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lunedì 8 dicembre 2025

Le folli avventure di Rabbi Jacob



Titolo originale: Les aventures de Rabbi Jacob
Nazione: FRA
Anno: 1973
Genere: Commedia
Durata: 100'
Regia: Gérard Oury
Cast: Louis de Funès, Renzo Montagnani, Josy Eisenberg, Suzy Delair, Miou-Miou, Claude Piéplu

Trama:
Costretto alla fuga da un gruppo di assassini, un bigotto parigino garbatamente razzista e ostentatamente nazionalista che sta per raggiungere la figlia che si sposa, è costretto a fingersi un rabbino e...

Commenti e recensione:
Caliamoci un momento negli ultimi anni '60 francesi per una piccola lezione di storia, quando la Francia ed il Nord Africa erano, tanto per cambiare, ai ferri corti ed il leader socialista marocchino Mehdi Ben Barka veniva assassinato a Parigi. Qui in Italia non se n'è mai parlato (e a tutt'oggi non credo che molti lo ricordino nemmeno in Francia) ma il suo caso fu, all'epoca, un vero scandalo. Attivista marocchino fondatore dei partiti politici dell'Istiqlal e dell'Unione Nazionale delle Forze Popolari, dirigente del movimento anti-imperialista ed anti-colonialista transnazionale OSPAAAL e dissidente del regime di Re Hasan II, venne tenuto sotto sequestro per diversi giorni da agenti di polizia francesi e poi assassinato. La sua morte, presumibilmente ordita dai servizi segreti marocchini con l'ausilio di quelli israeliani, francesi e statunitensi, fu uno degli episodi più cupi dei cosiddetti anni di piombo del Marocco. 
Perché questa lunga premessa? Perché Oury, scrivendo la sceneggiatura di Rabbi Jacob, si ispirò fortemente a quanto accadde al povero leader terzomondista per creare il personaggio di Slimane benché, essendo questa una commedia, almeno finisce bene. Vi ho raccontato il fatto solo perché, conoscendolo, la lettura del film cambia molto - e qui chiudo questa parentesi di storia moderna. 
Oury, che ho già commentato in Colpo grosso, ma non troppo, Tre uomini in fuga e Il cervello, amava i record di incassi, sia per la fama che per la voglia di soldi. Aveva sviluppato un ottimo rapporto con de Funès ed ormai sapeva che, per sfondare al botteghino, doveva solo lasciargli totale libertà d'azione. E qui De Funès, al meglio della sua forma con la sua incredibile mimica facciale e corporale, divenne una vera macchina per creare soldi. L'auto che si ribalta e naviga nel fiume, la fabbrica di chewingum con il Nostro impiastricciato dalla gomma verde o trasportato dal tapis roulant sul quale scorrono le valigie nell'aeroporto (che ricorda molto Tempi moderni), tutto esalta una comicità surreale, debordante nell'assurdo che culmina nella famosa danza chassidica, in cui si esibisce con bravura in una serie di divertentissime evoluzioni. In francese de Funès sfoggia anche un formidabile accento yiddish polacco che rende riconoscibile il personaggio persino ad occhi chiusi. 
Insomma, stringi stringi il film non ha niente di particolarmente originale e potrebbe essere solo una normalissima commedia degli equivoci ma, scatenando un de Funés libero di muoversi, di inventare a suo piacimento e di dare sfogo a tutto il proprio estro creativo, ha permesso ad Oury di creare una gioiellino che, in quanto a fantasia ed eccentricità, è paragonabile alle pellicole più riuscite di Mel Brooks. E lo cito perché alcune delle parti più esilaranti del film si svolgono nelle comunità ebraiche newyorkesi, che vengono bonariamente prese in giro visto che, in quegli anni, ancora si poteva fare senza offendere (troppo).
Con tutte queste premesse, non è strano che il film abbia sfondato il botteghino francese, classificandosi al primo posto del '73 e portando nelle sale oltre 7 milioni di spettatori.
Oggi qualcuno potrebbe considerare Le folli avventure di Rabbi Jacob "datato" ma è solo perché l'umorismo demenziale, sfacciato, sguaiato e maleducato è stato tristemente censurato, e spesso autocensurato, dagli schermi. Sicuramente sbaglio ma ritengo sia il caso di riscoprirlo ed imparare a ridere di nuovo senza vergogna. ^___^

martedì 24 dicembre 2024

Anime nostalgie



Titolo originale: Anime nostalgie
Nazione: ITA
Anno: 1972-1999
Genere: Animazione, Musicale
Durata: 115'
Cast: Cristina D'Avena, I Cavalieri Del Re, I Mostriciattoli, Le Mele Verdi, Superbots, Rocking Horse, Spectra, Giorgia Lepore

Trama:
Vent'anni di sigle di anime che, nel bene e nel male, ci hanno formato.

Commenti e recensione extra extra extra light (praticamente non c'è ^_^):
Anni fa, in famiglia, mi fu richiesto di realizzare una compilation di sigle degli anni '80. Con la mia proverbiale lentezza, questo è il risultato: due ore di splendide, belle, meno belle e persino pessime sigle che ho raccolto da mille fonti.
Anche se, nell'insieme, si tratta di filmati di discreta qualità, in alcuni casi mi sono persino abbassato a prelevare da YouTube (penso all'introvabile sigla di Bem il mostro umano, cantata di Fidenco). Ma in questo caso siamo più per sentire le canzoni della nostra infanzia che non criticare i registi. ¯\_(ツ)_/¯
Se non si entra nel dettaglio delle 88 sigle non c'è molto altro da dire, solo godere di queste proustiane madeleine musicali e passare, idealmente insieme, uno splendido Natale! :D



BUON NATALE A TUTTI!!! :D
ed un grosso abbraccio dal vostro 
ranmafan

domenica 22 gennaio 2023

Battleship

Titolo originale: Battleship
Nazione: USA
Anno: 2012
Genere: Azione, Fantascienza
Durata: 131'
Regia: Peter Berg
Cast: Taylor Kitsch, Liam Neeson, Alexander Skarsgård, Josh Pence, Rihanna, Jesse Plemons, Peter MacNicol

Trama:
Per salvare il pianeta da un attacco alieno, gli Stati Uniti sguinzagliano la Marina. All’ammiraglio Shane va il compito di coordinare le operazioni mentre, sotto il suo comando, i fratelli ufficiali Hopper si trovano in prima linea e...

Commenti e recensione light:
Battleship è un fumettone senza alcuna pretesa di spessore, valore artistico e, Dio non voglia, intelligenza.
Detto questo, grazie ad un sacco di soldi ed ad un'autoironia azzeccatissima (palpabile sin dall'apertura con lo sketch del "chiken burrito" ripreso pari pari dal celebre video virale che girava sul Tubo), invece di limitarsi ad essere l'ennesimo filmone catastrofico americano, di cui comunque sfrutta tutte le caratteristiche, riesce a crearsi una categoria tutta sua, un po' Blockbuster ed un (bel) po' parodia. Citando a piene mani Transformers, Halo, Space Cowboys, Indipendance Day, Armageddon, Titanic ma anche Top Gun, persino i Power Rangers e chi più ne ha più ne metta, cattura per ben due ore l'attenzione dello spettatore, strappandogli spesso più di qualche sorriso.
Poco importa che la sceneggiatura abbia buchi logici pazzeschi (come ho detto, l'intelligenza non è richiesta né la benvenuta in questo film), dopotutto la trama è costruita su quello stesso gioco da tavolo che ci ha visti attori di sfide memorabili, ben nascosti nelle ultime file delle classi scolastiche ed incuranti dei pessimi voti che stavamo per collezionare. ^__^
Peter Berg usa sfacciatamente tutto il repertorio di Christian Bale, d'altra parte il budget lo permette, ed il cast è stato chiaramente scelto dall'ufficio marketing con l'unico obbiettivo di stuzzicare al massimo l'interesse del pubblico. In realtà, a parte Skarsgård che, effettivamente, ci si mette visibilmente d'impegno, tutti gli altri fanno solo il minimo sindacale: Liam Neeson poteva tranquillamente non presentarsi e la giovanissima Rihanna, qui alla sua prima apparizione cinematografica, si è meritatamente aggiudicata il Razzie award per l'attrice non protagonista dell'anno. Ma anche questo non importa perché Battleship, con la sua verve da B movie ipertrofico, grazie alla sua vena farsesca e quasi circense sfocia nell'assurdo controllato della presa per i fondelli ben riuscita e quindi, malgrado sia una boiata colossale, è divertente come pochi!
Se visto con lo spirito giusto, e non è difficile calarcisi perché è il film stesso che vi ci porta, è una corsa forsennata con diversi "WOW" adrenalinici ed una soddisfazione finale che, benché cinefilicamente ingiustificata, è assolutamente appagante! :D

martedì 20 dicembre 2022

Phantom - Alla ricerca del teschio sacro



Titolo originale: The Phantom<
Nazione: USA
Anno: 1996
Genere: Azione, Avventura
Durata: 96'
Regia: Simon Wincer
Cast: Billy Zane, Kristy Swanson, Treat Williams, Catherine Zeta-Jones, James Remar, Samantha Eggar


Trama:
Giungla del Bengala, 1938: un gruppo di malfattori è alla ricerca di teschi magici per conto dell’antica setta della Fratellanza Singh. Qualora ne ottenessero tre il loro capo avrebbe un potere enorme ma il leggendario Phantom è fermamente deciso ad impedirlo e...

Commenti e recensione light:
L'Uomo Mascherato, perché è così che i veterani lo conoscono davvero, è il padre di tutti i supereroi senza superpoteri. È dotato di caratteristiche fisiche al limite del sovrumano, certo, ed infatti eccelle in velocità, forza, intelligenza, logica ed intuizione ma deve tutto ciò solo all'allenamento ed alla dedizione. A parte la forza, le sue armi sono due normalissime Colt 42 che, ovviamente, non sbagliano mai un colpo. Bonariamente colonialista, quasi roosveltiano, è il prototipo del giustiziere palestrato della porta accanto come Batman, Ironman ed il loro precursore Zorro.
L'Uomo Mascherato, nato dalla penna di Lee Falk (il papà di Mandrake) e ritratto splendidamente da Ray Moore nasce nel '36 e, già tre anni dopo, è un tale successo da ottenere la sua tavola domenicale fissa (le trovate tutte, nella storica edizione dei Fratelli Spada, allegate come mio regalo prenatalizio ^_^).
Questo lungo preambolo è necessario per spiegare il perché dell'esistenza del film di stasera, Phantom - Alla ricerca del teschio sacro, un tale flop al botteghino americano che nemmeno uscì nelle nostre sale.
Prima di tutto è importante che capiate che questo è un fumettone e, come tale, va visto e goduto; ogni interpretazione, analisi o critica che voglia vederci altro non solo manca completamente il bersaglio ma dimostra anche una totale ignoranza del fumetto.
The Phanthom nasce come un Blockbuster travestito da B-Movie, un lavoro che non vuole essere preso sul serio (anzi, è pieno di autoironia) ma che sotto quel tono fracassone e retrò nasconde un autentico amore per l'avventura, l'eroismo ed il mistero che ammantava le gesta dell'eroe di Lee Falk.
Alle spalle di Phantom ci sono Jeffrey Boam, sceneggiatore di ben tre Arma letale, La zona morta ed Indiana Jones e l’ultima crociata, mentre alla regia c'è un Wincer che ha firmato, tra gli altri, Carabina Quigley, Harley Davidson & Marlboro Man e, soprattutto, Free Willy. Insieme ambientano la storia nel 1938, una data scelta un po’ per fare le cose per bene, dando al personaggio una buona origin story ed omaggiare le primissime strisce di Falk (The Singh Brotherhood e The Sky Band) ed un po’ perché solo un matto, avendone i mezzi, rinuncerebbe alla possibilità di far volare tutti quegli idrovolanti! Miyazaki capirebbe. ^___^
La sceneggiatura di Boam è, a volte, degna di affettuose pernacchie per i dialoghi didascalici ma è anche infarcita di trovate molto gustose e, talvolta, davvero modernissime (tanto da anticipare di anni il trucco con la matita di Joker °_°). Quanto a Wincer, si diverte palesemente, col suo bel budget da 45 milioni di dollari di allora, a giocare con le brutte (per oggi!) computer grafiche anni '90, gli stunt clamorosi e le costosissime scenografie da antologia del kitsch. Quasi lo si sente ridere mentre movimenta le infinite scene d'azione e gli attori, da un Billy Zane migliore del solito a Kristy Swanson, Catherine Zeta-Jones e, soprattutto, l'ottimo villain Treat Williams, si prestano al gioco con ironia e sfrenata vitalità. Anche perché girare in Australia, Thailandia e California dev'essere stato un piacere pure per loro.
Phantom è uno di quei film da vedere SOLO per gustare l'avventura senza nessun secondo fine, proprio come gli Indiana Jones, perché se si pretende di più se ne perde tutto il fascino (e ce n'è tanto, credetemi!). Se poi si ha la fortuna di essere cresciuti leggendo le imprese dell'Ombra che Cammina, non si può non ammirare quanto, malgrado tutto, Boam e Wincer siano riusciti a renderne il carattere tanto da sopraffarci di nostalgia! :D

mercoledì 23 febbraio 2022

2012

Titolo originale: 2012
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: Avventura, Fantascienza, Catastrofico
Durata: 158'
Regia: Roland Emmerich
Cast: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Woody Harrelson, Danny Glover

Trama:
Un repentino riscaldamento della crosta terreste ed un crescendo di numerose catastrofi, sempre più eclatanti, spaventano prima le comunità scientifiche e poi la popolazione. Che la tremenda profezia Maya sia vera? :O

Commenti e recensione:
Archiviato con nonchalance 10000 BC, pasticciaccio preistorico privo di perché, Roland Emmerich rivendica il suo diritto alla catastrofe trionfalistica ed all'orgoglio di un cinema meramente ludico. Torna, in pratica, a quello che sa fare meglio: l’Americanata esageratamente, totalmente e diabolicamente americana. Che per un tedesco, benché naturalizzato, non è un successo da poco. ^_^
A differenza del cinema di Michael Bay, con cui viene spesso raffrontato, Emmerich non va alla ricerca dello scontro di corpi perfetti, muscolari o meccanici che siano, ma del vecchio fascino da carrozzone di luna park, con tanto di imbonitore che irride ai ricchi ed ai potenti. Con i suoi duecentocinquanta milioncini di di dollari ingoia metropoli, brutalizza la crosta terrestre, si inventa meteoriti e mega tsunami ed infarcisce il tutto con parentesi di gustosa ed irriverente ambiguità (il Cupolone che collassa su Papa, cardinali e fedeli adoranti od il nostro ex PdC che è l'unico premier a non voler scappare e resta a pregare, persino senza nipotine egiziane di contorno XD), usando gli effetti speciali digitali con un'efficacia spettacolare. Ci mette persino una bella galleria di personaggi ben recitati, tradizionali ma non banali, tra cui spicca l'esaltato cospirazionista barbuto di Harrelson.
Fin dai tempi di Stargate ed Independence Day il suo progetto è evidente: raccontare sempre la stessa storia, nemmeno troppo importante, stirando le dimensioni dello spazio e del tempo fino alla lacerazione, senza freni inibitori, senza badare a bazzecole come il realismo, la credibilità e la coerenza, con l'unico obbiettivo di creare un puro e pulsante spettacolo popolare. Dopotutto "...sono un regista" dirà in un'intervista, "non uno scenziato!". In 2012, a suo dire vagamente ispirato da Impronte degli dei di Graham Hancock (che trovate nella cartella), ci sbatte in faccia la sua idea di cinema: l'apocalisse gioiosa e spensierata di uno che, quando è così in forma, soffoca il ridicolo con la magniloquenza e genera l'ironia per semplice accumulo. Magicamente. Ogni Torre Eiffel, Casa Bianca, Basilica di San Pietro che gli si para davanti la distrugge con fuoco e fiamme come un piccolo Nerone. Da bambino Emmerich deve aver avuto qualche problema con i giocattoli. ^_^
Questo non è un film con la F maiuscola ma è l'apoteosi del genere catastrofico che, nel suo "minuscolo", è pur sempre un genere con una lunga e gloriosa tradizione alle spalle; al buon Roland però questo non interessa, lui vuole solo creare film che incollino alla poltrona il suo spettatore ideale, quello da fiera, senza dargli veri messaggi o intellettualismi ma solo puro e mai banale divertimento! :D

venerdì 16 aprile 2021

Pallottole cinesi

 

Titolo originale: Shanghai Noon
Nazione: USA
Anno: 2000
Genere: Azione, Comico, Western
Durata: 110'
Regia: Tom Dey
Cast: Jackie Chan, Owen Wilson, Lucy Liu, Roger Yuan, Xander Berkeley

Trama:
Nel 1881 la principessa Pei Pei è rapita con l'inganno e si ritrova in un campo minerario del Nevada, schiava di un cinese rinnegato. Alle Guardie Imperiali incaricate di riportare la ragazza a casa si aggrega Chon Wang, aiutato da un rapinatore di treni; dopo molte ed avventurose peripezie riusciranno a trovarla e...

Commenti e recensione:
Western e commedia si mescolano con discreto brio in questo ennesimo titolo hollywoodiano nella prolifica carriera di Jackie Chan. Diretto dall'esordiente Tom Dey, proveniente dal mondo della pubblicità, il film si rivela un passatempo leggero e divertente; benché la sceneggiatura non sia perfetta e, stranamente, la coreografia non particolarmente ispirata, la contagiosa simpatia dei due protagonisti ed il ritmo veloce delle infinite battute e gag in serie, che omaggiano essenzialmente il cinema della frontiera, elevano più che abbondantemente il piacere della visione di questo wuxiapian trapiantato nel polveroso Far West.
La trama è semplice, come per ogni western tradizionale, ma non è pretestuosa o ridotta a mero contorno per le mirabolanti ed immancabili acrobazie di Chan. Magari non tutti i personaggi sono ben caratterizzati ma quelli principali sono curati in maniera più che dignitosa. Soprattutto, molte sono le scene divertenti, ricche di battute irriverenti che strappano facilmente più di un sorriso e degne di nota sono le squisite citazioni del mondo western, a partire dal nome del protagonista: John Wayne storpiato in un formidabile Chon Wang! ^__^
Senza grande originalità, Chan (perché è indubbio su chi sia a diriggere davvero il flim) rivisita il western in chiave farsesca ma lo fa con gusto ed intelligenza, mirando sia al pubblico adulto che ai più piccoli: a noi ci stuzzica omaggiando i grandi classici come Butch Cassidy o Mezzogiorno di Fuoco (Shangai Noon è un chiaro riferimento a High Noon) e gli altri li ammalia con le sortite wuxia, che vanno sempre bene.
Se un merito va dato a Tom Dey, invece, è di aver accoppiato i due attori principali, che hanno impersonato al meglio, e con assoluta e credibile naturalezza, i ruoli dei protagonisti! Le baruffe tra Jackie Chan e Owen Wilson dominano la scena e sono sempre irresistibili perché il duo funziona per reciproca alchimia ed instilla una genuina simpatia nello spettatore. La "la faccia da schiaffi” di Owen Wilson esalta perfettamente le due ore della recitazione di Chan, sottolineando tutta la lunga sequela di gag fisiche e battute giocate sulle differenze culturali. Giustamente il duo, visto il meritato successo ottenuto con questo titolo, si è ripresentato pochi anni dopo nel sequel (in realtà meno fortunato) 2 Cavalieri a Londra e tornerà ancora con il terzo capitolo quanto prima.
Forse si sarebbe potuto sfruttare di più il personaggio della algida-ma-pur-sempre-splendida Lucy Liu e trasformare l'opera in un divertissement a tre ma pazienza, già così le peripezie ambientate tra saloon, patrie galere, miniere e villaggi indiani, danno alla pellicola tutto quel ritmo che serve a rendere uno spettacolo riuscito e capace di far passare una serata gradevolmente e senza pensieri; cosa si può chiedere di più? ^__^

domenica 4 aprile 2021

Fascisti su Marte

 

Titolo originale: Fascisti su Marte
Nazione: ITA
Anno: 2006
Genere: Comico, Fantascienza
Durata: 100'
Regia: Corrado Guzzanti, Igor Skofic
Cast: Corrado Guzzanti, Pasquale Petrolo, Andrea Blarzino, Marco Marzocca, Andrea Purgatori

Trama:
Nel 1938 un manipolo di camicie nere, comandato dal gerarca Gaetano Maria Barbagli, s'imbarca sul prototipo di razzo spaziale Repentaglia IV, costruito col poco volontario aiuto del fisico Majorana, e parte alla conquista di Marte, "rosso pianeta, bolscevico e traditor".

Commenti e recensione:
Nato come sketch della geniale, benché poco fortunata, trasmissione Il caso Scafroglia, dopo travagliatissima gestazione Fascisti su Marte arrivò al cinema come lungometraggio. Guzzanti aveva intuito, probabilmente fin dal primissimo istante, l'eccezionale potenzialità della sua trovata pseudo-fantascientifica e pseudo-revisionista in cui le assurde gesta del manipolo di arditi del gerarca Barbagli vengono raccontate, in puro stile Zelig di Woody Allen, da fantomatici cinegiornali da Istituto Luce del ventennio. È proprio la formidabile retorica della propaganda, con il ridicolo linguaggio fascista, l'estenuante richiamo a motivi di orgoglio nazionale senza senso, la creazione continua di acronimi ed istituzioni su ogni ridicola attività, ad essere il centro della comicità, sia satirica che farsesca, del film.
Probabilmente il testo è il miglior lavoro di Guzzanti e ben si vedono le lunghe ricerche che ha fatto sul linguaggio dell'epoca "con tutti quegli aggettivi e la costruzione delle frasi così farraginosa per poi poterla trasformare in una versione divertente e maccheronica, rinverdita dai luoghi comuni della Seconda Repubblica"; il risultato di tanti sforzie è il “fascistese maccheronico” dell’onnipresente voice over, un'opera da fuoriclasse.
Spaziando allegramente dall'ovvio Méliès a Kubrik, pasando per Il Grande Dittatore e Schindler’s List (il Mimimmi rosso che intenerisce i cuori, doppio pietroso del memorabile cappottino spielberghiano) nonché il già citato Woody Allen, anche con la parodia della tetta gigante di Tutto quello che avreste voluto sapere..., Guzzanti dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, di avere un perfetto controllo del vocabolario visivo e cinematografico. Assodato questo, la critica che la recitazione sia viziata da un eccesso di goliardia risulta, molto probabilmente, un effetto volutissimo. Oppure è solo che si sono divertiti un mondo. XD
Paradossalmente (ma vista la pochezza dei mezzi a disposizione, neanche poi tanto ^_^) questo film visionario, ricchissimo di grafica e di effetti speciali retrodatati e francamente rudimentali (i migliori, comunque, che il genere fantascientifico in Italia avesse mai offerto), non potrebbe essere più autarchico, girato quasi interamente in una cava della Magliana, nella periferia sud di Roma, "marzianizzata" da sfacciati e comunisti filtri rossi.
Fascisti Su Marte, satira retrofuturista sul revisionismo storico e sul linguaggio della propaganda di ieri e di oggi, ripropone tutti quei gesti essenziali, da pantomima, che hanno fatto la fortuna delle slapstick comedy nell’era del muto ed una presa in giro di un passato lontano eppure più che mai attuale, sia alla sua uscita che ancora oggi. Da vedere! :D


 
BUONA PASQUA A TUTTI
GLI AMICI DEL BLOG!

domenica 14 febbraio 2021

Scuola di polizia

 

Titolo originale: Police Academy
Nazione: USA
Anno: 1984
Genere: Comico, Commedia, Azione
Durata: 95'
Regia: Hugh Wilson
Cast: Steve Guttenberg, Michael Winslow, Kim Cattrall, George Gaynes, G.W. Bailey, Bubba Smith

Trama:
La delinquenza dilaga ed il sindaco prova ad arginare il problema rimpolpando le forze dell'ordine. Con un proclama apre le porte dell'Accademia di Polizia a chiunque voglia trasformarsi in tutore della legge. Tutti i criteri altamente selettivi di sempre vengono rimossi: spariscono gli standard medici, d'età e di quoziente intellettivo e...

Commenti e recensione:
Su questo film di Wilson, di cui è anche sceneggiatore, non c'è bisogno di dire molto: lo conoscete tutti, probabilmente anche a memoria. ^__^
È incredibile ma Scuola di polizia sembra non subire il passare del tempo, né nelle gag cardine della narrazione né nel concept di base. La caratterizzazione estrema del corposo numero di personaggi, ognuno con peculiarità atte a dar vita a siparietti dalla qualità altalenante ma a spesso assolutamente esilaranti, in un ambiente narrativo a metà tra Animal House e Full Metal Jacket, è risultata la carta vincente di questa pellicola intramontabile e, nel bene e nel male, di tutto il franchise successivo. Certo, quando definisco Wilson "sceneggiatore" gli faccio un grande complimento perché la trama, di fatto, non c'è e tutto il film è frutto di un'operazione esilissima, però ha saputo scrivere un'infintà di gag divertenti, sempre in bilico tra una lieve volgarità e la farsa demenziale. È riuscito, soprattutto, a regalarci una spassosa commediola (prima di un'interminabile serie, che peggiorerà via via), stupidissima e sguaiata, irriverente e fracassona, che mette in fila una galleria di personaggi svitati e ben poco raffinati ma di indiscutibile simpatia ed impossibili da non amare. E anche se no, gli attori decisamente non hanno vinto premi per le loro interpretazioni, sicuramente meritano applausi per la loro recitazione gogliardica e fanfarona.
Paradossalmente Scuola di polizia ci dimostra che possiamo ancora ridere di battute oggi proibitissime (prevalentemente sessiste, raziali e di bodyshaming) tipiche di quell'umorismo da college che, nelle giuste dosi, è sempre esilarante.
Questo è un film da vedere e rivedere (e le TV una volta lo sapevano, infatti lo passavano ininterrottamente) perché una sana e stupida risata è uno dei veri piaceri della vita! :D


sabato 8 agosto 2020

Hot Shots! 2


Titolo originale: Hot Shots! Part Deux
Nazione: USA
Anno: 1993
Genere: Comico
Durata: 87'
Regia: Jim Abrahams
Cast: Charlie Sheen, Lloyd Bridges, Valeria Golino, Richard Crenna, Brenda Bakke

Trama:
Tug Benson, rimbecillito presidente degli Stati Uniti, invia tre missioni consecutive in Medio Oriente per liberare i soldati americani, facendoli sistematicamente catturare da un perfido despota. Benson decide allora che solo l'eroe "Topper" Harley può riuscire nell'impresa e...

Commenti e recensione:
Che belli che erano i tempi in chi si poteva rinnegare il "politically correct" e misurare il grado di civiltà con la capacità di autoridicolizzarsi, scherzando su chi si prende troppo sul serio... e fa ridere comunque! Cosa rara per un sequel, il seconto Hot Shots! è persino migliore del primo, fra battute groucho-marxiane ed una demenzialità dove l'importante è appunto non prendersi mai sul serio, pur facendo finta di essere seri.
Dal primo episodio mantiene il filo conduttore, basandosi però su un Rambo rivisitato argutamente invece che su Top Gun, ma Abrahams ha sicuramente affinato la tecnica ed il film non cala di livello per tutta la sua durata. Regia ed interpretazione dei personaggi sono perfette, tutto è orchestrato e cadenzato con competenza, senza mai eccedere nella scontatezza ritrita né ardire nulla che si allontani da un immaginario mainstream dalla presa sicura sul grande pubblico e, infatti, si ride tutti dall'inizio alla fine. Pur essendo una produzione leggera e spassosa, perfetta per una serata divertente tra amici, ha alcune scene che sono entrate di pieno diritto nell'Olimpo dei grandi classici della risata.
Ovviamente non è solo Stallone ad essere ripetutamente preso in giro, il regista non risparmia nemmeno Star Wars, Zorro, Terminator e mille altri film (così a memoria mi vengono ancora Lilli e il Vagabondo, Basic Insticts, Apocaly... ma che dico, metà del divertimento è cercarli da soli! ^__^), ottenendo un mix geniale di acuto umorismo. Il contesto serio della vicenda, scandito da volti famosi o meno noti, dà una bellissima patina di credibilità alla storia ma tutto sprofonda nel demenziale appena si guardano i dettagli: il vero film è quello in secondo piano e, infatti, va visto su più livelli.
E più volte.
E vi farà ridere ancora ed ancora, ogni singola volta! :D

domenica 14 giugno 2020

La grande corsa


Titolo originale: The Great Race
Nazione: USA
Anno: 1965
Genere: Avventura, Commedia
Durata: 150'
Regia: Blake Edwards
Cast: Tony Curtis, Jack Lemmon, Peter Falk, Natalie Wood

Trama:
Due eterni avversari, un gentiluomo ed un imbroglione, organizzano all'inizio del '900 un'audace gara automobilistica con partenza da New York ed arrivo a Parigi. L'imbroglione gareggia con un'auto dotata di mille ingegnosissimi trucchi, non si contano i sabotaggi e...

Commenti e recensione:
Forte del successo della saga de La Pantera Rosa, Blake Edwards, co-autore anche del soggetto, ottiene gli ingenti fondi per comparse, cambi di location, set e macchinari per girare questa commedia slapstick ispirata alla "Great Race" che si tenne nel 1908 da New York a Parigi (35 mila kilometri per sei vetture partecipanti che vide la vittoria, dopo numerosi conteggi tra tempo e km percorsi, dell’americana Thomas-Flyer sulla tedesca Protos). Edwards vi aggiunge anche una suffraggetta femminista, un po’ impicciona ma incantevole, colorando il raid di tanti episodi tra New York, il Far West, l’Alaska, la mitteleuropea Carpania (evidentissima e voluta citazione de Il prigioniero di Zenda) e Parigi e dintorni. Ma, in realtà, l'esile trama è solo una scusa, un riempitivo tra una gag e le mille altre. Non si fa mancare nemmeno le torte in faccia a La Battaglia del Secolo (4,000 torte e cinque giorni di riprese per una scena lunga quattro minuti!) in una gioiosa sarabanda che cita e scimmiotta a man bassa le Comiche tanto amate.
Irresistibile ed anacronistica insieme, la pellicola di Edwards ha fatto epoca anche grazie alle sue invenzioni stravaganti ed ai suoi personaggi al limite della caricatura, tanto da ispirare la serie di cartoni Wacky Races (di grande successo anche da noi e che trovate dal Buon Vecchio Zio Pietro) ed un intero filone di "corse" che arriva fino ai giorni nostri.
Lemmon e Curtis, già insieme in A qualcuno piace caldo, sono come al solito impagabili e la Wood, nei panni di una scalpitante femminista, non credo sia mai stata così avvenente. Lo stolido Peter Falk, non ancora Colombo ma grandissimo caratterista, è forse il migliore in assoluto ed ha una storia particolare: in originale il suo personaggio si chiama Maximilian Meen e fu un'idea nostrana di trasformarlo nel Carmelo italo-americano dall’inflessione sicula (fantastico il "viva Garibbaddi!" urlato a bordo della Hannibal 8!); questo perché i traduttori erano memori del suo recente ruolo di "Joy Boy", ribattezzato da noi appunto Carmelo, in Angeli con la pistola. Paradossalmente ora è più comico in italiano che nell'originale, proprio come accadde ad Ollio. XD
Tra le cose memorabili de La grande corsa ci sono, indubbiamente, le due automobili, uno dei primi casi di giocattoli lanciati da un film. La Leslie Special bianca e oro e la malignamente super accessoriata Hannibal 8 (che io stesso ho amato alla follia ed ho ancora da parte ^_^) entusiasmarono i ragazzini di tutto il mondo e, ancora oggi, se ne possono ancora ammirarne gli originali al The Peterson Automotive Museum di Los Angeles. Se vi mancava una scusa per fare un giro in California... ;)
Uscito quasi in contemporanea con il simile Quei Temerari sulle macchine Volanti di Ken Annakin, ebbe un discreto risultato di pubblico ma certo non di critica che, mai tenera con il genere, stroncò il film. La grande corsa ebbe, però, un successo lento ma crescente, ribadito ad ogni passaggio televisivo, sino a diventare un cult del cinema comedy. In effetti con un budget (di allora) di 12 milioni di dollari, ne incassò in patria alla prima stagione "appena" 25 milioni. Fortunatamente il tempo si sarebbe preoccupato di fare ordine e rendere giustizia; il film continuò a macinare dollari su dollari ed il creatore dell’Ispettore Clouseau e di Hollywood Party è oggi insindacabilmente, e con piena ragione, ritenuto uno dei più grandi maestri della commedia tout court.
Queste sono due ore e mezza di avventure a ritmo indiavolato e gags che rendono sia onore a Stanlio e Ollio, a cui è dedicato il film, che piena giustizia al genere slapstick del muto.
Da (ri)vedere assolutamente e più volte all'anno! :D

venerdì 1 maggio 2020

La pazza storia del mondo


Titolo originale: History of the World - Part I
Nazione: USA
Anno: 1981
Genere: Comico
Durata: 92'
Regia: Mel Brooks
Cast: Madeline Kahn, Mel Brooks, Dom DeLuise, Sid Caesar, Gregory Hines

Trama:
Dall'età della pietra alla rivoluzione francese (con il trailer del "prossimamente la seconda parte", di cui non è mai stata prevista una realizzione), la storia del mondo rivisitata, in chiave demenziale e surreale, da Mel Brooks.

Commenti e recensione:
Mel Brooks conferma che non c'è nulla di sacro per lui e ci porta in un viaggio, zeppo di risate, alla scoperta di quello che è successo "veramente" nei secoli.
Forse non è uno dei suoi film migliori: il potenziale c’era tutto ma, magari, non è stato sfruttato al meglio dal re della parodia. Molte idee sono persino geniali (soprattutto in inglese, benché tradotte molto bene) e le ambientazioni sono stupefacenti ma si è criticata la vena di grossolano umorismo, a volte al limite (molto al limite! ^_^) del volgare. È un tratto che Brooks ha sempre avuto anche se qui, forse, si è lasciato un po' andare ed i puritani non gliel'hanno perdonato. In realtà non gli hanno perdonato soprattutto la sua vis comica blasfema (che, invece, a me è piaciuta molto) ma si sa, negli USA puoi scherzare su ben poco senza offendere mortalmente qualcuno. Non è un caso se, nel successivo Essere o non essere dirà «senza battute su ebrei, froci e zingari, non esiste teatro!»; si rferiva al nazzizmo, ovviamente, ma parlava all'America che gli aveva bocciato questo film. Pare che, con il pezzo musical dell'inquisizione di Torquemada, abbia scatenato ire da tutte le parti! Sarò strano io, cresciuto a pane e Monty Python, ma l'ho trovato fantastico.
Forse La pazza storia del mondo (parte I nell'originale perché sfruttare il titolo per una gag è un classico di Mel) non è per tutti, tuttavia è un prodotto che, con lo spirito giusto, riesce davvero a divertire ed intrattenere con trovate, come quella dei comandamenti o dell’ultima cena, davvero esilaranti e destinate a rimanere nella storia del cinema.
Non sarà Frankenstein Junior ma è pur sempre Mel Brooks! :D

domenica 12 aprile 2020

Bolero Extasy


Titolo originale: Bolero
Nazione: USA
Anno: 1984
Genere: Commedia, Erotico
Durata: 96'
Regia: John Derek
Cast: Bo Derek, George Kennedy, Andrea Occhipinti, Ana Obregón, Olivia d'Abo, Greg Bensen

Trama:
Una perversa clausola testamentaria obbliga Ayre a restare illibata fino al conseguimento della laurea. Raggiunto lo scopo, e innamorata del grande Valentino, cerca d'offrirsi ad uno sceicco ma...

Commenti e recensione:
Difficile parlar bene di quello che credo sia tra i film erotici più cretini di sempre. La trama è risibile nelle sue toccate melodrammatiche e nei tentativi di rispolverare classici come Lo sceicco o Sangue e arena. Le scene hot sono molto soft e gli attori lasciano davvero il tempo che trovano, nonostante l'innegabile sex appeal della Derek e dell'imbranatissimo Occhipinti. John Derek, marito di Bo, prova anche a rievocare l'evanescenza di David Hamilton (la fotografia, nell'insieme, non è davvero da buttar via) ma invece di raggiungere la poesia di Bilitis tende a degenerare sul livello di Felicity del '79 (i puristi capiranno XD). Trovo sia d'obbligo stendere un velo pietoso sull'amplesso finale dove, in bella mostra sul fianco di Bo, compare la scritta Extasy, rossa al neon, in un trash patinato ed inutilmente estetizzante... ma pur sempre trash. Bolero non detiene il primato di premi Razzie (ad oggi resta imbattuto Jack and Jill del 2011, con 10 premi su 10) ma ne ha comunque racimolati ben 6: peggior film, peggiore attrice, peggior regista, peggiore sceneggiatura, peggiore colonna sonora e peggior esordiente (la povera Olivia d'Abo che rivedremo in Conan il distruttore). Va bene che è in ottima compagnia, alcuni film hanno "vinto" questi premi e sono diventati, comunque, dei cult ma di solito non è successo e, ancor oggi, Rotten Tomatoes gli da un punteggio pari a 0. Vi invito, inoltre, a leggere il commento che dà nonciclopedia, delle capacità di Bo Derek perché io, lo ammetto, non saprei scrivere meglio. XD
Vi chiederete: perché allora vi propongo questo film? Perché, volendo essere preso sul serio, in modo assolutamente involontario (e per questo, ancora più divertente!) Bolero Extasy risulta assolutamente comico!
Se non siete capaci di apprezzare il farsesco della situazione, potete godere della ricchezza delle immagini (è pur sempre un film "pieno di contenuti umani" ^_^) ma se vi sforzate, anche solo un attimo, e lo gustate con lo spirito giusto, pronti a cogliere ogni accidentale e fortuito guizzo di esilarante "serietà" (ed il film, credetemi, ne è stracolmo!), alle spalle del povero Derek e dei suoi patetici sforzi riderete fino a non poterne più! :D


 
BUONA PASQUA A TUTTI
GLI AMICI DEL BLOG!

domenica 15 marzo 2020

Donne amazzoni sulla luna


Titolo originale: Amazon Women on the Moon
Nazione: USA
Anno: 1987
Genere: Commedia, Comico, Grottesco
Durata: 82'
Regia: Joe Dante, Carl Gottlieb, Peter Horton, Robert K. Weiss, John Landis
Cast: Rosanna Arquette, Steve Guttenberg, Ralph Bellamy, Arsenio Hall, Sybil Danning, Griffin Dunne, Steve Forrest, Lou Jacobi, Michelle Pfeiffer, Henry Silva, B.B. King

Trama:
Venti episodi, alcuni dei quali di pochi minuti, per una parodia a raffica di tutto ciò che fa spettacolo con tendenza trash: B-movie, pubblicità, porno e così via. Mentre un anziano marito in mutande finisce dentro il televisore e si trova continuamente sbalzato da un programma all'altro, un giovanotto viene maltrattato dai suoi elettrodomestici ed una puerpera e suo marito stentano a farsi consegnare il loro bambino da uno strambo medico...

Commenti e recensione:
Girato nell'85 (ma distribuito solo nell'88 e pesantemente osteggiato dalla censura) questo film comico demenziale chiude, idealmente, il ciclo cominciato con Sherlock e proseguito con Ridere per ridere del '77. Certo qui, data la grande libertà lasciata ai registi (che useranno per sguazzare in ogni genere del cinema), ci troviamo in ambito più sperimentale. Prendendo a pretesto la programmazione fittizia di un improbabile film cult della SciFi anni cinquanta (Queen of Outer Space 1958 di Edward Bernds con Zsa Zsa Gabor, che poi rimanda al nostro titolo), il gioco è di interromperne continuamente la trama con spot pubblicitari, sedicenti cantanti soul e problemi tecnici vari, generando una ricchissima carrellata di sketch. In un periodo ancora intriso di perbenismo e bigotteria il risultato fu ovviamente un bagno di sangue epocale al botteghino, tuttavia Donne amazzoni sulla luna ha presto ottenuto la statura di cult imprescindibile presso le platee giovanili sulle due sponde dell'oceano proprio per la sua carica folle, anarchica e dissacrante, figlia delle comicità "National Lampoon's" di Landis e Harold Ramis. Numerose, ovviamente, le citazioni cinematografiche che vanno a colpire il materiale classico della Universal, casa di produzione di tutta quanta l'operazione, sia con l'episodio Il figlio dell'uomo invisibile di Carl Gottlieb che con mille altri che non elecherò per non rovinare la sorpresa. L’umorismo oscilla dalla goliardia al non sense in perfetto stile Monty Pythons, l’erotismo è proposto con quel gusto anni ’80 che non ammette timidezze e le sorprese nostalgiche abbondano (come i cammei di Henry Silva e Russ Mayer). Insomma, l’opera ripesca e ripropone in chiave pop e smaliziata, tutto quell’immaginario che gli amanti del bizzarro ben conoscono ed amano senza riserve. ^_^
Donne amazzoni purtroppo chiude anche un'epoca perché, da lì a poco, il geniale trio Zucker-Abrahams-Zucker tirerà fuori dal cilindro Una Pallottola Spuntata che, nel bene o nel male, influenzerà tutto il cinema demenziale degli anni novanta, imponendo di fatto il Leslie Nielsen-Movie e tutta una serie di epigoni che poi troveranno nuova linfa vitale con la serie Scary Movie dei Fratelli Wayans.
Attenzione, non si tratta di un vero e proprio film quanto, piuttosto, di uno scherzo cinematografico, un capriccio creativo; per goderne a pieno, bisogna stare al gioco ma, credetemi, ne vale la pena! :D


martedì 22 ottobre 2019

Pecore in erba


Titolo originale: Pecore in erba
Nazione: Italia
Anno: 2015
Genere: Commedia
Durata: 108'
Regia: Alberto Caviglia
Cast: Davide Giordano, Anna Ferruzzo, Omero Antonutti, Bianca Nappi, Mimosa Campironi

Trama:
Trastevere, Luglio 2006. Il quartiere della Capitale è in subbuglio: lo scrittore, fumettista, stilista di successo, attivista di diritti civili e grande genio della comunicazione, Leonardo Zuliani, è scomparso. I suoi fan si accalcano davanti a casa sua. Ma chi è veramente Leonardo?

Commenti e recensione:
Ricordate Zelig, di Woody Allen? Sulla stessa falsa riga, Alberto Caviglia firma la sua opera prima (ma alle spalle ha una lunga gavetta di assistente alla regia con Özpetek) realizzando un ironico mockumentary sul tema del pregiudizio razziale. Pecore in erba ha il colore inconfondibile di Trastevere, il più romano dei quartieri dell’Urbe, un posto dove sopravvive, benché a fatica, un certo modo di sentirsi "romani de Roma" ma, in realtà, niente è più "romano" delle tv nazionali. Ecco dunque la fusione tra una storia, intelligente e con gag spesso davvero riuscite, e la sua distrorsione dovuta all'incapacità dei media di capirla. E allora, vai con la sfilata di nomi illustri (in cornici illustre!) del calibro di Corrado Augias, Tinto Brass, Enrico Mentana, Mara Venier, Aldo Cazzullo e degli irresistibili Carlo Freccero e Vittorio Sgarbi, che mettono a disposizione della vicenda i propri personaggi televisivi con risultati esilaranti e distruggono il valore pseudo informativo dei salotti tv. Complimenti, Alberto! :D
Benché moderatamente apprezzato nei festival, la critica (quella seriosa che da il nome alla categoria) se non proprio stroncato ha certamente bistrattato questo povero Pecore in erba e, infatti, credo sia passato in tv una sola volta (e, scommetto, solo perché MammaRai ne aveva i diritti e doveva riempire un buco su Rai5). Ma qual'è la colpa di Caviglia? Probabilmente di non essere straniero, di non suonare il clarinetto e non avere un cognome che magari finisca per 'llen; perché se oggi vuoi essere un regista italiano, o fai ridere sguaiatamente alla Cinepanettone o, se ti piacerebbe essere preso sul serio, devi fare mattoni (dimenticando così tutta la tradizione comica e satirica del nostro cinema). E poi, è così sbagliato ridere di un soggetto serio? Come diceva Mel Brooks in Essere o non essere: "senza ebrei, froci e zingari, non esiste teatro!". Ridere per esorcizzare, dunque, per essere sempre nuovi, per non invecchiare, per abbattere le barriere che ci separano e per lasciare che un pizzico di follia ci salvi.
È ovvio che non siamo di fronte ad un capolavoro, è pur sempre un'opera prima e si vede, ma è intelligente, graffiante, spesso veramente comico ed una gran bella serata la fa davvero passare! :D

mercoledì 9 ottobre 2019

Capitan Rogers nel 25° secolo


Titolo originale: Buck Rogers in the 25th Century
Nazione: USA
Anno: 1979
Genere: Fantascienza
Durata: 89'
Regia: Daniel Haller
Cast: Henry Silva, Gil Gerard, Pamela Hensley, Erin Gray, Joseph Wiseman

Trama:
Scongelato dopo un'ibernazione di più di cinquecento anni, Buck Rogers si ritrova nello spazio a combattere Re Draco, il tiranno che vuole invadere la Terra e...

Commenti e recensione:
Leviamoci subito il dente: questo film non è un capolavoro! ^_^
In effetti non è nemmeno di un "vero" film quanto piuttosto l'episodio pilota del serial televisivo, che venne spedito nelle sale (in quegli anni si faceva) a cercare fortuna. Se troverete molte somiglianze con Battlestar Galactica, flop dell'anno precedente, è perché lo staff tecnico delle scenografie e degli effetti (poco) speciali è sempre lo stesso ed ha riciclato tutto quello che ha potuto. Dopotutto, i soldi mica crescono sugli alberi! Vogliamo poi parlare delle citazioni (il termine "plagio" è più corretto ma mi pareva brutto) a Guerre Stellari? Bastano gli screenshots che vi allego.
Troverete anche evidentissime analogie con Flash Gordon (parlo del fumetto più che del film): entrambi, basati su classici saldi eroi americani contro avversari la cui origine extraterrestre a malapena celava assai più vicini pericoli (Mongoli Rossi o gialli sicari di Ming che fossero), furono cult dei comics fantascientifici degli anni '30 ma è il romanzo originale con Buck, Armageddon 2419 A.D. di Philip Nolan, ad essere di qualche anno più vecchio. Certo, Nolan si ispirò pesantemente al John Carter di Burroughs...
Per chi ha letto, ed amato, quei fumetti, il film è sia una delusione che un godimento. Delusione perché, ovviamente, non c'è la bellezza della fantasia che ci mettavamo leggendoli; godimento perché, comunque, il Buck Rogers guascone che fa le sue acrobazie volanti ed è conteso dalle due bellissime rivali, la maliarda draconiana Ardala e la splendida soldatessa Wilma, in un triangolo così simile a quello Gordon-Dale-Aura, risulta effettivamente divertente. Che dire poi dell'anacronistico e ridicolissimo ballo in puro stile La Febbre del Sabato Sera? Impagabile! XD
Purché visto con il cervello debitamente spento, merita una visione proprio perché spensierato e perché, soprattutto, fa passare un'altra serata con questi "vecchi amici" dai costumi kitsch, dimenticati da anni ed ingentiliti dal ricordo nostalgico. :D

domenica 15 settembre 2019

Alta tensione



Titolo originale: High Anxiety
Nazione: USA
Anno: 1977
Genere: Commedia, Comico
Durata: 94'
Regia: Mel Brooks
Cast: Mel Brooks, Madeline Kahn, Cloris Leachman, Robert Manuel, Ron Carey, Harvey Korman

Trama:
Il Dr. Richard Harpo Thorndyke arriva come nuovo direttore dell "Istituto Psiconeurotico per Persone Molto Nervose". Ben presto Thorndyke scoprirà inquietanti dettagli sulla struttura sanitaria da lui diretta e...

Commenti e recensione:
Mel Brooks continua la sua personale scia di parodie di generi cinematografici americani, così, dopo il western, l'horror degli anni trenta ed il cinema muto, eccolo dedicarsi al thriller hitchcockiano. Con suspense, psicanalisi, complotti, vertigini, tra parodia e commedia demenziale, Alta tensione è l'omaggio (con dedica) di Mel Brooks al maestro del brivido. Qui vengono prese in giro le pietre miliari della filmografia hitchcockiana, quali, oltre a La donna che visse due volte (che giustamente si chiamava Vertigo), Psyco, Gli uccelli (formidabile la scena del dottor Thorndyke che viene attaccato col guano dai piccioni), Intrigo internazionale, Il delitto perfetto e chissà quanti altri che mi sono sfuggiti.
Pur mancando del tocco assolutamente geniale dei suoi veri capolavori cinematografici, tipo Frankenstein Junior o Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Alta tensione dà comunque prova di tutto il potenziale comico di Brooks e l’interpretazione del premio Oscar Cloris Leachman, così come quella di Madeline Kahn, restano in particolare davvero uniche nel loro genere. Cloris Leachman, che avevamo tutti ammirato nei panni di Frau Blücher, anche qui è una donna terrificante ma, se volete fare piccola ricerca su Google Immagini, rimarrete stupiti da quanto fosse, invece, un vero bocconcino. ^_^
Con le tipiche battute di Brooks sugli ebrei (del resto, il soggetto lo permette benissimo), il tono generale è quello della farsa volutamente grossolana (anche se l'uso dei riferimenti è davvero riuscito!) e, se non si pretende troppo da un film fatto soltanto per divertire, merita ben più che un'occhiata, soprattutto se si ha la cultura di capirne le citazioni! :D

martedì 9 luglio 2019

Una pallottola spuntata 33¾ - L'insulto finale


Titolo originale: Naked Gun 33 1/3: The Final Insult
Nazione: USA
Anno: 1994
Genere: Comico
Durata: 90'
Regia: Peter Segal
Cast: Leslie Nielsen, George Kennedy, Priscilla Presley, O.J. Simpson, Fred Ward, Kathleen Freeman

Trama:
Il tenente Drebin, ritiratosi dopo le nozze con la sua Jane, è richiamato in servizio quando un terrorista progetta di mettere una bomba alla serata degli Oscar. Infiltratosi nel carcere di Statesville, si guadagna la fiducia del terrorista dinamitardo e...

Commenti e recensione:
Tutto ha una fine e, nel 1994, venne il turno della mitica saga comica partorita dal trio ZAZ. Unico film della trilogia a non vedere dietro la macchina da presa il creatore David Zucker, rimpiazzato dall'esordiente su grande schermo Peter Segal, Una pallottola spuntata 33 1/3 - L'insulto finale continua sull'irrefrenabile scia parodistica dei precedessori, con altri classici del cinema ad essere presi di mira. Già dal rocambolesco prologo, chiara parodia della scena cult de Gli intoccabili (omaggio a sua volta all'iconica sequenza della scalinata di Odessa de La Corazzata Potemkin) ci troviamo catapultati in una rivisitazione comica di titoli intramontabili come Thelma & Louise, Fuga da Alcatraz, Le ali della libertà e Guardia del corpo. Se c'è, forse, qualche sbavatura, è interamente nascosta dalla prova del cast, ormai perfettamente affiatato ed abituato al ritmo sempre-a-rotta-di-collo.
Gioiello nel gioiello, un'intera esilarante mezz'ora finale, vera e propria apoteosi della risata, con tanto di nomination e film candidati alle statuette nuovi di zecca modulati ancora una volta su altri capisaldi moderni e non della Settima Arte, chiude nel migliore dei modi il percorso di una saga entrata a pieno titolo nella storia di genere.
Raramente il terzo film di una serie riesce a reggere il paragone con i precedenti ma questo concede a Frank Derbin un commiato davvero riuscito. Da gustare, assolutamente senza pensare! :D

sabato 29 giugno 2019

Una pallottola spuntata 2½ - L'odore della paura


Titolo originale: The Naked Gun 2½: The Smell of Fear
Nazione: USA
Anno: 1991
Genere: Comico
Durata: 90'
Regia: David Zucker
Cast: Leslie Nielsen, George Kennedy, Priscilla Presley, O.J. Simpson, Robert Goulet

Trama:
Il dottor Mainheimer, uno dei massimi scienziati mondiali, sta per presentare pubblicamente uno studio sul risparmio energetico. La cosa non piace ai boss delle attuali fonti d'energia (petrolio, carbone, nucleare) che lo fanno rapire e sostituire con un sosia. Tocca al tenente Frank Drebin sventare il piano dei cattivi e...

Commenti e recensione:
"Squadra che vince non si cambia" e il team dietro al successo dell'originale fa di nuovo centro. Se la trama è un po' più labile del precedente (tanto era solo un pretesto) il film è sorretto da un ritmo forsennato di gag e battute che attraverso il demenziale omaggiano, ancor più del primo episodio, i grandi classici del cinema. Da Casablanca a Ghost, da Hollywood Party a L'uomo nel mirino, solo per citarne una manciata, Una pallottola spuntata 2½ è una fucina continua di citazioni più o meno velate e/o individuabili sia dal grande pubblico che da quello più prettamente cinefilo. Come hanno fatto a mettere così tanti riferimenti in meno di un'ora e mezza è, per me, un mistero! Formidabile, ancora una volta, l'incredibile verve dei dialoghi, giocati continuamente sui i doppi sensi. Ad impreziosire questo festival di comicità slapstick, evitando elegantemente i facili lidi della volgarità gratuita, è ovviamente lo straordinario corpo filmico di Leslie Nielsen, mai pago nel rientrare nei panni del tenente più imbranato e simpatico di sempre.
Fosse solo per il piacere di una bella, sana e lunga risata, è da rivedere, anche più volte! :D

martedì 25 giugno 2019

Una pallottola spuntata


Titolo originale: The Naked Gun: From the Files of Police Squad!
Nazione: USA
Anno: 1988
Genere: Comico
Durata: 86'
Regia: David Zucker
Cast: Leslie Nielsen, George Kennedy, Ricardo Montalban, Priscilla Presley, O.J. Simpson

Trama:
Il tenente Frank Drebin, della polizia di Los Angels, è convinto che una lobby di politici corrotti abbia programmato un attentato alla Regina Elisabetta, tra breve ospite negli Stati Uniti. Nel corso delle indagini Frank scorpre che Vincent Ludwig, capo del comitato dei festeggiamenti, è un grosso trafficante di stupefacenti e...

Commenti e recensione:
La triade di registi ZAZ (David Zucker, Jim Abrahams e Jerry Zucker) dopo averci estasiati con L'aereo più pazzo del mondo e Top Secret!, torna sul grande schermo con questa inarrivabile trilogia parody-noir. All'epoca la comicità demenziale non faceva rima con stupidità, come accade quasi sempre oggi, ed uscivano cult universali come questa Una pallottola spuntata, capace di reggere il passare del tempo con sorprendente semplicità e di divertire generazione dopo generazione.
La satira è strabordante, ricca di originalità e si protrae in una serie infinita di gag, giocando col non-sense e con una vis comica che, rispecchiando in pieno le atmosfere ottantiane, non disdegna rimandi al periodo classico. Il tutto collegato in una trama tutto sommato solida che, pur perdendosi in una piacevole caciara negli ultimi minuti, ripercorre in chiave ironica gli stilemi del noir (come il costante voice-over di Debrin) e del poliziesco (dagli inseguimenti in macchina alle strambe sparatorie) sfruttando magnificamente la straordinaria mimicità del compianto Leslie Nielsen, vera punta di diamante di un cast che, ma solo al suo confronto, sembra "solo" di buon livello.
Mai una volgarità, mai una scena indecente, solo 1 ora e 20 di brillante comicità, ottimamente doppiata in italiano (perché i traduttori, allora, si davano davvero da fare!) per un classico senza tempo che è sempre un piacere rivedere! :D




DEDICO QUESTO POST A G R A Z I E
che ci ha fornito l'introvabile serie TV
Quelli della pallottola spuntata
e che, per merito suo, trovate qui sotto.


venerdì 6 luglio 2018

Yado


Titolo originale: Red Sonja
Nazione: USA
Anno: 1985
Genere: Avventura, Fantasy
Durata: 89'
Regia: Richard Fleischer
Cast: Brigitte Nielsen, Arnold Schwarzenegger, Sandahl Bergman, Janet Agren, Francesca Romana Coluzzi

Trama:
Sonja, principessa guerriera e ultima superstiste di una famiglia reale, vuole vendicarsi della perfida regina Gedren, che uccide o sottomette i sovrani rivali per dominare il mondo intero. Aiutata dal muscolosissimo Yado, dal principe-bambino Tar e dallo scudiero Falcon, riuscirà la bella Sonja a sconfiggere le forze del male?

Commenti e recensione:
Nella cinematografia fantasy, le donne sono solite ricoprire ruoli secondari e di irrilevante importanza. Spesso sono una fonte di guai o vengono accostate al protagonista per l’eventuale sveltina messa nel film per ridestare l’attenzione dello spettatore; stavolta no. (Beh, uno stupro c'è ma è necessario alla trama; niente per un "anni '80" ^_^). In realtà, Howard scrisse che a Red Sonja si sarebbe unito il grande Conan e questo film sarebbe dovuto diventare una specie di spin-off dei due titoli precedenti. Alla fine Fleischer, che temeva di oscurare la SUA guerriera, ripiegò sul prode Yado (che nella pellicola è reso DECISAMENTE uguale al barbaro cimmero ma lasciamo perdere). Ovviamente la scelta di dedicare un film all'eroina non deve essere piaciuta più di tanto al nostro censore e, per bieche scelte commerciali, ha cambiato il titolo del film in Yado, facendo sembrare Schearzenegger molto più del semplice comprimario che è. Sempre meglio che in Spagna, dove ebbero El Guerrero Rojo; mi domando come ci saranno rimasti gli spettatori, accorsi a vedere el Schwarzi con los cabelos rojos per poi scoprire che quella coi cabelos rojos aveva forme (e che forme!) ben diverse! XD
Nel solco del filone epico-fantasy dei precedenti Conan, anche questo è un film ipervitaminico fanta-avventuroso e come tale va goduto. Poco importa che la storia di vendetta sia scontata e facilmente prevedibile: qui conta l'avventura. A ovviare alla pochezza della trama c'è l’efficacia delle scene di combattimento e trovo davvero un’ingiustizia che la Nielsen, per questo suo primo film e malgrado i suo sforzi, abbia vinto un Razzie come Worst New Star e sia stata addirittura nominata come Worst Actress. Ma dai! Sicuramente nel 1985 ci sarà stata un’attrice più scarsa di lei che, almeno, era bella da vedere e brava a tirare di spada!
Le scene di combattimento divertono e si denota uno studio coreografico davvero molto accurato, i costumi sono ben fatti e le musiche di Ennio Morricone danno il giusto accento agli eventi, esaltandone la drammaticità. Alla fine, anche vedere qualche testa rotolare via ci sta (vabbè che partono per aria verticalmente come tappi di champagne, però è spassoso ^_^). Insomma: buone scenografie, belle coreografie, bei costumi, buona colonna sonora, un mago che prepara cocktail magici, un sosia di Lino Banfi che tira mazzate con un osso di mammuth, scene epiche girate fra le colline abruzzesi (con pochi soldi ma spesi bene), una Nielsen non ancora rifatta che sprizza gioventù... Richard Fleischer sapeva il fatto suo, cosa volete di più?
Purché tassativamente con lo spirito giusto, anche questo è un film da rivedere e godere! :D

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