
Titolo originale: Il Decameron
Nazione: ITA
Anno: 1971
Genere: Commedia
Durata: 110'
Regia: Pier Paolo Pasolini
Cast: Franco Citti, Ninetto Davoli, Angela Luce, Silvana Mangano, Pier Paolo Pasolini
audio/video: 10
Trama:
Le novelle di Ser Ciappelletto, morto in odore di santità, e dell'allievo di Giotto ne legano altre sette: Andreuccio viene derubato da una donna che si finge sua sorellastra, ma si rifà spogliando di tutti i gioielli la salma di un alto prelato; Masetto, finto sordomuto, entra in un convento di suore dalle quali si lascia sedurre; Lisabetta conserva la testa dell'amato, ucciso dai propri fratelli, in un vaso di basilico; Caterina e Riccardo coronano il loro sogno d'amore con il matrimonio; dall'Aldilà Tingoccio rivela al timorato Meuccio che far l'amore non è peccato; fingendo di volerla trasformare in puledra, donno Gianni si gode la moglie di un ingenuo contadino; l'infedele Peronella induce il marito a introdursi in una giara per impedirgli di scoprire il suo amante.
Commenti
Nell'ambito del 700° anniversario della nascita di Boccaccio, mi è sembrato doveroso darvi l'opportunità di vedere di nuovo questa bellissima trasposizione firmata Pasolini. Un'interpretazione trascinante, ileare e lieta!
Come "I racconti di Canterbury" e "Il fiore delle Mille e una notte", ha al centro l'esaltazione di una felicità e di una vitalità (che il Morandini, da bravo bacchettone ignorante, sintetizza con un "...che è soprattutto sesso") idealizzate e astoriche in cui un'incombente presenza di morte ricorda, secondo moduli di tradizione decadentistica, che la fine è inevitabile.
Per i puristi del cinema pasoliniano la pellicola in questione non sembra essere di prima grandezza e per gli estimatori del Boccaccio certe scelte del regista (quella dell'uso del dialetto partenopeo tra tutte) possono far storcere il naso, ma in definitiva il film, grazie anche all'ottima scenografia realizzata da Dante Ferretti e alle buone prove offerte dagli interpreti, quasi tutti un po' lenti e dalla scarsa conoscenza dei tempi recitativi, ma decisamente di buona volontà, può definirsi una valida riduzione per il grande schermo di questa nostra famosa opera letteraria.
Orso d'argento al Festival di Berlino, fonte in Italia di roventi polemiche (a destra per le offese al "comune sentimento del pudore", a sinistra per il suo disimpegno ideologico), incassò sul mercato italiano più di 4 miliardi, cifra da primato, scatenando un'orda di imitazioni che costituirono un filone a parte.


