
Titolo originale: La donna della domenica
Nazione: ITA
Anno: 1975
Genere: Giallo
Durata: 105'
Regia: Luigi Comencini
Cast: Marcello Mastroianni, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Aldo Reggiani, Pino Caruso, Claudio Gora, Lina Volonghi
Trama:
A Torino viene misteriosamente ucciso un architetto implicato in faccende poco pulite. Le indagini portano il commissario Santamaria ad indirizzare i suoi sospetti su alcuni esponenti dell'alta società, in particolare su Anna Carla, moglie di un grosso industriale, e sul suo confidente, un dottore omosessuale ma...
Commenti e recensione:
Trovandosi a lavorare sul fortunatissimo (e vendutissimo!) romanzo di Fruttero e Lucentini, che conferì al giallo una dignità fino ad allora negata in Italia, Comencini era ben conscio del rischio di venire accusato di aver tradito la ormai troppo nota storia. Fu per questo che restò, il più possibile, fedele al libro ed il suo film, a metà tra una epigona commedia all’italiana ed un giallo a pieno titolo, riuscì a superare agilmente il vaglio del pubblico, ottenendo persino il benestare della critica dell’epoca. In realtà il lungometraggio comprime, ed esalta, la trama gialla del libro a scapito della complessità dell'esercizio letterario ma si pone come esempio "nobile" di giallo all'italiana, sfruttando la scia dei Bava, Fulci ed Argento. Ciò avvenne attraverso l'impiego di attori di primo piano e grande richiamo commerciale, sceneggiatori navigati come Age e Scarpelli, eleganza formale a scapito della compiaciuta violenza dei film allora in voga. Certo non mancano le scene di suspence, godibili anche da chi è poco avvezzo al cinema giallo e, in tal senso, il film ha lo stesso carattere divulgativo presente anche nel cartaceo: avvicinare il pubblico ad un genere cinematografico considerato, a torto, di serie b.
Comencini, che è stato un regista sempre accorto, invisibile ma non per questo senza carattere, ci immerge in una Torino afosa, disabitata e "respingente", così come è respingente l’ambiente in cui si svolgono i fatti per il romano (addirittura siciliano, nel romanzo) commissario Santamaria; la compostezza formale della regia si manifesta quindi come un'idea ben precisa della messa in scena che, con una patina di freddezza che accresce il valore della sua composizione, esalta perfettamente questi respingimenti. Ci possono essere sfioramenti, talvolta, ma le distanze rimangono e sono perfettamente rappresentate.
Se la non ispiratissima colonna sonora di Morricone (quasi un autoplagio di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto) è appena adeguata, la recitazione del trio principale del cast, Mastroianni-Trintignant-Bisset, è invece magistrale. La loro interpretazione è così azzeccata da renderli indistinguibili dai personaggi del libro e questo, ammettiamolo, non capita spesso! Ma non è tutto: a contribuire alla vera riuscita del film è la pletora di formidabili caratteristi italiani che vi partecipano. Grandissimo Claudio Gora, che compare per i primi dieci minuti e riesce a rendersi odioso in modo davvero intollerabile; grandissimo Pino Caruso come commissario De Palma, con la battuta sempre pronta ispirata al sarcasmo tipicamente siciliano; grandissimi Gigi Ballista e Franco Nebbia, gli intellettualoidi da operetta, ma la migliore in campo è senz'altro una fantastica Lina Volonghi, sboccata, maleducata e sgradevolissima nei panni della vedova Tabusso. Ma dove sono finiti questi "attori minori" di cui erano così pieni i teatri di quegli anni?
Comencini, con queste splendide collaborazioni, ha realizzato IL giallo all'italiana (che magari per Fruttero e Lucentini doveva essere "alla torinese" ma tant'è) e, grazie al suo sforzo, ha dato alla luce un intero affascinante sottogenere.
Da vedere assolutamente! :D


