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sabato 1 giugno 2019

L'isola dei cani


Titolo originale: Isle of Dogs
Nazione: USA
Anno: 2018
Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Durata: 101'
Regia: Wes Anderson
Cast (voci): Tilda Swinton, Scarlett Johansson, Kunichi Nomura, Jeff Goldblum, Harvey Keitel, Hakira Takayama, Greta Gerwig, F. Murray Abraham, Frances McDormand, Yoko Ono, Edward Norton, Bryan Cranston, Bob Balaban, Bill Murray, Anjelica Huston

Trama:
Giappone, 2037. Il dodicenne Atari Kobayashi va alla ricerca del suo amato cane dopo che, per un decreto esecutivo a causa di un'influenza canina, tutti i cani di Megasaki City vengono mandati in esilio in una vasta discarica chiamata Trash Island. Atari parte da solo nel suo Junior-Turbo Prop, vola attraverso il fiume alla ricerca del suo Spots e...

Commenti e recensione:
Fino ad oggi non lo sapevamo ma quello tra Wes Anderson ed il Giappone è il matriomonio perfetto. Lo stile geometrico, rigoroso e sentimentalmente contenuto (che però non significa "freddo") del regista si accoppia benissimo con la maniera in cui il Giappone è percepito dal resto del mondo, col suo design minimale, la tendenza a trattenere i sentimenti ed a mostrarsi rigorosi, innamorati di regole, tradizioni e rituali. Persino la fissa per le divise si rispecchia pienamente nel cinema di Anderson. Eppure l’immaginario giapponese, per quanto avvicinato e riadattato, non viene mai veramente riprodotto. Fin dal prologo, Anderson ricorre all’iconografia Ukiyo-e, alla pittura ottocentesca, al teatro nō, al manga, all’anime, ma lo fa lasciando che le inquadrature del suo film siano arricchite dalle infinite altre immagini del mondo a cui rimandano e non siano solo appiattite e banali citazioni. È un universo stilizzato, composto a partire da segni di riconoscimento ad uso e consumo occidentale; stereotipato non per ottusità ma perché di seconda mano, riciclato da rappresentazioni fittizie preesistenti, in una gamma di modelli d'ispirazione pop che vanno dichiaratamente da Kurosawa a Miyazaki, dai fumetti cyberpunk agli assurdi show televisivi nipponici. Il tutto abilmente mescolato ai riferimenti a Quarto potere, 1997 Fuga da New York, Mad Max, Marlene Dietrich e tant'altro. L'isola dei cani non è quindi un omaggio all’iconografia giapponese quanto piuttosto lo scavo oltre la forma immediata e riconoscibile di un segno, un tratto e, perché no, di un'emozione.
Che il cinema di Anderson non sia mai stato diretto ed istintivo, che sia "troppo di testa" e solo per chi accetta di far parte del suo giochino intellettuale, lo si è sempre detto e saputo e, ovviamente, in un'opera interamente realizzata a mano, senza alcun concorso esterno ed incontrollato della natura, questo effetto è amplificato al massimo. Mai come questa volta, l’ennesima ripetizione della formula del regista ha mostrato il suo vero intento: operare uno scavo (come bene ci indica l’ultimo movimento di macchina del film) nella propria identità, provando a smuovere, anche con altre tecniche, altre forme, altre culture ed altri immaginari, la propria superficie, piacevolmente piatta. Anderson gioca anche sull'audio (e, sottilmente, con il suo amato soggetto dell'incomunicabilità) e lo fa in un modo tutto nuovo: gli umani parlano in giapponese (e nemmeno sempre tradotti o sottotitolati) ed i cani in inglese, così da mettere sullo stesso piano due universi e farli dialogare solo attraverso il commento e, in casi particolari, la traduzione simultanea, in diretta ma sempre mediata. Meraviglioso!
Raramente, probabilmente a torto, cito il cast di un cartone animato ma questa volta l'ho intenzionalmente lasciato nella scheda. Come potete vedere, anche solo ad un'occhiata superficiale c'è un intero mondo di messaggi da cogliere semplicemente scorrendo quei nomi.
Potrei aggiungere, come è stato fatto da molti critici, che la definizione del ruolo (all'interno di una relazione privata o di una comunità) sia la chiave per dare ordine all'ennesimo caos di rapporti personali e collettivi messo in scena da Anderson. Avrei senz'altro ragione ma sarebbe davvero una lettura superficiale, esattamente come lo sarebbe stata per I Tenenbaum o Moonrise Kingdom: c'è di più in questo film e vi invito caldamente a coglierlo! :D


domenica 3 febbraio 2019

Il treno per Darjeeling


Titolo originale: The Darjeeling Limited
Nazione: USA
Anno: 2007
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 91'
Regia: Wes Anderson
Cast: Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Amara Karan

Trama:
Tre fratelli, che non si sono parlati per un anno, organizzano un viaggio in treno attraverso l’India alla ricerca di se stessi, per rinsaldare il legame tra loro e per incontrare la madre, ritirata in convento. Una serie di disavventure trasforma il loro viaggio in qualcosa di diverso e...

Commenti e recensione:
Com'è difficile scrivere la recensione per questo film! Potrei parlare della trama, o della bellezza delle immagini, o della splendida colonna sonora o, ancora, della bravura degli attori ma, in realtà avrei solo descritto ciò che si vede e si ode e questo film, Il treno per Darjeeling, è molto di più della somma di questi "dettaglini". Potrei dilungarmi su tecnicismi e riferimenti cultural/artistici anni '70, sottolineare che è la giusta chiusura alla "trilogia della famiglia", approfondire il ruolo di Rober Yeoman e della sua macchina fotografica, scrivere del "gusto per la divagazione (e, a tratti, questo film È divagazione) e tanto altro. In realtà potrei anche non scrivere nulla e lasciare a voi il compito di giudicare... ma questo sarebbe davvero barare. ^__^
Cominciamo allora dai colori, che sono il primo ed immediato aspetto di questa pellicola: vivi e bollywoodiani come non mai, sono il filo conduttore cinematografico del film. Spesso si rimane quasi accecati dalla bellezza dei luoghi, dai contrasti cromatici (o addirittura cromatico/emotivi, come ad esempio all’interno del villaggio indiano, il cui colore delle case si oppone fortemente alla drammaticità della scena che si sta vivendo) e dall'incredibile ricercatezza dei dettagli. Le splendide inquadrature, come sempre spesso simmetriche, ci permettono di constatare in ogni minimo particolare ciò che sta avvenendo sullo schermo. Ogni singolo fermo immagine è così carico di senso e significato che è difficile trovarne anche solo uno che, preso in esame, non sia un vero e proprio quadro, dotato di un proprio valore semiotico e comunicativo. Si può dire tanto su Anderson ma, ammettiamolo, è un vero maestro della fotografia!
Nella sua continua ricerca tecnica, qui Anderson ha anche reinventato, usandolo sapientemente, il vecchissimo rallenty. Non serve ad ornare semplicemente il film e non è un modo per farci notare con maggior attenzione una scena; non è, insomma, utilizzato per mera scelta stilistica. É invece un modo sapiente per porci davanti al momento, per farci riflettere, pensare, ragionare. Quasi come se il regista volesse mettere il film in pausa e dirci “Ehi, osserva bene e pensa. Il film ora non è importante, i tuoi pensieri lo sono”. Impeccabile.
Gli attori, infine: Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman sono tutti ai massimi livelli, perfettamente a loro agio nei loro grotteschi e quasi caricaturali personaggi. È un vero piacere osservarli e lo è altrettanto poterli apprezzare in ruoli così differenti da quelli della maggior parte dei film in cui hanno recitato.
E la trama? Beh, quella, pur bellissima, quasi non è importante. L’interpretazione del viaggio è veramente personale e, come tale, spiegarvi come l'ho vissuta io non solo non sarebbe oggettivo ma vi porterebbe fuori strada; dovete assaggiare da soli la vera essenza di questo capolavoro.
Guardatelo e godetevelo! :D

sabato 8 dicembre 2018

Le avventure acquatiche di Steve Zissou




Titolo originale: The life aquatic with Steve Zissou
Nazione: USA
Anno: 2004
Genere: Commedia, Avventura
Durata: 118'
Regia: Wes Anderson
Cast: Bill Murray, Owen Wilson, Cate Blanchett, Anjelica Huston, Willem Dafoe, Jeff Goldblum

Trama:
Dopo la morte del suo collaboratore ed amico fraterno Esteban - divorato da un pescecane enorme e di razza sconosciuta - Steve Zissou, celebre oceanografo e documentarista ormai in declino, decide di giocare il tutto per tutto partendo alla ricerca di quello che ha battezzato "squalo giaguaro". Con lui parte l'intero "Team Zissou", un'accozzaglia di personaggi eccentrici ed eterogenei che, a bordo della Belafonte, vivranno le più incredibili avventure e...

Commenti e recensione:
Accolto sia dalla critica che dal pubblico nell'ormai classico (per i film di Anderson) "modo altalenante", Le avventure acqutiche di Steve Zissou è l'ennesima prova della magistrale abilità del regista, un genio capace di mescolare con perfetto equilibrio il tenero ed il comico, spruzzando il tutto con un lieve ed azzeccatissimo retrogusto di drammatico.
Anderson cesella il film con così tanti dettagli, citazioni, immagini e suoni da dare al lavoro un'atmosfera a tratti fiabesca e leggera, complici anche i colori che sembrano essere stesi a pastello tanto sono luminosi, chiari e spensierati. L'invenzione di un bestiario marino, di una fauna brillante dai nomi stravaganti (pesci fragolini, cavallucci marini iridati, delfini albini, meduse Vietcong) e la geniale collocazione comica nello spazio di corpi e volti (brillantemente evidenziati grazie alla difficilissima tecnica de "l'attore giusto al momento giusto"), oltre che un cast di tutto rispetto ed in piena forma, fanno di Zissou un autentico gioiellino.
E che dire delle splendide scelte musicali, affidate ancora una volta a Mark Mothersbaugh, cantante e tastierista negli anni ’70 dei Devo, che è da sempre collaboratore del regista? Si intrecciano – in maniera esilarante e nostalgica – i brani storici di David Bowie... ma adattati in portoghese ed interpretati dall’attore/cantante brasiliano Seu Jorge!
Il risultato di tanto lavoro è un magnifico ed anomalo tuffo in un cinema che, forse, credevamo non esistesse più. Realizzato sulle coste del litorale italiano e negli studi di Cinecittà, Zissou ha il notevole pregio, rimescolando i canoni del “film d’avventura” senza snaturarli gratuitamente, di saper fondere ironia e mestizia con gradevole naturalezza.
E siccome è impossibile non fare paragoni col Moby Dick di Melville, di cui altro non è che la versione post-moderna, pop-art (con tanto di Yellow Submarine ^_^), retrofuturistica e stralunata, questo film è da vedere assolutamente! :D




Questo post è invece dedicato al carissimo Tres che
ha riaperto il suo bellissimo




 Tieni duro Tres, abbiamo tutti imparato da te e la rete, senza il tuo contributo, non sarebbe più la stessa.
IN BOCCA AL LUPO!

:D

lunedì 23 luglio 2018

I Tenenbaum


Titolo originale: The Royal Tenenbaums
Nazione: USA
Anno: 2001
Genere: Commedia
Durata: 109'
Regia: Wes Anderson
Cast: Gene Hackman, Anjelica Huston, Ben Stiller, Gwyneth Paltrow, Luke Wilson, Owen Wilson

Trama:
Famiglia non è un sostantivo, è una condanna.
Tenenbaum e sua moglie Etheline hanno tre figli e sono separati. I tre fratelli, tutti ex bambini prodigio, si ritrovano adulti nella loro casa d'infanzia per un'inattesa riunione di famiglia ma molte cose sono cambiate e...

Commenti e recensione:
I Tenenbaum è il film con cui Anderson ha mostrato al mondo il suo gusto estetico e la sua magnifica capacità di raccontare e che lo ha, meritatamente!, lanciato nell'Olimpo del cinema d'autore di questo inizio di millennio. La pellicola è una gioia di contraddizioni, perché è una commedia che scorre velocissima, quasi senza fiato, eppure parla di persone che, a un certo punto della loro vita, si sono “fermate”. È una commedia ed è impostata per far ridere, eppure alla fine nessuno può celare una forte commozione più vicina al pianto che al riso. È una commedia, raffinata e frastornante, che usa il racconto con la voce fuori campo (per non meno di venti minuti come nemmeno Amelie °O°) ma che poi non ha scrupoli a sfruttare le musiche anni sessanta/settanta (Clash, Beatles, ecc… con un‘esaltante Hey Jude nella lunga introduzione) come un esplosivo emozionale. Eppure, grazie alla sua forza così originale, non diventa mai né parodia di altro, né commedia classica hollywoodiana, né luogo di redenzione, né cinema demenziale né, soprattutto, una scatenata scorribanda alla Fratelli Farrelly. Sarebbe stato facile usare questi mezzucci, e invece Wes ha preferito realizzare un film magnificamente tenero, che gioca sulle debolezze dei personaggi come loro effettivo, unico punto di forza, che mescola le carte sui rapporti, su quegli attimi fuggenti in cui le vite a volte incorrono, e trova in una straordinaria parola, forse mai pronunciata, il suo magnifico senso vitale: perdono.
Come spesso nei lavori di Anderson, il film vanta un cast strepitoso. Assieme ad un grandissimo Gene Hackman, alla sua ultima performance importante, recitano i fratelli Wilson, Bill Murray (a cui il regista non riesce a fare a meno) ed una strepitosa Paltrow, sempre a suo agio nei personaggi un po’ disagiati, belli ma misteriosi. Ovviamente un ruolo fondamentale lo assumono le inquadrature, la scenografia, le simmetrie ed i fermi immagine che, ormai tipiche del regista, qui prendono davvero forma. La fotografia è sempre quella dai colori pastello e dallo stile rétro del fantastico Robert Yeoman, ormai anche lui simbionte di Anderson.
In conclusione, I Tenenbaum è un film davvero ben fatto, soffice e pungente, che può anche dare lezioni di morale sorprendenti (basta saper ascoltare con il “muscolo dei sentimenti” ^__^), potenzialmente catalogabile come Commedia ma dove malinconia e comicità, difficilmente conciliabili, qui risultano perfettamente miscelate.
A mio avviso? Assolutamente da vedere! :D

venerdì 6 aprile 2018

Fantastic Mr. Fox


Titolo originale: Fantastic Mr. Fox
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: Animazione, Commedia, Avventura
Durata: 88'
Regia: Wes Anderson
Cast: George Clooney, Meryl Streep, Jason Schwartzman, Bill Murray, Wallace Wolodarsky

Trama:
Il signore e la signora Fox vivono in un albero insieme ai figli, al Tasso, al Coniglio e alla Donnola. Non lontano dimorano tre disonesti agricoltori, Boggis, Bunce e Bean, che il signor Fox deruba tutte le sere per procurarsi la cena. Ma un giorno il trio di contadini decide di vendicarsi e...

Commenti e recensione:
Consapevole del rapporto non propriamente idilliaco con una parte del suo uditorio (anche il pubblico, probabilmente incapace di cogliere la sottile arguzia delle sue messe in scena, gli ha spesso voltato le spalle), Wes Anderson ha pensato bene di andarsi a complicare ulteriormente la vita, estraendo dal cassetto un racconto di Roald Dahl e scegliendo la via dell’animazione in stop-motion per dargli vita sul grande schermo. Un bell'azzardo che ancora una volta, a mio modestissimo avviso, gli frutta un piccolo capolavoro! Perfetta commedia da salotto buono newyorchese, gustosa incursione nell’humour di stampo britannico, delirante e agitatissimo hellzapoppin’ animato, tenero ritratto delle turbe adolescenziali...: Fantastic Mr. Fox è tutto questo e ancora di più, confezionato in un’elegante animazione passo-uno che sfoggia un lavoro di charachter design da leccarsi i baffi! :D
Anderson non è mai troppo interessato alla "storia", ciò che più lo affascina sono i personaggi, ciò che fanno è quasi un pretesto per vestirli, vederli all'opera con altri personaggi o inseriti in contesti scenici possibilmente bizzarri. Ecco quindi la casa dei Tenenbaum, gli abissi di Stive Zissou, il Grand Budapest Hotel. Qui abbiamo un intero mondo ricreato a mano, il che vuol dire non solo paesaggi (il sottoterra, le fattorie, l'interno degli alberi), ma anche dei personaggi dalle sembianze tutte da inventare (un attore, per quanto lo puoi truccare, rimane una persona con delle proprie peculiarità). Si potrebbe quindi dire che siamo di fronte all'opera di Wes Anderson più personale da un punto di vista estetico. Allo stesso tempo, il fatto di rifarsi, almeno a grandi linee, ad un libro preesistente, lo aiuta a non perdersi troppo dietro il suo perfezionismo da "fotografo delle immagini" (una definizione che, per via della tecnica stessa dello stop-motion, calza ancor più che in passato!^_^) e a raccontare al contempo una storia con un inizio e una fine. Se infatti ciò che si poteva lamentare a Anderson era il fatto di sembrare sempre più attento alla confezione che al contenuto, con Fantastic Mr Fox finalmente si può dire che i due aspetti siano curati quasi allo stesso livello. Sono tante le battute e le sequenze realmente divertenti (e non solo "snob"), così come sono apprezzabili, forse proprio perché non sono troppe, le situazioni non-sense. E per il doppiaggio? Le cadenze, i suoni, i timbri e tutto l'apparato vocale dei formidabili George Clooney, Meryl Streep e Bill Murray sono inarrivabili e giustificano da sole un intero mondo di pensare che appartiene tutto al regista ma, devo ammetterlo, anche la traccia italiana ha parecchi pregi. L'esistenza di una morale della favola piuttosto "cinica" (se si è animali, anche se civilizzati, si rimane animali) chiude bene un racconto che scorre via piacevolmente facendo rimpiangere solo la sua breve durata (meno di novanta minuti ç_ç).
Forse non sarà, come ha detto qualcuno ultimamente, un regista indispensabile ma è sicuramente una delle figure più creative, folli e autoriali (in senso di regista che porta lo spettatore nel suo mondo) del cinema contemporaneo.
Da vedere? Sì. Da apprezzare? Senza alcun dubbio! :D




dedico anche questo post al carissimo
G R A Z I E
 che con tenacia incredibile sposta i suoi preziosi up 
da una pagina all'altra. 
Oggi potete trovare tutti i suoi lavori qui:

clone4 - la miniera di  G R A Z I E

(la parte in corsivo l'ho aggiunta io, perché la merita! ^__^)

COMPLIMENTI 
E BUONA FORTUNA!


venerdì 26 gennaio 2018

Grand Budapest Hotel


Titolo originale: The Grand Budapest Hotel
Nazione: USA
Anno: 2014
Genere: Commedia
Durata: 100'
Regia: Wes Anderson
Cast: Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe

Trama:
Gustave H, leggendario concierge di un famoso hotel, stringe amicizia con il giovane garzone Zero che diventa il suo protetto di fiducia. La loro storia si intreccia con quelle del furto di un dipinto dall'inestimabile valore (con successivo recupero), della battaglia per un enorme patrimonio familiare, dei lenti o improvvisi sconvolgimenti che hanno trasformato l'Europa nella prima metà del XX secolo e...

Commenti e recensione:
Se con Moonrise Kingdom Wes Anderson ha scoperto il tempo, ora ha deciso di servirsene come ha sempre usato lo spazio: incorniciandolo, trasformandolo in una cartolina, magari quella conservata in ricordo di un sentimento nostalgico. Grand Budapest Hotel fluttua su quattro decenni di storia - gli anni Duemila, gli anni Ottanta, gli anni Sessanta e gli anni Trenta - che corrispondono ad altrettanti livelli di racconto e, come matriosche, stanno uno dentro l’altro: una cornice in una cornice in una cornice in una cornice.
Il mondo di Anderson è ancora lì dove è sempre stato, in un altrove irraggiungibile in cui sarebbe bello abitare, ma in più ha la sua componente onirica, addirittura decadente. Non più il fumetto, la polaroid di famiglia o l'oggetto da modernariato: le immagini di Grand Budapest Hotel sono figurine Liebig, illustrazioni da latta dei biscotti e trasferiscono nella cornice (della cornice della cornice) l'immagine ideale della Mitteleuropa, fasulla come già negli anni '30 delle operette alla Lubitsch; ideale e idealizzata come il "mondo di ieri" di Stefan Zweig, i cui scritti, si scopre ai titoli di coda, sono alla base del film. Ma quelli di Zweig erano i ricordi di un europeo, mentre quelli di Anderson sono i sogni di un "bricoleur", americano per nascita, sradicato per vocazione, ora mitteleuropeo per vagheggiamento, o forse solo per divertimento. ^__^
In Grand Budapest Hotel ci sono tutti gli elementi da sempre utilizzati dal regista: la divisione in capitoli, i personaggi che incarnano i vizi e le virtù dell’essere umano, che vengono rappresentati con colori sfavillanti e sgargianti. Un film quasi grottesco nei costumi, nelle scelte delle location, nei brani e nei personaggi; o forse un film fumettistico, una pellicola matura e ben riuscita, che convince lo spettatore e lo mette in discussione sul considerarlo o meno uno dei migliori film degli ultimi anni. (Che poi è probabilmente quello che pensarono i giurati del Festival di Berlino se si sentirono obbligati di omaggiandolo del Gran Premio). La pellicola è davvero ben scritta, divertente e ironica, con un ritmo incalzante e il regista passa con grande disinvoltura da un genere all’altro: prima commedia, poi noir, poi di nuovo commedia passando attraverso l’avventura. Un mix di genere che trova facile leva sull’ironia dell’autore (basta vedere l’assurda e nello stesso tempo credibile fuga dal carcere XD). E poi ci sono tutti quei personaggi che si avvicendano tra loro i quali, pur essendo proprio tanti, non sono mai di troppo e si inseriscono benissimo nella trama. Infine, ritroviamo ciò che ci si aspetta sempre in un'opera di Wes: i carrelli laterali, i carrelli in avanti, le immagini simmetriche, le scenografie disegnate, l'umorismo caustico e la rabbia che esplode improvvisa... C'è davvero tutto ma anche una sana rozzezza da turpiloquio e una rappresentazione della violenza poco stilizzata che provocano una piacevole sensazione di sfasamento, sempre sul limitare di un sogno, forse più sinistro di quello che sembra.
Grand Budapest Hotel è un film da non perdere, sia per la verve ironica sia per l’eccellente fotografia e la musica ammaliante che, infine, per la leggerezza con la quale tratta un periodo storico (le due guerre) difficile e crudo. Insomma, un film gradevole, divertente, ironico, piacevole, da vedere assolutamente! :D


venerdì 29 settembre 2017

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore


Titolo originale: Moonrise Kingdom
Nazione: USA
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata: 94'
Regia: Wes Anderson
Cast: Jared Gilman, Kara Hayward, Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton

Trama:
Anni Sessanta: per poter vivere liberamente il loro amore, un ragazzo e una ragazza sono costretti a scappare dall'isoletta del New England dove vivono. Di fronte alla loro fuga, i loro concittadini adulti si organizzano in vari gruppi per ritrovarli e riportarli all'ordine ma così facendo sconvolgono l'ordine e la tranquillità cui sono abituati e...

Commenti e recensione:
Benvenuti in un viaggio simpatico, sarcastico, satirico, ironico, tra le pieghe sottili del proibizionismo e della voglia di ribellione, tra i risvolti colorati dell’innocenza e dell’istinto, tra gli stretti corridoi della burocrazia e dell’età adulta. Questo è uno di quei film che sfida ad andare oltre, che divide gli spettatori in due: quelli che lo apprezzano, e quelli che lo amano, ovvero quelli che si fermano in superficie e quelli che scavano a fondo. ^__^
Wes Anderson continua a dimostrarsi uno dei più grandi registi del decennio, capace di creare "piccoli" capolavori del calibro de I Tenenbaum, Il treno per il Darjeeling e ancora Fantastic Mr. Fox e Grand Budapest Hotel, restando sempre sul limitare tra il New York style e il folle. E se, talvolta, questa sua capacità ha creato dissensi, qui è riuscito a mettere tutti d'accorto perché, mentre raggiunge i suoi massimi livelli nell’estetica, nella colonna sonora, così raffinata e curata nella strumentistica, nella fotografia dagli intensi colori pastello, immergendoci in incantevoli piccoli paesaggi della Nuova Inghilterra, racconta un amore tra dodicenni così forte e consapevole, così puro e sensuale da far impallidire tutte le altre storie.
Wes ci propone una sceneggiatura particolare e fuori dalle righe (scritta con Roman Coppola) ed un film interpretato coralmente in ognuna delle sue componenti per tener sempre viva una realtà ribelle, diversa. Tutto sembra essere descritto dal punto di vista un po’ stralunato dei ragazzi: i personaggi, i luoghi, le istituzioni, i dialoghi. Nessun personaggio è davvero normale fino in fondo e forse è proprio questa la sottile satira sollevata nei confronti della società: proprio i più rigorosi e conformisti saranno colpiti ed affondati mentre i sentimenti e le storie più pure e coinvolgenti saranno vissute proprio dai ragazzi, quelli strani, quelli che all’inizio sembrano essere esclusi dal mondo sociale e alla fine, come in ogni film che si rispetti, passano sotto l’arco del cambiamento e conquisteranno tutti.
Regia magistrale, in completa sintonia con ogni singolo elemento; attori, comparse, tutto si muove e si evolve con lo stesso linguaggio. Se del cast non si possono non citare, tra gli altri, un bravissimo Bruce Willis e un eccellente Edward Norton (forse non necessari ma certamente la loro presenza ha richiamato tanti spettatori al box office e dato loro l’opportunità di apprezzare un film dalla premessa non proprio irresistibile), i veri giganti di questo film sono i due assolutamente sconosciuti e non professionisti (spero solo per poco!!!) Jared Gilman e Kara Hayward, novelli “Romeo e Giulietta”, molto meno drammatici e molto più avventurosi, strani, stralunati, straordinari!
Diciamoci la verità, Moonrise Kingdom non è un film mainstream, eppure è riuscito ad incantare critici e spettatori e quindi: lasciatevi trasportare anche voi da un’innocente, disinibita, storia d’amore tra due strani dodicenni in fuga dalla loro realtà fatta di regole e conformismi. :D


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