Titolo originale: Avatar: The Last Airbender
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: Animazione, Avventura, Fantastico
Durata: 24' x 61 episodi
Regia: Giancarlo Volpe, Lauren MacMullan, Dave Filoni
Sceneggiatura: Aaron Ehasz, Michael Dante DiMartino, John O'Bryan, Bryan Konietzko
Trama:
Aria, Acqua, Terra e Fuoco sono quattro nazioni legate dal destino ma l'esercito del fuoco ha brutalmente invaso gli altri e, dopo un secolo, quasi non vi è speranza di vedere cambiare il corso di questa distruzione. Solo l'Avatar, dominatore di tutti e quattro gli elementi, è in grado di riportare l'ordine ma il giovanissimo Aang dovrà imparare tanto per meritare questo titolo e...
Commenti e recensione:
Nel 2005 la Nickelodeon distribuì il risultato del mastodontico lavoro di Dante DiMartino e Konietzko e lasciò il mondo senza fiato! Era mai possibile creare una serie animata, ufficialmente "per ragazzi" ma da subito apprezzata da un pubblico vastissimo, così riuscita da essere, ancora oggi, ai primissimi posti in tutte le classifiche? E non sto parlando solo di animazione, intendo davvero "tutte" le serie TV, comprese quelle blockbuster di questi ultimi anni? Sì, perché la fantastica coppia, rapidamente coadiuvata da Aaron Ehasz, ha capito che, per fare davvero un'opera valida, era indispensabile costruire un intero mondo, esattamente come fece Tolkien.
Avatar attinge intensamente dall’arte e dalla mitologia asiatica per creare il proprio universo immaginario. Escludendo lo stile grafico del cartone, che si ispira esplicitamente alle opere di Miyazaki e della Gainax (scatenando così l'interminabile disputa sul fatto che questo sia un cartoon o un anime), la serie agglomera filosofie, religioni, miti, costumi, tradizioni e arti marziali asiatiche. Tutte le sue influenze culturali più esplicite (a parte qualche azzeccatissima strizzatina d'occhio al XX secolo occidentale) riguardano l’arte e la storia dell'oriente, dall’Induismo al Taoismo al Buddhismo ed allo Yoga in una miscela potenzialmente insostenibile ma che dà vita ad un universo coerente e vitale, grazie anche ad una bellissima e mai invasiva colonna sonora.
Ognuna delle nazioni (e qui il termine è molto preciso perché parliamo di popoli rigidamente separati) del mondo di
Avatar contiene al suo interno elementi culturali di Stati asiatici diversi e specifici: la Nazione del Fuoco rispecchia maggiormente i giapponesi, il Regno della Terra (vasto e più variegato al suo interno) i cinesi della dinastia Qing, i Nomadi dell’Aria sono chiaramente tibetani mentre le Tribù dell’Acqua si rifanno al popolo Inuit. Anche gli stili di combattimento, le tecniche e le armi di lotta sono diversificate e basate sulle antiche arti marziali e ad ognuno dei domini corrisponde un determinato stile del mondo reale: il
Tai Chi per il Dominio dell’acqua, lo stile
Hung Gar per il Dominio della terra, lo stile
Shaolin della Cina settentrionale per il Dominio del fuoco e lo stile
Ba Gua Zhang per quello dell’aria. Per alcuni soggetti principali, addirittura, sono state individuate tecniche più specifiche, che meglio si adattavano alle caratteristiche del personaggio, come lo stile
Chu Gar della Mantide Religiosa del Sud, che utilizza un particolare movimento dei piedi e viene utilizzato da Toph Bei Fong per compensare la sua cecità e la contraddistingue con un Dominio della Terra unico, mentre lo stile
Shequan (o "pugilato del serpente") è proprio dalla principessa Azula. Questa cura per i particolari marziali ha generato alcuni tra i più bei combattimenti della storia del cinema, anche qui non solo di animazione!
Già queste prime righe basterebbero a giustificare l'importanza de
La Leggenda di Aang ma il vero valore dell'opera è nella precisione con cui vengono delineati tutti i personaggi, dai più importanti, ovviamente, fino alle comparse. Di ognuno scopriamo la storia e, soprattutto per i principali, vediamo lo sviluppo e la maturazione di episodio in episodio. Più del semplice spostamento fisico da una località all'altra, quello del viaggio, inteso soprattutto come crescita interiore, è uno dei temi portanti del cartoon. La maggior parte dei personaggi è costituita da adolescenti, con un'età compresa tra i dodici ed i sedici anni e questo comporta una tempesta emotiva che la serie riesce a rappresentare con grande cura, presentandoci un campionario di sentimenti estremamente vario e realistico: ci sono coraggio, timore, senso di inadeguatezza, egoismo, amore, amicizia, orgoglio, la dicotomia tra un'inaspettata maturità e la prevedibile puerilità, tutte sensazioni che coinvolgono sia i protagonisti che gli antagonisti, non meno complessi ed affascinanti. Sì, indubbiamente i personaggi sono il punto di forza di
Avatar: ognuno di essi possiede personalità e motivazioni uniche e ben costruite, talmente convincenti ed accattivanti da rendere impossibile odiare anche solo uno di essi, fosse pure il più crudele e spietato dei villain. Gli stereotipi comportamentali, per quanto presenti, sono utilizzati con criterio, in contesti che li rendono plausibili e sopportabili, senza che questo comporti il rinunciare ad una buona dose di originalità. Nel corso dei sessantuno episodi il gruppo di eroi entrerà a contatto con numerose figure molto eterogenee, traendone preziosi insegnamenti o fungendo essi stessi da ispirazione per gli altri, realizzando una continua e reciproca maturazione psicologica. Anche i rapporti che instaurano mutuamente sono brillanti e profondi.
Insomma,
La Leggenda di Aang è un capolavoro sotto ogni aspetto ed è davvero un'opera di rara bellezza. Sebbene concettualmente la storia sia semplice, la sceneggiatura è realizzata così magistralmente che ogni episodio aumenta il pathos narrativo facendo sì che non ve ne sia nemmeno uno inutile, dalla prima puntata fino all'ultima scena della terza serie. Con la sua purezza di trama, world building, temi e la complessità dei suoi personaggi è una storia che parla tanto agli adulti quanto ai bambini.
Questa non è una serie "normale", non va solo guardata ma, per apprezzarne appieno la sua ricchezza, rivista più volte e, sempre, ammirata! :D