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sabato 28 dicembre 2019

La mosca




Titolo originale: The Fly
Nazione: USA
Anno: 1986
Genere: Horror, Fantascienza
Durata: 95'
Regia: David Cronenberg
Cast: Jeff Goldblum, Geena Davis, John Getz, Joy Boushel, Leslie Carlson

Trama:
Il geniale ed eccentrico Seth Brundle inventa una macchina in grado di teleportare la materia e decide di sperimentarla su di sè. Disgraziatamente non si accorge che nella cabina é entrata anche una mosca, i due codici genetici si mescolano generando una spaventosa trasformazione nello scienziato e...

Commenti e recensione:
Nel 1957 George Langelaan pubblica, sul numero di giugno di Playboy (quanto era bella Carrie Radison!), The Fly che Kurt Neumann, appena una anno dopo, traspose su pellicola nel suo bellissimo L'esperimento del dottor K (che trovate da Zio Pietro). Il lavoro di Neumann era pregevole ma chiaramente "anni '50" e, dopo trent'anni, era arrivata l'ora di dargli una rinfrescatina.
A metà degli anni '80 David Cronenberg era insistentemente corteggiato da una Hollywood che gli chiedeva, senza alcun imbarazzo, di dirigere Witness, Beverly Hills Cop e, addirittura, Flashdance! Quando gli proposero La mosca furono ben contenti, pur di averlo a bordo, di accettare tutte le sue stravaganti richieste. Gli lasciarono carta bianca sulla riscrittura del copione di Pogue, accettarono che "giocasse in casa" con la sua crew di Toronto e, già che c'erano, aumentarono il suo cachet alla cifra tonda di un milione di dollari. Cronenberg non deluse le, pur alte, aspettative della Brooksfilms (sì, quella di Mel che, ricordiamolo, aveva prodotto anche l'Elephant Man di Lynch) e, inserendo tutte le tematiche a lui più care e portandole ai massimi livelli, in un crescendo di tensione che si snoda lungo tutto il film fino all’epico indimenticabile finale, trasformò quello che poteva essere un semplice remake nella sua opera più importante, se non altro in termini di fama e botteghino. Miscelando sapientemente vari generi in un cocktail adrenalinico e raccapricciante, coinvolgente e disturbante, invece di un normale film fanta-horror ha dato vita ad una storia d’amore triste e tormentata, resa impossibile dalle circostanze e, addirittura, pericolosa. Ovviamente c'è la critica, neanche troppo velata, alla scienza ed al suo utilizzo spregiudicato; c'è la sua mania del linguaggio, qui legato all'evoluzione del personaggio ma anche all'incapacità di comunicazione/comprensione del computer e, soprattutto, c'è la carne, tema fontamentale ed ossessivo di Cronenberg. L’iniziale incapacità del computer di Brundle di "leggere" e quindi "tradurre" gli organismi viventi per teleportarli, sarebbe dovuta all'inadeguatezza linguistica (il computer è lost in translation), proprio perché l’eccessiva freddezza dei comandi impartiti non riesce a spiegare alla macchina "la poesia della carne".
Da un punto di vista esclusivamente tecnico, oltra ad una regia perfetta (e non uso il termine in modo gratuito) spiccano una fotografica che avrebbe meritato l'Oscar e l'incredibile bravura di Goldblum. Questo pennellone ha fatto tanti film ed è sempre stato impeccabile ma qui ha interpretato il geniale Seth Brundle in modo così realistico da rendere quasi inutili le interminabili ore di trucco; anche a pelle nuda (e ne mostra tanta!) sarebbe stato perfetto. Magari non fu molto professionale, da parte sua, proporre per il ruolo di Veronica la fidanzata e futura moglie Geena Davis ma a sua discolpa posso solo dire che, se non fu fortuna, si trattò senz'altro di un colpo di genio perché risultò adattissima alla parte. E poi, come lui, ho sempre avuto un debole per questa attrice bella ed intelligente ^_^. Per una tragedia servono tre persone, altrimenti è solo un dramma e Cronenberg lo capisce benissimo, ed ecco quindi John Getz, che interpretando Stathis genera la terza linea narrativa: l’involuzione progressiva di Seth, la progressione nell’amore tra Seth e Ronnie e, finalmente, l'escalation della rivalità tra Seth e Stathis. Nella riscrittura di David, Jeff Goldblum, la Davis e Getz trovano così tanto materiale per lavorare sulle sfumature psicologiche che arrivano a forgiare, con i loro corpi e le loro voci, tre personaggi indimenticabili.
Parlare degli effetti speciali è quasi inutile: persino dopo tanti anni sono stupefacenti. Perfetti nel descrivere tutti i piccoli mutamenti di un corpo umano ormai irrimediabilmente corrotto, si accompagnano alle struggenti ed indimenticabili musiche di Howard Shore per sprofondare lo spettatore in una sensazione da incubo. Un incubo terribile da cui non c’è via di scampo, una lenta e graduale discesa negli inferi in un processo inarrestabile a cui neppure l’amore si può opporre.
Da vedere? Senza alcun dubbio SÌ! :D


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