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venerdì 22 giugno 2018

L'uomo che fuggì dal futuro


Titolo originale: THX 1138
Nazione: USA
Anno: 1971
Genere:Fantascienza
Durata: 95'
Regia: George Lucas
Cast: Robert Duvall, Donald Pleasence, Maggie McOmie, Dan Natchsheim, Joy Carmichael, David Munson

Trama:
Nel 25° secolo gli uomini vivono sottoterra, sono tutti uguali, non hanno nomi ma sigle, vestono di bianco e non hanno rapporti sessuali. Assumono droghe che li rendono mansueti e le pulsioni sono risolte da macchine ed ologrammi. Malgrado i mille controlli ideati per sopprimere sul nascere sentimenti e germi di pensiero, l'immatricolato THX 1138 e la sua compagna LUH 3417 si riscoprono umani, attratti l'uno verso l'altra. Fulmineo scatta il meccanismo repressivo e...

Commenti e recensione:
Ad anni luce da una galassia lontana lontana (e da American Graffiti che, in Italia, uscì per primo ^_^) THX 1138 è una storia di fantascienza distopica con tratti orwelliani (la tv che controlla ogni mossa del privato), con riferimenti a Metropolis di Lang (la città sotterranea e il mondo di superficie) e pieno zeppo di citazioni di fumetti e romanzi del genere (da Buck Rogers ad Arthur C. Clarke a, ovviamente, Bradbury), con dentro molti dei temi del dibattito degli anni psichedelici come la liberazione sessuale, la cultura delle droghe, l’oppressione del mondo adulto, ecc. Non è certo un caso che proprio George Lucas abbia definito il suo lavoro più politico “non un film sul futuro ma sul 1970”. Più che in debito, però, THX 1138 è in credito con tantissime opere successive tra cui sicuramente The Island o Equilibrium ma anche Matrix o The Truman Show. È stato poi trasposto in un libro, parodiato (magnificamente!) ne Il Dormiglione, citato in decine di giochi come Fallout e film, a partire da diversi episodi di Star Wars fino ai videoclip come Calling All Girls dei Queen. In breve, ha fatto la storia! °O°
La cosa più incredibile è che fu realizzato da un Lucas appena venticinquenne, pur se supportato da uno staff e attori di livello, tra cui un grandissimo Robert Duvall, e da un discreto budget messogli a disposizione nientepopodimeno che da Francis Ford Coppola. Non dimentichiamoci che è solo grazie a quest'ultimo, e alla sua disponibilità a rischiare in prima persona per produzione indipendente, se la sua Zoetrope fu il trampolino di lancio dei migliori registi di quella generazione fantastica che includeva De Palma, Scorsese, Milius, Spielberg e Schrader. In Italia, dare così tanto credito ad un esordiente sarebbe stato, ed è tutt'ora, inconcepibile.
Al botteghino dell’epoca il film non ebbe grande successo e, in effetti, ci sono anche aspetti che possono non piacere. Il film è lento e fortemente intellettuale, a tratti filosofico, e la sperimentazione, sia scenica che di linguaggio, possono renderlo ostico. Anche la storia, in sé, è un po’ confusa e priva di colpi di scena; da questo punto di vista, si tratta certamente di un lavoro acerbo (ma che dire allora del Solaris di Tarkovskij?). Ai più pazienti ed attenti, però, risulterà ben evidente il talento che traspare dalla pellicola, quella brillante scintilla che crescerà fino ad essere una stella indiscussa, nel bene e nel male, della cinematografia contemporanea!
Da vedere assolutamente e, sforzandosi intensamente di dimenticare Woody Allen XD, da rivalutare! :D

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