Visualizzazione post con etichetta .Slice of life. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta .Slice of life. Mostra tutti i post

venerdì 21 luglio 2023

Aria (The Animation - The Natural - The Origination)

Titolo originale: ARIA アリア (THE ANIMATION - THE NATURAL - THE ORIGINATION)
Nazione: JAP
Anno: 2005-2006-2008
Genere: Slice of live, Fantascienza, Fantastico, Iyashikei
Durata: 24' x 53 episodi (più 6 OVA)
Regia: Junichi Sato
Autore: Kozue Amano

Trama:
È il ventitreesimo secolo ed Akari Mizunashi si è trasferita sul pianeta Marte, ribattezzato Aqua dopo la terraformazione, per diventare undine nella splendida città di Neo-Venezia. Accolta come apprendista presso la Compagnia Aria, esplora le bellezze della della città insieme ad altre tirocinanti, lavorando duramente per esaudire i suoi sogni e facendo nuove amicizie lungo la strada.

Commenti e recensione:
Prima di parlare di questo capolavoro degli inizi del 2000 (il manga della Kozue Amano comincia nel 2001) credo sia necessario dedicare qualche riga al concetto di iyashikei (癒し系), che vedete indicato anche come tag di genere.
Intorno al 1990 cominciò, in Giappone, quello che è comunemente definito il "decennio perduto", frutto dell'esplosione della bolla speculativa degli anni precedenti e che segnò la fine del boom economico del secondo dopoguerra. Oltre ad essere un disastro economico fu, soprattutto, un trauma psicologico per intere generazioni. Il mondo politico, con colpevole ritardo, cercava di salvare il salvabile, ovviamente a scapito dei cittadini e, tanto per gradire (benché di questo nessuno ebbe effettivamente colpe) arrivò il grande terremoto di Kobe, con i suoi 6.000 morti, 40.000 feriti e 300.000 sfollati. Col senno di poi, l'attentato col gas Sarin nella metropolitana di Tokyo è sicuramente da inserire nel contesto di gravissimo disagio sociale che si era creato.
Tutti questi eventi, economici, sociali, politici e naturali, generarono un incredibile livello di stress nel pubblico ed alcune case editrici, che fino ad allora si erano occupate prevalentemente d'azione, decisero di concentrarsi su tematiche più calme e tranquille, facendo nascere il filone iyashikei che, a spanne, si può tradurre con "curativo" o, se vogliamo coglierne meglio il senso, "consolatore".
Gli iyashikei, sottogenere dello slice of life, sono praticamente privi di trama ed il protagonista, generalmente in ambientazioni e scenari rilassanti e meravigliosamente coinvolgenti, si limita a vivere la giornata apprezzando e godendo delle piccole gioie della quotidianità. Non che fosse un'idea nuovissima, già negli anni '80 c'erano stati esperimenti come Magica Magica Emi o, ovviamente, Il mio vicino Totoro, ma è con l'inizio del nuovo millennio che il genere viene formalizzato: lo iyhashi, o boom della guarigione, diventa sia uno stile espressivo che, più prosaicamente, un commerciabile e molto redditizio prodotto editoriale. D'altronde il pubblico sembrava, e sembra ancora, averne proprio bisogno.
Aria, sia manga che anime, incarna tutti i canoni di benessere e guarigione che definiscono il genere iyashikei e ne è considerato, giustamente, l'apice! Akari, la protagonista, ed il resto del cast sono personaggi facili da seguire, con le loro vite relativamente semplici e le delicate avventure come gondoliere. Al di fuori delle attività quotidiane e degli eventi legati all'essere undine, gli episodi sottolineano anche l'importanza dell'amicizia e, spesso, si concludono con una lezione od un promemoria ad apprezzare le piccole cose della vita.
L'autrice ha scelto un'ambientazione di blanda fantascienza con l'unico scopo di ricreare un mondo futuro abbastanza arretrato da essere identico a quello del suo presente, solo per giustificare il lavoro delle sue undine in una splendida ed utopica Venezia. Lavoro che, in realtà, è una riedizione di quello delle geishe, col loro "mondo fluttuante", le loro scuole e la loro filosofia incentrata sul concetto del presente. Un mondo interamente al femminile (benché, in passato, vi furono uomini dediti a questa professione, i taikomochi), esattamente come quello raccontato in Aria.

Per quanto riguarda l'anime, grazie alla sapiente combinazione di immagini raffinatissime, una storia tranquilla ma avvincente incentrata sul ritmo rilassato della quotidianità di Akari, ed una colonna sonora che si adatta perfettamente al tono ed all'atmosfera della narrazione, Junichi Sato riesce ad esaltare perfettamente il manga e, pur partendo da un'ottimo livello, nel corso delle tre stagioni non fa che migliorarsi continuamente. La qualità dell'animazione ed il comparto audio sono decisamente sopra la media per questo genere di produzione e persino gli OAV e gli ultimi due film riescono a mantenere altissimo sia il livello artistico che quello emotivo. Dall'architettura ai cieli, dall'abbigliamento al character design, i toni chiari, gli incredibili sfondi e le meravigliose melodie riescono a creare l'ambientazione perfetta che l'anime vuole evocare: una città idilliaca con persone tutte da amare. È veramente piacevole guardare i molti dettagli che spesso vengono ignorati, che siano gli intarsi di una porta in legno di un negozio o la rappresentazione dei palazzi veneziani, fino al semplice riflesso nelle pozzanghere.
Ovviamente non ci sono colpi di scena, effetti speciali, esplosioni o magie, pertanto il massimo della resa Junichi Sato la ottiene (ma molto aiutato dai disegni della Amano) con veri virtuosismi della sua "camera da presa", con ottime inquadrature sia dall'alto che in primissimo piano che in extreme close-up. Sull'eleganza dei fondali e l'espressività dei volti non mi dilungo e vi lascio giudicare direttamente dagli screenshots.
Guardare questa serie è come ascoltare uno di quei brani di musica da meditazione, in cui il battito cardiaco rallenta e ti senti avvolto in una calda coltre di calma. Quello che rimane dopo la visione è un senso di meraviglia riscontrabile in poche altre opere e raggiunge quindi pienamente lo scopo per cui è stata creata.
Aria è una serie di cui consiglio la visione veramente a tutti, anche a chi ama esclusivamente i film d'azione di Michael Bay, sia perché può cambiare a chiunque il modo di guardare il mondo che perché, con le con sue bellissime immagini ed i suoni piacevoli, può abbassare il livello di stress e, con un po' di fortuna, persino allungare la vita di qualche minuto. ^_^



Piccole note tecniche: quello che vi sto proponendo è il frutto di diversi mesi di lavoro, dalla raccolta delle fonti alla loro integrazione; è come se vi avessi postato una dozzina dei miei soliti rip.
Nella cartella troverete i 53 episodi delle tre serie, The Animation (2005), The Natural (2006) e The Origination (2008), più l'OAV Arietta (2007) tra la seconda e la terza serie, la mini serie di tre episodi The Avvenire (2015) ed i due film The Crepuscolo (2021) e The Benedizione (2021). Per gli OAV non ho potuto far altro che riproporvi (con qualche piccola miglioria) quanto si trova già in rete ma tutti gli episodi regolari sono in formato HEVC 1080p, video da Bluray ed audio AC3 da DVD per darvi il miglior prodotto che abbia mai realizzato.
Troverete anche, sempre da internet, il manga di Kozue Amano; purtroppo solo in inglese. È esistita un'edizione in italiano ma ormai è fuori catalogo e nessuno ne ha mai realizzato una versione in digitale. La buona notizia è che la Star Comics, al Napoli Comicon 2023,  ne ha annunciato la ristampa che dovrebbe a arrivare in autunno. Qualora succedesse (voglio essere scaramantico ^_^) vi consiglio di approfittarne subito perché è un'opera da avere as-so-lu-ta-men-te.
Per questo progetto ho rotto le scatole ad un numero esagerato di colleghi ma i miei più sentiti ringraziamenti vanno a Dausen, che mi ha dato gli introvabili DVD, Naruto Sennin che mi ha fatto avere un sacco di materiale, ed animencodes per i Bluray e quindi...


DEDICO QUESTO POST A
Dausen, Naruto Sennin ed animencodes,
senza il cui contributo non l'avrei mai potuto pubblicare.
GRAZIE!!! 

giovedì 6 febbraio 2020

Ethel & Ernest


Titolo originale: Ethel & Ernest
Nazione: UK
Anno: 2016
Genere: Drammatico, Animazione, Slice of life
Durata: 94'
Regia: Roger Mainwood
Soggetto: Raymond Briggs

Trama:
Ethel è una cameriera che aspira a migliorare la sua condizione quando si innamora del lattaio Ernest e lo sposa, mettendo poi alla luce il piccolo Raymond. I tre vivono nella Londra degli anni Quaranta nel periodo in cui i bombardamenti tedeschi seminano il terrore in città. Mentre Raymond viene mandato al sicuro in campagna, Ethel ed Ernest cercano nella vita di tutti i giorni di fare fronte alla guerra e...

Commenti e recensione:
Ethel & Ernest è un film definito "drammatico" ma questo è vero solo nel senso più antico del termine, quando stava ad indicare genericamente "storia" (ed infatti, i tre generi classici -tragedia, commedia e satira- erano tutti sottogruppi del drama). Non c'è "drammaticità" in senso moderno (e sicuramente non c'è "tragedia"!) in questo splendido capolavoro, solo le piccole e grandi cose della vita; ed è proprio per sottolineare questo concetto che preferisco usare il più nuovo termine Slice of life, magari già presente fin dall'Ottocento ma noto, alla nostra generazione, per l'uso raffinato e spesso poetico che ne hanno fatto gli autori giapponesi, con le loro tenui storie di normalità. Storie di vita quotidiana, come ce ne sono a milioni. (Stra)ordinarie.
Raymond Briggs ha confezionato un’opera intima e preziosa che ha giustamente scalato tutti i vertici editoriali britannici e, grazie alla bravura di Roger Mainwood che l'ha traslata su pellicola, ne ha fatto un film strabiliante che tocca nel profondo per la sua purezza, sincerità e dolcezza solo narrando di due persone meravigliosamente ordinarie, i suoi genitori. Londra è guardata dalla finestra di una casa in periferia, l’occhio non si sposta mai per un secondo dal microcosmo familiare, l’affiatamento ed il legame sono illustrati e narrati con emozione ed è molto toccante osservare come la vita sociale e politica di una generazione che ha vissuto tutto il novecento venga assorbita e commentata da una coppia che, dopo anni di matrimonio e amore, sa ancora stupirsi ed apprezzare ogni piccolo gesto. Di Raymond Briggs, e della sua deliziosa grafica dal tratto eloquente ed i colori che rendono perfettamente i toni agrodolci della narrazione, ricorderete forse il bellissimo Quando soffia il vento, animato da Murakami nell'86. Come quello, anche Ethel & Ernest è per un pubblico adulto ma è sempre toccante e straordinario al contempo. Le piccole e grandi preoccupazioni e gioie sbocciano su un fertile supporto di linee e colori, di suggestioni che scaturiscono da un tratto sfocato, da un contorno appena abbozzato. Della rispettosa messa in scena dell’opera di Briggs (uno sforzo artistico ed economico che lascerà un segno nella storia dell’animazione inglese) resteranno senza dubbio i fondali accurati e minuziosi, i colori pastello, questa sorta di solare e vivace realismo da illustratore/paesaggista, ma anche i tratti tremolanti che catturano la vecchiaia malandata di Ethel e di Ernest, quella velata, pudica e pietosa trasparenza che suggerisce il dolore e la morte senza enfatiche sottolineature, in un contrasto grafico/estetico commovente, straziante ed illuminante. Ancora una volta, l’animazione di qualità si dimostra uno straordinario strumento di rappresentazione, idealmente privo di limiti e confini.
Ethel & Ernest è un inno alla tenerezza, arte viva, pura e, senza ombra di dubbio, una vera magia per gli occhi ed il cuore; da vedere assolutamente! :D

giovedì 25 luglio 2019

Le stagioni di Louise


Titolo originale: Louise en hiver
Nazione: FRA
Anno: 2016
Genere: Animazione
Durata: 75'
Regia: Jean-François Laguionie

Trama:
L'ultimo treno dell'estate parte dalla località balneare di Biligen, riportando in città gli ultimi vacanzieri e dimenticando l'anziana Louise. Poco male, pensa la donna, i parenti si accorgeranno presto della sua assenza e verranno a prenderla. Ma non è così e....

Commenti e recensione:
Forse voi ricorderete Jean-François Laguionie dal suo splendido La tela animata, che vi ho proposto qualche anno fa, ma ai più, benché faccia cinema dagli anni '60 (e alcune sue opere abbiano fatto la storia dell'animazione) questo nome è completamente sconosciuto. Magari questo meraviglioso Le stagioni di Lousie (ma preferisco Louise en hiver, suona meglio e suggerisce di più) è proprio l'occasione giusta per scoprirlo anche se, all'alba dei suoi 80 anni, credo che del nostro giudizio gli importi davvero poco. Laguionie è sì un regista e sceneggiatore di cartoni aminati ma è, soprattutto, un grandissimo artista, figlio della più alta cultura francese e dal tratto vicinissimo alle più belle opere di Folon (per anni, prima di internet, ho pensato fossero la stessa persona!) ed al tardo surrealismo nord europeo, quello permeato dalla profonda vena poetica di Moebius e Magritte.
Il tempo passa, le stagioni quasi si confondono e la solitudine assume il volto speciale dei ricordi, della nostalgia di un passato mai veramente elaborato, rivisto con un'umana dolcezza che solo l'età sa riconoscere come amica fidata. Ecco cos'è l'intensità di questo film, che si sviluppa, oltre che nel tono pacato e leggermente ironico del racconto, soprattutto nel modo in cui si fondono il realismo delle immagini e la tecnica del guazzo che le illustra, apportando tali colori e una tale matericità che il naturalismo è presto superato e ci sprofonda nella sfera del poetico. Nonostante la varietà grafica, i corpi di Louise e dei suoi cari si sposano perfettamente con gli sfondi dipinti a mano grazie ai raffinati giochi di luce ed alla composizione dai tratti netti in puro stile ligne claire del fumetto franco-belga. Sembra quasi che il colore sia disciolto nell’acqua del mare, che si confonda col vento ed il rumore della risacca, mentre la musica del piano di Pierre Kellner fa da perfetto contrappunto alla rappresentazione delle memorie e dei sogni più intimi e profondi. Attenzione: esiste il rischio di lasciarsi distrarre, per qualche minuto, di tanto in tanto, dal tono flemmatico che accompagna la passeggiata quotidiana sulla spiaggia di Biligen, nonluogo tanto caro all'autore, ma è un rischio contemplato, forse perfino voluto. Lungo la costa della Normandia Laguionie ha passato l’infanzia e lì, dove nacquero poeti come Maupassant, apprende quel modo di essere umano e artistico, quella dimensione fatta di solitudine e libertà. Come Louise, Laguionie nasconde il suo desiderio di rivalsa, di sentirsi forte ed indipendente, abbastanza da sopravvivere, più che alla fame, alla consapevolezza di stare invecchiando e di essere abbandonato(a?) da tutti. Lui è Louise, Louise è il suo cinema e questo cinema richiede di entrare nel film in punta di piedi, quasi accarezzando la materia pittorica e la texture, accettando la sua sfida gentile lanciata al rumore, alle storie pirotecniche, allo spettacolo spettacolare. Perché Laguionie non teme i silenzi ed i vuoti, anzi rischia ogni tanto di scivolare sulla sua trasparenza, il tratto delicato, le leggerezza del tocco, fino quasi a scomparire. Ma riesce anche ad evocare la vertigine di uno sguardo gettato oltre la scogliera o rendere la paura e la (ri)scoperta della libertà. E quando il film sembra quasi compiacersi troppo della propria lirica diversità, arriva una piccola idea narrativa, un suono, un gesto, un dialogo tra il cane e Louise, a riprenderci al volo, come fossimo aquiloni che si sono allontanati troppo, e ci riporta coi piedi per terra, dentro il vento, tra le onde del mare.
Le stagioni di Lousise è un vero capolavoro, una pellicola delicata ed estremamente intima, una piccola rarità nel panorama dell’animazione moderno da vedere, rivedere e sognare! :D

venerdì 1 marzo 2019

Io e Annie


Titolo originale: Annie Hall
Nazione: USA
Anno: 1997
Genere: Commedia
Durata: 94'
Regia: Woody Allen
Cast: Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts, Carol Kane, Paul Simon, Christopher Walken, Shelley Duvall

Trama:
Alvy, attore comico di origini ebree, incontra casualmente Annie, una ragazza carina, un po' svitata, di famiglia benestante del Middle West. Alvy, già scottato da due matrimoni falliti, inizia il nuovo rapporto con paura ma anche Annie, istintivamente, dubita del successo del loro rapporto e mantiene un ampio margine d'evasione. Ciò nonostante, la relazione segue il più tipico dei corsi e...

Commenti e recensione:
Dopo più di quarant'anni si continua a parlare di Io e Annie (la American Film Institute l'ha persino inserita tra i cento migliori film statunitensi), eppure è "solo" una commedia. Il suo successo fu solo frutto di una serie di fortunate coincidenze cinematografiche o c'è di più? Dopo averlo rivisto (per l'ennesima volta), non ho dubbi: c'è! Io e Annie non è la solita storia d’amore "luiamalei tra mille difficoltà" da emulatori di Márquez, è un film sul Vero Amore.
Io e Annie, invece che del colera, è la storia dell’amore ai tempi della psicanalisi, il resoconto frammentario di una relazione che crolla su se stessa a causa non di tradimenti o di grandi drammi, bensì delle nevrosi che ciascuno riversa sull’altro e che entrambi confessano solo al proprio strizzacervelli. Il film stesso ha la struttura di una seduta di psicanalisi, in cui il paziente, ovvero Alvy (ma anche noi, riconoscendoci in lui), parla col pubblico in prima persona, passando liberamente da un argomento all’altro in un unico flusso di coscienza. Anzi, più che di flusso bisognerebbe parlare di un grande puzzle perché Io e Annie è un film frammentario su tutti i livelli, dalla successione delle scene alla loro stessa costruzione interna. Un puzzle che forse fece impazzire il povero Ralph Rosenblum al montaggio ma realizzato con tale maestria che valse al nostro depresso con gli occhiali un meritatissimo Oscar alla regia.
L’opposizione dei due protagonisti può essere messa in parallelo con quella fra le due città che rappresentano gli opposti nel panorama americano: New York e Los Angeles. New York è il mondo di Alvy e di Woody Allen in generale (sarebbe addirittura superfluo ricordare Manhattan): è una città, negli occhi del regista, la cui vita culturale si sostiene sulla decadenza, che si crogiola nel proprio perenne crepuscolo, proprio come lui è perennemente bloccato in una sorta di ossessione per la morte... al punto da non riuscire a godersi la vita. Los Angeles rappresenta invece la novità e l’evoluzione ma, al contempo, è anche il regno della vanità e della superficialità, un microcosmo ridicolizzato continuamente da Allen ma da cui Annie, donna vitale e che ha appena iniziato la propria crescita personale ed intellettuale, rimane inevitabilmente attratta.
Woody Allen mescola meravigliosamente una sceneggiatura perfetta, un cast assolutamente incredibile (la Keaton è così brava da surclassare persino lui!), tecniche cinematografiche geniali ed innovative e, come risultato, ci dona La Commedia per eccellenza. In un mare di commedie trite e ritrite che non riescono a raggiungerne la bellezza ed il successo, Io e Annie è, ancora oggi, tra le più belle di tutti i tempi! :D

sabato 15 dicembre 2018

Le ricette della signora Toku




Titolo originale: An (あん lett. "Pasta di fagioli dolce")
Nazione: JAP
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 113'
Regia: Naomi Kawase
Cast: Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida, Miyoko Asada, Etsuko Ichihara

Trama:
Sentaro gestisce una piccola panetteria in cui serve dorayaki, dei dolci ripieni di "an", una pasta dolce di fagioli rossi. Quando la vecchia signora Toku si offre di dare un aiuto in cucina, lui accetta a malincuore ma lei dimostra di avere la magia nelle mani quando si tratta di fare gli "an". Grazie alla sua ricetta segreta, il piccolo negozio fiorisce presto e...

Commenti e recensione:
Naomi Kawase, ben assistita dal direttore della fotografia Shigeki Akiyama, dimostra ancora una volta la sua grande maestria e sensibilità nello scrutare i volti dei suoi interpreti attraverso lo scorrere delle stagioni. Anche se gli spettatori saranno probabilmente più conquistati dalle lunghe sequenze di preparazione dei prelibati manicaretti, per la regista la ricerca del bello consiste anche nel riprendere alberi in fiore o scorci di periferia al tramonto. Un cinema dell'essenzialità che si basa su suggestioni, sia visive che sonore, probabilmente godibile addirittura anche senza i dialoghi! I "puristi niponici" e gli appassionati del suo particolarissimo cinema sono rimasti spiazzati (siamo ben lontani da The Mourning Forest!) ma la semplicità, quasi zen, dello sviluppo dalle linee più che convenzionali della trama rende questo gioiellino, dalla colonna sonora curatissima, un film godibile da quasi tutto il resto del mondo.
Perché la Kawase è intrisa di cultura cinematografica giapponese, e si vede bene da come guarda agli insegnamenti di Ozu, e ha sì realizzato una commovente riflessione sulla vecchiaia e l’avvicinamento alla morte, come hanno fatto i suoi maestri, ma ci aggiunge un gusto ed una dolcezza tali da rendere originale una storia che pure è antica come il mondo. E anche se il soggetto dovrebbe riguardare, in buona parte, un tema ostico quanto "il progresso civile e sociale ed il suo rapporto direttamente proporzionale al regresso umano", la Kawase preferisce sottolineare piuttosto la vicinanza spirituale tra noi ed i suoi personaggi, ampliando il messaggio fino a renderlo empatia: prima con le materie prime, quelle necessarie alla preparazione della pasta di fagioli rossi che dà il titolo al film, e poi con la natura stessa. Grazie a questo ammirevole trucco, Le ricette della signora Toku (presentato nella categoria Un certain regard del festival di Cannes) gioca con la nostra compassione e la nostra concezione di “esistenza” senza avere la presunzione di dare risposte di alcun genere, soltanto ricordandoci che non siamo soli e che, se lo fossimo, sarebbe tutto molto più difficile. Per farcelo capire, più che alla razionalità la Kawase, per bocca della signora Toku, parla al cuore con una semplicità disarmante che non può non conquistare e lascia lo spettatore con un sorriso sulle labbra e l'animo un po’ più leggero. E questo, anche per i non avvezzi al cinema del Sol Levante, di certo non fa rimpiangere la visione. :D

venerdì 4 maggio 2018

Il giardino delle parole


Titolo originale: Kotonoha no niwa (言の葉の庭)
Nazione: JAP
Anno: 2013
Genere: Animazione, Sentimentale
Durata: 46'
Regia: Makoto Shinkai

Trama:
Takao è un ragazzo insoddisfatto, che ha fretta di crescere e ben pochi amici. In un giorno di pioggia decide di saltare la lezione scolastica e di fermarsi in un giardino. Qui, sotto un gazebo, conoscerà Yukino, di qualche anno più grande ma che lo colpisce immediatamente per il suo fascino malinconico. I due si incontreranno più volte, senza mai prestabilire l'appuntamento successivo, sempre e solo nei giorni di pioggia. Ad ogni incontro i due si aprono sempre più l'uno all'altra e...

Commenti e recensione:
Già prima di Your Name. la maestria di Makoto Shinkai, dopo aver conquistato il Giappone, si è a poco a poco fatta strada anche in Occidente godendo di meritata fama: ogni sua opera, che sia un corto, un medio o un lungometraggio, è stata sistematicamente ricoperta di elogi e premi. Il perché è presto detto: Shinkai ha un talento ed una sensibilità unici. Il suo stile, inconfondibile, combina alla perfezione il classico character design nipponico con ambientazioni fotorealistiche graziate da una meravigliosa ed ispirata fotografia. Le sue scene sono talmente ben disegnate da rendere ogni fotogramma un piccolo quadro. Tecnicamente Il Giardino delle Parole è una gioia per gli occhi, un calderone di animazione tradizionale, CGI, rotoscoping e fondali dipinti in Photoshop dallo stesso Shinkai sopra alle foto scattate a Shinjuku. Il risultato è una carrellata iperrealista dal fascino incredibile, un piccolo mondo moderno incredibilmente evocativo per chi quei luoghi non li ha mai visti di persona, e ancora più d'effetto per chi il parco Gyoen, i dintorni della stazione di Shinjuku o il profilo dell'NTT Docomo Yoyogi Building li conosce bene. Se per voi la trama è tutto o ricopre un ruolo di spicco, come tra l'altro è giusto che sia, potreste avere qualche perplessità ma se per una volta vi lasciate vincere dalla tentazione di provare qualcosa di più Zen e meno concreto, quasi certamente finirete con l'apprezzare questo gioiello. Perché un conto è non raccontare nulla risultando noiosi e senza veicolare uno straccio di emozione, ben altra cosa è creare qualcosa di unico e diverso, dove l'estetica vince sulla sostanza e lo fa meravigliosamente bene. La verità è che Shinkai non è solo un grande artista, è anche un regista ed uno sceneggiatore con la rara dose della sintesi che riesce a farci conoscere un intero mondo nell'arco anche solo di una manciata di minuti, qui solo 46, facendoci immergere in esso e, soprattutto, riuscendo a commuoverci immancabilmente ogni volta. Oppure siete fatti di pietra.
Se non l'avete ancora fatto, guardatevelo. Se l'avete già visto, rivedetelo! :D

martedì 13 febbraio 2018

Your Name.





Titolo originale: Your name. (Kimi no na wa 君の名は。)
Nazione: Japan
Anno: 2016
Genere: Animazione, Fantastico, Sentimentale
Durata: 106'
Regia: Makoto Shinkai

Trama:
Mitsuha, una liceale che vive in una città di montagna, si ritrova, in sogno, nei panni di un ragazzo. Una stanza mai vista prima, amici che non conosce e Tokyo che si estende davanti a lei. Nel frattempo, Taki, un liceale che abita proprio a Tokyo, vive la stessa esperienza ritrovandosi, in sogno, nel corpo di una ragazza, in una città sperduta fra le montagne. Presto si accorgeranno dello "scambio" onirico e...

Commenti e recensione:
Quest'anno è stato particolarmente facile trovare il film giusto per San Valentino: Your Name. di Makoto Shinkai. Qui c'è tutto, dalla poesia alla commedia degli equivoci, dal bodyswap alla difficoltà di comunicare (tipico di Shinkai), dalla fantascienza all'amore frutto di una conoscenza profonda e irripetibile. Il tutto riccamente condito da una animazione e una scenografia di un livello incredibile.
E ora la storia: si parte da una tipica situazione da commedia degli equivoci, come ne abbiamo viste tante negli anime e ancora di più nel cinema. Non che sia un male. La prima metà del film è piuttosto classica e fila che è una meraviglia. È divertente, è ritmata, ha la sensibilità di scegliere quali cliché riproporre e quali scansare. È nella seconda parte che cambiano le carte in tavola e il film prende una deriva del tutto differente. Qui è tutto il cuore del film, ciò che lo rende differente da una commedia bodyswap anni '80 arrivata con qualche decennio di ritardo. È qui che si trovano le riflessioni sul disastro del terremoto del 2011 e su Fukushima, è qui che arrivano gli elementi fantascientifici, che però sono così strettamente intrecciati alla natura e al pensiero shintoista che di fantascientifico sembrano non avere quasi nulla. Ma soprattutto, per rispondere ai tipi più pragmatici, è qui che ci si deve munire di fazzoletti perché se non vi scappa nemmeno una lacrimuccia dovete farvi visitare. ^__^
Do per scontato che l'abbiate già visto quasi tutti, visto l'enorme (e giustificatissimo!) successo che ha avuto. Attualmente è l'anime con i maggiori incassi della storia, superando persino La città incantata di Miyazaki (anche se non in patria, dove il Maestro resta in vetta ^_^) ed è stato ideato proprio per raggiungere tali obbiettivi. Di Makoto Shinkai abbiamo già parlato nell'articolo su 5cm al secondo (avrei giurato di averlo fatto anche ne Il giardino delle parole che ero certo di avervi proposto :O. Arriverà!) e che fosse destinato a grandi cose era certamente nell'aria. Con grande intelligenza, questa volta non ha realizzato tutto da solo ed ha saputo cooptare altri due giganti: Masashi Ando (Princess Mononoke, Paprika) che ha curato l’animazione e Masayoshi Tanaka (anohana, Toradora!) come autore del character design. Chiunque abbia investito su questo film (Comix Wave Films e Toho) ha fatto e vinto una ben facile scommessa e ci ha incassato qualcosa come 300 milioni di dollari. Va detto che il pubblico giapponese è un tantino fuori controllo. Del tipo che non solo sono nati dei tour che ti portano in giro per le location della storia (la biblioteca che compare nel film ha dovuto esporre un regolamento speciale per far fronte all’improvvisa ondata di visitatori XD) ma è anche stato prodotto (oltre agli innumerevoli gadget di ogni tipo e al materiale pubblicitario distribuito in ogni luogo, ovviamente) un sakè ispirato al film. Niente che non avessimo già visto fare ma era per Evangelion, che incide sul PIL del paese già dal 1995. E se in generale vi state chiedendo se tutto questo hype attorno a Your Name non sia una esagerazione, vi dirò: un po’ sì ma voi vedetelo lo stesso, non ve ne pentirete. Makoto Shinkai non è ancora Miyazaki ma è bravissimo a far emozionare! :D


venerdì 27 ottobre 2017

East is East


Titolo originale: East is East
Nazione: UK
Anno: 1999
Genere: Commedia
Durata: 96'
Regia: Damien O'Donnell
Cast: Om Puri, Linda Bassett, Jordan Routledge, Archie Panjabi, Jimi Mistry

Trama:
Per George Khan, Gengis per i suoi ragazzi, la vita è una battaglia. Orgoglioso di essere pakistano, proprietario di un avviato negozietto di "fish and chips", l'uomo non ha intenzione di arrendersi alla cultura "free" che si respira nell'Inghilterra degli anni Settanta. Ma la moglie (inglese) e i figli hanno altre idee per la testa e...

Commenti e recensione:
Sembra impossibile ma ci fu un tempo, neanche tanto lontano!, in cui si poteva ancora ridere sull'integrazione culturale; addirittura su quella islamica :O. Oggi, anche solo pubblicare questo titolo mi mette una certa apprensione ma mi auguro che tutti capiscano che questo film sul "melting pot" è un vero capolavoro cinematografico ed una commedia che avrebbe entusiasmato Capra! Meritatissimo sia il successo a Cannes che, pur non avendo nomi di spicco hollywoodiani, di botteghino.
Tratto dalla commedia omonima di Ayub Khan-Din (anche questo un successo al London's Royal Court nel '96), il film dell'esordiente Damien O'Donnell non è, come si è detto spesso, un nuovo The Full Monty ma una "commedia etnica d'epoca" che intreccia variazioni su una storia di integrazione fra immigrati asiatici e britanni puri. Dai muri incombono i manifesti del politico conservatore Enoch Powell (che voleva rimandare gli immigrati a casa loro) e si capisce bene che la pellicola poteva facilmente assumere risvolti drammatici. Invece il regista ha preferito sottolinearne gli aspetti da commedia, un po' alla Monicelli, avvalendosi dell'interpretazione del grande attore indiano Om Puri e dell'eccellente Linda Bassett, molto più che una spalla. Saporito e leggero, il film conquista per una sua grazia insolita ma nel divertire lascia anche la curiosità, già alla sua uscita e ancora di più oggi, su come e quanto sia cambiata la situazione dal 1971.
Da rivedere e riapprezzare! :D


venerdì 20 ottobre 2017

Panda! Go, panda! - Panda! Go, Panda! Il circo sotto la pioggia


Titolo originale: Panda kopanda (パンダコパンダ) - Panda Kopanda amefuri sākasu no maki (パンダコパンダ 雨ふりサーカスの巻)
Nazione: JAP
Anno: 1972-1973
Genere: Animazione, fantastico
Durata: 72' (39'+33')
Regia: Isao Takahata
Soggetto & sceneggiatura: Hayao Miyazaki

Trama:
La piccola Mimiko, dopo aver accompagnato la nonna a prendere il treno per un viaggio, rimane sola. Tornata alla sua abitazione, l'attende una sorpresa: due panda vi hanno trovato rifugio, un piccolo e il gigantesco padre. Innamoratasi di loro a prima vista, la piccola decide di viverci insieme senza immaginare i guai che ne deriveranno...
Nella seconda avventura, Mimiko e i suoi amici panda stringono amicizia con un tigrotto fuggito da un circo e che si è nascosto nella loro casa, accudendolo fino a quando il cucciolo non è pronto a tornare da sua madre. Successivamente, una forte pioggia crea un'ondata di piena che sommerge l'intero villaggio: i nostri eroi decidono di andare a salvare il loro amico e tutti gli altri animali del circo, in pericolo di annegamento e...

Commenti e recensione:
Takahata e Hayao Miyazaki sono agli albori della loro fortuna e nel 1971 i due autori hanno alle spalle l’insuccesso commerciale del capolavoro La grande avventura di Hols (sì, arriverà... prima o poi! ^_^), oltre al lavoro sulla prima serie di Lupin III. Inizialmente avrebbero voluto realizzare un adattamento animato di Pippi Calzelunghe ma, non avendo la stessa tenacia e fortuna di Walt Disney con l’autrice di Mary Poppins, si sentrono rispondere da Astrid Lindgren un secco NO! Quando il governo cinese regalò allo zoo di Ueno, Tokyo, due esemplari di panda gigante, decisero di cavalcare l’onda della "Pandamania" esplosa in Giappone girando un mediometraggio basandosi proprio sui tanti disegni preparatori che Miyazaki aveva realizzato per Pippi. Alla faccia di chi ha sempre immaginato il Maestro "superiore alle logiche di botteghino". XD
Il passo era semplice perché sia Pippi che Mimiko introducono il tema, caro ad entrambi, degli orfani. Se il mondo della Lindgren era stato traumatizzato dai disastri della Grande Guerra, nella generazione di Miyazaki e Takahata in Giappone è altissima l’incidenza di minori diventati orfani a causa della Seconda e questo è un fatto che ha segnato profondamente l’evoluzione dell’immaginario nipponico, almeno quanto la bomba atomica stessa. Quasi tutti i personaggi del duo, da quelli di Conan a La tomba delle lucciole e Laputa saranno orfani ma forti e determinati (con maggiore o minore fortuna ç_ç) mentre i pochi che hanno una famiglia ne saranno comunque separati.
Ma questo è il futuro! Nel 1971 troviamo Miyazaki che scrive, Takahata che dirige e Panda, Go Panda! che diventa un divertissement di due autori in vena di spensieratezza e desiderosi di realizzare un prodotto per bambini, lontano dalla complessità psicologica di Hols. Solo in filigrana rientrano i temi cari ai due artisti e anche i trascorsi nel seriale: la dinamica d’interazione fra l’indipendente Mimiko e la gente del suo paese (a metà fra il serio e il faceto) che riecheggia il lavoro di Takahata ne Lo specchio magico, mentre il dinamismo delle scene d’azione e la vena caricaturale che accompagna le autorità del posto risentono di Lupin III – e in un divertito ribaltamento dei ruoli troviamo anche Yasuo Yamada, doppiatore originale di Lupin, nella parte di un poliziotto. ^_^
Tecnicamente, i disegni prediligono il tratto chiaro e un certo senso di morbidezza delle figure, impostate all’immediatezza e pronte per essere ridisegnate dal pubblico più giovane, mentre l’animazione oscilla fra momenti più particolareggiati e altri basati più sulla forza espressiva dei sentimenti messi in campo che sulla precisione dei movimenti. La telecamera è quasi sempre ad altezza della bambina, se non più bassa, rendendo ancora più immediata l'immedesimazione dei più piccoli con la protagonista. La vena politica degli autori, all’epoca molto forte, resta in secondo piano ma si estrinseca in una visione al solito alternativa rispetto al modello giapponese tradizionale: la neo-comunità messa in piedi da Mimiko si propone infatti come velata satira della famiglia-tipo, dove domina sì un legame forte tra i componenti ma soprattutto una vena ironica, che trova la sua sublimazione nella divertita distruzione del nido e, successivamente, della città; il tutto affrontato con infantile entusiasmo e un ottimismo ravvisabile nel rapporto con le autorità. In questo modo, Papanda è sì costretto a tornare allo zoo ma in una dinamica da semplice “lavoro d’ufficio” che non gli impedisce la sera di tornare tranquillamente a casa per far baldoria con Pan e Mimiko. Col senno di poi, Panda, Go Panda! colpisce soprattutto per il lavoro d’anticipazione rispetto alle più celebrate opere dei due autori: le figure dei due Panda, infatti, precorrono nettamente le creature de Il mio vicino Totoro, mentre l’inondazione finale prefigura lo scenario di Ponyo sulla scogliera. Allo stesso tempo, il gusto per la caratterizzazione antropomorfa degli animali, in rapporto a una visione satirica della società, fornisce un primo stadio rispetto al lavoro che Takahata porterà avanti in Pom Poko. L’indipendenza di Mimiko – che della storia è la vera anima in grado di dirigere le azioni dei due Panda con la sua incontenibile energia – sebbene possa considerarsi un cascame del comportamento altrettanto giocoso e anticonformista di Pippi Calzelunghe, fornisce a sua volta un modello per i tanti bambini dal carattere forte che i due autori elaboreranno in futuro.
Panda, Go Panda! (e il suo sequel, che io continuo a considerare semplicemente un "secondo tempo") resta un delizioso esperimento d’autore, godibile per il sincero slancio di una visione capace, con semplicità, di portare avanti un’idea di cinema e di estetica. In Italia è rimasto inedito per quattro decenni ma nel 2012 è stato fortunatamente recuperato da Dynit, per la gioia di tutti gli appassionati che ne attendevano la riscoperta.
Il film era ed è destinato a un pubblico di bambini molto piccoli, infatti Miyazaki lo realizzò con l’obiettivo di farlo vedere al figlio appena nato, eppure... Sì, me lo sono goduto tutto. ^__^
Da (ri)vedere? Assolutamente! :D


venerdì 29 settembre 2017

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore


Titolo originale: Moonrise Kingdom
Nazione: USA
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata: 94'
Regia: Wes Anderson
Cast: Jared Gilman, Kara Hayward, Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton

Trama:
Anni Sessanta: per poter vivere liberamente il loro amore, un ragazzo e una ragazza sono costretti a scappare dall'isoletta del New England dove vivono. Di fronte alla loro fuga, i loro concittadini adulti si organizzano in vari gruppi per ritrovarli e riportarli all'ordine ma così facendo sconvolgono l'ordine e la tranquillità cui sono abituati e...

Commenti e recensione:
Benvenuti in un viaggio simpatico, sarcastico, satirico, ironico, tra le pieghe sottili del proibizionismo e della voglia di ribellione, tra i risvolti colorati dell’innocenza e dell’istinto, tra gli stretti corridoi della burocrazia e dell’età adulta. Questo è uno di quei film che sfida ad andare oltre, che divide gli spettatori in due: quelli che lo apprezzano, e quelli che lo amano, ovvero quelli che si fermano in superficie e quelli che scavano a fondo. ^__^
Wes Anderson continua a dimostrarsi uno dei più grandi registi del decennio, capace di creare "piccoli" capolavori del calibro de I Tenenbaum, Il treno per il Darjeeling e ancora Fantastic Mr. Fox e Grand Budapest Hotel, restando sempre sul limitare tra il New York style e il folle. E se, talvolta, questa sua capacità ha creato dissensi, qui è riuscito a mettere tutti d'accorto perché, mentre raggiunge i suoi massimi livelli nell’estetica, nella colonna sonora, così raffinata e curata nella strumentistica, nella fotografia dagli intensi colori pastello, immergendoci in incantevoli piccoli paesaggi della Nuova Inghilterra, racconta un amore tra dodicenni così forte e consapevole, così puro e sensuale da far impallidire tutte le altre storie.
Wes ci propone una sceneggiatura particolare e fuori dalle righe (scritta con Roman Coppola) ed un film interpretato coralmente in ognuna delle sue componenti per tener sempre viva una realtà ribelle, diversa. Tutto sembra essere descritto dal punto di vista un po’ stralunato dei ragazzi: i personaggi, i luoghi, le istituzioni, i dialoghi. Nessun personaggio è davvero normale fino in fondo e forse è proprio questa la sottile satira sollevata nei confronti della società: proprio i più rigorosi e conformisti saranno colpiti ed affondati mentre i sentimenti e le storie più pure e coinvolgenti saranno vissute proprio dai ragazzi, quelli strani, quelli che all’inizio sembrano essere esclusi dal mondo sociale e alla fine, come in ogni film che si rispetti, passano sotto l’arco del cambiamento e conquisteranno tutti.
Regia magistrale, in completa sintonia con ogni singolo elemento; attori, comparse, tutto si muove e si evolve con lo stesso linguaggio. Se del cast non si possono non citare, tra gli altri, un bravissimo Bruce Willis e un eccellente Edward Norton (forse non necessari ma certamente la loro presenza ha richiamato tanti spettatori al box office e dato loro l’opportunità di apprezzare un film dalla premessa non proprio irresistibile), i veri giganti di questo film sono i due assolutamente sconosciuti e non professionisti (spero solo per poco!!!) Jared Gilman e Kara Hayward, novelli “Romeo e Giulietta”, molto meno drammatici e molto più avventurosi, strani, stralunati, straordinari!
Diciamoci la verità, Moonrise Kingdom non è un film mainstream, eppure è riuscito ad incantare critici e spettatori e quindi: lasciatevi trasportare anche voi da un’innocente, disinibita, storia d’amore tra due strani dodicenni in fuga dalla loro realtà fatta di regole e conformismi. :D


sabato 23 settembre 2017

Video Girl Ai


Titolo originale: Video Girl Ai (電影少女, lett. "La ragazza del video")
Nazione: JAP
Anno: 1992
Genere: Commedia, Drammatico, Ecchi, Fantascienza, Sentimentale
Durata: 29' x 6 episodi
Regia: Mizuho Nishikubo, Masakazu Katsura

Trama:
Yota Moteuchi è un sedicenne timido e imbranato. Innamorato ma incapace di dichiararsi, col cuore infranto si imbatte in un misterioso videonoleggio in cui affitta subito quello che sembra un film per adulti. Rincasato, inserisce il nastro nel videoregistratore e, magicamente, la bellissima Ai esce dallo schermo in carne, curve e ossa, irrompendo nella sua vita e...

Commenti e recensione:
Premessa importante: l'anime "Video Girl Ai" nasce come OAV per reclamizzare il manga omonimo, non per aggiungere qualcosa rispetto a quanto già pubblicato nei volumetti. Secondo l'intenzione degli autori, vedendo gli OAV si era invogliati ad acquistare il manga e questo è il percorso consiglio anche a voi: dopo aver visto l'anime, leggete il manga!
Detto questo, anche se limitati gli OAV lasciano scorgere in pieno la storia che viene narrata nei manga e diventano, a tutti gli effetti, un gioiellino del genere shōnen in cui, alla classica situazione degli amori adolescenziali con tutti i turbamenti che si portano con sé (tema iper-inflazionato), si aggiungono alcuni elementi nuovi che assomigliano tanto a un colpo di genio. La ragazza dolce e devota che, improvvisamente, si materializza nella vita di un ragazzo cambiandola per sempre (situazione già vista in Lamù) è apparentemente uno dei desideri nascosti di molti adolescenti timidi: la bambola gonfiabile viva di Pigmalione. Un elemento più innovativo, però, è quello di aver fissato un limite temporale agli eventi: sapere che la vita di Ai è limitata aggiunge intensità agli eventi raccontati. L'ambientazione è pacchianamente e splendidamente anni '80: dalla tecnologia (splendida l'idea del VHS!) ai personaggi che sfoggiano capi firmati di palese derivazione occidentale, dalle tonalità tenui e alla moda, che vivono le loro avventure (e disavventure) sentimentali in una Tokyo dal sapore autunnale, bagnata da vivaci pioggerelline e invasa da migliaia di ombrelli trasparenti, dipinta con fondali in acquarello che evocano un malinconico effetto seppia, perfetto come un ritocco fotografico che richiami ricordi passati. Inoltre, le vicende dei protagonisti sono piacevolmente intricate e rispecchiano con molto gusto la situazione (ipoteticamente!) tipica dei ragazzi che vivono le loro prime storie d'amore. Impossibile non immedesimarsi. :)
Il ritmo è buono, le situazioni comiche sono ben amalgamate con i momenti più sentimentali e riflessivi e, cosa rara, anche la colonna sonora è particolarmente valida, con una menzione speciale per la sigla finale "Ano hi ni": difficile non commuoversi ascoltandola dopo aver visto gli episodi più sentimentali. Non dimentichiamo il motivo davvero vincente di questa serie: le ragazze di Masakazu Katsura sono le più carine del mondo!
Deliziosi e da vedere assolutamente sono gli extra incorporati alla fine di ogni episodio: il "Teatrino catodico" che compare in coda, dopo l'anticipazione della puntata successiva, è paragonabile al materiale aggiuntivo presente nei DVD e Bluray odierni. Tra questi è impossibile non citare quello de secondo episodio, in cui alcuni spezzoni della puntata sono stati ridoppiati in dialetto ed è un vero spasso sentir parlare Yota in siciliano, Ai in veneziano, Moemi in aretino e Takashi in italiano aulico del medioevo.
Proprio perché questa serie doveva essere solo pubblicitaria, gli episodi sono relativamente pochi ma, credetemi, assolutamente sufficienti. Inoltre, proprio come progettato, è impossibile resistere alla tentazione di leggerne, subito dopo, i manga (che naturalmente trovate nella cartella ^__^).
Allora, torniamo tutti adolescenti, in quel modo che forse non siamo mai stati se non nei ricordi, e godiamoci la vitalità di Ai, il sogno erotico predigitale. :D


sabato 31 dicembre 2016

Le fantastiche avventure di Pippi Calzelunghe


Titolo originale: Pippi Långstrump
Nazione: Svezia
Anno: 1969-1970
Genere: Fantastico, Avventura
Durata: 27' a episodio - 21 episodi
Regia: Olle Hellbom
Cast: Inger Nilsson, Maria Persson, Par Sundberg, O. Wellton, F. Ohlsson

Trama:
In città è arrivata una nuova bambina: Pippilotta Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe e vive in una grande villa, Villa Colle, con l'unica compagnia di un cavallo a pois neri chiamato Zietto e una scimmietta di nome Signor Nilsson. Pippi è strana: non va a scuola e ha una forza quasi sovrumana ma per i fratelli Tommy e Annika questi non sono difetti, fanno amicizia con lei e ne condividono le meravigliose avventure. I due poliziotti del paese tentano di portarla all'orfanotrofio ma Pippi non è una bimba comune e...

Commenti:
Esistono serie televisive che nonostante il passare del tempo non ci abbandonano mai, anche quando queste risalgono addirittura a quasi cinquant’anni fa. È proprio il caso di Pippi Calzelunghe, telefilm mirabilmente tratto dal romanzo di Astrid Lindgren ed andato in onda su MammaRai nel 1970, in un contesto storico in cui si iniziava a parlare di rivolta femminile e giovanile (contemporaneamente arrivò in Italia anche Mafalda). Pippi Calzelunghe è la metafora delle potenzialità che i bambini riescono a far emergere anche nei momenti più difficili e della loro capacità di resilienza. Ci insegna a vedere la realtà sotto aspetti nuovi, con uno sguardo laterale che ci permette di cogliere prospettive sconosciute, che ci fa sperare che dal dolore immenso, per esempio dell’abbandono, possano nascere risorse che permettano di riprendere in mano la vita e renderla più bella di prima. Sì, perché al di fuori di quello delle favole c'è un mondo reale che, al momento della pubblicazione del libro, stava appena uscendo da una guerra che aveva reso orfani e poveri migliaia di persone, persino in Svezia. Astrid Lindgren ci fornisce con genuinità e cinismo un ritratto di una bambina talmente anticonformista da rifiutare – già nel 1945 – una società ipocrita ed un’istruzione da lei giudicata futile, istituzionalizzata, a compartimenti stagni, profondamente nozionistica. E allora perché non perpetrare i giochi, lanciarsi in un barile in discesa, sfidare i temuti pirati, indossare scarpe diversi numeri più grandi e fare smorfie alle maestre mentre dettano? In questo, più di qualsiasi altro attore o personaggio animato (anche se quello pensato da Miyazaki, forse...) la piccola Inger Nilsson si è dimostrata perfetta! Ancora oggi è impossibile pensare ad un'altra Pippi, mentre Annika e Tommy, proprio per il loro valore di "spalle" perbenino e piccoloborghesi, anche se bravissimi possono essere sostituiti senza difficoltà. Il meritatissimo successo della prima serie diede seguito a due film TV, "Pippi Calzelunghe e i pirati di Taka-tuka" e "Quella strega di Pippi Calzelunghe", che rapidamente si diffusero in puntate, proseguendo idealmente i primi 13 episodi.
Di questa fiaba rimane l’invito più caldo che si possa fare a un essere umano integro dall’alluce all’ipotalamo: mantenere intatta la ribellione che rinvigorisce lo spirito, che lo diverte e lo rende umano ai propri occhi, di non affogare la Pippi che vive in lui sotto docce fredde di lobotomia da Canzonissima, Hollywood o sfide di rapper così mammoni da essere meno riottosi di Topo Gigio. Abbiate lo slancio di poter concedere, di tanto in un tanto, un sano "Nun me rompe’ er ca" alla Gigi Proietti alle telenovelas da zuccherificio che vorrebbero proporci per tacitare il magma esplosivo di ingiustizia praticata nel sottosuolo. Questo sembra suggerirci Astrid da molto lontano.
Niente da fare, Pippi Calzelunghe andrebbe studiata di più. E amata sinché vivi. :D





Auguro a tutti un
FELICISSIMO ANNO NUOVO!!!
^__^



 

giovedì 31 dicembre 2015

Ranma ½


Titolo originale: Ranma nibun no ichi (らんま½)
Nazione: Japan
Anno: 1989
Genere: Animazione, Commedia, Sentimentale, Arti Marziali, Gender Bender
Durata: 161x22'
Soggetto: Rumiko Takahashi
Regia: Kōji Sawai, Tomomitsu Mochizuki, Tsutomu Shibayama, Junji Nishimura

Trama:
Ranma è un ragazzo esperto di arti marziali che, vittima di uno sortilegio come conseguenza della caduta nelle sorgenti maledette in Cina, diventa una ragazza se entra a contatto con l'acqua fredda, per ritrasformarsi in ragazzo a contatto con l'acqua calda. Ranma è fidanzato (su decisione dei genitori) con Akane Tendo. I due non ammettono facilmente i loro sentimenti e Ranma si trova alle prese con numerose pretendenti: Shampoo la cinesina, Ukyo sua ex promessa sposa, Kodachi sorella di Tatewaki e campionessa di ginnastica ritmica... Beh, anche ad Akane non mancano i pretendenti! E come se non bastasse, Kuno Tatewaki è innamorato sia di lei che di Ranma in versione femminile!! Insomma tutti vogliono dividere la splendida coppia e la saga racconta la loro vita fra combattimenti di arti marziali, inseguimenti ed equivoci, spesso amorosi, di ogni genere.

Commenti:
Ranma ½ (mezzo) è uno dei più famosi e premiati anime della storia ed è in assoluto l'opera più conosciuta di Rumiko Takahashi, una delle più grandi mangaka dell'ultimo secolo (soprannominata per questo "la regina dei manga"). Dopo Urusei Yatsura (Lamù) e Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko), Rumiko Takahashi colpisce ancora con una serie di grande successo cui sono seguiti anche alcuni OAV. Ranma è molto simile nella struttura alle due serie precedenti: di Lamù riprende la comicità ed il fatto di essere una serie "aperta", senza cioè un finale vero e proprio, mentre di Cara dolce Kyoko riprende in parte la narrazione degli usi e costumi giapponesi. Tuttavia l'originalità di ciascun personaggio è tale da dare alla serie una propria indiscutibile personalità.
Ranma ½ è una serie dotata di grande freschezza dove ogni momento sorprende per simpatia, ritmo ed azione. I coreografici combattimenti di arti marziali sono una fonte imprevedibile di divertimento data l'assoluta "improbabilità" delle tecniche messe in mostra. I personaggi sembrano usciti da una commedia degli equivoci e, come delle macchiette, ognuno mantiene le proprie caratteristiche per tutta la serie. Ma tutti questi personaggi vengono proposti in una chiave ironica e paradossale, come anche il Giappone che fa da sfondo alle vicende dei nostri eroi. Il collegio Furinkan sembra avere come preside un pazzo integralista. Le antichissime e rispettabilissime tradizioni (come quella del tè) vengono qui sbeffeggiate in lungo ed in largo. Casa Tendo sembra in alcune puntate una "gabbia di matti" piuttosto che la dimora di una rispettabile famiglia. I bagni pubblici sono luogo di divertenti situazioni per il povero Ranma. Insomma, di tutto, di più!
Piccola curiosità: Ranma (乱馬 in kanji, ランマ in katakana e らんま in hiragana), significa letteralmente “confusione” ed è uno di quei rari nomi che può essere dato sia a uomini che a donne. Anche il protagonista di “Cinderella Boy” di Monkey Punch si chiama Ranma e, allo scoccare della mezzanotte, diventa a giorni alterni un uomo e una donna.
Questo è l'anime per eccellenza e l'ho adorato sin da quando la trasmettevano su Super3 negli anni ottanta. Passi dalle risate alle lacrime ed è raccontato così bene che è difficile capire anche quali episodi sono dei semplici filler. :D


Qualche dettaglio sulla parte tecnica.
Questo è un rip di dimensioni molto grandi. In origine sono ben 30 DVD, quindi è come se vi avessi postato la bellezza di 30 film in una sola release. Ho dovuto, per forza di cose, cercare di mantenere un peso accettabile (stiamo parlando di quasi 38GB complessivi!) mantenendo una qualità ragionevole. Ne ho scelta una un po' più bassa del mio solito ma non si poteva evitare. Purtroppo non ho potuto aggiungere anche la traccia in giapponese, come mio solito, perché i DVD distribuiti da Dynit hanno solo i sottotitoli per i cartelli. Non ho parole >_< ! Detto questo, si tratta di un lavoro notevole e, stranamente, oggi abbastanza raro. L'amico Fork, di cui trovate il link qui in basso, ne sta facendo una versione da BluRay e lo ammiro molto; tuttavia è ancora molto indietro e, nel frattempo, godetevi questa mia. ^___^





Auguro a tutti un
FELICISSIMO ANNO NUOVO!!!
Anche questo è passato, che il prossimo sia migliore. ^__^



 

martedì 15 dicembre 2015

5 centimetri al secondo





Titolo originale: Byōsoku go senchimētoru (秒速5センチメートル)
Nazione: JAP
Anno: 2007
Genere: Animazione, Sentimentale, Drammatico
Durata: 63'
Regia: Makoto Shinkai

Trama:
5 cm al secondo, questa è la velocità alla quale un petalo di ciliegio, distaccatosi dall'albero, cade al suolo. In tre atti, tre episodi incentrati su altrettanti momenti diversi della vita dei due personaggi principali, si sviluppa una storia profonda e delicata. L'infanzia e la preadolescenza, con l'evoluzione dell'amicizia in un sentimento più forte; l'adolescenza e il prolungato distacco; infine l'età adulta. Un amore a distanza che copre un arco temporale di oltre quindici anni, dagli anni novanta ai giorni nostri.

Commenti:
Makoto Shinkai, che ha all'attivo gioielli come "Il giardino delle parole" e "Viaggio verso Agartha", quest'ultimo orrendamente rovinato da un doppiaggio amatoriale in italiano >_<, ha ben due indiscutibili pregi: una capacità narrativa assolutamente di prim'ordine e una tecnica (ma qui è più corretto parlare di Arte) quale non si era mai vista prima e che nessuno si sarebbe aspettato di trovare fuori dallo Studio Ghibli. Non a caso parecchi critici del settore lo indicano come il vero erede di Miyazaki, e scusate se è poco! Ogni inquadratura, ogni dettaglio, è talmente pieno di dolcezza e poesia che solo una pietra può rimanerne insensibile. Forse. Anche se è ormai costretto ad avvalersi del supporto di alcuni collaboratori (non è più il ragazzo che scriveva e disegnava tutto da sè di "Lei e il suo gatto"), resta comunque presente (i suoi colleghi dicono "oppressivamente presente" ^__^) in ogni momento della produzione dei suoi lavori, e si vede. La bellezza di questo film non è nella storia, volutamente molto semplice, ma nel modo in cui si racconta: con le poche parole, dette e non dette, ma soprattutto con le immagini, i colori, le atmosfere. Tre episodi che scivolano via piano piano, senza far rumore, in punta di piedi: tre piccoli capolavori che si fondono in uno dei più eleganti e poetici racconti mai portati sullo schermo. Con pochi dialoghi, la storia è affidata ai sussurri dei cuori dei personaggi, creando un collegamento tra loro e lo spettatore, che diventa partecipe delle emozioni di nostalgia, melanconia e struggimento del protagonista.


lunedì 4 maggio 2015

Sirene


Titolo originale: Mermaids
Nazione: USA
Anno: 1990
Genere: Commedia
Durata: 109'
Regia: Richard Benjamin
Cast: Cher, Winona Ryder, Christina Ricci, Bob Hoskins, Michael Schoeffling

audio/video: 10

Trama:
La signora Flax è irrequieta e indipendente; ha accumulato nella sua vita 18 trasferimenti in altrettanti Stati degli Usa, due mariti scomparsi nel nulla e due figlie che abitano tutt'ora con lei. Charlotte, la maggiore, è un'adolescente piena di turbamenti e paure; innamorata di Joe, custode del vicino convento, si crede incinta dopo un semplice bacio. Le cose si complicano quando compare un corteggiatore per la madre e Charlotte male interpreta un bacio che quest'ultima dà a Joe.

Commenti:
Richard Benjamin ci offre lo svago piacevole di una bella commedia come se ne vedono poche. Soprattutto grazie agli interpreti: la piccante Cher, la giovane Winona Ryder e un Bob Hopkins sempre brillante e spiritoso. Christina Ricci qui era davvero piccolina ma già molto brava. È comunque Cher, nella sua migliore interpretazione dopo Moonstruck che, con minigonne incredibili e abitini sexy in puro stile anni settanta, domina lo schermo imponendo la sua recitazione sfrontata! Incredibilmente, la coppia Cher-Hoskins funziona davvero benissimo, nonostante le comiche diversità fisiche (tra l'altro sottolineate anche nel film) dei due. Assolutamente da vedere, per tutti e sempre attuale. ^_______^

mercoledì 31 dicembre 2014

Si alza il vento






Titolo originale: Kaze Tachinu (風立ちぬ)
Nazione: JAP
Anno: 2013
Genere: Animazione, Drammatico, Biografico
Durata: 126'
Regia: Hayao Miyazaki
audio/video: 10

Trama:
Jiro Horikoshi è un ragazzo con la passione degli aeroplani che nelle sue proiezioni oniriche incontra il proprio idolo, il grande ingeniere aeronautico italiano conte Caproni, a cui confida di voler diventare anch'egli progettista. Durante l'università assisterà al terribile terremoto del '22 (scena che entrerà di sicuro negli annali del cinema!) e poi troverà lavoro alla Mitsubishi. Studiando la più avanzata tecnologia tedesca cercherà di mettere a punto qualcosa di ancora più innovativo, in grado non solo di colmare il gap che separa il Giappone dagli altri paesi ma anche di superarli. È in questo contesto che incontrerà l'amore della sua vita, la donna che lo accompagnerà nel processo creativo.

Commenti
C'è un'evidente identificazione tra il progettista di aerei e il disegnatore, il creatore di macchine e il creatore di sogni, un binomio che in Miyazaki, figlio di un ingegnere aereo, è particolarmente forte (quante volte nei suoi cartoni abbiamo visto meccanismi o veicoli volanti da lui inventati) e che trova momenti di rara bellezza nel sogno di Jiro e del conte Caproni (avendo le stesse aspirazioni i due si incontrano sempre nei medesimi sogni) ma forse anche dell'autore, di poter camminare liberamente sugli aerei mentre sono in volo. Jiro Horikoshi, è probabilmente il miglior personaggio maschile mai scritto dal regista e, non a caso appare come un alter ego di Miyazaki (a doppiarlo in originale è il suo altro gemello, Hideaki Anno), amante del volo ma schifato dalla guerra, sostenitore del fatto che gli aerei non debbano avere mitragliatrici ma autore dei modelli poi affidati ai kamikaze, un uomo che sogna un bombardiere caricato con famiglie invece che armi.
Eppure è nella seconda parte che il film scivola dolcemente nel melò e dove il maestro dà il meglio, con una storia d'amore lieve e commovente come suo solito ma anche più matura che in passato. Miyazaki torna a descrivere le emozioni più elevate, a raccontare lo splendore di essere vivi in questo pianeta, unito all'esigenza di continuare a vivere nonostante tutto, utilizzando uno stile che rifiuta il tratto grosso e si ostina a dimostrare come si possano toccare le corde più profonde e stimolare gli stordimenti emotivi più vertiginosi attraverso lo stile più delicato e sottile possibile.
Il testamento artistico di Miyazaki, che per la sesta e (pare) ultima volta ha annunciato il suo ritiro ç_ç, è la catarsi irrisolta, autobiografica e trasudante umanità di un pacifista che ammira la bellezza degli aerei da guerra, di un privilegiato che, al contrario di quasi tutti i suoi concittadini, non ha vissuto gli stenti della guerra. Si alza il vento è il modo più doloroso per dire addio a un genio che sceglie la pensione ma, come insegna il film, «dobbiamo provare a vivere». O forse la vera risposta viene proprio dalla bellissima Nahoko: "vivere è una cosa bellissima".
Grazie Miyazaki Sensei!



AUGURO A TUTTI UN
FELICISSIMO 2015!!!

lunedì 8 dicembre 2014

Toradora!


Titolo originale: Toradora! (とらドラ!)
Nazione: JAP
Anno: 2008
Genere: Animazione, Commedia, Sentimentale, Scolastico, Slice of Life
Durata: 25x24'
Regia: Tatsuyuki Nagai
audio/video: 10

Trama:
Occhi taglienti e sguardo da delinquente: Ryuuji Takasu non gode certo di grande popolarità a scuola, pur avendo come migliore amico l'amatissimo vice-presidente del consiglio di classe, Yusaku Kitamura, e notevole feeling con la bella Minori Kushieda di cui è innamorato. Un giorno si compie il suo destino: incontra in modo burrascoso la piccola e aggressiva Taiga Aisaka, migliore amica di Minori e a sua volta cotta di Yusaku. I due decidono di stringere un rapporto di complicità per aiutarsi a conquistare i rispettivi partner...

Commenti
Si sa, nel genere romantico trame semplici e lineari sono la norma. Come Maison Ikkoku insegna, la loro riuscita o meno dipende dalla capacità di far affezionare lo spettatore ai personaggi, portandolo a empatizzare e vivere le loro avventure sentimentali come fossero le sue. Alla luce di queste considerazioni appare molto arduo capire come un maschio possa immedesimarsi nel simpatico Ryuuji e accettare che finisca a scegliere come fidanzata, nell'harem di ragazze che gli orbita attorno, proprio quella umanamente e fisicamente meno interessante, rinunciando ad altre due infinitamente più belle e carismatiche. No, non sono anticipazioni che rovinano la visione poiché fin dal primo episodio è chiarissimo dove andrà a parare la storia di Toradora!, e neanche maschilismo, visto che in una situazione reale dubito seriamente, con tutti i (pochi) distinguo del caso, che si possano avverare i presupposti di una storia tra persone così diverse.
Toradora! ha certamente le caratteristiche per essere uno degli anime romantici per eccellenza. Emozioni raccontate con allegria e personaggi coinvolgenti, che conquistano l’affetto dello spettatore. L’amore e l'amicizia sono il punto forza di questa opera, che trasmette sensazioni genuine, rendendo difficile non appassionarsi di questa divertente commedia sentimentale. ^____^


PS - Indispensabile per la comprensione del titolo:
Toradora è il risultato di una serie di giochi di parole tipicamente nipponico che mischia, indiscriminatamente!, inglese e giapponese.
Taiga è la lettura giapponese di "Tiger" (tigre) mentre Ryu, di Ryuuji, significa "Dragone". Da qui, con una discutibile fusione, Tora (tigre in giapponese) e Dora (da Dragon o "doragon" in inglese). XD

giovedì 26 giugno 2014

Denno Coil


Titolo originale: Dennō Coil (Dennō koiru 電脳コイル, lett. "La spirale del cervello elettronico")
Nazione: JAP
Anno: 2007
Genere: Animazione, Fantascienza, Avvenutra
Durata: 21' x 26 episodi
Regia: Mitsuo Iso
audio/video: 10

Trama:
Anno 2026, la tecnologia della realtà aumentata è così sviluppata da essere diventata di uso comune. Tutto il mondo virtuale che circonda quello reale può essere visto attraverso degli occhiali speciali. Una ragazzina di 11 anni, Yuko Okonogi detta Yasako, si trasferisce nella cittadina di Daikoku, il centro di questa nuova tecnologia. Qui conoscerà Fumie Hashimoto, un’altra ragazzina che usa gli occhiali, ed entrerà a far parte dell’Agenzia di Cyber Investigazioni Coil. Tra giochi e ricerche, Yasako sull’altro mondo scoprirà qualcosa di più che non era stato previsto…

Commenti
Certo che Mitsuo Iso l’ha imparata, la lezione; l’ha imparata eccome! Dopo anni di collaborazioni con Myazaki, Oshii e Anno o veniva fuori un disturbato visionario estraniato, oppure un regista dalla sensibilità sviluppatissima e dal tocco vivificante come pochi ultimamente se ne sono visti. Ci ha detto bene ed è venuto fuori un autore altissimo, perché Denno (Dennou, Dennō e chi più ne ha...) Coil è molto più di una classica storiella scolastica di bambini, degli hackeraggi dispettosi, delle cacce alle irregolarità di un cyberspazio ricalco semi-sovrapposto della realtà: l’aria è molto diversa. La trama è come la realtà virtuale, ha molte zone d’ombra, molti spazi segreti cui accedere dopo avere passato punti d’attivazione a prima vista invisibili ma sono sembre ben spiegati... prima o poi. L'animazione è spettacolare e ricorda tantissimo la scuola Ghibli, e i personaggi sono, anche se semplici, tutti molto ben delinati. Unico appunto: alcuni si distinguono solo per il taglio di capelli e tocca fare un piccolo sforzo per riconoscerli. Oppure si tratta della dimostrazione di un vecchio luogo comune per cui tutti i giapponesi ci sembrano uguali. XD
Consiglio di guardare questo anime a chiunque, perché è un prodotto confezionato con cura in ogni aspetto, dove nulla viene lasciato a caso ed uno degli anime migliori che mi è capitato di vedere in questi ultimi anni; fa anche nascere qualche riflessione sull’uso della tecnologia. Devo dire che mi fa un po’ paura definirlo “quasi perfetto“ (non vorrei qualcuno rimanesse deluso guardando la serie!) ma credo che soddisferà quasi tutti, soprattutto se siete stufi dei soliti anime. ^___^

sabato 15 marzo 2014

Addio, Mr. Chips!


Titolo originale: Goodbye, Mr. Chips
Nazione: UK
Anno: 1939
Genere: Drammatico
Durata: 114'
Regia: Sam Wood
Cast: Paul Henreid, Robert Donat, Greer Garson, John Mills
audio/video: 10

Trama:
Un vecchio professore ricorda la sua vita: i primi entusiasmi e l'amarezza dei suoi bruschi rapporti con colleghi e alunni. Grazie alla moglie, però, le cose sono cambiate. Anche la prospettiva del futuro, benché ipotecata dalla vecchiaia, appare meno fosca.

Commenti
Il film aggiunge parecchie cose rispetto al brevissimo romanzo di James Hilton (in particolare viene dilatata la parte sul viaggio in Austria, per dare il giusto spazio a Greer Garson), ma ne rispetta in pieno lo spirito, sicuramente più dell’insulsa versione musicale del 1969. Oggi appare difficile condividerne la morale classista e pudibonda, apprezzarne l’umorismo datato e appassionarsi per questi ometti impettiti che si avviano a diventare le future colonne della società, ma risulta ancora commovente la figura del protagonista, la cui vita si è identificata con il suo lavoro: alla fine di tutto restano solo i ricordi da riassaporare la sera accanto al caminetto. Straordinaria prova del truccatore, che consente a Robert Donat di interpretare in modo credibile il personaggio attraverso tutte le età.
Un "classico" della M-G-M (britannica) è una sagace mistura di sentimentalismo e umorismo, di lacrime e sorrisi che, a mezzo secolo di distanza, rischia di deludere per il suo conformismo e il suo beato ottimismo. Ebbe 5 nomination ai premi Oscar, e ne vinse uno per Robert Donat. Negli USA ebbe una riduzione radiofonica ancor più popolare del film. Uno dei film più splendidamente commoventi del cinema classico, che rigenera il cuore ogni volta che lo si rivede. ^_^

giovedì 20 febbraio 2014

Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo


Titolo originale: Ōkami Kodomo no Ame to Yuki (おおかみこどもの雨と雪)
Nazione: JAP
Anno: 2012
Genere: Animazione
Durata: 117'
Regia: Mamoru Hosoda
audio/video: 10

Trama:
Dal momento in cui i genitori si conoscono fino alla maturità, Yuki con la sua voce fuoricampo accompagna il racconto di come sua madre si sia innamorata di un uomo lupo (l'ultimo rimasto) e abbia così partorito lei e suo fratello Ame, bambini lupo capaci di trasformarsi (prima involontariamente, successivamente a comando) da lupi in umani e viceversa. Attraverso una vita prima in città e poi in campagna, prima isolata e poi necessariamente in mezzo agli altri bambini Yuki e Ame sviluppano personalità diverse e modi diversi di venire a patti con la propria doppia natura sotto lo sguardo della madre.

Commenti
Guardate la locandina del film, provate a immaginare cosa vi aspettate di vedere e adesso dimenticatelo; "Wolf children" non è una storia per bambini; e a questo proposito a questi ne sconsiglio la visione. Non per scene violente (non ce ne sono) quanto per la densità psicologica di questa meraviglia; dategli tempo qualche anno e potranno goderselo mooo0lto di più.

Se "La ragazza che saltava nel tempo" è il film che l'ha fatto conoscere al mondo e "Summer Wars" quello che ci ha confermato la bravura del regista, io credo proprio sia "Wolf Children" a sancirne la consacrazione, perché è sicuramente la sua opera più riuscita! La componente sovrannaturale non deve far pensare che ci troviamo di fronte a un film sui licantropi (ce ne sono già troppi! >_<), perché il vero soggetto è la famiglia e può essere benissimo la nostra storia, solo con qualche inconveniente in più e la componente fantastica ha l'unico scopo di enfatizzare le varie problematiche della vita umana. La storia non è certo ricca di colpi di scena e il tutto si svolge in maniera piuttosto prevedibile e lineare, ma Hosoda è un maestro nell'offrirci un realismo delle relazioni umane unico, e proprio per questi motivi il film è capace di coinvolgerci ed emozionarci con una dolcezza e delicatezza estreme. "Wolf Children" è tutto qui: un film ordinario nelle animazioni e nella storia, che racconta senza svolte improvvise, ma straordinario per le emozioni che riesce a trasmettere; ed è per questo che è un capolavoro! :D

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...