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martedì 24 dicembre 2024

Anime nostalgie



Titolo originale: Anime nostalgie
Nazione: ITA
Anno: 1972-1999
Genere: Animazione, Musicale
Durata: 115'
Cast: Cristina D'Avena, I Cavalieri Del Re, I Mostriciattoli, Le Mele Verdi, Superbots, Rocking Horse, Spectra, Giorgia Lepore

Trama:
Vent'anni di sigle di anime che, nel bene e nel male, ci hanno formato.

Commenti e recensione extra extra extra light (praticamente non c'è ^_^):
Anni fa, in famiglia, mi fu richiesto di realizzare una compilation di sigle degli anni '80. Con la mia proverbiale lentezza, questo è il risultato: due ore di splendide, belle, meno belle e persino pessime sigle che ho raccolto da mille fonti.
Anche se, nell'insieme, si tratta di filmati di discreta qualità, in alcuni casi mi sono persino abbassato a prelevare da YouTube (penso all'introvabile sigla di Bem il mostro umano, cantata di Fidenco). Ma in questo caso siamo più per sentire le canzoni della nostra infanzia che non criticare i registi. ¯\_(ツ)_/¯
Se non si entra nel dettaglio delle 88 sigle non c'è molto altro da dire, solo godere di queste proustiane madeleine musicali e passare, idealmente insieme, uno splendido Natale! :D



BUON NATALE A TUTTI!!! :D
ed un grosso abbraccio dal vostro 
ranmafan

martedì 16 maggio 2023

L'idolo di Broadway

Titolo originale: Little Miss Broadway
Nazione: USA
Anno: 1938
Genere: Commedia, Musicale
Durata: 70'
Regia: Irving Cummings
Cast: Shirley Temple, George Murphy, Jimmy Durante, Phillis Brooks, Jane Darwell, Edna May Oliver (nei titoli di coda è scritto erroneamente Mae)

Trama:
Una bambina orfana viene adottata dal direttore di un albergo frequentato dalle stelle di Broadway. Nell'hotel è benvoluta da tutti, soprattutto dal musicista Jimmy Clayton e da Ole, l'addestratore di animali, che iniziano ad insegnarle i segreti del teatro. Per fortuna, perché rischiano tutti di essere cacciati dall'immobile per insolvenza ed invece, grazie alla piccola Betsy...

Commenti e recensione light:
Premessa: questo titolo è adatto SOLO a chi ama ed apprezza il musical; ha anche molto altro da dare ma se siete di quelli che abbassano l'audio quando c'è la musica, passate oltre. ^__^
Ho voluto aggiungere la premessa perché questo perché, oltre ad essere il mio preferito, L'idolo di Broadway è decisamente il più musical di tutti i film "musicali" della Temple, che qui offre una strepitosa performance cantando e danzando in tutti i numeri. I suoi altri lavori hanno, in genere, solo un paio di scene coreografate mentre qui ne spuntano tutto il tempo. Non si tratta quindi del tipico musical anni Trenta con la scritta Broadway nel titolo, quelli visti da "dietro le quinte" per intenderci, ma di un film in cui la trama, benché presente, diventa quasi secondaria perché praticamente ogni scena include canti, balli e, per gradire, una discreta manciata di bellissime melodie. Così a memoria non posso non citare Se il mondo fosse un foglio di carta, Dovremmo stare insieme ed, ovviamente, Little Miss Broadway.
Il resto del film è essenzialmente "solo" gente simpatica e molto divertente. Al nutrito gruppo di ottimi caratteristi ed attori veterani, davvero piacevoli da vedere, si aggregano George Murphy e Phyllis Brooks, la tipica (per i film di Temple) coppia di giovani belli e super gentili che alla fine si metteranno inevitabilmente insieme. C'è più storia? Sì, certamente, ma per me questo ne riassume l'essenza.
Ovviamente esagero perché, benché l'interpretazione di Shirley, una delle più dolci Child-Stars di tutti i tempi, sia fenomenale, tutto il film è comunque il frutto del meglio del meglio della Hollywood degli anni d'oro. La regia, la storia, i personaggi, le canzoni, i balli lo rendono un film che scalda il cuore ed è perfetto per tutta la famiglia: può essere goduto indifferentemente da bambini, adolescenti adulti, ed anziani, apprezzandolo ognuno in modo diverso ed ognuno a modo proprio! :D

martedì 14 febbraio 2023

La sposa cadavere

Titolo originale: Corpse Bride
Nazione: UK
Anno: 2005
Genere: Commedia, Animazione, Musicale
Durata: 75'
Regia: Tim Burton, Mike Johnson (II)
Cast: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Watson, Tracey Ullman, Paul Whitehouse

Trama:
Victor, goffo giovane pianista, per prepararsi alle nozze (combinate) con Victoria infila per errore l'anello di fidanzamento al dito di una donna morta. Quando questa si risveglia, conduce Victor nel mondo dell'aldilà, lo reclama come legittimo marito e....

Commenti e recensione light:
La sposa cadavere è un distillato di tutta l'opera di Burton e, forse, di lui stesso.
Questo gioiello, di rara leggerezza, è interamente giocato sul contrasto tra il mondo dei vivi, cupo e formale, e quello dei morti, allegro, coloratissimo e spensierato, in una storia decisamente macabra ma anche spiritosa. Lo spunto è tratto dalle tradizioni ebreo-russe del XIX secolo (mi viene spontaneo ricordare la scena del sogno del cimitero ne Il violinista sul tetto) in cui si narrava di matrimoni rovinati da antisemiti che arrivavano anche a rapire la sposa, ucciderla e seppellirla con ancora indosso l'abito nuziale. Mettiamoci anche le stupende atmosfere che, con quelle fantastiche ambientazioni notturne dominate dai blu ed i viola, sono così prossime a Il Mistero di Sleepy Hollow e l'horror è davvero vicino.
Ed invece ecco il magico Burton che, come è solito fare quando tratta di fantasmi, maschere e cadaveri, si diverte a capovolgere il pensiero comune!
Era già successo in Beetlejuice (di cui cita la scena della cena con i mostri che appaiono dietro ai commensali) dove "gli sposi cadaveri" avevano più amore dei traslocanti cittadini; era successo in Batman, dove i cattivi erano sicuramente più umani dei "buoni", e succederà ancora tante altre volte, come in Coraline. Burton è ancora una volta quel crogiolo di inventiva che ibrida splendidamente la favola oscura, qui in perenne ambientazione notturna e ricolma di malinconia, alla dolcezza ed il divertimento di quel mondo che non è proprio "morte" quanto "après-vie".^__^
Insomma, La sposa cadavere è Tim Burton allo stato puro, compresi ovviamente i suoi feticci: Helena Bohnam Carter, Johnny Depp e le fantastiche musiche di Danny Elfman.
Mi piacerebbe dilungarmi sul comparto tecnico ma mi trattengo; mi permetto solo elogiare l'uso delle fantastiche Canon Eos-1D Mark II con lenti Nikon da 14mm/105mm, soluzione eretica ed assolutamente innovativa per l'epoca. Con questa accoppiata i tecnici riuscirono finalmente a riprodurre un'immagine identica a quella delle lenti da 35mm analogiche e quindi a realizzare il primo film in stop-motion animato anche digitalmente! L’unione del comparto digitale con quello più artigianale della stop-motion si è dimostrato uno sposalizio (il termine è scelto con cura ^_^) artistico di grandissimo livello che, a quanto pare, Harryhausen ha amato immensamente.
I più piccoli, che tanto ormai sono molto più svegli di quanto eravamo noi, rimarranno folgorati dalla grafica accattivante ed un po’ creepy, mentre gli adulti potranno divertirsi ad analizzarne più a fondo le simbologie (tantissime ed, a volte, molto profonde) che lo rendono un film da non perdere non solo per gli amanti dell’animazione.
Pensato per Halloween, perché La sposa cadavere è ovviamente una favola nera, grazie ai suoi personaggi indimenticabili e dotati di prorompente umanità, vivi o morti che siano, esplode in una delle più belle storie d'amore (naturalmente struggente come nella pura tradizione burtoniana) mai girate e risulta adattissima per San Valentino. Magari un San Valentino un po' diverso, uno forse grigio nel mondo reale ma coloratissimo in quello della fantasia! :D

domenica 2 ottobre 2022

Xanadu

Titolo originale: Xanadu
Nazione: USA
Anno: 1980
Genere: Commedia, Musicale
Durata: 88'
Regia: Robert Greenwald
Cast: Olivia Newton-John, Gene Kelly, Michael Beck, Sandahl Bergman, Katie Hanley, Dimitra Arliss

Trama:
Tersicore, musa della danza, scende sulla Terra con il nome di Kira (ed un paio di schettini ai piedi). Come da sua natura ispirerà Sonny, disegnatore con la testa fra le nuvole, a dare una svolta alla sua vita, aiutandolo nell'ambizioso progetto di mettere in piedi un locale da ballo e...

Commenti e recensione:
Xanadu è il frutto di un parto travagliatissimo e, per molti versi, davvero sfortunato.
Ideato come un roller-disco movie a basso costo, si è trovato, sin da prima delle riprese, in concorrenza con ben altri due titoli analoghi, per di più già nelle sale. Venne quindi deciso di cambiare rapidamente obbiettivo e mirare più in alto, fondendo (ma sarebbe più corretto dire "mescolando", perché proprio non si può parlare di "fusion" ^_^) i ritmi degli anni '80 con il puro Musical del '40. Per questo venne ingaggiata, tra gli altri, un'icona come Gene Kelly che, in realtà, accettò questo suo ultimo ruolo principalmente perché gli Studios erano vicini a casa sua. La bellissima scena in duo con Olivia Newton-John venne addirittura girata a riprese terminate ed in assoluto isolamento, con appena un cameraman ed un assistente. Tra "gli altri" si annoverano decine e decine di ballerini, pattinatori e coreografi.
In tutto questo, ovviamente il copione dovette essere rivisto più volte da cima a fondo e la Newton-John, che questo film avrebbe dovuto consacrare a Star, si lamentò con veemenza per i problemi di recitazione dovuti ai continui cambiamenti nella sceneggiatura.
Per sopperire ad una trama per forza di cose zoppicante, la produzione moltiplicò da 4 a ben 20 milioni di dollari il budget, che venne speso in gran parte in scenografie (effettivamente strepitose!) ed effetti speciali. Il solo set della discoteca costò un milione e, durante la post produzione, ancora si discuteva se aggiungere nuovi e migliori effetti, mentre i costi salivano alle stelle. Per inserire la canzone Don't Walk Away, fuori programma ma fortemente voluta dagli ELO, per non richiamare attori e troupe già dispersi si decise di ricorrere ad una sequenza in animazione. "Perché limitarsi quando si può contare su un budget così ricco?" si saranno detti durante il brainstorming. Venne prontamente ingaggiato il grande Don Bluth, strappato per l'occasione dalla realizzazione di Brisby e il segreto di NIHM e lautamente ricompensato per aver consegnato i suoi sue minuti e sette secondi nei tempi stabiliti. La Universal fu costretta ad anticipare la data di uscita di sei mesi, da Natale 1980 all'estate dello stesso anno, al solo scopo di porre un freno ai voli pindarici del regista e dei produttori! XD
Nelle sale Xanadu fu il più puro dei flop. Criticato unanimemente dal pubblico e dagli specialisti, recuperò a malapena, e con grandissima fatica, i costi. I fiasco fu così totale che ispirò John Wilson a creare i Golden Raspberry Awards, più noto come Razzies. Anzi, proprio Robert Greenwald "vinse" il primo Razzie per il peggior regista dell'anno ed il film ottenne ben sei nomination per altri premi.
Nel frattempo, però, l'album della colonna sonora raggiugeva i vertici delle classifiche USA e UK, ottenendo il Doppio Platino in entrambi gli stati e piazzando ben cinque titoli nelle Top 20. A scopo chiaramente didattico, troverete l'OST nella cartella. ; )
Probabilmente è proprio per questo che Xanadu non è finito subito nella discarica dell'oblio e, anche se lentamente, è diventato un Cult per diverse nicchie di amatori: quella di coloro che si sono innamorati della trama fantasy vecchio stile, quelli che hanno apprezzato la commistione di Musical anni Quaranta con l'estetica e la musica rock/pop di fine degli anni '70, i fan (come il sottoscritto) degli Electric Light Orchestra e, ovviamente, quelli della Newton-John. Non sembrerà un granché ma pare sia un bel po' di gente. ^_^
Pur essendo il canto del cigno del Musical classico (e di un cigno decisamente sofferente), con le bellissime scenografie, i coloratissimi costumi, le coreografie d'altri tempi, organizzate al millimetro, gli effetti visivi e, ciliegina, la sequenza animata di Don Bluth, Xanadu desidera solo farci sognare, mesmerizzandoci con l'aura blu Electric (Light) delle muse e le note indimenticabili della strepitosa colonna sonora; e allora, lasciamoglielo fare! :D

mercoledì 15 giugno 2022

Les choristes - I ragazzi del coro

Titolo originale: Les Choristes
Nazione: FRA
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 95'
Regia: Christophe Barratier
Cast: Gérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Jacques Perrin, Kad Merad, Marie Bunel

Trama:
Nel 1949 Clément Mathieu, un insegnante di musica disoccupato, trova lavoro presso un istituto di rieducazione per minorenni. Qui si scontra con la dura condizione in cui vivono i ragazzi e con il metodo educativo, particolarmente repressivo, del direttore. Uno dei ragazzi, tra i più difficili e ribelli, ha una voce angelica, cominciando da lui Mathieu cerca di cambiare la loro vita attraverso la musica e...

Commenti e recensione:
Ispirato a, ma praticamente un remake di, La Cage aux rossignols di Jean Dreville, del 1945, questa opera prima di un allora sconosciuto Christophe Barratier (sceneggiatore, regista ed anche autore delle musiche insieme a Bruno Colais) è un assoluto capolavoro del cinema francese moderno. Che poi, moderno per modo di dire perché tutta la costruzione, la regia e l'interpretazione rispecchiano i modelli storici del cinema francese pre Nouvelle Vague, quello di Noel Noel e compagni per intenderci, con il loro Realismo Poetico così vicino, eppure così lontano, da quello italiano.
Bisogna anche ammettere che Barratier "gioca facile" perché il soggetto, la classe di ragazzi più o meno difficili, vanta titoli che vanno da L'attimo fuggente, Addio Mr Chips e Io speriamo che me la cavo e, con la sua trama semplice e lineare, funziona sempre. Non parliamo poi della cornice storica dell'immediato dopoguerra, anni di fame e dolore ma anche speranza per una vita nuova. E poi i francesi hanno sempre saputo sfruttare al meglio i bambini, dai tempi della Guerra dei bottoni in poi.
Insomma, si potrebbe quasi parlare di successo annunciato (perlomeno in patria) se non fosse per il terribile rischio che incombe su questo filone: lo scadere nello stucchevole. Il rischio di diventare il solito campione di umanismo, farcito di buoni sentimenti, che ti prende in ostaggio propinandoti un'ora e mezza di emozioni precotte. Solo la bravura di Jugnot e dei fantastici ragazzi, quasi tutti non professionisti, ha permesso di evitare questo difetto mortale mantenendo il film un'opera pudica, spesso divertente (e a tratti, questo sì, ingenua) ma anche capace di distinguere molto bene tra sentimentalismo e tenerezza. La cinepresa di Barratier, sobria e discreta, senza strafare permette di seguire con commozione i ritmi piani e le psicologie attente, frutti di una sceneggiatura scritta meravigliosamente; grazie ad essa l'incredibile dolcezza degli attori, in un'umanità calda e compassionevole, goffa ed ironica, si esalta nel contrasto con un ambiente ed uno spazio temporale difficilissimi.
E poi c'è la magia della colonna sonora! Quasi magicamente, Barratier riesce a rappresentare la musica non come un'astrazione ma come qualcosa concreto, qualcosa che chiunque può scoprire; non è un caso se Vois sur ton chemin sia stata candidata all'Oscar come miglior canzone, oltre al film stesso come miglior film straniero.
Questa è una pellicola che dovrebbe essere vista da chiunque si occupi di ragazzi, dagli educatori ai maestri ed insegnanti... fosse solo perché chi non si lascia trascinare da Les Choristes non dovrebbe mai fare questi lavori.
Ma anche senza secondi fini, è a tutti che consiglio questo gioiellino, da vedere e rivedere assolutamente! :D

mercoledì 19 gennaio 2022

All That Jazz - Lo spettacolo comincia

Titolo originale: All that jazz
Nazione: USA
Anno: 1979
Genere: Drammatico, Musicale
Durata: 103'
Regia: Bob Fosse
Cast: Roy Scheider, Jessica Lange, Leland Palmer, Ann Reinking, Cliff Gorman, Ben Vereen

Trama: Joe Gideon sta allestendo un grandioso spettacolo per Broadway. Il lavoro sempre più stressante e la sregolata vita privata, lo spingono ad abusare di alcool e di droghe e...

Commenti e recensione:
All That Jazz, uno dei titoli migliori della lunga carriera cinematografica di Bob Fosse, è una sorta di spietato testamento. Fosse è ancora "giovane" (anche se non vivrà altri 10 anni) ma non ha resistito ai richiami del suo narcisismo magniloquente ed autoindulgente a realizzare un film praticamente autobiografico. È un'opera dove parla di se e del suo mondo dello spettacolo, cristallizzandolo in forme oniriche e poco convenzionali, addirittura felliniane (anche grazie alle luci di Giuseppe Rotunno). In effetti Bob Fosse può davvero definirsi un fan del nostro riminese perché già alla fine degli anni sessanta aveva tramutato Le notti di Cabiria nel delizioso musical Sweet Charity e non è eccessivo definire All that jazz una rilettura newyorkese e contemporanea di .
Ad qualsiasi altro regista, una simile ambizione sarebbe costata disprezzo e critiche durissime ma Fosse ha tutte le carte per realizzare il suo sogno: la sua eccezionale esperienza del musical lo rende capace di mostrarci la fatica, il sudore e la caparbietà del suo mondo e la formazione di regista gli permette, con immensa poesia e tecnica, di inquadrare in un film magistrale l’utilizzo della musica e delle complesse coreografie, danzate da un corpo di ballo perfetto.
Ovviamente avere l'opportunità di sfruttare un Roy Scheider in assoluto stato di grazia, per non parlare di una Jessica Lange ancora in erba ma già affascinante, gli ha semplificato il compito perché il film che ha realizzato è magari un inno all'egocentrismo ma, anche grazie a loro, bellissimo e pulsante. Persino il Morandini, di cui di solito non condivido i pareri, scrive "il film offre 2 ore di spettacolo superbo, di ritmo scattante, di energia" ed i quattro meritatissimi Oscar e la Palma d'oro a Cannes (ex aequo con Kagemusha di Kurosawa!) incorniciano degnamente questo capolavoro.
Rimanendo sempre in bilico tra musical e drammatico, elementi autobiografici (e forse premonitori: il regista sarebbe morto a sua volta d'infarto, nell'87) e meccanismi del difficile universo dell’intrattenimento, Bob Fosse firma un caleidoscopico messaggio d'amore che odora di palcoscenico in ogni inquadratura. Da vedere assolutamente! :D

domenica 29 novembre 2020

Pene d'amor perdute


Titolo originale: Love's Labour's Lost
Nazione: UK
Anno: 1999
Genere: Commedia, Musicale
Durata: 95'
Regia: Kenneth Branagh
Cast: Kenneth Branagh, Alicia Silverstone, Natascha McElhone, Nathan Lane, Carmen Ejogo

Trama:
All'alba della seconda guerra mondiale, il Re di Navarra invita i suoi tre amici più cari a sostenere un giuramento molto duro: per tre anni non dovranno pensare ad altro che allo studio, senza frequentare donne. La principessa di Francia, accompagnata da tre avvenenti damigelle, sentito di questo ardito giuramento prende bonariamente in giro il Re e...  

Commenti e recensione:
Tratta piuttosto fedelmente da una delle più vivaci (e meno sfruttate) commedie di Shakespeare, Kenneth Branagh firma un adattamento cinematografico che, per i puristi, può sembrare azzardato. Eppure, inframmezzare la storia con riusciti inserti musical (che tra l'altro impegnano severamente tutto il cast) e musiche suadenti di Cole Porter, George Gershwin, Irving Berlin e Jerome Kern fuse magicamente con il frizzante testo è proprio il genere di idea che il Grande Bardo, da vero uomo di spettacolo, avrebbe sicuramente approvato. Il progetto, così volutamente ed esageratamente fuori moda, è interessante e coraggioso ma davvero riuscito perché i momenti musicali trasportano lo spettatore, con tocco leggero, in un universo parallelo dove tutto è soffice e possibile. Le pene d'amore dei protagonisti si sciogono come neve al sole nella leggiadria degli incantati "anni '30" dove gli innamorati, ballando, si librano nell'aria per magia, con la stessa nonchalance estemporanea che abbiamo ammirato in Tutti dicono I love you di Woody Allen.
Parte della magia, paradossalmente, viene anche dalle esitazioni involontarie degli attori che Branagh, pasolinianamente, sceglie non veri ballerini o cantanti, mantenendo in primo piano l'interpretazione recitativa e rendendo il canto ed il ballo una sorta di "sfondo" o di accompagnamento. È un escamotage che, in effetti, rende la commedia molto più scorrevole e leggera, anche per i non appassionati del genere.
L'opera Pene d'Amor Perdute è spesso dimenticata, e sicuramente non è quella più rappresentativa dell'Amore, ma ciò che la rende ugualmente grande è la sua vivacità, l'atmosfera pienamente passionale ma allo stesso tempo esilarante in cui si svolgono le vicende; per questa versione, ne consiglio la visione "staccando la spina" e lasciandosi trasportare dal turbinio di intrecci amorosi abilmente intarsiati nel fulgore barocco delle battute. Forse non sarà all'altezza di Hamlet o di un musical di Broadway ma riesce davvero a far sognare lo spettatore per 95 minuti e, se amate Shakespeare e Gershwin, questo particolare mix può fare a caso vostro! :D

 

sabato 18 luglio 2020

Victor Victoria


Titolo originale: Victor/Victoria
Nazione: USA
Anno: 1982
Genere: Commedia, Musicale
Durata: 133'
Regia: Blake Edwards
Cast: Julie Andrews, Robert Preston, James Garner, Lesley Ann Warren, John Rhys-Davies

Trama:
Victoria Grant è un'attrice squattrinata che, grazie alla guida dell'amico gay Toddy, raggiunge la fama diventando il conte polacco Victor Grazinski che, a sua volta, si diverte nel travestirsi da donna assumendo le sembianze di Victoria e...

Commenti e recensione:
Victor Victoria è un classico del cinema dell’ambiguità, del travestimento, della precarietà dei ruoli sessuali ed è stato possibile solo grazie ad un Blake Edwards degno dei grandi austrotedeschi di Hollywood Ernst Lubitsch e Billy Wilder. L’omaggio al cinema germanofono tra le due guerre, con i suoi giochi più di ombra che di luce, è tra l'altro esplicito già dalla decisione di rifare un classico del 1933, Viktor und Viktoria, di Reinhold Schünzel (per non parlare della Dietrich nella prima scena ^_^).
Sebbene la struttura sia quella di una commedia musicale ed i dialoghi, magistralmente scritti dallo stesso regista, siano un'infilata continua di perle, Edwards modella la sua opera come se fosse un film muto, nelle trovate ricorrenti (il bicchiere infranto, il cameriere impiccione), nelle inquadrature (geniale il campo lungo all'esterno del ristorante, quasi un ricordo del Club dei 39 di Hitchcock) e nel ritmo, davvero travolgente. La centralità dell'immagine, quella maschera che il nodo del racconto, è ribadita dalla cura ossessiva e commovente con cui è ricostruita in studio una Parigi fantastica ed inverosimile, nella quale la commedia sofisticata e lo slapstick s'incontrano e si legano indissolubilmente, tanto che nella scena finale non riusciamo più a considerare separatamente l'aerea raffinatezza della musica di Mancini e le irresistibili buffonerie che si susseguono davanti ai nostri occhi. Julie Andrews è affascinante, sommamente ambigua ed infinitamente deliziosa nella parte della vita e riesce finalmente a far dimenticare la sua Mary Poppins, mentre James Garner ha una tale autoironia da reggere una parte, per quegli anni, davvero ingrata. Merita una commento a parte la splendida Lesley Ann Warren: lei non fa la pupa del gangster, è LA PUPA per eccellenza, scesa dall'Olimpo a ricordarci quanto sia difficile fingersi stupidi, ignoranti e superficiali; solo la Olive di Jennifer Tilly in Pallottole su Broadway può vantarsi di avere raggiunto un simile livello di demenziale perfezione e, credetemi, il mio è un grande complimento!
Ovviamente la critica, per non ammettere di aver riso ad una commedia e provare a darsi un tono, ha voluto scavare psicanaliticamente il copione e ne ha dato le versioni più incredibili, convincendo addirittura il mondo LGBT che il film fosse un inno alla loro lotta. Niente di più falso, naturalmente, perché questo è invece tanto l'elogio dell'inventività quanto una denuncia di cosa povertà e fame, di chaplinesca memoria, possano spingere a fare. Più di un cult per la cultura gay potrebbe essere, magari, una bandiera per l'emancipazione della donna sul lavoro ma, anche qui, significerebbe solo guardare il dito invece della Luna. Se è vero che simulazioni, doppi, repliche, specchiamenti e rispecchiamenti si sposano in un perfetto lavoro teorico sulla caducità e l'obsolescenza dei ruoli sessuali nella ipermodernità, l'opera è però, prima di tutto e soprattutto, una commedia dai ritmi impeccabili.
La verità è che Victor Victoria è il capolavoro di un genio. Quasi seguendo parallelamente le orme del suo personaggio protagonista, Edwards punta a realizzare l’irrealizzabile: tocca e ribalta le sfumature del tema che caratterizza la sua storia e ne innalza ogni aspetto, tanto reale, quanto ambiguo. Il suo humour è sottilmente feroce, pacato, tagliente ma dosato con tanta intelligenza e delicata eleganza da creare una fiaba profondamente umana.
Forse perché siete fan di Julie Andrews o di Edwards, o magari amate i musical, oppure avete la predilezioni per le commedie intelligenti o avete solo voglia di passare un paio d’ore in allegria; qualunque sia il motivo per cui avete scelto di vedere Victor Victoria avete fatto centro. Avrete il piacere di gustarvi una pellicola che, grazie ai suoi interpreti in stato di grazia, ai suoi dialoghi spumeggianti ed intelligenti ed al suo messaggio profondamente civile ma divulgato senza toni cattedratici, è la summa artistica della Commedia.
Da non perdere, senza se e senza ma! :D

domenica 5 luglio 2020

Quartet


Titolo originale: Quartet
Nazione: UK
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata: 98'
Regia: Dustin Hoffman
Cast: Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Pauline Collins, Sheridan Smith

Trama:
Cecily, Reggie e Wilfred sono tre anziani cantanti d’opera che vivono a Beecham House, una casa di riposo per artisti, e si preparano ad organizzare il consueto concerto annuale, di raccolta fondi per la loro residenza, che si svolge in occasione del compleanno di Verdi. A rompere questo equilibrio arriva però Jean, ex moglie di Reggie, che si crede ancora una diva e...

Commenti e recensione:
"...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film" cantava Carboni nell'84 e non si può negare che l'attore, prima di quella canzone, si sia (quasi) sempre cercato delle parti vincenti. Dopo è certamente un po' scaduto ed era ora che, a settantacinque anni suonati, si decidesse di passare dall'altro lato della cinepresa. In realtà ci aveva già provato con Vigilato speciale nel 1978, un gialletto ben fatto ma di cui cedette la firma della regia a Ulu Grosbard (Innamorarsi, Georgia) ed ora risulta come non accreditato su IMDb; strane scelte degli artisti.
Si possono dire tante cose, e non tutte carine, su Hoffman ma non si può negare che qui, con questo gioiellino, abbia davvero lavorato in modo super-professionale! Ha scelto una pièce teatrale deliziosa (di Ronald Harwood) e l'ha girata senza fronzoli, giocando sul sicuro, senza strafare (ovvero: senza fare quello che non sa) realizzando un film che, anche senza grandi interpreti, sarebbe stato un amore. Poi ha cooptato i suoi "magnifici quattro" e l'ha reso un piccolo capolavoro. Il cast very british è perfetto: l’istrionico Billy Connolly è pieno di quell’entusiasmo giovanile tipico di chi non si rassegna al passare del tempo, il serioso Courtenay è l’espressione di chi non si è mai rassegnato per la fine di un amore e la distratta Collins è la simpatica nonna che tutti vorrebbero avere. Menzione a parte per l’altera e magnifica Maggie Smith, star rassegnata ed avvilita dal passare del tempo che è, invece, assolutamente inarrivabile; per quanto contenuta -o forse proprio per questo- la sua performance si carica silenziosamente il peso di un confronto con il passato che va superato e, in qualche modo, dell'intero film. Questo è un vero ed elegantissimo omaggio alla terza età, che anche Hoffman deve sentire, con tutti i suoi valori e le possibilità spesso inespresse. La citazione di Bette Davis «la vecchiaia non è roba per femminucce» è, tra le tantissime battute, quella che riassume al meglio l'intero film... anche se chi la pronuncia non ricorda più chi l'avesse detta e perché. ^_^
Pensato per un pubblico di amanti della musica e dei boeri allo sherry più che dei blockbuster (e già questo basterebbe a meritargli un applauso!) Hoffman imposta tutto il suo lavoro sulla gestione dei suoi quattro attori. Scommetto che, anche senza la sua regia, Smith & Co. sarebbero stati comunque grandiosi ma lui gli ha dato i giusti ritmi e li ha esaltati perfettamente in questa che è una purissima commedia inglese, scritta benissimo e recitata anche meglio. Hoffman non ha un messaggio da lanciare al mondo né una proposta di regia che faccia la differenza ma lascia che i suoi amici suonino le loro corde su una partitura nota ma rodata, di quelle che si fanno ascoltare (e vedere) ogni volta anche se non è mai la prima né l'ultima. E non importa se non ci sia una situazione od un personaggio che non sia scontato e ultraprevedibile, la felicità che si prova a film finito è un tributo a tutti questi vecchietti.
Da vedere (e sentire, perché non ho parlato della splendida musica di Verdi ma ci arrivate da soli ^_^) con affetto, piacere e gioia di vivere! :D

sabato 27 giugno 2020

Quadrophenia


Titolo originale: Quadrophenia
Nazione: UK
Anno: 1979
Genere: Drammatico
Durata: 115'
Regia: Franc Roddam
Cast: Phil Daniels, Leslie Ash, Phil Davis, Mark Wingett, Sting, Ray Winstone

Trama:
I Mods e i Rockers, le due principali bande giovanili britanniche degli anni '60, si preparano al gran giorno in cui si scontreranno, alla spiaggia di Brighton, senza esclusione di colpi. Jimmy è un mod duro e puro, veste un parka, guida una lambretta, ascolta rhythm and blues e cura il proprio taglio di capelli. Dentro di sé la rabbia, pronta ad esplodere, è alimentata dall'odio per un mondo incapace di comprenderlo e...

Commenti e recensione:
Per molti, Quadrophenia non è per niente un capolavoro.
Visto a distanza di tanti anni, ci si rende conto di quanto il film non sia pienamente riuscito: non ha una bella sceneggiatura, gli argomenti sono poco approfonditi, gli stati d’animo dei personaggi non vengono ben delineati, è discutibile il doppiaggio e, inoltre, Sting attore è inguardabile.
Eppure...
Quadrophenia è un cult movie. Uno di quei film usciti nel momento storico giusto, con la storia giusta e la colonna sonora perfetta!
Quadrophenia è un film generazionale, indissolubilmente legato ad un’epoca e ad un movimento di controcultura, o di subcultura, come quella dei Mod, tanto da esserne il manifesto e merita di essere giudicato in valore assoluto. Vederlo con gli occhi di oggi ci permette di valutarne i meriti artistici ma è sbagliatissimo, se non impossibile, svincolarlo dalla sua capacità di cogliere l’essenza di una generazione. Non è un caso se Quadrophenia si pone, già alla sua uscita in sala, come un’operazione nostalgica, impregnata di un senso forte di disillusione e di fine di un’era, incarnata dal finale del film.
Il valore archetipico di Quadrophenia sta proprio nella rappresentazione dell’idealismo dei Sixties, di quella rabbia adolescenziale, dell’esclusione e del fallimento, di quell’energia giovanile, dei ribelli senza causa, un filo conduttore che passa anche per i biker di Easy Rider e gli adolescenti "disturbati" di Cronache della bicicletta di Wakamatsu. Uno spirito di ribellione, un anelito a rompere i muri, un’insofferenza verso le autorità: il ministro che si sente al giornale radio, i genitori, il padre in canottiera, i datori di lavoro che realizzano spot pubblicitari patinatissimi, sono tutti l’immaginario vuoto del mondo borghese. È un crudo spaccato della generazione inglese degli anni ’60 (che poi sarà quella dei '70 nostrani) che si divideva fra i Mods, giovani ben vestiti sotto all'immancabile parka che guidavano scooter italiani come Lambretta e Vespa, ed i Rockers, seguaci del rock and roll americano anni ’50 dai giubbotti in pelle e le grosse motociclette. Una generazione che l’esordiente regista Franc Roddam non miticizza ma di cui, anzi, sottolinea l’assenza di ideali ed ambizioni e la vacuità delle loro azioni. Stili di vita da ribelli che non conducevano a niente, come constata sulla propria pelle il protagonista.
Quadrophenia è la seconda operazione cinematografica degli Who e voleva essere più controllata e personalizzata del Tommy del 1975. Con la sua uscita nel 1979, si colloca in un doppio distacco: sei anni dopo l’album omonimo (che è del ’73) ed ambientato quindici anni prima, all’incirca nel 1964, all’apice del movimento dei Mod, in contemporanea con i primi successi degli Who, che hanno interpretato quel movimento diventandone i portabandiera. Il maggior controllo è reso possibile, paradossalmente, anche dalla ricchezza ottenuta proprio dai proventi delle royalty del film di Ken Russel.
Quadrophenia è cucito sui nuovi gusti dei propri fan e si pone apertamente come un anti-Tommy, non più un musical stilizzato classico, con i numeri canori eseguiti dai personaggi fuori dal "recitativo", quanto piuttosto un film di narrazione puro dove però la musica assume un ruolo fondamentale.
A fine pellicola, o alla fine della sua ennesima visione, Quadrophenia è certamente molto più di un semplice "buon film", è la perfetta commistione di musica e tendenze culturali, spaccato della condizione giovanile di quegli anni ed osservatorio privilegiato su un mondo che, malgrado tutto, ha saputo reinventarsi e, forse, progredire. Forse.
Inutile soffermarsi oltremodo sulla colonna sonora, divenuta leggendaria. La trovate nella cartella insieme all'album originale che fu, a mio avviso, l’album più "Who" di qualsiasi altro lavoro degli Who. È molto più complesso di quello che può apparire ad una prima e superficiale lettura ed è, come questo film, da godere ed amare intensamente! :D

mercoledì 18 dicembre 2019

Tutti dicono I love you




Titolo originale: Everyone Says I Love you
Nazione: USA
Anno: 1996
Genere: Commedia, Musicale
Durata: 110'
Regia: Woody Allen
Cast: Julia Roberts, Goldie Hawn, Woody Allen, Alan Alda, Tim Roth, Edward Norton, Drew Barrymore, Natalie Portman

Trama:
Joe e Steffy si sono amati, hanno avuto una figlia ma poi si sono separati. Da qui nasce un complicato intreccio di rapporti amorosi che alla fine portano la grande famiglia allargata a riunirsi a Parigi, con Joe e Steffy che ballano sulle rive della Senna e...

Commenti e recensione:
Tutti dicono "Ti amo". Tutti dichiarano "Con l'amore ho chiuso". Tutti, alla fine, ci ricascano. Soprattutto, tutti cantano in questo coraggioso musical fuori tempo massimo con cui Allen omaggia Vincente Minnelli e Stanley Donen, rivisitati con la comicità yiddish dei fratelli Marx. Nonostante in prima battuta possa sembrare insolito, benché ci avesse quasi provato ne La dea dell'amore, l'incontro tra il musical ed il cinema di Woody Allen rappresenta, in realtà, il coronamento di una carriera cinematografica puntellata di straordinarie colonne sonore jazz e swing dal fascino retrò, capaci di suggerire emozioni con la stessa intensità dei dialoghi.
Fra geniali trovate (la scena all’ospedale, la veglia funebre) e risvolti fantastici (i manichini che cominciano a danzare, il volo di Goldie Hawn nel ballo finale sulle rive del Senna) Woody Allen conferma le sue innumerevoli abilità e, seppur in un film buonista e poco caustico, mostra indubbiamente un elevato ritmo registico. Sullo sfondo di meravigliose scenografie naturali ed adorabili canzoni d’epoca, il grande regista newyorkese si rivela essere anche un eccellente coreografo. Oltre all’atmosfera, ciò che rende speciale il film è il cast di attori, ricchissimo e di impressionante spessore. Magari non farà gridare al capolavoro ma Tutti dicono I love you è una gradevole commedia romantica, godibile e spensierata, un inno alla gioia ed alla serenità interiore.
Da vedere sempre con molto piacere! :D


mercoledì 5 giugno 2019

Il giullare del re


Titolo originale: The Court Jester
Nazione: USA
Anno: 1956
Genere: Comico, Commedia, Azione, Musicale
Durata: 101'
Regia: Norman Panama, Melvin Frank
Cast (voci): Danny Kaye, Basil Rathbone, Glynis Johns, Angela Lansbury, Cecil Parker, Mildred Natwick

Trama:
Inghilterra, XII secolo: Roderico si è impadronito del potere con la forza. Il capo dei popolani a lui ribelli, uno pseudo Robin Hood picaresco, decide di sostituirsi ad un famoso giullare per poter entrare a corte ed agire liberamente e...

Commenti e recensione:
Com'è difficile scrivere di un primo amore! Conosco questo film fin da bambino e l'ho rivisto, con occhi sempre nuovi, un'infinità di volte, eppure spiegarne qui la bellezza è un'impresa. A seconda delle età, ho visto Il giullare del re come avventura, poi comico, commedia, parodia e, oggi, come un amalgama perfettamente riuscito di tutti i generi lieti che mi vengono in mente.
Per questo lavoro, scritto e diretto a quattro mani da Panama e Frank, la Dena Pictures spese ben 4 milioni di dollari (e se guardate il cast stellare capirete da soli il perché) ma, per uno di quei perversi scherzi del destino, al botteghino recuperò appena la metà della cifra; fu un flop clamoroso. Solo con gli anni la pellicola ottenne il giusto riconoscimento ed il titolo (non che la Dena ci tenesse ma tant'è ^__^) di Cult.
La trama, nell'insieme e pur considerando gli scambi di ruoli e gli equivoci, è semplice e si sposa perfettamente con la fotografia dai colori accesissimi del Technicolor che dona alla pellicola una cornice ancora più fiabesca e naïf.
Scelsero Danny Kaye per la parte del giullare che, ammettiamolo, gli è stata praticamente scritta addosso. P&F hanno saputo sfruttare tutta la sua spettacolare capacità di passare dalla commedia pura al serio e al musical, intercalando momenti quasi slapstick. Kaye, che era sempre stato bravissimo, ha ripagato la loro fiducia diventando addirittura immenso! E benissimo si comporta anche Rathbone, che riesce perfettamente a reggere i dialoghi serrati (quelli che nel cinema sembrano essersi persi chissà dove) di botta e risposta fulminanti. Ah, dimenticavo: questo film è "anche" un Musical. Magari non canonico ma come si fa a sprecare un Kaye non mettendogli un'adeguata colonna sonora? Eccolo quindi, già nei titoli di testa, a cantare Life Could Not Better Be ed introdurci, da bravo menestrello medievale, nello spettacolo. Ma, proprio perché è lui, rompendo la quarta parete, finendo per scherzare con la troupe e facendo riferimenti al cast. Perché non si scrive più così? ç__ç
Ricapitolando, Il giullare del re ha una struttura perfetta, una colonna sonora deliziosa, i colori di una fiaba, degli interpreti eccellenti e dei dialoghi veloci fra Kaye, Rathbone, Natwick e la Lansbury stessa (mammamia, com'era giovane!) meravigliosi, perfetti e letteralmente esilaranti. Insomma, un film da ri-vedere assolutamente! :D


venerdì 1 giugno 2018

Grease - Brillantina


Titolo originale: Grease
Nazione: USA
Anno: 1978
Genere: Musicale
Durata: 110'
Regia: Randal Kleiser
Cast: John Travolta, Olivia Newton-John, Jeff Conaway, Barry Pearl, Michael Tucci, Kelly Ward

Trama:
Nel corso delle vacanze estive, Danny conosce e passa molto tempo insieme a Sandy, una ragazza che però deve tornare in Australia. Sicuro di averla persa, il ragazzo la ritrova invece all'inizio dell'anno scolastico poiché, trasferitasi da Sidney, si è a sua volta iscritta alla "Rydell" e...

Commenti e recensione:
Inutile dilungarsi troppo sulla trama di Grease che, da qualsiasi punto di vista lo si analizzi, è assolutamente superficiale ma, e nessuno potrà negarlo, il film è un vero e proprio cult della storia del musical. Moltissime le pellicole e le opere teatrali che, seppur labilmente, trovano le proprie basi ispiratrici nel lavoro diretto da Randal Kleiser e debuttato nelle sale nel 1978. Con il suo stile assolutamente patinato, tanto da raggiungere picchi che oggi sarebbero definiti squisitamente kitsch, Grease più che un film è una vera e propria icona, rappresentativa di un modo di vivere, ormai socialmente superato ma sempre di forte impatto. I pantaloni a vita alta e dai colori sgargianti, i foulard infiocchettati attorno al collo, i capelli cotonati o stretti in boccolose code e le volteggianti gonne a ruota che, seppur tipiche della storia del costume degli anni Cinquanta, vengono ancora identificate con questi anni proprio grazie ai costumi del musical che li ha trasformati in simboli distintivi di un'ideologia. Per non parlare della colonna sonora, rimasta per molte settimane in testa alle classifiche di molti paesi e ancora oggi parte integrante della formazione musicale di molti (ex) adolescenti. In Gran Bretagna i duetti "You're The One That I Want" e "Summer Nights" arrivarono entrambi in vetta alle classifiche e sono, ancora oggi, rispettivamente al quinto e al ventisettesimo posto tra le vendite ufficiali di singoli di tutti i tempi. °O°
La pellicola è un fumettoso ed intrigante adattamento di Kleiser (nel curriculum, l’avventuroso-romance Laguna Blu e il fantascientifico per ragazzi Navigator ^__^) dell’omonimo musical di Jim Jacobs e Warren Casey che riporta intatta sullo schermo l’atmosfera easy della controparte teatrale ma a cui aggiunge due fascinosi e talentuosi divi del momento come John Travolta, reduce dal successo de La febbre del sabato sera (credo che Henry Winkle, il Fonzie di Happy Days che rifiutò la parte, si stia ancora mangiando le mani!) e la splendida Olivia Newton-John, al suo secondo ruolo da protagonista dopo il musical inglese del ’70 Tomorrow. Come ho già fatto notare più volte in queste pagine, questi attori venivano preparati davvero benissimo!
Grease è un film da vedere e rivedere, una volta magari anche in lingua originale e con i sottotitoli di supporto per apprezzare la funzione decisamente narrativa dei siparietti musicali. :D

Piccolo extra, penso gradito: la mitica colonna sonora originale! ;)

domenica 31 dicembre 2017

The Butterfly Ball




Titolo originale: The Butterfly Ball
Nazione: UK
Anno: 1976
Genere: Musicale
Durata: 90'
Regia: Tony Klinger
Cast: Roger Glover, Ian Gilliam, David Coverdale, Vincent Price, Twiggy

Trama:
Vari personaggi, tutti animali, vanno al gran ballo della Farfalla. Questo è lo storico concerto che si tenne alla Royal Hall il 16 ottobre 1975 sulle musiche del concept album "The Butterfly Ball and Grasshopper's Feast" di Roger Glover, basato sulle poesie per bambini del libro omonimo di William Plomer.

Commenti e recensione:
Nel 1973, in Gran Bretagna, riscuote un discreto successo un libro per bambini di William Plomer narrante la storia di tutti gli animali decisi a non tener conto delle loro differenze ed a vivere per sempre in armonia e pace in nome del motto "Love Is All". Un lungometraggio animato musicale doveva essere la naturale conseguenza e per la colonna sonora, dopo il candido rifiuto di Jon Lord (tastierista dei Deep Purple), fu chiesto a Roger Glover (bassista che aveva da poco lasciato i Deep Purple) che accettò con palese entusiasmo. Roger decise di fare le cose decisamente in grande: alzò il telefono e contatto un bel po’ di amici e conoscenti della fervente scena musicale di metà anni '70 per partecipare all’opera che aveva in mente ed un nutrito numero di musicisti di grande talento, tra cui spiccano Ray Fenwick (Ian Gillian Band) alla chitarra, Les Binks (Judas Priest) ai tamburi e Eddie Hardin (The Spencer Davis Group) al piano, risposero. Preziosissima fu anche, fra le altre, la collaborazione di un certo Eddie Jobson al violino (Roxy Music, UK e Jethro Tull)! Roger decise di far interpretare ogni personaggio della storia ad un cantante diverso e qualche nome potrebbe suonare “familiare”: David Coverdale, Glenn Hughes e Ronnie James Dio. The Butterfly Ball si sviluppa in venti tracce, spesso molto brevi per ragioni narrative, che accompagnano l’ascoltatore in un mondo fatato e visionario, quasi da Alice nel Paese delle Meraviglie, in cui si incontrano alcuni degli ospiti che si stanno recando alla grande festa. Proprio ad enfatizzare l’animo onirico e fiabesco Roger Glover, fra gli arrangiamenti complessi, raffinati e multiformi che caratterizzano il lavoro, lasciò grande spazio alle influenze psichedeliche che andavano per la maggiore all’epoca.
Il monumentale lavoro di Roger purtroppo non fu usato per lo scopo per cui era nato: il cartone animato non venne mai realizzato (ad eccezione del video di "Love Is All"). Si rimediò in parte, nell’ottobre 1975 con la riproposizione live alla Royal Albert Hall dell’intero disco con tutti i cantanti, Ronnie escluso perché impegnato con i Rainbow ma degnamente sostituito nientemeno che da Ian Gillian. In realtà, sebbene la pellicola non vide mai la luce, quella che avrebbe dovuto esserne la colonna sonora venne registrata e diffusa nel 1974 con tanto di quel corto animato quale video promozionale cantato meravigliosamente da Ronnie James Dio (che con il compagno degli ELF, l'estroso pianista Mickey Lee Soule, collabora anche nella stesura di un paio di testi: "Harlequin Hare" e "Together Again") e arrivò in cima alla classifica nei Paesi Bassi.
La magica serata alla Albert Hall fu immortalata con la regia di Tony Klinger e si tratta di un vero e proprio concerto dal vivo intervallavato da clips e filmati narrati dalla celebre voce di Vincent Price. Altro attore presente nel cast è Twiggy (che canta, peraltro, "Homeward" in sostituzione di Ronnie James Dio), molto famosa in quel periodo per poi spegnersi in un lungo periodo d'anonimato interrotto (credo nel 1993) dall'invito a partecipare all'horror "Body Flags (Corpi Estranei)" del maestro John Carpenter.
A parte la mancanza di Ronnie James Dio , questo concerto vide la conferma della presenza di David Coverdale (Deep Purple, Solist, Whitesnake) e Glenn Hughes (Trapeze, Deep Purple, Toni Yommi’ s Black Sabbath, Solist): ossia proprio coloro che nei Deep Purple (Mk III) sostituirono giust’appunto Gillan e Glover. Ospiti, non presenti nell'album in studio, sono i già citati Jon Lord e Ian Gillan (cantante e compagno d'avventura di Glover tanto negli Episode Six quanto nei Deep Purple Mk II): quest'ultimo ebbe modo, poi, di dichiarare che proprio la calorosa accoglienza di quella sera lo convinse a continuare la sua carriera dopo la fuoriuscita fortemente polemica (dissidi con Blackmore mai risolti) dai Deep Purple.
Sfortunate vicende cinematografiche a parte (oltre alla mancata realizzazione del cartone, Tony Klinger fece effettivamente del suo meglio riuscendo a far percepire anche al pubblico non in sala quanto fosse stata eccezionale quella serata ma, a causa di un budged davvero irrisorio -e non pochi problemi tecnici!- si lamentò spesso lui stesso del risultato finale del film), The Butterfly Ball rimane un esempio folgorante e difficilmente superato di rock opera a tutto tondo: dalla mirabolante varietà di stili e generi che si possono ascoltare, alla finezza, classe e complessità degli arrangiamenti fino agli straordinari ospiti dietro al microfono. Il gran ballo della farfalla e della cavalletta è un appuntamento a cui semplicemente non si può mancare! :D

Un calorosissimo e
FELICE ANNO NUOVO
a tutti voi, miei cari amici!


****************
Ovviamente dedico questo post al gentilissimo GRAZIE che, con grande tenacia, è riuscito a trovare questo incredibile DVD. 
A causa di ciò, è stato spinto a tradimento dal sottoscritto, con l'infausto aiuto del Vecchio Zio Pietro, ad aprire prima uno, poi due e, attualmente, ben 6 blog su cui condividere le sue scoperte. :O
Ben consapevole di quante pene gli stia facendo passare, posso solo iniziare a sdebitarmi ricordandovi di andarlo a visitare dai link che trovate, giustamente!, nell'elenco dei miei amici. ; )

venerdì 18 agosto 2017

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato


Titolo originale: Willy Wonka and the Chocolate Factory
Nazione: GB
Anno: 1971
Genere: Fantastico, Musicale
Durata: 98'
Regia: Mel Stuart
Cast: Gene Wilder, Jack Albertson, Dodo Denney, Peter Ostrum, Roy Kinnear

Trama:
A Willy Wonka, proprietario di una fabbrica dolciaria, sono stati sistematicamente rubati dai concorrenti gli ingegnosi brevetti e, per un eccesso di sicurezza, da anni non permette a nessun estraneo di varcare la soglia della sua fabbrica. Un giorno viene annunciato il lancio di un concorso internazionale: le cinque persone che troveranno all'interno di una tavoletta di cioccolato "Wonka" un talloncino d'oro, saranno ammesse alla visita della fabbrica e potranno attingere gratuitamente, e per sempre, ai suoi prodotti. Tra essi c'è il piccolo, poverissimo e onesto Charlie, e...

Commenti:
A più di quarant'anni dalla sua uscita, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato rimane ancora oggi un film irresistibile, vero e proprio divertissement colorato e fantastico in cui una trama, che pur giocando sui luoghi comuni e sul classico lieto fine, riesce a regalare continue sorprese ed invenzioni visive nei cento minuti di visione. Anche senza sacrificanre l'intero costrutto alla parte musicale, le canzoni fanno da sfondo ad alcune delle scene più originali e frizzanti, particolarmente quando vedono per protagonisti i bizzarri Umpa Lumpa. Le splendide musiche di Leslie Bricusse e Anthony Newley riescono a portare in scena uno spettacolo per l’udito che, andando di pari passo con la costruzione di universi dai colori sgargianti, riesce a dare allo spettatore la sensazione di un paradiso dei sensi.
Willy Wonka è soprattutto un romanzo di formazione, che pone al centro della sua narrazione due personaggi diversi ma speculari. Da una parte il bambino povero ma dal cuore grande che, proprio a causa della situazione disagiata, è costretto a crescere prima del previsto. Dall’altra, l'industriale, un ingegnere della cioccolata che sotto i ricci candidi e il cappotto ormai iconografico, nasconde la fragilità di chi vede il proprio lavoro sgretolarsi per via dell’espansione economica e dell'illegale competitività. Entrambi, tuttavia, non rinunciano alla propria infanzia e anzi la insuguono, chi con la fantasia (o pia illusione!), chi producendo dolci e spuntini che sfidano qualsiasi legge fisica.
Mel Stuart, di cui questo film rimane l'opera più famosa di una carriera misconosciuta, adotta inventive soluzioni visive nel rappresentare i vari piani e settori in cui Willy Wonka conduce i "fortunati" visitatori, popolando le ambientazioni di avveniristici macchinari atti a creare dolciumi di impareggiabile bontà. E non si fa mancare neanche un piacevole sussulto "horror" quando la barca compie un viaggio nell'ignoto a velocità supersonica, apice massimo di un istinto psichedelico che, seppur sottotraccia, permea l'intera operazione. Operazione in cui Gene Wilder, pur non ingaggiato come prima scelta, si muove con folle e deliziosa simpatia dando vita ad uno dei personaggi simbolo della sua mai troppo lodata filmografia. Da rivedere? Senza alcun dubbio! :D


Come piccolo extra da parte mia, nella cartella troverete anche il racconto di Roald Dahl (che ha partecipato attivamente alla stesura della sceneggiatura di questo film) in formato ebook e pdf. ^__^


domenica 5 marzo 2017

Cotton Club


Titolo originale: The Cotton Club
Nazione: USA
Anno: 1984
Genere: Commedia, Drammatico, Musicale
Durata: 127'
Regia: Francis Ford Coppola
Cast: Richard Gere, Diane Lane, Gregory Hines, Nicolas Cage, Bob Hoskins

Trama:
Dixie Dwyer, un cornettista jazz, salva la vita a Dutch Schultz, boss degli anni ruggenti di New York e per questo motivo diventa il suo pupillo. Il potente olandese fa quindi assumere il giovane musicista presso un famoso locale notturno, il "Cotton Club" gestito da un altro capo mafia, Owney Madden. Dutch ha anche un'amante, la bella Vera. Presto Dixie emigra sulla West Coast, diventa famoso a Hollywood e torna ricco e famoso. Tra lui e Vera accade l'inevitabile. Tutto ruota intorno a un locale leggendario: il "Cotton Club".

Commenti:
Scritto da Mario Puzo e diretto all'ultimo minuto da Francis Ford Coppola, che inizialmente doveva occuparsi solo della sceneggiatura, Cotton Club è un lussuoso ed elegante omaggio alla grande epoca dello swing-jazz, ricostruita in chiave volutamente sfarzosa ed estetizzante. I balletti di Gregory Hines, gli assoli di cornetta del protagonista (eseguiti davvero da Richard Gere, tanto per dimostrare quanto vengono preparati bene gli attori USA!) e gli show musicali basati sulle note dei grandi artisti che fecero la storia del locale (Duke Ellington, Cab Calloway, Louis Armstrong) rappresentano la vera anima pulsante del film. Impossibile non lasciarsi andare come di fronte a un entusiasmante concerto jazz. Sceneggiatura, soggetto (non certo nuovo) e attori, anche se meritevoli, rimangono in un ruolo ancillare rispetto alla componente musicale, vera protagonista del film. Il cantante Tom Waits interpreta un piccolo cameo nella parte di Irving Stark. È proprio grazie a questo film che il jazz, dopo gli anni della contestazione e del "rifiuto del vecchio", torna a pieno titolo nella settima arte.
Eppure, in tutto questo, meritano un plauso speciale anche le scenografie e i costumi: le ricostruzioni d’abbigliamento e d’ambiente sono di strepitoso livello e ogni personaggio è meravigliosamente caratterizzato prim’ancora che dalle azioni, dai suoi vestiti. Flop al botteghino (il film costò 58 milioni di dollari e ne guadagnò poco meno di 30), fu tuttavia giustamente, per una volta, apprezzato dalla critica e merita davvero di essere rivalutato! :D

venerdì 25 dicembre 2015

Nightmare before Christmas





Titolo originale: The Tim Burton's Nightmare Before Christmas
Nazione: USA
Anno: 1993
Genere: Animazione, Fantastico
Durata: 86'
Regia: Henry Selick, Tim Burton

Trama:
Jack Skeletron è il Re di Halloween, villaggio abitato da mostri. Piuttosto insoddisfatto ed annoiato della sua vita e di dover continuamente dover spaventare bambini, scopre per caso nel tronco di un albero l'entrata al regno di Babbo Natale. Decide subito di mettere in atto un piano semplicissimo: rapire Babbo Natale e sostituirlo con se stesso per la consegna dei regali! Per fortuna a fianco di Jack ci sarà Sally, la bambola di pezza innamorata di lui da tempo, che lo aiuterà a risolvere tutti i guai che combinerà...

Commenti:
Esiste il mondo di Halloween? Nella fantasia di Tim Burton si e, fortunatamente, anche in una gotica e fiabesca pellicola del 1993, prodotta dal regista e disegnatore statunitense e nota a tutti come Nightmare before Christmas. Un mondo malinconico in cui veri pupazzi prendono vita grazie alla tecnica dello stop-motion, corredato poi dal furore musicale di Danny Elfman, egregiamente interpretato in italiano dall’istrionico Renato Zero. Potrebbe definirsi un horror per bambini maturi ma soprattutto è un’emozione artistica per gli adulti che non hanno scordato il senso delle feste. Una pellicola in cui l’animo puramente stravagante di Tim si sviscera completamente, lasciando trasparire la sua particolare vena di follia, ambizione e tenerezza. Già, perché in tutta la loro deformità fisica, i protagonisti del paese di Halloween non sono in grado di provare rancore o odio (a parte Bau bau, alter ego di Jack): come animali esprimono la loro vera natura senza intenzione di agire negativamente, rassegnandosi alla loro stessa natura. E anche lì, in quel mondo rifiutato dal Natale, brilla il calore e la tenerezza di un abbraccio tra Jack e Sally, che si stagliano sulla Collina del Terrore innevata. Diverse scene sono state tagliate perché ritenute motivo di scandalo, tra cui la scena finale sotto la neve, in cui vampiri giocavano a hockey usando come puck non una zucca, ma la testa di Burton stesso. Nightmare Before Christmas è un calderone di fantasia, tuttavia quel nome con tanto di genitivo sassone posto prima del titolo originale ci ricorda che, senza nulla togliere all’importantissimo sincretismo artistico creatosi in questa felice occasione, questo capolavoro dell’animazione rappresenta una vera e propria summa delle tematiche burtoniane.
Al di là dell’evidente giostra di amabili freak, clown deformi, streghe e lupi mannari, che avvicina il film alle visionarie tele di Hieronymus Bosch e Bruegel il Vecchio, e della messa in scena Frankensteiniana di creatore Vs creatura, tratteggiata più volte da Burton e qua esemplificata dal divertente rapporto fra la bambola di pezza Sally e il suo artefice Dr. Finklestein, è nella tematica dello scontro fra razionalità ed irrazionalità che Nightmare Before Chrtismas trova il suo apice. È soprattutto, però, un inno alla fantasia più sfrenata e visionaria di un genio che, partendo da un semplice tavolo di animazione della Disney, è diventato un pilastro del cinema e dell'arte contemporanea ma senza mai perdere il contatto con l'animo dei suoi spettatori, o quanto meno con quella parte che mantengono più in ombra. :D

mercoledì 25 novembre 2015

Cat Ballou


Titolo originale: Cat Ballou
Nazione: USA
Anno: 1965
Genere: Western
Durata: 96'
Regia: Elliot Silverstein
Cast: Jane Fonda, Lee Marvin, Michael Callan, Nat King Cole

Trama:
Come in una ballata popolare, i cantastorie del West rievocano le avventure di Catherine Ballou, tranquilla ragazza di campagna divenuta agguerrita capobanda disposta a tutto per vendicare il padre, fatto uccidere dagli speculatori di Wolf City. Cat arriva a un passo dall'impiccagione, ma i suoi compagni, fra i quali c'è il suo innamorato...

Commenti:
Datatissima parodia western (e quindi oggi assolutamente moderna!) Cat Ballou brilla per il glamour della Fonda e la verve di Marvin, qui in un insolito doppio ruolo giustamente premiato con l'Oscar. Simpatici anche i siparietti canori di Nat "King" Cole e Stubby Kaye, che commentano la vicenda a mo' di coro greco.
Elliot Silverstein è un regista poco prolifico ma non disprezzabile; non si è fermato ad un genere specifico nella sua brevissima filmografia e qui affronta, per la prima volta, il western facendo un'operetta ironica e brillante, con qualche difettuccio ma nell'insieme carina e molto gradevole. Il suo secondo western sarà "Un uomo chiamato cavallo" e non so se mi spiego :O ! Eccezionale la scelta di Jane Fonda, qui ancora molto vadimiante, e di Marvin che, grazie a questo film, si lancerà verso i grandi successi della sua maturità. La versione italiana è, a mio avviso, un po' penalizzata dal doppiaggio cantato (è una ballata, non dimentichiamocelo) e a me sembra una offesa mortale doppiare un Nat Cole. Pazienza; si gode benissimo comunque e, per fortuna, c'è sempre la traccia audio originale a cui fare riferimento. ^_____^

giovedì 18 settembre 2014

My Fair Lady


Titolo originale: My Fair Lady
Nazione: USA
Anno: 1964
Genere: Commedia, Musicale
Durata: 170'
Regia: George Cukor
Cast: Audrey Hepburn, Rex Harrison, Gladys Cooper, Wilfrid Hyde-White, Stanley Holloway
audio/video: 10

Trama:
La povera fioraia Eliza Doolittle vendendo violette in strada incontra il professor Henry Higgins, studioso britannico di fonetica e, tentata dalla possibilità di divenire grazie al suo aiuto una vera signora, si trasferisce a casa sua per studiare l'inglese e le buone maniere. Higgins ha infatti scommesso con il suo amico glottologo Pickering di riuscire a portare a palazzo Eliza facendola passare per una baronessa senza che alcuno possa accorgersi delle sue umili origini. Eliza lavora duramente fino a divenire una vera e propria Lady, scoprirsi innamorata del suo professore e...

Commenti
Forte del grande successo a Broadway della commedia musicale di Frederick Loewe e Allan Jay Lerner (1956), la Warner presenta questa superproduzione (per l'epoca, 70mm e 6 piste sonore O_O) in cui, oltre a trasferire felicemente lo spettacolo dal palcoscenico allo schermo, Cukor accentua la stilizzazione del musical nell'ammiccante recitazione e nel rapporto tra personaggi e ambiente. Il risultato, meritò ben 8 Oscar, oggi è forse un pochino datato ma, superato lo scoglio iniziale, commuove ed incanta ancora come allora. E poi, il tema affrontato nel musical è più che mai attuale: la “fair lady” è la Cenerentola di tutti i tempi che cerca il riscatto sociale, accettando il rischio di perdere la sua identità e le sue radici culturali.
Da un'opera di George Bernard Shaw, ecco un musical elegante e romantico con una splendida Audrey Hepburn di cui non solo Higgins si scoprì ben presto innamorato. ^__^

lunedì 28 luglio 2014

Il favoloso Dottor Dolittle


Titolo originale: Doctor Dolittle
Nazione: USA
Anno: 1967
Genere: Fantastico, Musicale
Durata: 144'
Regia: Richard Fleischer
Cast: Rex Harrison, Samantha Eggar, Richard Attenborough, Norma Varden
audio/video: 10

Trama:
Il dottor John Dolittle, stanco di curare gli uomini, si dedica completamente agli animali, dei quali apprende innanzitutto il linguaggio, insegnatogli dal pappagallo Polinesia. Un giorno, l'amico Pennalunga invia a Dolittle, dal lontano Tibet, un favoloso animale a due teste, che il dottore decide di esibire in un circo per procurarsi il denaro sufficiente ad armare una nave e a partire alla ricerca del mitico Gasteropodone. Per aver aiutato la foca Sofia a raggiungere il marito, Dolittle finisce in Tribunale, dove, pur essendo riuscito a dimostrare la sua capacità di comunicare con le bestie, viene condannato all'internamento in manicomio. Polinesia, pero', aiutata da altri animali...

Commenti
"Il favoloso dottor Dolittle" ha come regista Richard Fleischer che ha al suo attivo "Bersaglio umano" o ancora "Seguimi in silenzio". Tra i protagonisti c'è Rex Harrison che ritroviamo in "Anna e il re del Siam" o in "Il fantasma e la signora Muir", protagonista anche Samantha Eggar che ritroviamo in "Cammina non correre" o ancora in "I cospiratori', è inoltre protagonista Anthony Newley che ritroviamo in "Le avventure di Oliver Twist" o con un'altra interpretazione in "Vice versa", il film è stato anche vincitore di 2 premi Oscar, in particolare è stato premiato per i migliori effetti speciali la migliore canzone. Certo, come in "Chitty Chitty Bang Bang" mancava Julie Andrews, qui manca Dick Van Dyke ma non si può avere tutto. ^___^
Detto tutto questo, è ovvio che stiamo parlando di un Big del cinema per bambini, tratto dalle intramontabili storie di Hugh Lofting. Una deliziosa favola con intermezzi canori, rovinata però, come al solito, dal terribile doppiaggio italiano. Sigh.
Menomale che ci sono io a riproporvela con la traccia originale! :D

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