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giovedì 30 gennaio 2020

Edipo re


Titolo originale: Edipo re
Nazione: ITA
Anno: 1967
Genere: Drammatico, Tragedia
Durata: 104'
Regia: Pier Paolo Pasolini
Cast: Franco Citti, Alida Valli, Carmelo Bene, Julian Beck, Silvana Mangano

Trama:
Edipo è stato allevato dal re di Corinto come un figlio ma non sa di essere un trovatello. Quando viene a conoscenza di una terribile predizione, secondo la quale egli ucciderà il proprio padre e sposerà la propria madre, fugge dalla città e arriva a Tebe ma...

Commenti e recensione:
Trovo francamente troppo forzata l'interpretazione puramente autobiografica che, in tanti, hanno voluto dare a questo film. Ovviamente c'è anche questa sfaccettatura (impossibile non riconoscere in Laio, nella sua uniforme militare, il padre dell'autore) ma è, nelle intenzioni di Pasolini, un messaggio secondario. Lo stesso rapporto madre/figlio, che avrebbe potuto sviluppare con accenti boccacceschi e dal facile ritorno di botteghino, è appena accennato e velato dall'intangibilità diafana della Mangano.
Più profonda, invece, è la lettura dell'importanza della psicanalisi nell'idea che PPP ha del mondo. Se Il Vangelo Secondo Matteo consisteva nell'analisi del binomio religione/marxismo, qui afferma esplicitamente il valore del pensiero freudiano. Dirà lui stesso, in una successiva intervista, che "le teorie di Marx e di Freud sono i due cardini su cui si muove tutta la nostra cultura occidentale moderna". Dove la filosofia marxista è, però, uno strumento attivo volto a cambiare il mondo materiale, la teoria freudiana è esclusivamente conoscitiva: essa non risolve i conflitti dell’anima, aiuta al massimo a comprenderli facendoli emergere dal pantano indistinto dell’inconscio. E qui spicca la vera grandezza artistica di Pasolini perché per primo capisce che, proprio per questa sua manifesta incolcludenza, la psicanalisi permette all'individuo di permanere nella condizione leopardiana della stasi esistenziale e del dolore, situazione ingrata ma di privilegiata superiorità e di poesia senza limiti. È il dolore di Edipo, ignaro ma pur sempre colpevole, la catarsi del mito ma è la raffinatissima eternizzazione di questo dolore, sia fisico che morale, nell'apparente immortalità del sovrano costrettoa vagare, come l'ebreo errante o il vecchio marinaio di Coleridge, fino ai giorni nostri, fino all'odierna piazza di Bologna, a declamarne il valore tragico e poetico insieme.
Da questo grande pensiero, che gli frulla per la testa già dai tempi di Accattone, è nata quella che è probabilmente la più bella intrepretazione delle tragedie di Sofocle, riuscendo come nessuno, prima di lui, a trasmettere il fascino psicanalitico, inquietante e moderno della storia di tutte le famiglie, con il figlio destinato a prendere il posto del padre e, quindi, a distruggerlo. Già questo avrebbe reso il film un capolavoro ma a Pasolini non basta perché, sottotraccia, ha perfettamente colto il vero messaggio dell'opera: riversare il concetto dell'innocente colpevolezza di Edipo sullo spettatore, non più l'antico greco ma quello moderno borghese che è inconsapevole, in termini marxisti, della natura criminale della propria condizione agiata. E se all'epoca questo venne letto come un semplice "rigurgito sessantottino", oggi, a distanza di cinquant'anni e con la giusta prospettiva, possiamo ammirarne l'intelligente filo logico che portò alle atrocità di Salò.
Questa è un'opera complessa, di altissimo valore concettuale e che richiede una notevole capacità di astrazione per poterne apprezzare appieno tutte le sfumature teoriche, ma ha un fascino innegabile che la pone tra le più alte creazioni artistiche del secolo scorso! :D

venerdì 30 settembre 2016

Medea


Titolo originale: Medea
Nazione: Italia
Anno: 1969
Genere: Drammatico, Tragedia
Durata: 118'
Regia: Pier Paolo Pasolini
Cast: Maria Callas, Massimo Girotti, Giuseppe Gentile, Laurent Terzieff, Sergio Tramonti

Trama:
Il giovane Giasone, con i suoi Argonauti, muove alla volta della Colchide per recuperare il vello d'oro che sarebbe in grado di rendere più forte e fertile chi la possiede. Medea, maga affascinata da Giasone, lo aiuta a rubare l'amuleto e fugge con lui. Giasone e Medea si sposano ed hanno due figli, tuttavia poco dopo ripudia sua moglie per sposare la giovane Glauce, figlia del re di Corinto. La vendetta di Medea, folle di gelosia, sarà atroce e...

Commenti:
Scritta e diretta da Pasolini, la Medea venne realizzata nel 1969, due anni dopo l'Edipo re. Girata parte in Cappadocia, parte in Italia (Corinto è ricreata nella Piazza dei Miracoli di Pisa), sottolinea anche attraverso la duplice ambientazione lo scontro fra due universi inconciliabili, destinati a fronteggiarsi in un conflitto in cui o l'uno o l'altro non può che soccombere. Il tema del film è duplice anch'esso: l'utopia della pacifica coesistenza di identità fra loro distanti ma comunque complementari e necessarie al reciproco compimento, da una parte, e dall'altra la presa d'atto della loro impossibile convivenza. La regia di Pasolini è stilisticamente consapevole di cià e ne interpreta magistralmente la storia: tecniche di inquadratura (i primi piani sulla splendida Medea-Callas), dialoghi, musiche e silenzi obbediscono alle sue scelte sapientissime e convergono sul messaggio principale del film.
Il contrasto fondamentale, l'antitesi sulla quale si costruisce la vicenda, funziona invece su tre livelli. Il primo, il più evidente, è quello antropologico, che oppone la civiltà greca, «umana», alla «disumana» primitività barbarica. Il contatto fra le due produce non integrazione, ma distruzione nell'una (che reagisce tentando di isolare e poi di rimuovere, con l'esilio o con l'oblio, l'elemento perturbante, facendosi così essa stessa «disumana» e attirando su di sé la vendetta del dio). Un altro livello è poi quello psicanalitico: la razionalità di Giasone, l'Ego, che si scontra con l'irrazionalità totalizzante e distruttiva di Medea: l'Es, che rimosso dalla sede legittima, riaffiora violentemente, rivendicando i propri diritti misconosciuti. Infine c'è un livello politico: lo scontro fra l'Occidente moderno, borghese e industrializzato, e il Terzo Mondo, legato a una cultura arcaica e ancestrale, asservito e sfruttato.
Come sempre, è incredibile come queste tragedie greche, pur se "rilette", siano spaventosamente attuali! O forse, la triste verità è che il mondo non è mai cambiato, se non ai nostri occhi. Da rivedere (più volte!!!) assolutamente. :D

giovedì 20 novembre 2014

Il fiore delle mille e una notte


Titolo originale: Il fiore delle mille e una notte
Nazione: ITA
Anno: 1974
Genere: Commedia
Durata: 130'
Regia: Pier Paolo Pasolini
Cast: Franco Citti, Ninetto Davoli, Ines Pellegrini, Christian Alegny, Margareth Clementi
audio/video: 10

Trama:
Ecco la storia di Nur-el-Din e della bellissima schiava Zumurrud, l'amata rapita e ritrovata sotto le spoglie maschili del re Sair, che contiene, come in una scatola cinese, le altre quattro; la trappola tesa da Tiffané e Zeudé per scoprire chi sia miglior amante fra un ragazzo e una ragazza. E ancora: i diversi destini di Aziz e di Tagi, il primo punito con l'evirazione per un tradimento amoroso, il secondo, invece molto più fortunato. Infine due prìncipi, per cammini diversi ma ugualmente avventurosi, finiscono per farsi bonzi.

Commenti
"La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni" è la citazione che fa da filo conduttore all'ultima parte della cosiddetta "trilogia della vita", tutta sotto il segno dell'esaltazione del sesso e della morte incombente. Dei 3 film appare come il più sereno e risolto, probabilmente perché la natura stessa della raccolta araba aveva esentato l'autore da ogni obbligo di fare i conti con la storia e il potere, qui sostituiti dalla forza trascinatrice della fatalità e dei sentimenti assoluti. Da vedere assolutamente. :D

lunedì 4 agosto 2014

I racconti di Canterbury


Titolo originale: I racconti di Canterbury
Nazione: ITA
Anno: 1972
Genere: Commedia
Durata: 122'
Regia: Pier Paolo Pasolini
Cast: Hugh Griffith, Franco Citti, Laura Betti, Ninetto Davoli, Joséphine Chaplin
audio/video: 10

Trama:
Un gruppo di pellegrini diretti a Canterbury, si racconta delle storie durante il viaggio: lo studente Nicola concupisce la moglie del legnaiolo Giovanni, sfruttandone la superstizione; due studenti si vendicano di Simkin, ladro di farina; una donna di Bath, insaziabile e vorace ninfomane uccide ben cinque mariti ereditandone gli averi...

Commenti
Il secondo capitolo della trilogia della vita risente un po' dell'aria della commedia di genere del periodo ma non per questo va sottovalutato o sminuito. Reduce dalle fatiche boccaccesche, Pasolini si concentra su una lettura tutta sua dei racconti di Chaucer riuscendo ad essere piccante in alcuni eposodi e forse un po' troppo descrittivo in altri. La libertà di rappresentazione dei gesti e degli atti sessuali raggiunge in questa pellicola climax molto alti senza però in questo caso arrivare all'offesa della moralità (almeno secondo il mio punto di vista). Fotografia del sempre bravo Delli Colli con luci naturali e paesaggi catturati dal grandangolo. Dei nove racconti mi permetto di segnalare quello del legnaiolo, davvero divertente, e quello del frate con un Franco Citti nei panni del diavolo in stato di grazia! ^___^

giovedì 20 giugno 2013

Il Decameron


Titolo originale: Il Decameron
Nazione: ITA
Anno: 1971
Genere: Commedia
Durata: 110'
Regia: Pier Paolo Pasolini
Cast: Franco Citti, Ninetto Davoli, Angela Luce, Silvana Mangano, Pier Paolo Pasolini
audio/video: 10

Trama:
Le novelle di Ser Ciappelletto, morto in odore di santità, e dell'allievo di Giotto ne legano altre sette: Andreuccio viene derubato da una donna che si finge sua sorellastra, ma si rifà spogliando di tutti i gioielli la salma di un alto prelato; Masetto, finto sordomuto, entra in un convento di suore dalle quali si lascia sedurre; Lisabetta conserva la testa dell'amato, ucciso dai propri fratelli, in un vaso di basilico; Caterina e Riccardo coronano il loro sogno d'amore con il matrimonio; dall'Aldilà Tingoccio rivela al timorato Meuccio che far l'amore non è peccato; fingendo di volerla trasformare in puledra, donno Gianni si gode la moglie di un ingenuo contadino; l'infedele Peronella induce il marito a introdursi in una giara per impedirgli di scoprire il suo amante.

Commenti
Nell'ambito del 700° anniversario della nascita di Boccaccio, mi è sembrato doveroso darvi l'opportunità di vedere di nuovo questa bellissima trasposizione firmata Pasolini. Un'interpretazione trascinante, ileare e lieta!
Come "I racconti di Canterbury" e "Il fiore delle Mille e una notte", ha al centro l'esaltazione di una felicità e di una vitalità (che il Morandini, da bravo bacchettone ignorante, sintetizza con un "...che è soprattutto sesso") idealizzate e astoriche in cui un'incombente presenza di morte ricorda, secondo moduli di tradizione decadentistica, che la fine è inevitabile.
Per i puristi del cinema pasoliniano la pellicola in questione non sembra essere di prima grandezza e per gli estimatori del Boccaccio certe scelte del regista (quella dell'uso del dialetto partenopeo tra tutte) possono far storcere il naso, ma in definitiva il film, grazie anche all'ottima scenografia realizzata da Dante Ferretti e alle buone prove offerte dagli interpreti, quasi tutti un po' lenti e dalla scarsa conoscenza dei tempi recitativi, ma decisamente di buona volontà, può definirsi una valida riduzione per il grande schermo di questa nostra famosa opera letteraria.
Orso d'argento al Festival di Berlino, fonte in Italia di roventi polemiche (a destra per le offese al "comune sentimento del pudore", a sinistra per il suo disimpegno ideologico), incassò sul mercato italiano più di 4 miliardi, cifra da primato, scatenando un'orda di imitazioni che costituirono un filone a parte.

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