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giovedì 1 gennaio 2026

Pericolosamente Johnny



Titolo originale: Johnny Dangerously
Nazione: USA
Anno: 1984
Genere: Commedia
Durata: 86'
Regia: Amy Heckerling
Cast: Maureen Stapleton, Danny DeVito, Peter Boyle, Griffin Dunne, Michael Keaton, Joe Piscopo

Trama:
In una città nebbiosa e scura, due bande di gangster si spartiscono il traffico di alcolici affrontandosi a colpi di mitra. Un onest'uomo, per poter pagare le cure mediche per la madre malata, si ritrova costretto a darsi alla malavita e fa rapidamente carriera ma...

Commenti e recensione light:
Basta dare un'occhiata al cast per capire che genere di sforzo sia stato messo in atto per la realizzazione di questo gioiellino, eppure la distribuzione italiana, presa dal panico, è fuggita a gambe levate e l'ha relegata direttamente all'Home Video. Tra l'altro con un doppiaggio che non fa davvero onore alla tradizione italiana e che ricorda piuttosto quelli di MammaRai per gli anime.
Non parliamo poi di come la critica cinematografica affossò il film, guardando come sempre la parodia dall'alto in basso, come se qualsiasi cosa diversa da C'era una volta in America non meritasse nemmeno di essere presa in considerazione.
Per me, invece, questa è una delle parodie più simpatiche e riuscite di quegli anni, ricchissima di comicità demenziale e di riferimenti a tutto il genere gangster anni '40 su cui sono cresciuto!
La Heckerling, che di lì a poco avrebbe girato Senti chi parla, è un fiume in piena di gag e creatività e gli attori, da Keaton a DeVito e Piscopo, sono formidabili. Alcuni passaggi, anche dopo tutti questi anni, sono ancora assolutamente esilaranti ed irresistibili e mi ricorda tantissimo quell'umorismo intelligente e puntuale di Dick Tracy ...che infatti fu stroncato quasi allo stesso modo, quasi per una sorta di maledizione.
Speravo che la voce di corridoio che girava nel 2015, dove si parlava di una nuova edizione con un ridoppiaggio completo, si avverasse ma niente, è passato un altro anno e mi vedo "costretto" a proporvi la versione originale. Pazienza, non è un Cannarsi e quindi, con un pizzico di giudizio, è possibilissimo godere il film anche in italiano benché, personalmente, consigli sempre di sentire l'audio originale, eventualmente con in sottotitoli. In ogni caso, vi invito caldamente a riscoprire questa perla ingiustamente dimenticata! :D



mercoledì 24 dicembre 2025

Appuntamento a Belleville



Titolo originale: Les Triplettes de Belleville
Nazione: FRA
Anno: 2003
Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Durata: 72'
Regia: Sylvain Chomet

Trama:
Champion è un piccolo orfano che vive con la nonna. Vedendo Champion felice quando va in bicicletta, lei lo sottopone a duri allenamenti fino a quando, da grande, si mostra pronto per competere al Tour de France e...

Commenti e recensione light:
...a breve. ç__ç





BUON NATALE!
TANTISSIMI AUGURI DAL VOSTRO AFFEZIONATO
RANMAFAN



 

mercoledì 1 gennaio 2025

La rosa di Bagdad


Titolo originale: La rosa di Bagdad
Nazione: ITA
Anno: 1949
Genere: Animazione
Durata: 71'
Regia: Anton Gino Domeneghini

Trama:
Amin, suonatore alla corte del Sultano, è innamorato della principessa Zeila che lo ricambia, ma il perfido visir Giafar, che vede nel matrimonio con Zeila il mezzo per impadronirsi del regno, ben sapendo che la principessa non lo acconsentirebbe mai alle nozze, si fa aiutare dal potente mago Burk e...

Commenti e recensione
La rosa di Bagdad è il primo lungometraggio di animazione europeo e già solo per questo ha diritto ad un posto d'onore nelle antologie del Cinema. E non state a sentire quelli che vi diranno che è stato preceduto da Le avventure del principe Achmed di Lotte Reiniger del 1926, o dal perduto El apòstol di Quirino Cristiani del 1917, perché quelli erano realizzati in cutout animation e, francamente, non possono essere equiparati a questo gioiello. Non considero nemmeno I fratelli Dinamite di Nino Pagot, che fu sì registrato in SIAE due anni prima ma solo grazie ad un cavillo, visto che erano a circa metà della produzione, ed infatti uscì in contemporanea allo stesso Festival del Cinema. Non fraintendetemi, è un bellissimo film ma di una qualità artistica e tecnica molto inferiore ed infatti non venne mai paragonato ai lavori della Disney.
Il capolavoro di Domeneghini, invece, è stato subito ammirato in tutto il mondo: in Olanda è ancora uno dei cartoni più popolari del dopoguerra e nel mondo anglosassone, grazie anche al doppiaggio della principessa Zelia da parte di una sedicenne ma già magnifica Julie Andrews, ottenne un ottimo successo. Peccato che, come al solito per colpa di una distribuzione particolarmente miope, in Italia non andò così bene e gli incredibili sforzi del team di Domeneghini non ebbero seguito, altrimenti oggi saremmo potuti essere alla pari con l'animazione degli Stati Uniti e del Giappone. (Ogni tanto qualcuno ci ha riprovato ma gli investimenti richiesti alla realizzazione di questi film "per bambini" hanno sempre terrorizzato i nostri tirchissimi produttori e soloni della settima arte. Aperta e chiusa parentesi >_<).
La storia della realizzazione di questa pellicola è talmente interessante da meritare un film tutto suo!
Nel 1940 Domenighini era il pubblicitario più importante d'Italia, con un pacchetto clienti del calibro di Coca Cola e Gilette, ma l'inasprirsi della guerra ebbe, come effetto collaterale, il blocco di tutte le campagne pubblicitarie. In quegli stessi anni era nelle sale il bellissimo Biancaneve e i sette nani di Disney, del '37 ed il Nostro, trovatosi improvvisamente senza lavoro ma con un sacco di creatività ancora da smaltire, si rese conto di avere gran parte delle capacità necessarie a realizzare qualcosa dello stesso livello. Con quest'idea in testa si presentò ai più alti livelli del Partito che, interessati dalla possibilità di dimostrare come l'Italia fosse superiore agli USA anche in questo campo, gli diedero accesso a capitali significativi.
Grazie ai suoi contatti Domeneghini riunì un gruppo creativo di primissimo ordine (come, tra i tanti, due importanti scenografi della Scala, l'illustratore delle figurine Perugina ed il celebre compositore milanese Riccardo Pick-Mangiagalli) che contribuirono a creare l'estetica distintiva del film con la sua sorprendente miscela di animazione basata su personaggi comici ed esotismo figurativo della scuola orientalista italiana di Mariani e Simonetti.
La guerra causò enormi difficoltà alla produzione: nel '42 lo studio di Milano venne distrutto durante i bombardamenti alleati e tutta la troupe, con relative famiglie, fu fatta evacuare in un paio di ville in provincia di Brescia. Purtroppo erano abbastanza vicine ad una stazione ferroviaria per cui anche queste subirono diversi attacchi degli Spitfire, come da consuetudine dell'epoca.
Solo verso il '47 le migliaia di disegni prodotti furono inviati, per mancanza in Italia di attrezzature adeguate, nei laboratori della Stratford Abbey Films, unici rimasti in Europa occidentale a poter gestire il Technicolor e sopravvissuti ai Blitz solo perché spostati in tutta fretta da Londra a Stroud.
Durante i due anni di permanenza lì, i disegni e gli spezzoni di filmato già realizzati furono molto probabilmente visti anche da Walt Disney, che non lontano stava girando L'isola del tesoro, anch'esso in Technicolor, e ne prese (si dice) non pochi spunti per il suo Cenerentola del 1950. ^_^
Gli artisti de La rosa di Bagdad saccheggiarono bonariamente Le mille e una notte ma trassero più di un’ispirazione dall’irraggiungibile Biancaneve, dalla vis comica e lo stile caricaturale de I viaggi di Gulliver (1939) di Dave Fleischer e, soprattutto, da Il Ladro di Bagdad del 1940, uscito a lavori appena iniziati: i Jafar, così come il Califfo Oman ed il Sultano di Bassora sono praticamente identici. Niente di grave ovviamente, il Jafar di Aladdin del 1992 è ancora uguale, così come il sultano, ed ormai è persino difficile capire da quale fonte siano stati copiati. XD
Finalmente le pellicole arrivarono in Italia nel 1949 e vennero presentate al Festival di Venezia di quell'anno, vincendo senza discussioni il primo premio assoluto nella sezione Ragazzi, stracciando il film dei Pagot.
Se stilisticamente ed artisticamente La rosa di Bagdad non ha nulla da invidiare ai titoli d'oltreoceano, la trama soffre un pochino di un minutaggio insufficiente (probabilmente anche per necessità di budget), qualche minuto in più forse avrebbe permesso una migliore gestione del finale ma resta comunque un film godibilissimo ed adatto alla visione sia dei bambini che degli adulti.
È da vedere? Senza il minimissimo dubbio!!! :D



Cari amici, ancora una volta
Tantissimi Auguri di
BUON ANNO!!!

lunedì 1 gennaio 2024

Le mille e una notte

Titolo originale: Arabian Nights
Nazione: USA
Anno: 1942
Genere: Avventura
Durata: 86'
Regia: John Rawlins
Cast: Jon Hall, Maria Montez, Leif Erickson, Sabu, Billy Gilbert, Acquanetta

Trama:
Il guardiano dell'harem racconta alle fanciulle la leggenda splendida ed ambiziosa danzatrice Sheherazade, che sogna di sposare un re ma soccorre uno sconosciuto ferito e se ne innamora. C'è addirittura chi fa scoppiare una guerra pur di diventare sovrano e poterla sposare ma, alla fine, ad averla vinta sarà...

Commenti e recensione light:
Presentato in prima a New York la notte di Natale del 1942, Arabian Nights è il perfetto esempio di quell'orientalismo hollywoodiano figlio dei racconti dell'esploratore britannico Sir Richard Burton della fine dell'800.
Cogliendo idealmente il testimone (e possibilmente anche il successo di botteghino) de Il ladro di Bagdad, Rawlins e la Universal rilanciarono un genere che, dopo i fasti del muto, sembrava destinato a sparire, ed infatti a questo Le mille e una notte fecero seguire, in pochi anni, Alì Babà e i 40 ladroni (ancora con Maria Montez e Jon Hall), Sheherazade, L'aquila del deserto e La spada di Damasco del 1953 con Rock Hudson e Piper Laurie. Magari non tutti furono accolti allo stesso modo dal pubblico ma l'orientalismo aveva ripreso vigore e persino altre case di produzione, prima tra tutte la RKO con Sinbad il marinaio, vi si cimentarono con successo.
Ciclicamente Hollywood ritornò al genere, fino al suo canto del cigno con Aladdin. Oggi simili pastiche non sarebbero accettati perché sicuramente in tanti griderebbero allo scandalo per la confusione di ambienti, culture, luoghi comuni e, probabilmente, appropriazioni culturali XD. In effetti, la fantastica Agrabah è improbabile quanto una Parigi con i gondolieri, la Plaza de Toros, i Beatles e l'Oktoberfest tutti insieme... ma anche questo è il fascino di quell'esotismo immaginifico ormai perduto.
L'orientalismo ottocentesco ci rimanda alle meravigliose visioni di harem e bagni turchi di Ingres, Delacroix, Hayez come dei nostri Guastalla, Netti e Marinelli, e nasce dall'opportunità di creare figure, ambienti, scene di vita del mondo arabo o mediorientale (in genere mai visti da questi artisti) sempre carichi di fascino, di esotico mistero e frequentemente anche di una forte sensualità. La tendenza romantica di vedere nel mondo esotico "un ambiente libero dalle convenzioni borghesi occidentali" avrà avuto certamente un suo fascino ma sono quei meravigliosi corpi quasi nudi che fecero la fortuna del genere e che ritroviamo, quasi identici, nei fumetti di Flash Gordon e nelle pellicole del XX secolo come questa.
Ed infatti è proprio sull'immagine che Rawlins, come i suoi predecessori, costruì questo gioiellino, arricchendolo con costumi, fondali ed esterni nel deserto (girati da qualche parte dell'Utah ^_^) tutti illuminati da uno spettacolare e lussureggiante Technicolor. Non è un caso se questo lavoro fu candidato ai quattro Oscar "tecnici": per le scenografie, la fotografia, la colonna sonora ed il sonoro.
Per questi motivi la storia, che diventa secondaria, è effettivamente adolescenziale e molto leggera (sebbene spesso davvero divertente), al punto che quando lo sceneggiatore ne lesse la traccia la prima volta pare abbia dichiarato "Non è altro che un western coi cammelli" ed il produttore replicò "Lo so e farà un milione di dollari". In realtà ne fece più del doppio.
Pensata come una fiaba senza elementi magici, soprannaturali né particolari effetti speciali, è sui personaggi dai costumi sontuosi, sfavillanti e spesso molto succinti che ci si concentra, finendo immancabilmente per innamorarsi della splendida Montez che, col suo talento, le sue movenze e le sue curve domina tutta la scena.
Ovviamente sono bravi sia Jon Hall che il cattivissimo (ma nemmeno troppo) Leif Erickson mentre Sabu... beh, è sempre Sabu ^_^. Mi piace segnalarvi la prima comparsa, addirittura non accreditata, della giovanissima Acquanetta che, a breve, verrà soprannominata Il vulcano Venezuelano. È per rimediare a questa dimenticanza che ho voluto aggiungere il suo nome tra quelli in alto, nella mia scheda.
L'orientalismo di Le mille e una notte, visto con gli occhi di oggi, è deliziosamente kitsch e tocca le corde più gradevoli dell'avventura onirica; sono certo che ognuno vi troverà spunti di riflessione e piaceri estremamente personali ed è proprio questo che, a mio avviso, rende il film perfetto praticamente per qualsiasi età e livello di cultura. :D



A tutti voi, miei cari amici, auguro un
Felicissimo 2024!!
^__^

domenica 1 ottobre 2023

Samurai Marathon - I sicari dello Shogun

Titolo originale: Samurai Marathon 1855
Nazione: JAP
Anno: 2019
Genere: Azione, Avventura, Storico, Chambara
Durata: 103'
Regia: Bernard Rose
Cast: Takeru Sato, Nana Komatsu, Mirai Moriyama, Sometani Shôta, Munetaka Aoki

Trama:
Nel 1855 la flotta americana si sta avvicinando alle coste del paese. Per preparare i suoi guerrieri al potenziale attacco dell’invasore straniero, Katsuakira Itakura, signore di Annaka, organizza una corsa di 58 chilometri attraverso coste, foreste e montagne. Il sospettoso governo centrale di Edo, fraintendendo lo scopo della gara, la interpreta come un atto ostile se non addirittura l'inizio di un colpo di stato, e...

Commenti e recensione:
Per diversi motivi, geografici, sociologici o semplicemente casuali, la storia del Giappone è caratterizzata da cambiamenti traumatici.
Il primo pensiero va alle bombe di Nakasaki ed Hiroshima, ovviamente, ma ci furono anche la fine del potere imperiale dell'undicesimo secolo, la fallita invasione dalla Cina ai tempi di Marco Polo (grazie al "vento divino" o kamikaze, il terribile tifone che affondò le due gigantesche flotte nemiche) o ancora la grande battaglia del 1600 di Sekigahara, che cancellò per sempre il medioevo nipponico.
Ognuno di questi traumi ha lasciato tracce profonde nella cultura nipponica, cicatrici che si ritrovano nella letteratura, nel cinema, nell'urbanistica ma anche nel comportamento, nei modi di dire ed in tante piccole e grandi sfumature della vita quotidiana giapponese.
Uno dei più grandi shock fu l'arrivo delle terribili "navi nere", le kuro fune, che al comando del commodoro Perry attraccarono nella baia di Tokyo e, con la forza, scardinarono il sakoku, la secolare politica di isolamento del paese. L'effetto fu talmente devastante da risultare fatale per lo shogunato, permettendo l'ascesa dell'imperatore con l'inizio dell'era Meiji, la fine del potere dei samurai, l'ingresso delle mercanzie occidentali e l'abitudine, tutt'ora in vigore, di assorbire qualsiasi parola, moda e ricetta forestiere senza alcuna vergogna. ^_^
Samurai Marathon, tratto dal bel romanzo di Akihiro Dobashi (che purtroppo non sono riuscito a trovarvi), ci descrive proprio la tensione che si stava accumulando negli istanti precedenti a quel travagliato momento.
Bernard Rose, che forse ricorderete per Amata Immortale e Candyman, coglie inaspettatamente bene lo spirito nipponico o, perlomeno, riesce a darne un'immagine ben comprensibile per noi occidentali. A differenza di me, non ha provato a dare una lezione di storia e si è (giustamente!) limitato a creare un gran bel Eastern, un cappa e sciabola in due atti, con un lungo ma davvero ben fatto preambolo ed una seconda parte ricca di ottime scene di combattimento, ben coreografate ed in cui la letalità delle lame è palpabile. Non posso garantire che i gustosi siparietti dei due samurai fuori forma siano una citazione dei contadini de La fortezza nascosta (quelli copiati da Lucas per i "dialoghi" tra C-3PO e R2-D2) ma lo è quasi certamente quella del giapponese cattivo che si impossessa di una Colt 45 che, sin dai tempi di Kurosawa, è l’arma dei vigliacchi. ; )
Un ulteriore plus è il ritorno delle musiche di Philip Glass in un film di Rose; ai miei occhi, poco amanti dell'horror, fu responsabile di buona parte della bellezza del primo Candyman!
Rose è molto britannico e si deve essere presto reso conto della necessità di un valido supporto giapponese per rendere al meglio il racconto di Dobashi: chiamare Takuro Ishizaka è stato l'ultimo tassello per la realizzazione di un bellissimo film. La splendida fotografia di Ishizaka è una vera festa per gli occhi. Le accattivanti visioni di campi pieni di fiori e dei verdissimi boschi creano un’inquietante simbiosi con i momenti violenti, esaltati dagli splendidi scenari, mentre le riprese in interno eccellono per un uso magistrale dell'illuminazione, specialmente nelle sequenze notturne in cui il calore della luce crea atmosfere accattivanti e luminose.
Gli attori fanno bene la loro parte ma, per la scelta di creare un'opera corale invece che di solisti, non ve n'è uno che spicchi. Il fatto che siano (perdonatemi! XD) tutti uguali non aiuta. Ma non importa perché, come viene ben spiegato con l'ultima immagine, è proprio il gruppo che conta e quella che poteva essere una pecca si dimostra, alla fine, un tocco da vero maestro.
Samurai Marathon ha, più per sua intrinseca necessità che per difetto, qualche piccola pecca ma è un film ben fatto, ottimamente diretto, visivamente coinvolgente e capace di affascinare lo spettatore fino alla fine; cosa si può chiedere di più? :D



Dedico questo post allo splendido blog di
Frau Blücher
che non solo rispecchia perfettamente la nostra filosofia di file sharing
ma ha anche la mia stessa opinione in merito
ai doppiaggi Ghibli di Cannarsi. ^_^

BENVENUTA!!!

sabato 31 dicembre 2022

Gli Argonauti



Titolo originale: Jason and the Argonauts
Nazione: USA
Anno: 1963
Genere: Avventura, Fantastico
Durata: 104'
Regia: Don Chaffey
Cast: Todd Armstrong, Honor Blackman, Nigel Green, Nancy Kovack, Gary Raymond, Niall MacGinnis


Trama:
Giasone è inviato alla ricerca del Vello d'Oro dal re della Tessalia Pelia. Quest'ultimo, però, cerca di sabotare la spedizione perché un oracolo ha predetto che ad ucciderlo sarà proprio il giovane eroe, capitano della Argo, e...

Commenti e recensione light:
Gli Argonauti è, ancora oggi e dopo ben sessant'anni, un eccellente gioiello fantastico-mitologico. Al netto della sua semplicità è un film divertentissimo da seguire grazie al ritmo sempre più incalzante, ai suoi momenti di puro trash (senza mai scadere veramente nel ridicolo) ed, ovviamente, ai suoi fantastici mostri. Pensare che questi interagissero così bene con gli attori già allora è impressionante, altro che CGI!
Poco importa se Le Argonautiche originali siano solo una vaga ispirazione (nonostante l’ottima gestione della storia di Ercole) e che Todd Armstrong interpreti un Giasone per nulla tormentato come invece la storia vorrebbe perché, in fondo, rispecchia perfettamente i dettami del peplum all'americana, dove ogni angoscia esistenziale era bandita per non turbare le famiglie.
In questo Don Chaffey, ottimo mestierante, si è dimostrato adattissimo perché perché la corsa è frizzante, divertente ed esotica quanto basta: scegliendo le suggestive le musiche di Bernard Herrmann (che quello stesso anno musicò Gli uccelli di Hitchcock) e la luminosità dei colori Eastman, ha ammantato tutto il film di una grandiosità che non è invecchiata di un giorno.
E poi c'è l'apporto impagabile di Ray Harryhausen! Persino lui considerava questo "il suo miglior film" e, ammirando il suo lavoro, personalmente trovo che abbia ampiamente dimostrato che la magia esiste davvero. Le scene che ha firmato, dallo scontro con le arpie, inquietanti e perfettamente integrate nell’azione, al gigantesco Talos, l'Idra ed, infine, la spaventosa orda di scheletri guerrieri, sono entrate tutte nell'antologia del Miglior Cinema. La scena degli scheletri è così rinomata da essere omaggiata a profusione: così a memoria mi tornano alla mente Guillermo Del Toro, che gli ha praticamente dedicato il suo kaiju movie (prima o poi Pacific Rim ve lo metto ^_^), Sam Raimi, il cui esercito di scheletri ne L'Armata delle Tenebre è quasi identico a 30 anni di distanza, ed ovviamente Don Bluth ed i suoi scheletri risorti dal fuoco in Taron, che devono aver impressionato tantissimo anche quel giovanissimo Burton che, guarda caso, si è poi appassionato di stop motion.
Regista ed attori hanno fatto tutti un lavoro molto più che discreto e se gli incredibili pupazzi animati, frutto del virtuosismo di Harryhausen, rubano la scena, a noi restano comunque ben 100 minuti di divertimento in cui la noia è bandita, 100 minuti di puro ritmo, 100 minuti di un classico la cui aura Cult non si è assolutamente dissipata né, probabilmente, si affievolirà in futuro! :D




A tutti voi, miei cari lettori:

Felice 2023!!

^__^

sabato 24 dicembre 2022

Le 5 leggende



Titolo originale: Rise of the Guardians
Nazione: USA
Anno: 2012
Genere: Animazione, Fantastico
Durata: 90'
Regia: Peter Ramsey


Trama:
L'Uomo Nero è tornato e viene ad oscurare, con la sua ombra malefica, i sogni di tutti i bambini. Al Polo Nord, presso il quartier generale di Babbo Natale, dopo tanti secoli di pace i mitici guardiani della fantasia sono colti impreparati ma l'Uomo della Luna arruola nelle loro file il giovane Jack Frost, spensierato e dispettoso Spirito dell'Inverno, e...

Commenti e recensione light:
Nato da un'azzeccatissima intuizione di William Joyce, il ciclo de I Guardiani dell'Infanzia (di cui troverete nella cartella i primi due volumi come mio personale regalo di Natale ^_^) racconta la storia dietro alle storie. Chi sono davvero i personaggi delle fiabe? Si conoscono? Sono amici?
Joyce aveva lavorato con Disney e Pixar, quindi conosceva l'ambiente e non aveva dubbi sul valore della sua opera ed infatti scatenò una bella lotta tra case di produzione. Ne ha vinto i diritti un entusiasta Guillermo del Toro, da sempre affascinato da fiabe e temi mitologici, possibilmente anche un po' dark. Ha cooptato il Pulitzer David Lindsay-Abaire a scrivere, con lo stesso Joyce, la sceneggiatura ed ha convinto entrambi della sua personalissima visione del "fantastico". Se c'è un vero autore di questo film è senza alcun dubbio il nostro genio messicano!
In Le 5 leggende, dedicato ad un pubblico (prevalentemente!) infantile, Guillermo si è trattenuto dagli eccessi horror del Labirinto del Fauno o, semplicemente, di Trollhunters, ma ha comunque permeato tutto il film con una sfumatura un po' più oscura della classica favola buonista di Natale. In effetti il cattivissimo Pitch (diminutivo di Pitch Black, cioè Buio Pesto che, da noi, corrisponde all'Uomo Nero) può fare davvero paura ma sono le sfumature "in ombra" di tutti gli altri personaggi a stupire lo spettatore ed a spingerlo ad immaginarne uno spessore assolutamente inatteso. Un po' inquietante, forse, ma molto più umano!
Lindsay-Abaire e Joyce hanno scritto un'ottima sceneggiatura, cosa rara ultimamente, basandola più sull'impianto epico-avventuroso che sulle facili battutine e sdolcinate citazioni tanto di moda negli ultimi anni. È una sceneggiatura lineare, chiara, ideale per i bambini ma anche ricca di spunti di riflessione adatti a tutte le età.
Lo staff della DreamWork, ovviamente, non ha bisogno di presentazioni ma qui, creando un The Avengers fantasy che si avvicina molto allo stile di Dragon Trainer, si è distinto in modo particolare. L'impianto visivo è spettacolare, con un uso del 3D finalmente adeguato che lascia a bocca aperta e, approfondendo, non posso che ammirare tutti i pregi di questo film: le scenografie studiate nei minimi particolari per riflettere le personalità dei loro abitanti, un'animazione fluida, attiva, in costante movimento (che purtroppo è causa degli screenshots di qualità discutibile) ed una fotografia magnetica che empatizza con il subconscio dello spettatore.
Nella versione originale, infine, il cast vocale con Chris Pine, Alec Baldwin, Hugh Jackman e Jude Law, è di gran lusso. Benché sia doppiato splendidamente, se ne avete la possibilità cercate di godervelo in inglese.
Quasi dimenticavo, questo è il film di esordio alla regia di un allora semisconosciuto Peter Ramsey ma che oggi ha alle spalle una discreta, e molto premiata, filmografia. Anche qui il nostro Guillermo ha fatto centro! ^_^
Le 5 leggende incanta in modo speciale per la forza dei sentimenti che emana, costringendo i più piccoli ad una facile immedesimazione e chi lo è stato tanto tempo fa a riscoprire il bambino che è in sé. È un vero piacere perdersi in questa storia divertente, commovente, edificante e dal sapore universale. :D


BUON NATALE A TUTTI!!! :D
ed un grosso abbraccio dal vostro 
ranmafan

martedì 20 dicembre 2022

Phantom - Alla ricerca del teschio sacro



Titolo originale: The Phantom<
Nazione: USA
Anno: 1996
Genere: Azione, Avventura
Durata: 96'
Regia: Simon Wincer
Cast: Billy Zane, Kristy Swanson, Treat Williams, Catherine Zeta-Jones, James Remar, Samantha Eggar


Trama:
Giungla del Bengala, 1938: un gruppo di malfattori è alla ricerca di teschi magici per conto dell’antica setta della Fratellanza Singh. Qualora ne ottenessero tre il loro capo avrebbe un potere enorme ma il leggendario Phantom è fermamente deciso ad impedirlo e...

Commenti e recensione light:
L'Uomo Mascherato, perché è così che i veterani lo conoscono davvero, è il padre di tutti i supereroi senza superpoteri. È dotato di caratteristiche fisiche al limite del sovrumano, certo, ed infatti eccelle in velocità, forza, intelligenza, logica ed intuizione ma deve tutto ciò solo all'allenamento ed alla dedizione. A parte la forza, le sue armi sono due normalissime Colt 42 che, ovviamente, non sbagliano mai un colpo. Bonariamente colonialista, quasi roosveltiano, è il prototipo del giustiziere palestrato della porta accanto come Batman, Ironman ed il loro precursore Zorro.
L'Uomo Mascherato, nato dalla penna di Lee Falk (il papà di Mandrake) e ritratto splendidamente da Ray Moore nasce nel '36 e, già tre anni dopo, è un tale successo da ottenere la sua tavola domenicale fissa (le trovate tutte, nella storica edizione dei Fratelli Spada, allegate come mio regalo prenatalizio ^_^).
Questo lungo preambolo è necessario per spiegare il perché dell'esistenza del film di stasera, Phantom - Alla ricerca del teschio sacro, un tale flop al botteghino americano che nemmeno uscì nelle nostre sale.
Prima di tutto è importante che capiate che questo è un fumettone e, come tale, va visto e goduto; ogni interpretazione, analisi o critica che voglia vederci altro non solo manca completamente il bersaglio ma dimostra anche una totale ignoranza del fumetto.
The Phanthom nasce come un Blockbuster travestito da B-Movie, un lavoro che non vuole essere preso sul serio (anzi, è pieno di autoironia) ma che sotto quel tono fracassone e retrò nasconde un autentico amore per l'avventura, l'eroismo ed il mistero che ammantava le gesta dell'eroe di Lee Falk.
Alle spalle di Phantom ci sono Jeffrey Boam, sceneggiatore di ben tre Arma letale, La zona morta ed Indiana Jones e l’ultima crociata, mentre alla regia c'è un Wincer che ha firmato, tra gli altri, Carabina Quigley, Harley Davidson & Marlboro Man e, soprattutto, Free Willy. Insieme ambientano la storia nel 1938, una data scelta un po’ per fare le cose per bene, dando al personaggio una buona origin story ed omaggiare le primissime strisce di Falk (The Singh Brotherhood e The Sky Band) ed un po’ perché solo un matto, avendone i mezzi, rinuncerebbe alla possibilità di far volare tutti quegli idrovolanti! Miyazaki capirebbe. ^___^
La sceneggiatura di Boam è, a volte, degna di affettuose pernacchie per i dialoghi didascalici ma è anche infarcita di trovate molto gustose e, talvolta, davvero modernissime (tanto da anticipare di anni il trucco con la matita di Joker °_°). Quanto a Wincer, si diverte palesemente, col suo bel budget da 45 milioni di dollari di allora, a giocare con le brutte (per oggi!) computer grafiche anni '90, gli stunt clamorosi e le costosissime scenografie da antologia del kitsch. Quasi lo si sente ridere mentre movimenta le infinite scene d'azione e gli attori, da un Billy Zane migliore del solito a Kristy Swanson, Catherine Zeta-Jones e, soprattutto, l'ottimo villain Treat Williams, si prestano al gioco con ironia e sfrenata vitalità. Anche perché girare in Australia, Thailandia e California dev'essere stato un piacere pure per loro.
Phantom è uno di quei film da vedere SOLO per gustare l'avventura senza nessun secondo fine, proprio come gli Indiana Jones, perché se si pretende di più se ne perde tutto il fascino (e ce n'è tanto, credetemi!). Se poi si ha la fortuna di essere cresciuti leggendo le imprese dell'Ombra che Cammina, non si può non ammirare quanto, malgrado tutto, Boam e Wincer siano riusciti a renderne il carattere tanto da sopraffarci di nostalgia! :D

lunedì 31 ottobre 2022

Hocus Pocus

Titolo originale: Hocus Pocus
Nazione: USA
Anno: 1993
Genere: Fantastico, Avventura, Commedia
Durata: 96'
Regia: Kenny Ortega
Cast: Bette Midler, Sarah Jessica Parker, Kathy Najimy, Omri Katz, Thora Birch, Vinessa Shaw

Trama:
Tre streghe riescono a ringiovanire succhiando la linfa vitale da una fanciulla e trasformandone il fratello in un gatto. Vengono catturate ed impiccate ma dal patibolo giurano che un giorno torneranno e, infatti...

Commenti e recensione:
Malgrado non faccia parte della tradizione mediterranea, ormai anche da noi Halloween è diventato un fenomeno (soprattutto commerciale) indiscutibile. I puristi lamenteranno la nostra colonizzazione culturale, così come fanno ogni anno criticando gli alberi di Natale, eppure godere di una festa è sempre un piacere e chissene se è d'importazione. Se poi ci si concede il lusso di passarla in famiglia davanti ad un film per tutti come Hocus Pocus, visto e stravisto al punto da diventare un puro classico, allora sarà una festa davvero riuscita! :D
Eppure la nascita di questo gioiellino fu davvero sfortunata perché, per quanto possa sembrare incredibile, un film che addirittura doveva chiamarsi Disney's Halloween House fu portato nelle sale il 16 luglio 1993. In piena estate! Era inevitabile che non ci fosse lo spirito di "dolcetto o scherzetto" quindi né la critica (ma anche qui, chissene) né il pubblico riuscirono ad apprezzarlo nel modo giusto. Se poi si pensa che, in contemporanea, c'erano sugli schermi Jurassic Park, Il socio e Free Willy...
Hocus Pocus fece un tonfo al botteghino di quelli da lasciare il segno persino nella Casa del Topo. Però erano gli anni '90 e, a differenza di oggi (e non approfondisco o ci vorranno ore ^_^), per i film c'erano delle "seconde occasioni", prima tra tutte il videonoleggio. Nel giro di qualche anno, complici alcuni passaggi in TV nelle date giuste, cominciò a crearsi un pubblico sempre più importante e, con il VHS prima ed il DVD poi, si ritagliò quello spazio che, a Natale, è occupato da Una poltrona per due. Se al cinema era stato ignorato, spopolò sui televisori casalinghi.
Hocus Pocus ha sì qualche difetto, primo tra tutti degli effetti speciali forse accettabili per il suo target ma, per tutti gli altri, di qualità ben misera, però compensa con un cast molto al di sopra di quanto ci si aspetterebbe, una colonna sonora meravigliosa ed una storia che, benché scritta per i giovanissimi, ha una buona trama, piena di colpi di scena e dinamica. Inoltre si vede benissimo che, nei panni delle tre fantastiche streghe, il trio Midler, Parker e Najimy si è divertito un mondo ed infatti, con l'aggiunta dell'ottima interpretazione della piccola Thora Birch, ha trasformato quello che poteva essere un filmetto TV in questo Cult.
Vale davvero la pena di rivedere, come ogni anno, questo piccolo grande classico che, pur non essendo molto originale, coinvolge pienamente lo spettatore, che sia adulto o bambino, e non gli permette mai di annoiarsi. Ogni volta regala ironia, qualche brivido, una buona dose di avventura fracassona e quell'immancabile tocco buonista che lo rende perfetto per ogni età! :D

lunedì 25 luglio 2022

Watang! Nel favoloso impero dei mostri

Titolo originale: Mosura tai Gojira (モスラ対ゴジラ, lett. "Mothra vs. Godzilla")
Nazione: JAP
Anno: 1964
Genere: Fantascienza
Durata: 95'
Regia: Ishirō Honda
Cast: Akira Takarada, Herbert King, Joseph Hall, Frankie Sakai, Hiroshi Koizumi, Ken Uehara

Trama:
L'impresario Kumayama esibisce alla curiosità della gente un gigantesco uovo rivenuto dopo un maremoto. Purtroppo l'uovo è sacro per gli abitanti della favolosa Infant Island, esseri di piccolissime dimensioni che venerano la dea falena Mothra e che guardano con ostilità gli uomini, colpevoli, tra l'altro, di inquinare l'ambiente con gli esperimenti atomici. Quando le fate gemelle Sobijin vengono a reclamare l'uovo, Kumayama pensa di aggiungere anche loro alla sua attrazione ma nel frattempo l'immenso Godzilla è emerso dal terreno e...

Commenti e recensione:
Quarto film del "franchise ante litteram" di Godzilla, Watang! è frutto di un team-up tutto interno alla Toho. La gigantesca farfalla Mothra (che richiama i termini inglesi di falena e madre) era nata già Star con la sua prima pellicola di un paio di anni prima e qui ha ottenuto la consacrazione. Staccando più di tre milioni di biglietti al botteghino è diventata uno dei mostri più amati dal pubblico nipponico (e non solo: sarà citata anche in Mostri contro Alieni); da allora la falenona comparirà meno del suo collega rettile ma collezionerà comunque ben 13 titoli, di cui quattro da protagonista. La ragione del suo successo, per niente scontato vista la sua assoluta mancanza di espressività, va cercata nel ruolo che, con quella sua bellissima aura di Protettore della Natura, gli infonde Honda: è il wrestler buono per cui fare il tifo, impossibile da non amare.
La regia di Ishirō Honda è sempre di un livello assolutamente superiore ed anche qui non fa eccezione, sfruttando benissimo il cinemascope (Tohoscope, per la precisione ^_^) e mostrando subito di cosa sia capace: il maremoto che sconvolge le coste giapponesi sui titoli di testa dà alle sue riprese una spettacolarità che verrà mantenuta per tutte le altre scene ad effetto del film!
A differenza dei precedenti Godzilla, Watang! si presenta come una fiaba musicale, tra l'altro di fattura così pregevole che qualche giornale americano l'ha persino paragonato ai prodotti Disney, ed è diventato subito un piccolo cult che vanta ancora un nutrito esercito di fan. E con ottimi motivi: il film è decisamente una tra le più riuscite produzioni della Toho dopo il Gojira del 1954, sia sul piano narrativo, carico di toni poetici e favolistici, sia per l’alta qualità della regia che degli effetti speciali di Eiji Tusburaya. Oggi quest'ultimi possono sembrare quasi puerili ma all'epoca erano tra i migliori mai visti, ammirati persino da Harryhausen.
Ancora oggi non mi spiego perché, dopo i successi di pellicole come Latitudine Zero, questo capolavoro non venne immediatamente distribuito in Italia; da bambini avremmo giocato alle sue avventure per mesi. Questa mancata distribuzione cinematografica italiana ha fatto sì che, ancora oggi, da noi il titolo non sia particolarmente conosciuto. Persino nella bellissima edizione DVD su cui ho messo le mani la traccia italiana è incompleta e quindi, per garantire una comprensione della storia, i sottotitoli sull'audio originale fanno spesso capolino. Peccato però che il pessimo adattamento d'epoca, a cui dobbiamo sia una locandina incomprensibile che l'arbitraria trasformazione di Mothra in Watang (che viene persino definita "un'ape gigante" ^_^), sia stato mantenuto anche nei sottotitoli, vanificando così una facile occasione di chiarezza nei confronti del pubblico.
Ma non importa, resta comunque uno dei migliori "Monster Movie" di sempre, con le magiche fatine gemelle Aelinas (interpretate dalle cantanti, gemelle anch'esse, Emi e Yumi Ito, celebri in Giappone come The Peanuts), il tono insieme favolistico e fantascientifico, la brutale forza distruttiva di Godzilla (che quest'unica volta, per misteriosi motivi emerge dalla terra e non dal mare °_°) o la denuncia, ma fatta con il garbo delle macchiette di Totò, contro i capitalisti profittatori senza scrupoli. E poi, ovviamente, l'impegno ambientalistico ed antinucleare di Honda che influenzerà così tanto l'opera di quel Kurosawa di cui sarà, fino alla fine, l'ispiratore e confidente.
Nonostante qualche ingenuità narrativa ed alcuni momenti (piacevolissimi!) di umorismo involontario, Watang! Nel favoloso impero dei mostri è un gioiello kaiju quasi miyazakiesco, da vedere assolutamente e da mostrare, con affetto, anche alle nuove generazioni! :D

venerdì 27 maggio 2022

Ritorno alla Laguna Blu

Titolo originale: The Return to the Blue Lagoon
Nazione: USA
Anno: 1990
Genere: Avventura, Sentimentale
Durata: 90'
Regia: William A. Graham
Cast: Milla Jovovich, Brian Krause, Lisa Pelikan

Trama:
Una goletta nel mare delle Maldive avvista una barca alla deriva con due cadaveri ed un bambino miracolosamente vivo. Il capitano lo affida alle cure della passeggera Sarah Hargrave e di sua figlia Lilli ma il destino sembra accanirsi sul piccolo perché a bordo scoppia un’epidemia e, per salvarsi, i tre si affidano al mare in una scialuppa ma...

Commenti e recensione:
Nel 1908 lo scrittore Henry De Vere Stacpoole pubblicò La laguna azzurra. Riprendendo il fortunato filone del naufragio, iniziato da Defoe con Robinson Crusoe nel 1719 ed arricchito, tra gli altri, da Verne, Stacpoole vi introdusse una sfumatura rosa inconcepibile per la morale dei secoli precedenti che, però, lo portarono ad un discreto successo letterario. Il neonato cinema si rese subito conto che i bellissimi paesaggi -e le inevitabili, benché parziali, nudità- avrebbero richiamato un grande pubblico e si impossessò rapidamente del soggetto! Probabilmente anche l'occasione di girare su spiagge paradisiache con belle attrici seminude stuzzicò più di un regista e già nel '23 ne uscì una prima pellicola, poi un'altra nel '49, quella del 1980 con Brooke Shields che vi ho già postato e, se non ne dimentico altre, una nel 2012 prodotta da Netflix.
Perché questo lungo preambolo? Perché la critica costante a Ritorno alla Laguna Blu è che è "Un remake di cui non si sentiva il bisogno. Si sa già tutto, ogni gesto è scontato, ogni situazione sa di "già visto". (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)", ignorando sia la storia del cinema che quella letteraria. Ritorno alla Laguna Blu NON è un remake, è il secondo capitolo della trilogia di Stacpoole che, dopo il primo romanzo, continuò il ciclo con Il giardino di Dio, che narra le vicende di questo film, e lo terminò con Le porte del mattino. Sarebbe come lamentarsi che Il crollo della galassia centrale e Cronache della galassia, di Asimov, "sembrano avere la stessa trama"! Capisco che gli due libri di Stacpoole non siano stati tradotti in italiano ma, anche prima di Internet, il compito dei critici dovrebbe essere di informarsi. >_<
Piuttosto, Ritorno va goduto sia per quanto è illuminato dallo splendore del precedente quanto del fatto che brilli di luce propria, infatti anche senza aver visto il film di Randal Kleiser (e l'eterea bellezza di Brooke Shields) questo lavoro di Graham commuove, eccita e vive benissimo.
Milla Jovovich, oltre che stupenda già a sedici anni è molto brava ed è chiaramente proiettata verso un futuro importante, quanto a Krause, beh ha lo stesso ruolo del "padre" Christopher Atkins (a cui assomiglia in modo impressionante) e, semplice comprimario come lui, fa il suo dovere più che degnamente. La regia è pulita, scorrevole e sorretta da una fotografia assolutamente perfetta, da pubblicità turistica di altissimo livello, e da una sceneggiatura che rispecchia fedelmente il romanzo, senza aver paura di citare spesso il capitolo precedente. La prova è che, a distanza di tanti anni, ancora dà belle emozioni, senza quella vena di drammatico che scorreva nel film di Kleiser.
Ritorno alla Laguna Blu fu un flop al botteghino, questo non si può negare, e fu causato sì dall'ignoranza dei critici che ho descritto sopra ma, soprattutto, dal fatto che il soft porn che nel 1980 era ancora scioccante, non lo era più appena dieci anni dopo; il mondo era cambiato, avevamo "visto troppo" ed una ragazzina di sedici anni nuda non stupiva più né attirava pubblico nelle sale. La famosa frase "...tira più di una coppia di buoi" non era più vera ed un'epoca era tramontata.
Questo non vuol dire che, oggi, non possiamo goderci il film senza la necessità fare paragoni, possiamo invece ammirarlo per quello che è: una bellissima storia ricca di avventura, di romanticismo, di sensualità adolescenziale e di crescita umana. È un film da rivedere e, assolutamente, da rivalutare! :D

lunedì 11 aprile 2022

20.000 leghe sotto i mari

Titolo originale: 20,000 Leagues under the Sea
Nazione: USA
Anno: 1954
Genere: Avventura, Fantascienza
Durata: 127'
Regia: Richard Fleischer
Cast: Kirk Douglas, Paul Lukas, James Mason, Peter Lorre, Robert J. Wilke, Ted De Corsia

Trama:
Dopo mesi di ricerche, la fregata americana Abraham Lincoln scova un misterioso mostro marino che, da tempo, affonda le navi da guerra. Apre il fuoco ma lo sterminatore della marina, che si scoprirà essere il sottomarino Nautilus al comando del capitano Nemo, s'immerge, parte al contrattacco e...

Commenti e recensione:
Pensare che 20.000 leghe sotto i mari sia dei primi anni '50 fa venire i brividi!
Dopo così tanti anni, e tanta evoluzione tecnologica, pur con i suoi mezzi datati è ancora un capolavoro della fantascienza. E non solo per la bellissima storia, capitolo centrale della trilogia di Nemo, quanto per l'efficacia di quegli effetti speciali che, benché rudimentali, sono ancora oggi assolutamente adatti allo scopo.
Per quanto riguarda la trama, ovviamente gran parte del merito va riconosciuto a Verne ma l'adattamento fatto dalla Disney, benché con uno stile un po' fanciullesco, è assolutamente perfetto per il suo target; d'altronde nessuno può negare che saper parlare al proprio pubblico sia sempre stata una grande capacità alla Casa del Topo. Così come non si può negare che spesso sia stata in grado di cogliere le capacità latenti di registi semi sconosciuti ed esaltarle, esattamente come è successo con Fleischer.
E pensare che Richard Fleischer era il figlio di Max Fleischer, autore di Braccio di Ferro e Betty Boop e grande rivale dello stesso Disney! Fino ad allora non aveva mai realizzato un film importante eppure Walt ha accolto la raccomandazione del suo concorrente ed ha lanciato un professionista capace di darci, tra gli altri, capolavori di altissima qualità tecnica come Viaggio allucinante, Il favoloso Dottor Dulittle o Tora! Tora! Tora!.
Fleischer si è attorniato di uno stuolo di ottimi interpreti, fra i quali spiccano Kirk Douglas, qui un vigoroso menestrello particolarmente ilare, un grandissimo Peter Lorre e James Mason, che è forse il miglior Nemo della storia del Cinema. Tutti incarnano con energia e sentimento i protagonisti del romanzo, dando credibilità e linfa all’azione benché, ovviamente, la prova di prima grandezza sia senza alcun dubbio quella della foca Esmeralda. ^__^
I soldi della produzione hanno certamente aiutano, infatti questo è il primo lungometraggio Disney in Cinemascope, ma chi si è dimostrato davvero eccezionale è cast tecnico, che ha fatto vincere al film ben due Oscar, per le scenografie e gli effetti speciali. È grazie a quei geni se ancora oggi possiamo ammirare lo strepitoso interno steampunk del sommergibile o la celebre scena della lotta col polpo gigante. :O
Tecnica ed arte a parte, al di là della sua lunghezza 20.000 leghe è scorrevole e divertente, forse perché ha saputo trasformare il romanzo (che ovviamente trovate nella cartella ^_^) in una sorta di giostra ambientata nei mari della fantasia, un binomio "classico dell’avventura e dell'infanzia" che fonde benissimo gli stili di Verne e Walt Disney. Difficile non amarlo, impossibile non rivederlo con grandissimo affetto! :D

mercoledì 23 febbraio 2022

2012

Titolo originale: 2012
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: Avventura, Fantascienza, Catastrofico
Durata: 158'
Regia: Roland Emmerich
Cast: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Woody Harrelson, Danny Glover

Trama:
Un repentino riscaldamento della crosta terreste ed un crescendo di numerose catastrofi, sempre più eclatanti, spaventano prima le comunità scientifiche e poi la popolazione. Che la tremenda profezia Maya sia vera? :O

Commenti e recensione:
Archiviato con nonchalance 10000 BC, pasticciaccio preistorico privo di perché, Roland Emmerich rivendica il suo diritto alla catastrofe trionfalistica ed all'orgoglio di un cinema meramente ludico. Torna, in pratica, a quello che sa fare meglio: l’Americanata esageratamente, totalmente e diabolicamente americana. Che per un tedesco, benché naturalizzato, non è un successo da poco. ^_^
A differenza del cinema di Michael Bay, con cui viene spesso raffrontato, Emmerich non va alla ricerca dello scontro di corpi perfetti, muscolari o meccanici che siano, ma del vecchio fascino da carrozzone di luna park, con tanto di imbonitore che irride ai ricchi ed ai potenti. Con i suoi duecentocinquanta milioncini di di dollari ingoia metropoli, brutalizza la crosta terrestre, si inventa meteoriti e mega tsunami ed infarcisce il tutto con parentesi di gustosa ed irriverente ambiguità (il Cupolone che collassa su Papa, cardinali e fedeli adoranti od il nostro ex PdC che è l'unico premier a non voler scappare e resta a pregare, persino senza nipotine egiziane di contorno XD), usando gli effetti speciali digitali con un'efficacia spettacolare. Ci mette persino una bella galleria di personaggi ben recitati, tradizionali ma non banali, tra cui spicca l'esaltato cospirazionista barbuto di Harrelson.
Fin dai tempi di Stargate ed Independence Day il suo progetto è evidente: raccontare sempre la stessa storia, nemmeno troppo importante, stirando le dimensioni dello spazio e del tempo fino alla lacerazione, senza freni inibitori, senza badare a bazzecole come il realismo, la credibilità e la coerenza, con l'unico obbiettivo di creare un puro e pulsante spettacolo popolare. Dopotutto "...sono un regista" dirà in un'intervista, "non uno scenziato!". In 2012, a suo dire vagamente ispirato da Impronte degli dei di Graham Hancock (che trovate nella cartella), ci sbatte in faccia la sua idea di cinema: l'apocalisse gioiosa e spensierata di uno che, quando è così in forma, soffoca il ridicolo con la magniloquenza e genera l'ironia per semplice accumulo. Magicamente. Ogni Torre Eiffel, Casa Bianca, Basilica di San Pietro che gli si para davanti la distrugge con fuoco e fiamme come un piccolo Nerone. Da bambino Emmerich deve aver avuto qualche problema con i giocattoli. ^_^
Questo non è un film con la F maiuscola ma è l'apoteosi del genere catastrofico che, nel suo "minuscolo", è pur sempre un genere con una lunga e gloriosa tradizione alle spalle; al buon Roland però questo non interessa, lui vuole solo creare film che incollino alla poltrona il suo spettatore ideale, quello da fiera, senza dargli veri messaggi o intellettualismi ma solo puro e mai banale divertimento! :D

venerdì 31 dicembre 2021

Sinbad il marinaio



   

Titolo originale: Sinbad the Sailor
Nazione: USA
Anno: 1947
Genere: Avventura
Durata: 117'
Regia: Richard Wallacer
Cast: Douglas Fairbanks jr, Maureen O'Hara, Anthony Quinn, Walter Slezak

Trama:

L'astuto e coraggioso Sinbad ha trovato la mappa che conduce alla misteriosa isola di Derjabar dove è nascosto il tesoro di Alessandro Magno. Naturalmente anche altri temibili avversari sono sulle tracce di quel tesoro e...

Commenti e recensione:
Astuzia, temerarietà, spirito d'avventura, attrazione per il rischio ed un'incredibile capacità di volgere a proprio favore le situazioni più disperate: ecco le caratteristiche di Sinbad il marinaio, l'Ulisse arabo superstar de Le mille e una notte. In realtà, nelle sue avventure è anche spietatamente cinico ma Hollywood ha ripulito questo suo aspetto e, con la faccia (ed il fisico!) di Fairbanks jr., lo ha trasformato in una simpatica canaglia dal cuore d'oro, quasi una parodia di se stesso, un simpatico pirata non troppo diverso dal Lupin III di Monkey Punch. ^_^
Fairbanks jr. è il divo assoluto, con la sua recitazione un po' pomposa, chiaramente figlia del muto e forse fuori tempo massimo persino per quegli anni, ma davvero irresistibile; ogni battuta, ogni movimento, li compie con la grazia di un ballerino di danza classica. Sinbad è forse il film in cui Junior è degno figlio del suo babbo per scatto ed umorismo. E che dire della bellissima O'Hara (che abbiamo visto recentemente in Un uomo tranquillo)? Vogliamo parlare della sua bravura e capacità di dare un vero spessore alla maliarda Shireen? No, basta quello che disse, molti anni dopo, Clint Eastwood: “Tutti siamo stati innamorati di Maureen O’Hara”. In realtà tutto il cast è stato scelto con grandissimo gusto e benché il giovanissimo Anthony Quinn sia ancora un po' rigido, Walter Slezak è uno dei vilain più improbabili e riusciti di tutti i tempi.
Richard Wallace si destreggia benissimo tra tutte queste prime donne e, pur con un copione che nulla ha a che vedere con quelli storici, ricrea tutta la magia che Sherazade immaginava per il suo principe. Grazie alle risorse di Hollywood, esalta al meglio le sorprese straordinarie di George Yates, maestro degli effetti speciali paragonabile a Harryhausen.
Ovviamente oggi siamo abituati a ben altro ma che importa se nessuno degli attori è anche solo vagamente orientale? Abbiamo la fantasia ed è lei che mette le ali a questo capolavoro, uno dei più famosi film d’avventura dell’epoca classica ed ancora oggi meraviglioso. I costumi, la regia, gli attori ed uno sfavillante Technicolor, testimonianze di un tempo passato, ci regalano un sogno forse un po' vintage ma sempre bellissimo da rivivere. :D


A tutti voi, miei cari lettori:

Felice 2022!!

^__^

giovedì 23 dicembre 2021

Klaus - I segreti del Natale



   

Titolo originale: Klaus
Nazione: Spagna
Anno: 2019
Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Durata: 97'
Regia: Sergio Pablos

Trama:

Jasper, il peggior postino dell'Accademia, viene mandato in servizio su un'isola vicina al circolo polare artico, dove i litigiosi abitanti non scrivono lettere. Jesper sta per gettare la spugna quando conosce un solitario falegname di nome Klaus; grazie a questa improbabile amicizia prova a cambiare qualcosa e...

Commenti e recensione:
Benché questo sia il suo debutto alla regia, Sergio Pablos non è uno sconosciuto: è cresciuto nei ranghi degli animatori del Rinascimento Disney ed è, tra le altre cose, l'autore di Cattivissimo me. Suoi sono gli indimenticabili Pippo di In viaggio con Pippo (di cui Japser è quasi certamente un parente) ed Ade di Hercules ma ha dato vita anche a molti side-characters amatissimi, quali Frollo, Tantor in Tarzan ed il Dottor Doppler ne Il pianeta del tesoro.
Anche se c'è tantissima Disney, in questo film Pablos non ha esitato a mettere molto di più ed è divertente scoprire le mille citazioni, alcune palesi ed altre talvolta davvero ben nascoste, che ci ha infilato. La più ovvia è quella a Yojinbo (o alla sua versione western Per un pugno di dollari). ^__^
Tecnicamente Klaus è un gradevolissimo ritorno al passato, con il suo 2D in tecnica mista ed un design dei personaggi variegatissimo ed estremamente, se non esageratamente, caratterizzante: Klaus, Jesper ed Alva sono i più realistici, i Krums e gli Ellingboes hanno forme sproporzionate, arrotondate e caricaturali, ed il popolo dei Sámi (che parla una lingua tutta sua, mai tradotta) ha un aspetto regale e fiero.
Oggi il 2D può apparire un limite tecnico ma leggetelo piuttosto come una scelta precisa che partecipa del messaggio del testo. Certo, pensando a tutti i nuovi cartoon interamente realizzati al computer, fanno quasi tenerezza questi artisti che hanno dovuto disegnare a matita ogni personaggio e, soprattutto, ogni location creando 3160 layut di scena... ma ne è valsa sicuramente la pena! Lo speciale software francese, inventato per l'illuminazione scenica, è solo un'elegante aggiunta tecnologica ad un film realmente frutto di matite e pennelli.
Peccato che questo film, primo lungometraggio animato targato Netflix, non sia praticamente mai passato per le sale perché così non abbiamo un metro di paragone ufficiale ma l'emittente dichiara che circa 30 milioni dei suoi abbonati l'hanno visto e, se fossero andati al cinema, si potrebbe parlare di un vero successo; spiace solo che non abbia vinto il meritatissimo Oscar perché è sicuramente migliore di Toy Story 4.
Pablos ci ha regalato un film di pura magia in cui crea una delle genesi di Babbo Natale più intriganti e sorprendenti della storia del cinema; è una meraviglia per i più piccoli ma, soprattutto, un tuffo al cuore per i più grandi. La verità è che ti aspetti un filmino ed, invece, scopri un gioiello assolutamente imperdibile, da vedere e rivedere mille volte! :D



BUON NATALE A TUTTI!!! :D
ed un grosso abbraccio dal vostro 
ranmafan

martedì 14 dicembre 2021

Tron



   

Titolo originale: Tron Man
Nazione: USA
Anno: 1982
Genere: Fantascienza
Durata: 96'
Regia: Steven Lisberger
Cast: Jeff Bridges, Bruce Boxleitner, David Warner, Cindy Morgan, Barnard Hughes, Dan Shor

Trama:

Flynn, geniale creatore di videogiochi, è in lotta con la potente ENCOM, società diretta dallo spregiudicato Dillinger che gli ha rubato la paternità di alcuni programmi. Mentre cerca le prove del misfatto, Flynn viene "beccato" dal computer dell'azienda che, con un laser sperimentale, lo scompone, lo getta tra i suoi software e...

Commenti e recensione:
Malgrado la leggenda, Tron non fu il primo film ad utilizzare la computer-grafica, fu preceduto dai titoli di testa del Superman di Richard Donner, creati con l'animazione digitale, (correzione, anche loro furono realizzati a mano; vedere nei commenti) e da Star Trek II - L'ira di Khan, dove un'intera sequenza (quella della rinascita del pianeta Genesis) è visualizzata sullo schermo di un computer. È però primo film a farne un uso esteso e programmatico (e non solo un abbellimento visivo), approfittando anche del fatto che la storia stessa si svolge per buona parte all'interno di un computer, per cui l'uso della nuova tecnica era anche coerente col soggetto.
Gli anni ’80 videro l’esplosione dei videogiochi arcade, le macchine a gettoni con Tetris, Pac Man o Space Invaders conquistarono migliaia di giovani che facevano (facevamo?!?) la fila per poter salvare la terra con joystick e pulsanti. Tron avrebbe potuto limitarsi a raccontare quel mondo ma andò oltre.
Approfittando del pessimo momento per la Casa del Topo (che avrebbe persino venduto mamma Disney pur di riprendere quota, figuriamoci il semplice far entrare i computer nel loro tempio di amanuensi analogici) Lisberger piuttosto ricreò, proprio grazie alla computer-grafica (il termine CGI non esisteva ^_^) quella realtà virtuale che apparteneva, fino ad allora, ad un piccolo angolo cyberpunk della fantascienza cartacea ed, appunto, ai videogiochi. Attenzione, alle copertine delle confezioni dei videogiochi, certo non ai giochi stessi che erano Pong, Jungle Hunt e Donkey Kong; ricordiamoci che sugli scaffali, quell'anno, uscivano l'Amiga e lo Spectrum Sinclair.
Oggi è un filone noto e codificato ma fu Tron ad ufficializzare quel cyberspazio che rivoluzionò la fantascienza, quella da cui nacquero Matrix, Nirvana, Ghost in the Shell e, tra mille altre voci, tantissimi Nathan Never. L’ingresso di Flynn nel computer è, secondo me, un momento apicale nella storia della Sci-Fi, è il battesimo cinematografico non dei computer, quelli si conoscevano da sempre, ma del loro universo e della loro rete!
Il mondo di Tron è frutto di Syd Mead che ne inventò le moto (e meno di un anno dopo curò anche la scenografia di Blade Runner), di un giovanissimo Tim Burton  ma, soprattutto, di Jean Giraud, in arte Moebius, che rese gli ambienti cybernetici assolutamente indimenticabi. Sue sono anche le fantastiche tutine, così attillate, persino per quegli anni, che la produzione impose a Bridges ed a tutto il cast di coprirsi con gli accappatoi durante le pause. XD
Tron era un film in anticipo sui tempi: da un lato il pubblico non era ancora realmente pronto (al botteghino non fu un fiasco ma nemmeno un gran successo), i dipendenti della sua stessa casa di produzione guardavano in cagnesco quei "disegni fatti senza pennelli" ed, infine, i tecnici dell’Academy non gli vollero dare l'Oscar per gli effetti speciali in quanto "realizzati barando" (benché, come per le spade-laser di Lucas, anche qui le tute e gli interni siano stati colorati a mano, fotogramma per fotogramma, da un team di giovani koreani).
Eppure al film seguirono ben 13 videogame dedicati alla pellicola ed ai suoi personaggi e si creò un nucleo di fan (non esclusivamente nerd) che, con gli anni, gli attribuirono il meritato titolo di Cult. In effetti, dopo tutto questo tempo il profondo messaggio di Steven Lisberger, sconosciuto prima e dopo, è ancora freschissimo, attuale e sicuramente più vicino alla realtà odierna di titoli più famosi. Fateci caso: Meta di Zuckerberg è sicuramente più imminente degli orrori di Alien. Per fortuna. ;)
Io sono cresciuto con questo film ed il mio parere è certamente di parte ma credo sia innegabile che Tron vada considerato tra i pilastri della fantascienza e, malgrado una trama davvero esile, tra i capolavori del Cinema; come tale, ovviamante, lo classifco come un "da vedere assolutamente"! :D

sabato 20 novembre 2021

Ritorno all'isola di Nim

   

Titolo originale: Return to Nim's Island
Nazione: USA
Anno: 2013
Genere: Avventura
Durata: 95'
Regia: Brendan Maher
Cast: Matthew Lillard, Bindi Irwin, John Waters III, Toby Wallace, Sebastian Gregory

Trama:

Nim e suo padre scoprono che la loro isola è stata acquistata da spietati imprenditori edili per essere trasformata in un'attrazione turistica. Nim farà il possibile per impedirlo, persino allearsi con Edmund, un fuggitivo che vive sulla terraferma, e...

Commenti e recensione:
Leggerissimo sequel del film del 2008, Alla ricerca dell'isola di Nim, questo Ritorno uscì senza alcuna pretesa, con un cast tutto nuovo e meno noto del precedente e, soprattutto, distribuito direttamente per l'home video. Sì perché, per chi nel frattempo se ne fosse dimenticato, prima del Covid questo era l'ingrato destino dei film "minori". ;)
Malgrado ciò divenne un piccolo cult (ed infatti mi è stato persino richiesto) probabilmente per la sua storiella semplice e gradevole, tratta dai romanzi di Wendy Orr (ovviamente mai tradotti in italiano >_<) dichiaratamente destinati ad un pubblico di giovanissimi.
La protagonista è un po' più grande della prima volta ma vengono riprese le gag alla Mamma ho perso l'aereo del primo film, che tanto piacquero ai più piccini, mischiate a trovate alla Pippi Calzelunghe, il tutto immerso nella natura eternamente estiva della splendida Hinchinbrook Island.
Proprio per la sua mancanza di pretese, la realizzazione di Ritorno all'isola di Nim è stata molto rilassante e sia il regista che gli attori risultano estremamente a loro agio, rendendo il titolo migliore delle aspettative. Alla fine ne è venuto un filmetto davvero simpatico, forse persino più del primo, in cui avventura e natura si mescolano benissimo, dove finalmente i cattivi non sono goffi ed assurdi e dove non poche scene, anche solo per la loro splendida fotografia, non stonerebbero in pellicole più blasonate.
Per i bambini questo sarà un gioiellino da ricordare, con affetto, per tutta la vita (un po' come per noi furono i film di Ishirō Honda), mentre per gli spettatori adulti la visione non cambierà la vita ma certamente non li annoierà; anzi. A dispetto di una produzione che non mirava a nulla, o forse proprio grazie ad essa,  Ritorno è diventato il perfetto film di avventura leggera da godere in famiglia, in compagnia di tutti bambini di casa di età compresa tra gli 8 ed i 90 anni. ^_^

sabato 30 ottobre 2021

La volpe e la bambina

   

Titolo originale: Le renard et l'enfant
Nazione: FRA
Anno: 2007
Genere: Commedia, Avventura, Documentario
Durata: 90'
Regia: Luc Jacquet
Cast: Bertille Noël-Bruneau, Isabelle Carré, Thomas Laliberté

Trama:

In una mattina d'autunno, alla curva di un sentiero, una bambina vede una volpe. Affascinata al punto da dimenticare la paura, osa avvicinarsi, per un attimo le barriere che dividono la bambina e l’animale svaniscono e...

Commenti e recensione:
Dopo il magnifico La marcia dei pinguini (premiato con l’Oscar), Luc Jacquet passa dal documentario con finzione alla finzione documentaria firmando questo gioiellino "per bambini".
Girato tra il Parco Nazionale d'Abruzzo ed il Massiccio del Jura, Jacquet combina così bene gli scorci delle due location che, pur partendo dalla realtà, assumono una suggestione fantastica e pressoché magica. La natura che ci mostra, con le sue cascate, grotte, animali vari e curiosi volti nelle cortecce degli alberi, evoca sfacciatamente echi del pifferaio magico, di Hansel e Gretel, del Piccolo Principe e di tutto quell'immaginario fantastico che ci portiamo dall'infanzia.
Il talentuoso biologo ci racconta una favola ricca di sentimenti e scandita dal passaggio delle stagioni in cui la natura dispiega tutta la sua ricca tavolozza di colori, che poi la fotografia mozzafiato del film coglie magnificamente.
Poteva benissimo diventare un'opera sdolcinatissima ed invece, senza retorica (sempre dietro l’angolo in operazioni di questo tipo) ed attentissimo a non caricare di troppa enfasi i momenti più importanti dell’intera vicenda, Jacquet si affida alla purezza delle emozioni senza età per sottolineare le tante scoperte che illuminano il "viaggio” della ragazzina. Una ragazzina magnifica, diciamolo subito, perché l’enfant prodige Bertille Noël-Bruneau è di quelle attrici che ti restano nel cuore; alter ego dell’altrettanto rossa co-protagonista a quattro zampe, suo specchio e suo doppio, la bimba recita con la grazia magica di un folletto, perfetta per raccontarci dell’ineffabile attrazione che proviamo per la natura e di come viverla con rispetto ed amore.
La volpe e la bambina è una fiaba pensata per i bambini ma con tantissimo da dare anche a noi adulti. Realizzata con molta abnegazione, e niente effetti speciali, si limita a raccontare di una natura chiusa nel suo mistero, da accettare così com'è, e lo fa sfoggiando una fotografia superba, location suggestive, poesia ricca e profonda ed alcune sequenze in cui musica e montaggio hanno una tale ricchezza cinematografica da entrare, di diritto, nelle migliori antologie della 7ª arte: da vedere assolutamente, indipendentemente dall'età! :D

sabato 16 ottobre 2021

Anche gli angeli mangiano fagioli

   

Titolo originale: Anche gli angeli mangiano fagioli
Nazione: ITA
Anno: 1973
Genere: Commedia, Avventura
Durata: 118'
Regia: Enzo Barboni (E.B.Clucher)
Cast: Giuliano Gemma, Bud Spencer, Steffen Zacharias, Robert Middleton, Bill Vanders

Trama:

Due amici senza lavoro, negli anni della depressione, per sbarcare il lunario accettano di fare i gorilla per un temuto boss. Ma hanno il cuore troppo tenero, invece di ricattare i negozianti finiscono per proteggerli sul serio e...

Commenti e recensione:
Dopo il meritatissimo successo dei due Trinità, Enzo Barboni (ma all'epoca era noto solo come E.B.Clucher) firma questo "gioiellino minore" con un duo solo leggermente diverso dai film precedenti. Terence Hill era in America a provare la carriera in solitario (girava Il mio nome è nessuno) quindi Barboni ripropone il dinamico duo da scazzottate affiancando al grandissimo Spencer un Giuliano Gemma che, oltre a vantare un corposo curriculum, fisicamente ricorda molto il precendente partner. A Gemma fu chiesto comunque di accostarsi il più possibile al comportamento attoriale di Terence Hill, vestendo un'aria apparentemente dura e dalla battuta facile con lo scopo scenico di innervosire il gigante e creare così l'effetto comico. Il risultato fu molto apprezzato perché Anche gli angeli mangiano fagioli ebbe un successo incredibile, tanto che Barboni girò subito dopo il sequel Anche gli angeli tirano di Destro, benché senza Spencer.
In realtà, a causa dell'evidente somiglianza tra Hill e Gemma, su internet girano molte voci in merito ad un ipotetico errore fatto durante il casting ma è irrilevante, Gemma è stato sicuramente un'ottima scelta.
La messinscena è fumettosa quanto basta, lo script, ad opera dello stesso regista, è furbo ed ammiccante e, a parte qualche piccola imperfezione qua e là, il film porta a casa un risultato più che dignitoso. Soprattutto, abbandonando il genere western Barboni ha dimostrato che lo "spaghetti" non gli era necessariamente vincolato ed ha gettato le basi per i futuri Altrimenti ci arrabbiamo, i vari Piedone e tanti altri.
Oggi Anche gli angeli mangiano fagioli è giustamente riconosciuto per il suo valore ma, per quanto mi riguarda, è soprattutto un film carico di ricordi. Ricordi che "purtroppo" sono ormai così fusi alla pellicola da rendermi impossibile una valutazione oggettiva ma, da mie indagini personali (chiacchiere tra amici ^_^), posso solo aggiungere che tutti coloro con cui ne ho parlato mi hanno confermato che è così anche per loro, quindi la mia critica non è certamente oggettiva ma rispecchia il pensiero comune a tanti: è da rivedere e, se possibile, spessissimo! :D

sabato 24 luglio 2021

L'isola misteriosa

   

Titolo originale: Mysterious Island
Nazione: USA
Anno: 1961
Genere: Avventura
Durata: 101'
Regia: Cyril (Cy) Endfield
Cast: Michael Craig, Herbert Lom, Joan Greenwood, Michael Callan, Gary Merrill

Trama:

Un gruppo di soldati nordisti prigionieri fugge con una mongolfiera ed approda su un'isola ove, ben presto, si trovano ad affrontare misteriosi eventi, strani animali e tracce di un precedente naufrago. A loro si uniscono due donne, zia e nipote, e...

Commenti e recensione:
Nel 1875 Jules Verne terminò la pubblicazione di quello che è sicuramente uno dei più importanti romanzi di avventura di tutti i tempi: L’île mystérieuse. La trama la conoscete sicuramente tutti e non ho dubbi che abbiate, a suo tempo, letto quelle pagine che fecero sognare a milioni di bambini di diventare ingegneri. Che poi l'ingegneria fosse tutt'altra cosa lo scoprimmo solo molti anni dopo ma la meravigliosa superiorità scientifica di Cyrus Harding (per non parlare di quella addirittura fantascientifica del Capitano Nemo!) ha spinto un'infinità di noi a guardare con sufficienza gli indirizzi umanistici. Pare che oggi i libri di Verne siano "fuori moda" e, nel dubbio che a qualcuno di voi manchi una copia da far leggere alle prossime generazioni, ve ne ho messa una nella cartella. ^_^
In questa interpretazione, anche se dà inevitabili concessioni allo spettacolo Endfield sembra davvero provare a seguire con una certa fedeltà la traccia del romanzo. Il suo sforzo, tuttavia, era palesemente ritenuto secondario dai produttori che volevano, soprattutto, bissare lo spettacolare successo di 20.000 Leghe sotto i mari, anche a prescindere da ciò che lo Verne aveva effettivamente scritto nella sua opera.
Fu con questo commercialissimo obbiettivo che chiamarono Ray Harryhausen a dirigere il team degli addetti agli effetti speciali ed ancora per questo che si preoccuparono di far inserire nello script spettacolari scene sottomarine di cui, nel libro, non vi è traccia. Eppure talvolta la venalità può essere utile perché più che per gli attori, comunque bravi ed adatti al ruolo, od il quasi ignoto regista, il film è ancora e giustamente ricordato per lo straordinario ed imprescindibile apporto del grande maestro.
Mago della stop motion, Harryhausen rese degno di interesse quello che altrimenti sarebbe stato un film d'avventura assolutamente nella media; creò un granchio gigante, un enorme uccellaccio capace di saltare come un canguro (e che ci fa capire chi siano i discendenti dei dinosauri), un'ape grande come un deltaplano ed, infine, uno straordinario polpo dotato di una conchiglia (sic!) così splendida da suscitare l’invidia di ogni paguro dei sette mari. Diede anche un grosso contributo alla realizzazione del Nautilus e non pochi "consigli" produttivi dietro le quinte, pare anche non particolarmente richiesti, ma grazie al suo impegno questa versione de L'isola misteriosa ha ancora oggi un suo indiscutibile fascino ed è, giustamente, considerata un memorabile classico.
Assolutamente da vedere. Tante volte! :D

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