond, Mildred Natwick

Trama:

Sean Thornton torna in Irlanda, terra della sua famiglia, dopo aver fatto fortuna come pugile negli USA. La comunità lo accoglie con curiosità e sospetto ma...

Commenti e recensione:
Quanto è lontano dagli altri titoli di Ford questo meraviglioso Uomo tranquillo; è così diverso ed inatteso che i suoi fan più accaniti lo guardano quasi con disprezzo. Dove sono le bruciate terre della Monument Valley, le vicende drammatiche, l'avventura? Lo considerano "una caduta di stile". Io invece ho sempre trovato questo amorevole tributo alla propria terra d'origine, l'Irlanda, come uno dei film più gradevoli mai girati.
Ovviamente non si tratta della "vera" Irlanda; quella che filma Ford è una campagna idealizzata, dove la vita è semplice, scandita dalle bevute, dalle occasionali scazzottate che fanno resuscitare i moribondi e convertono i preti alla secolarizzazione, dai pranzi, dalle cene e dalle serate nel locale pub, dalle storie d’amore con un prevedibilissimo lieto fine. Non ditelo a nessuno ma è un'Irlanda molto simile a quel'Inghilterra dei libri di P. G. Wodehouse. ^__^
Pur volendo mettere in scena uno scontro di culture, quella americana, avanzata e libera da ogni condizionamento (sic!), e quella irlandese, legata alle sue antiche, o forse solo datate, tradizioni, tutto resta leggero e garbato. Ford aveva già toccato tematiche simili in Come era verde la mia valle ma, appunto, in modo drammatico; qui scelse di essere, e con ottimi risultati, quasi Capresco, trovanto lo stile giusto per quello che definì il suo "primo film d'amore". Ovviamente mentiva perché in quasi tutti i suoi film c'erano storie d'amore (cos'altro era Uomini alla ventura, del 1952?) ma in Un uomo tranquillo la struttura, analoga ed opposta, con i suoi flashback, a Quant'era verde..., esalta una speciale serenità, e oserei dire comicità, che caratterizza tutto lo spirito leggero del film.
Questa è una di quelle rare pellicole in cui la bellissima fotografia, i colori accesi, i posti straordinari ed una recitazione perfetta (quasi tutto il cast è di storici collaboratori di Ford) si sposano perfettamente con la grandissima maestria del regista e diventa un cult "malgrado" la sua trama lieve. O forse anche grazie ad essa.
In ogni caso, era inevitabile che mietesse i meritati successi a Venezia e si portasse a casa, quell'anno, due Oscar davvero pesanti quali regia e migliore fotografia.
Un uomo tranquillo
è una bella storia, spesso citata ma, alla fine, dimenticata dai più; ritengo meriti di essere rivista e ri-goduta. E quale occasione migliore che non questo inizio di festività natalizie per farlo? :D

martedì 30 novembre 2021

Un mondo maledetto fatto di bambole

   

Titolo originale: Z.P.G.
Nazione: UK
Anno: 1972
Genere: Fantascienza
Durata: 96'
Regia: Michael Campus
Cast: Geraldine Chaplin, Oliver Reed, Diane Cilento, Don Gordon, David Markham, Sheila Reid

Trama:

Per frenare la sovrappopolazione, il Governo Unico della Terra proibisce la procreazione, pena la morte. Con l'intento di "curare" l'istinto materno vengono realizzate bambole di bambini ma a due coniugi non basta: decidono di trasgredire il divieto e...

Commenti e recensione:
Negli anni '70 ci fu un periodo in cui la fantascienza, soprattutto quella sociopolitica, si poteva fare anche senza grandiosi effetti speciali e budget esagerati; al pubblico bastavano una buona sceneggiatura, dei bravi attori ed una regia capace. In quel particolarissimo, e felice, momento della storia del Cinema uscirono film come L'uomo che fuggì dal futuro, La fuga di Logan, Quintet ed, a modo suo, Il dormiglione. Un mondo maledetto fatto di bambole, in cui si respirano le atmosfere autocratiche di Fahrenheit 451 di Truffaut, è una piccola e dimenticata perla di questo genere che merita assolutamente di essere riscoperta.
A parte il titolo originale, Z.P.G. (Zero Population Growth), che fa il verso a THX 1138 di Lucas (e che allo stesso modo venne storpiato dal traduttore italiano ^__^) Mondo maledetto ha dalla sua una sceneggiatura basata su un testo di Paul Ehrlich The Population Bomb e sviluppata dall'incredibile accoppiata Frank De Felitta e Max Ehrlich. Per capirci, De Felitta è, tra le mille altre cose, l'autore di Audrey Rose da cui venne l'horror omonimo diretto da Robert Wise, mentre Ehrlich ha al suo attivo un'infinità di film e telefilm, per non parlare dei premi vinti.
Se di Michael Campus ammetto di non sapere praticamente nulla (e nemmeno Wikipedia mi ha aiutato perché gli dedica due righe scarse) la coppia di protagonisti è di primissimo livello. L'interpretazione di Oliver Reed, nella sua dolente e rabbiosa umanità, è straordinaria e Geraldine Chaplin trasmette in modo egregio il desiderio di maternità mancata con la sua maschera di incertezza e smarrimento. A volte è difficile persino capire se reciti o soffra realmente - e non c'è complimento migliore che si possa fare ad un attore.
Per gli spettatori di oggi la pellicola è forse un po' datata, io magari la definirei vintage per l'aspetto visivo (costumi, scenografie) ma profetica ed attualissima. Anticipatrice de La fuga di Logan, che palesemente si ispira a questa pellicola, nonostante i limiti di budget il Maledetto mondo fa davvero onore al genere fantascentifico-post apocalittico. E se gli effetti speciali non sono memorabili, la regia è di mestiere e la storia regge per tutta la sua ora e mezza, risultando interessante ed accattivante.
La mia opinione è sicuramente di parte ma personalmente lo considero un piccolo classico, sottilmente inquietante ed assolutamente da vedere e collezionare! :D

sabato 20 novembre 2021

Ritorno all'isola di Nim

   

Titolo originale: Return to Nim's Island
Nazione: USA
Anno: 2013
Genere: Avventura
Durata: 95'
Regia: Brendan Maher
Cast: Matthew Lillard, Bindi Irwin, John Waters III, Toby Wallace, Sebastian Gregory

Trama:

Nim e suo padre scoprono che la loro isola è stata acquistata da spietati imprenditori edili per essere trasformata in un'attrazione turistica. Nim farà il possibile per impedirlo, persino allearsi con Edmund, un fuggitivo che vive sulla terraferma, e...

Commenti e recensione:
Leggerissimo sequel del film del 2008, Alla ricerca dell'isola di Nim, questo Ritorno uscì senza alcuna pretesa, con un cast tutto nuovo e meno noto del precedente e, soprattutto, distribuito direttamente per l'home video. Sì perché, per chi nel frattempo se ne fosse dimenticato, prima del Covid questo era l'ingrato destino dei film "minori". ;)
Malgrado ciò divenne un piccolo cult (ed infatti mi è stato persino richiesto) probabilmente per la sua storiella semplice e gradevole, tratta dai romanzi di Wendy Orr (ovviamente mai tradotti in italiano >_<) dichiaratamente destinati ad un pubblico di giovanissimi.
La protagonista è un po' più grande della prima volta ma vengono riprese le gag alla Mamma ho perso l'aereo del primo film, che tanto piacquero ai più piccini, mischiate a trovate alla Pippi Calzelunghe, il tutto immerso nella natura eternamente estiva della splendida Hinchinbrook Island.
Proprio per la sua mancanza di pretese, la realizzazione di Ritorno all'isola di Nim è stata molto rilassante e sia il regista che gli attori risultano estremamente a loro agio, rendendo il titolo migliore delle aspettative. Alla fine ne è venuto un filmetto davvero simpatico, forse persino più del primo, in cui avventura e natura si mescolano benissimo, dove finalmente i cattivi non sono goffi ed assurdi e dove non poche scene, anche solo per la loro splendida fotografia, non stonerebbero in pellicole più blasonate.
Per i bambini questo sarà un gioiellino da ricordare, con affetto, per tutta la vita (un po' come per noi furono i film di Ishirō Honda), mentre per gli spettatori adulti la visione non cambierà la vita ma certamente non li annoierà; anzi. A dispetto di una produzione che non mirava a nulla, o forse proprio grazie ad essa,  Ritorno è diventato il perfetto film di avventura leggera da godere in famiglia, in compagnia di tutti bambini di casa di età compresa tra gli 8 ed i 90 anni. ^_^

mercoledì 3 novembre 2021

Falstaff

   

Titolo originale: Campanadas de medianoche
Nazione: SPA
Anno: 1965
Genere: Drammatico
Durata: 120'
Regia: Orson Welles
Cast: Orson Welles, Jeanne Moreau, John Gielgud, Marina Vlady, Margaret Rutherford, Fernando Rey, Walter Chiari

Trama:

Falstaff, beffardo, bonario, giullaresco e gaudente, è amico del principe di Galles e quando questi diventa re, con il nome di Enrico V, è convinto d'aver svoltato il suo futuro ma...

Commenti e recensione:
Adattando ben cinque opere di Shakespeare in un solo testo (Enrico IV prima e seconda parte, Enrico V, Le allegre comari di Windsor e Riccardo II) e portandolo prima in teatro e poi al cinema, Welles diede vita ad uno dei suoi personaggi più iconici e memorabili: Falstaff!
Welles si identificava completamente nella grandezza tragica e cialtrona di Falstaff, nella sua capcità di prendere la vita con leggerezza ed anticonformismo e, effettivamente, pare nato per interpretare "quell'enorme collina di carne", non solo per la somiglianza fisica e la voce ricca, sonora e divertente ma anche per l'esperienza di vita condivisa: entrambi vissero troppo a lungo, troppo bene, in continuo contrasto con i poteri della corte e perennemente indebitati.
Il racconto di Welles, malinconico e modernissimo, diventa un film sul potere ed i suoi condizionamenti, sull’amicizia onorata e poi tradita, come in una sorta di amara riflessione autobiografica. Ma non prendetemi troppo sul serio, ci sono ovviamente molte altre possibili chiavi di lettura di questa straordinaria opera così stratificata, ambigua, incontenibile, ariosa, corposa e piena di stimoli, proprio come la realtà e la vita. ^_^
La narrazione è ammantata da un'atmosfera crepuscolare in cui il vitalismo energico e giocoso di Falstaff corrisponde ad una regia altrettanto dinamica ed inventiva (per come utilizza il montaggio, i primi piani e la costruzione delle inquadrature) che si stempera, gradualmente, nella seconda parte lasciando spazio ad una messa in scena più compassata (in cui prevalgono ombre, campi medi ed un uso più parco del montaggio). Un risassuntino tecnico? Tantissime inquadrature, repentini cambi di ottiche, angolazioni al limite dell'impossibile (come le sue esagerate inquadrature dal basso), carrellate, primi piani e piani sequenza, campi e controcampi ed un montaggio ritmico che enfatizza storia e recitazione in modo incredibilmente creativo... soprattutto per nascondere le tante magagne dovute ai pochi mezzi economici. Orson Welles fu attore e regista monumentale ma questo suo decimo film ebbe vita davvero difficile, persino più degli altri. I produttori stavano alla larga dal "genio maledetto" e lui riuscì a malapena a trovare una piccola produzione svizzero-spagnola che, almeno, gli lasciò la liberta che chiedeva. Le riprese vennero fatte in Spagna e per terminarle dovette fare i soliti salti mortali pur di restare nel ridottissimo budget.
Nello sguardo di Falstaff, in uno dei piani ravvicinati più straordinari e toccanti dell’intera storia del Cinema, si scorge (e solo grazie alla bravura di Welles anche come attore) non soltanto il dolore ed il disprezzo (che sono i due sentimenti predominanti) ma anche tutta una serie di emozioni contrastanti come il rammarico e la frustrazione, mischiate a piccole tracce di quell’ironia garbata che caratterizza da sempre il personaggio e, persino, un velo inatteso di riprovazione fatalista, come se fosse stato da sempre intimamente consapevole che, prima o poi, questa sconfitta mista a delusione sarebbe arrivata e avrebbe finito per sconvolgere l’equilibrio della sua fragile esistenza. Chi è il soggetto di questa lunga frase, Falstaff o Welles? Io stesso non saprei più dirlo.
In realtà Orson Welles non amava i primi piani e se il suo Falstaff ne abbonda fu esclusivamente per venire incontro al misero budget che lo costringeva a limitatissime scelte estetiche. Con sole 180 comparse e senza costumi per tutti, avvolse la battaglia di Shrewsbury nella nebbia, girò controluce lunghi piani sequenza che poi smontò e frantumò, con sei settimane di montaggio, in centinaia di stacchi perché, come sempre, Welles non si faceva spaventare dalle ristrettezze economiche e di mezzi. Il risultato furono quei sei minuti di battaglia girati sotto una pioggia torrenziale e nel fango che impediva ogni movimento, minuti che, da soli, bastano a definire l’opera un capolavoro assoluto della settima arte e che incorniciano una scena talmente potente da diventare, a pieno titolo, la sintesi perfetta della concezione wellesiana del cinema.
Purtroppo il film ebbe una limitatissima distribuzione in poche nazioni e fu incompreso anche a Cannes dove, nel 1966, ricevette appena un premio di consolazione. Ma non importa, come Falstaff ricordiamo Welles e la sua opera con infinito affetto ed ammirazione, a decenni di distanza! :D


Oggi abbiamo superato i
sette milioni di visualizzazioni.
 Posso dire solo una cosa:
GRAZIE A TUTTI!!
 

sabato 30 ottobre 2021

La volpe e la bambina

   

Titolo originale: Le renard et l'enfant
Nazione: FRA
Anno: 2007
Genere: Commedia, Avventura, Documentario
Durata: 90'
Regia: Luc Jacquet
Cast: Bertille Noël-Bruneau, Isabelle Carré, Thomas Laliberté

Trama:

In una mattina d'autunno, alla curva di un sentiero, una bambina vede una volpe. Affascinata al punto da dimenticare la paura, osa avvicinarsi, per un attimo le barriere che dividono la bambina e l’animale svaniscono e...

Commenti e recensione:
Dopo il magnifico La marcia dei pinguini (premiato con l’Oscar), Luc Jacquet passa dal documentario con finzione alla finzione documentaria firmando questo gioiellino "per bambini".
Girato tra il Parco Nazionale d'Abruzzo ed il Massiccio del Jura, Jacquet combina così bene gli scorci delle due location che, pur partendo dalla realtà, assumono una suggestione fantastica e pressoché magica. La natura che ci mostra, con le sue cascate, grotte, animali vari e curiosi volti nelle cortecce degli alberi, evoca sfacciatamente echi del pifferaio magico, di Hansel e Gretel, del Piccolo Principe e di tutto quell'immaginario fantastico che ci portiamo dall'infanzia.
Il talentuoso biologo ci racconta una favola ricca di sentimenti e scandita dal passaggio delle stagioni in cui la natura dispiega tutta la sua ricca tavolozza di colori, che poi la fotografia mozzafiato del film coglie magnificamente.
Poteva benissimo diventare un'opera sdolcinatissima ed invece, senza retorica (sempre dietro l’angolo in operazioni di questo tipo) ed attentissimo a non caricare di troppa enfasi i momenti più importanti dell’intera vicenda, Jacquet si affida alla purezza delle emozioni senza età per sottolineare le tante scoperte che illuminano il "viaggio” della ragazzina. Una ragazzina magnifica, diciamolo subito, perché l’enfant prodige Bertille Noël-Bruneau è di quelle attrici che ti restano nel cuore; alter ego dell’altrettanto rossa co-protagonista a quattro zampe, suo specchio e suo doppio, la bimba recita con la grazia magica di un folletto, perfetta per raccontarci dell’ineffabile attrazione che proviamo per la natura e di come viverla con rispetto ed amore.
La volpe e la bambina è una fiaba pensata per i bambini ma con tantissimo da dare anche a noi adulti. Realizzata con molta abnegazione, e niente effetti speciali, si limita a raccontare di una natura chiusa nel suo mistero, da accettare così com'è, e lo fa sfoggiando una fotografia superba, location suggestive, poesia ricca e profonda ed alcune sequenze in cui musica e montaggio hanno una tale ricchezza cinematografica da entrare, di diritto, nelle migliori antologie della 7ª arte: da vedere assolutamente, indipendentemente dall'età! :D

sabato 16 ottobre 2021

Anche gli angeli mangiano fagioli

   

Titolo originale: Anche gli angeli mangiano fagioli
Nazione: ITA
Anno: 1973
Genere: Commedia, Avventura
Durata: 118'
Regia: Enzo Barboni (E.B.Clucher)
Cast: Giuliano Gemma, Bud Spencer, Steffen Zacharias, Robert Middleton, Bill Vanders

Trama:

Due amici senza lavoro, negli anni della depressione, per sbarcare il lunario accettano di fare i gorilla per un temuto boss. Ma hanno il cuore troppo tenero, invece di ricattare i negozianti finiscono per proteggerli sul serio e...

Commenti e recensione:
Dopo il meritatissimo successo dei due Trinità, Enzo Barboni (ma all'epoca era noto solo come E.B.Clucher) firma questo "gioiellino minore" con un duo solo leggermente diverso dai film precedenti. Terence Hill era in America a provare la carriera in solitario (girava Il mio nome è nessuno) quindi Barboni ripropone il dinamico duo da scazzottate affiancando al grandissimo Spencer un Giuliano Gemma che, oltre a vantare un corposo curriculum, fisicamente ricorda molto il precendente partner. A Gemma fu chiesto comunque di accostarsi il più possibile al comportamento attoriale di Terence Hill, vestendo un'aria apparentemente dura e dalla battuta facile con lo scopo scenico di innervosire il gigante e creare così l'effetto comico. Il risultato fu molto apprezzato perché Anche gli angeli mangiano fagioli ebbe un successo incredibile, tanto che Barboni girò subito dopo il sequel Anche gli angeli tirano di Destro, benché senza Spencer.
In realtà, a causa dell'evidente somiglianza tra Hill e Gemma, su internet girano molte voci in merito ad un ipotetico errore fatto durante il casting ma è irrilevante, Gemma è stato sicuramente un'ottima scelta.
La messinscena è fumettosa quanto basta, lo script, ad opera dello stesso regista, è furbo ed ammiccante e, a parte qualche piccola imperfezione qua e là, il film porta a casa un risultato più che dignitoso. Soprattutto, abbandonando il genere western Barboni ha dimostrato che lo "spaghetti" non gli era necessariamente vincolato ed ha gettato le basi per i futuri Altrimenti ci arrabbiamo, i vari Piedone e tanti altri.
Oggi Anche gli angeli mangiano fagioli è giustamente riconosciuto per il suo valore ma, per quanto mi riguarda, è soprattutto un film carico di ricordi. Ricordi che "purtroppo" sono ormai così fusi alla pellicola da rendermi impossibile una valutazione oggettiva ma, da mie indagini personali (chiacchiere tra amici ^_^), posso solo aggiungere che tutti coloro con cui ne ho parlato mi hanno confermato che è così anche per loro, quindi la mia critica non è certamente oggettiva ma rispecchia il pensiero comune a tanti: è da rivedere e, se possibile, spessissimo! :D

giovedì 7 ottobre 2021

Help tecnologico!



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In occasione del prossimo grande evento (i 7 milioni di visualizzazioni o, magari, il Natale) mi sono lasciato coinvolgere nel completo doppiaggo di un capolavoro dell'animazione mai distribuito tradotto in Italia. :O

Il compito si è dimostrato quasi subito ben al di là delle mie competenze e, soprattutto, dei miei strumenti.
Attualmente sto lavorando con Audacity ma è come provare a riparare un orologio con la zappa: si potrà anche fare ma è praticamente impossibile!

Qualcuno di voi può propormi un software più adatto?
Considerate che parto da un film in DVD, non ho le varie piste separate e devo: 

- duplicare parti della traccia audio originale e spostarle in corrispondenza delle voci originali per farle sparire
- registrare il parlato e modificarne timbro ed intonazione
- mixare le varie parti in modo da sostituire le voci precedenti.

In pratica, fare con l'audio quello che con Photoshop sarebbe il ritocco di un'immagine. ^__^ 

Credete sia possibile o sto chiedendo troppo alla tecnologia? 

Grazie a tutti per l'aiuto, con tantissimo affetto, vostro
ranmafan
:-)

sabato 25 settembre 2021

Dr. Cyclops

   

Titolo originale: Dr. Cyclops
Nazione: USA
Anno: 1940
Genere: Fantascienza
Durata: 75'
Regia: Ernest B. Schoedsack
Cast: Albert Dekker, Janice Logan, Thomas Coley, Charles Halton, Victor Kilian

Trama:

Un gruppo di scienziati, insospettito da alcune dicerie, decide di indagare sul dottor Torkel che, in un remoto rifugio del Perù, sta lavorando sull'energia atomica. I nostri eroi scopriranno, nel peggiore dei modi, che il folle dottore ha costruito una macchina che rimpicciolisce gli esseri viventi e...

Commenti e recensione:
Dr. Cyclops è il perfetto "classico" della fantascienza che, pur dopo tanti anni, rimane ancora di grandissimo livello. Eppure, di solito questo succede quando i contenuti sono profondi e senza tempo mentre qui la trama, ispirata, oltre che nel titolo, all'episodio di Ulisse e Polifemo, è davvero esile ed essenziale e serve solo a fare da sfondo agli effetti speciali. E se c'è qualcosa che notoriamente invecchia malissimo sono quelli!
Invece qui, nonostante qualche limite, risultano ancora pregevoli le artigianali sovrapposizioni di più immagini che rendono cani, gatti e galline di proporzioni gigantesche rispetto ai poveri protagonisti, o il meraviglioso cavallo rimpicciolito che il terribile Ciclope tiene nascosto in laboratorio e, ovviamente, l'incredibile scena in cui Torkel afferra un minuscolo Bulfinch. Come potete vedere dall'immagine, la cinepresa inquadra il povero scienziato intorno a cui fu poi aggiunta, ovviamente in analogico, la mano di Torkel perfettamente sincronizzata con il resto. Per queste scene il film ha ricevuto la nomination agli Oscar per gli effetti speciali nell'edizione del 1941, vinto poi da Il ladro di Bagdad. E infine c'è il colore! Dr. Cyclops fu il primo lungometraggio di fantascienza girato in Technicolor Process 5 e, già solo per questo, è una pietra miliare della SciFi.
Va bene il lato tecnico ma perché un film sia buono serve anche altro ed infatti Dr. Cyclops è sorretto da uno dei vilain più belli della storia, talmente eccezionale da oscurare tutto il resto del cast. Albert Dekker offre un'interpretazione dello scienziato pazzo così riuscita e straordinaria da creare un vero e proprio modello (anzi, ormai uno stereotipo) più volte riproposto nei film di genere e nelle loro parodie. Certamente bravi anche gli altri attori ed è meravigliosa la location ma, a fine visione, rimane impresso solo il grandissimo Dekker!
Il film ebbe una distribuzione molto particolare in Italia e fu diffuso, con lo stravagante titolo Il mostro atomico, dieci anni più tardi. I traduttori si presero molte libertà perché la Dott.ssa Mary Robinson è stranamente diventa Mary Mitchel e si è trovata degradata da biologa a semplice assistente di Bullfinch. Inoltre nel 1939 l'energia atomica era sì sulla bocca di tutti (basta vedere Topolino ed il mistero dell'uomo nuvola, del 1937 con il Professor Enigm) ma i nostri traduttori degli anni '50 pensarono bene di rendre la trama "più interessante" inserendo nei dialoghi passaggi sulla bomba atomica, di cui nessuno sapeva nulla all'uscita del film. XD
Il vero crimine della distribuzione nostrana, tuttavia, fu che il film venne incredibilmente proiettato in un mutilato bianco e nero, ed ancora oggi molte guide lo recensiscono così. Menomale che è arrivata questa nuova edizione, meravigliosamente restaurata, che finalmente permette anche a noi di apprezzare la bellezza di questo visionario capolavoro di Schoedsack, da rivedere senza alcun dubbio! :D

venerdì 10 settembre 2021

Last Action Hero - L'ultimo grande eroe

   

Titolo originale: Last Action Hero
Nazione: USA
Anno: 1993
Genere: Commedia, Azione, Fantastico
Durata: 131'
Regia: John McTiernan
Cast: Arnold Schwarzenegger, Anthony Quinn, Charles Dance, F. Murray Abraham, Art Carney

Trama:

Il piccolo Danny idolatra Jack Slater, invincibile poliziotto di un serial cinematografico. Il vecchio proiezionista Nick, suo amico, gli promette un'anteprima esclusiva del nuovo episodio e gli dà anche un magico biglietto avuto da suo padre dal grande Houdini. Durante la proiezione il biglietto si attiva, trasporta il ragazzo nel film e...

Commenti e recensione:
Per tutto il precedente decennio, McTiernan fu autore di film d’azione di grande qualità come Caccia a Ottobre Rosso, Predator o Trappola di cristallo, quel cinema anni Ottanta tutto rumore, esplosioni, sparatorie, sganassoni e ritmi narrativi survoltati. Non che il genere fosse destinato a sparire, anzi: negli anni si sarebbe evoluto, grazie alla computer grafica, in ritmi sempre più adrenalinici.
Last Action Hero invece è il glorioso canto del cigno dell’analogico! McTiernan ne è assolutamente cosciente e, per dargli il giusto valore, non esita ad ingaggiare i più grandi nomi dell'epoca, primo tra tutti un muscolare ed in carne ed ossa Schwarzenegger (sempre orgoglioso di eseguire i ciak più pericolosi senza controfigura né aiutini o ritocchi al computer) facendo diventare la sua una delle produzioni più costose della storia.
L’innesco narrativo è elementare e di lunga tradizione perché il salto di uno spettatore entusiasta, catapultato a fianco del suo eroe d’azione preferito nell’universo fantastico del film, dà al regista la possibiltà di prendere in giro sia il mondo di celluloide che quello reale. McTiernan, benché lontano da qualsiasi forma di intellettualismo, gioca scopertamente, anche in modo autoreferenziale e perfettamente d'accordo con Schwarzy, con la teoria del cinema, le retoriche americane dei blockbuster e riempiendo le scene di camei di Jim Belushi, Jean-Claude Van Damme e Melvin Van Peebles, in un puro esempio di metacinema. O piuttosto, come direbbe De Curtis, meta cinema e metà Hollywood.
Ricco di citazioni ed auto citazioni spesso geniali (Abraham è cattivo perché ha ucciso Mozart, Sharon Stone in attesa di essere interrogata in centrale, il poster di Stallone che ha interpretato Terminator, l'intervento della Morte del Settimo Sigillo...) ne è venuto un film decisamente più intelligente del tipo di fruizione al quale si offre e, per questo motivo, malgrado fosse stato concepito con l'obbiettivo di sfondare nelle sale, Last Action Hero si rivelò invece un clamorosissimo flop di botteghino: il pubblico, che si aspettava un'altro Predator, non perdonò a McTiernan e Schwarzenegger (anche produttore esecutivo) di avere cervelli meno banali dell'americano medio.
Sebbene alcuni critici l'abbiano descritto come un film crepuscolare (sic! immagino perché rappresenta il "tramonto dell'analogico"), in realtà ci troviamo davanti ad un glorioso giocattolone che noi, non americani medi, possiamo godere nelle sue tantissime sfumature. Intelligente, gentile e spiritoso, questo delirio cinefilo da cento milioni di dollari sarà forse sprecato per i ragazzini ma è perfetto per noi adulti in vena di giocare ed è quindi da rivedere, rivalutare e godere senza pregiudizi. ^__^

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...