
Titolo originale: Valérian and the City of a Thousand Planets
Nazione: FRA
Anno: 2017
Genere: Fantascienza, Azione
Durata: 140'
Regia: Luc Besson
Cast: Dane DeHaan, Cara Delevingne, Clive Owen, Rihanna, Ethan Hawke, Herbie Hancock, Rutger Hauer
Trama:
L'agente spaziotemporale Valerian e la sua compagna Laureline vengono inviati in missione dal Ministro della Difesa nel caotico e intradimensionale Big Market del pianeta Kirian, allo scopo di mettere in salvo l'ultimo convertitore Mül rimasto. I Mül sono un popolo ritenuto estinto ma attorno al loro destino vige un misterioso segreto militare e...
Commenti e recensione:
Fin dai tempi de Il quinto elemento, Besson accarezzava l’idea di portare sul grande schermo uno dei fumetti più belli mai realizzati, quel Valérian e Laureline di Christin e Mézières pubblicato con grande successo dal 1967 al 2010. La creatività senza fine di questi due giganti è stata tale che un numero impressionante di scene di Guerre Stellari sono un plagio sfacciato del loro lavoro (provarono giustamente a fare causa a Lucas ma, anche in quegli anni e pur avendo palesemente ragione, non era facile vincere contro l'altra sponda dell'Atlantico >_<). Se noterete similitudini (prima tra tutte con il Millennium Falcon) tra questo film e mille altri che avete già visto, ricordatevi sempre che è perché sono questi ultimi ad aver copiato il fumetto!
Ma torniamo al film che è stato, in realtà, il più grosso flop commerciale dello scorso anno (e anche di parecchi precedenti). In America è stato stroncato dalla critica (c’è chi sospetta sia tutta una manovra contro i blockbuster non americani) e snobbato dal grande pubblico ma anche in casa, cioè in Francia, dove si prevedeva un incasso di 30 milioni, non ha superato gli 11. Alla fine "sembra" che sia andato in pareggio ma, per un'opera che dovrebbe essere l'inizio di una trilogia, non è proprio un partire col piede giusto. Fortunatamente Besson è quello che è (molto bravo e, ormai, anche parecchio ricco) e Valerian sopravvivrà, proprio perché non è solo un film: è il sogno di bambino che diventa realtà. Peccato solo che sia stato realizzato in un'epoca in cui non può interessare a nessuno (blockbusteristicamente parlando). I ragazzini di oggi sono troppo impegnati a dibattere sulla sequenzialità del Marvel Universe per appassionarsi ad una favola ambientalista ed umanitaria. Hanno visto troppi film di fantascienza per incuriosirsi davanti a dei buffi alieni dalla testa a uovo e gli occhi blu. Hanno le pareti della camera tappezzate di troppi attori-modelli per apprezzare la recitazione tutta in levare del sempre più bravo Dane DeHaan. Eppure, sono film come questi che bisognerebbe salvare: film che non sono (solo) figli di scelte di marketing ma puri atti d’amore. È stata una scelta egoistica, allora? No, perché io e molti altri (quasi tutti miei coetanei) lo abbiamo apprezzato. Forse è stato più un errore di target: Besson ha girato un film che è un regalo al bambino che è stato, e che siamo stati, ma non l’ha dotato della forza necessaria per resistere in questo mondo.
Ha dovuto attendere anni prima di avere budget, idee e tecnologia finalmente accessibili ma ora Luc ci delizia con un’opera maestosa che si apre con una delle sequenze più belle di sempre: l’incontro tra astronauti di varie parti dello spazio nel corso dei secoli che, di stretta di mano in stretta di mano, portano alla nascita di un mondo che ospita migliaia di specie diverse; il tutto accompagnato da Space Oddity di David Bowie! Suonata per intero! Magico! Ed in effetti è proprio sull'estetica che si fonda il vero valore aggiunto della pellicola, curata nei minimi dettagli e sublimata da colori cangianti e sfumature pastello; l'universo non è mai stato così accogliente. Un risultato visivamente incredibile e possibile solo grazie al progresso in campo digitale degli effetti speciali e della computer grafica, qui ai più alti livelli. Besson immerge a tal punto lo spettatore nel "suo" futuro da fargli scordare la realtà esterna, sprodondandolo nella meraviglia ed annullando le barriere dell'incredulità.
I difetti? Ci sono, è inutile negarlo. Nonostante la narrazione sia punteggiata da momenti memorabili (la sequenza danzante di Rihanna) si ha l’impressione che la forma consumi la sostanza. Sovrastimolato dall’abbondanza barocca delle location, tipica dell'opera cartacea, lo spettatore finisce per perdersi tra mercati che esistono in più dimensioni, pianeti che ricordano le spiagge dei Caraibi, quartieri a luci rosse (in realtà multicolori) e profondità marine. Alla fine il racconto, che porta con sé un importante e sempreverde messaggio d’amore e uguaglianza, tende a scomparire tra i glitter e le luci al neon. A complicare ancora di più le cose, l’imbarazzante sottotrama amorosa. DeHanne e Delavingne sono bravi (con questa interpretazione l’ex modella chiude bocca alle schiere di detrattori) ma vengono ridicolizzati da una scrittura che li obbliga a buffe dichiarazioni fuori dal tempo; nessun ragazzo si esprimerebbe oggi in quella maniera, figuriamoci tra migliaia di anni! La bella bionda sexy da impalmare, i protagonisti caucasici ed efficienti, i simpatici alieni primitivi da salvare: forse il problema di Valerian è che affronta certe tematiche e certe fantasie sociali come se dagli anni '80 non fosse cambiato nulla. :/
Da vedere? Solo per chi è amante della fantascienza più “fantasy”, alla Avatar o alla Star Wars, per intenderci; se siete più propensi per la fantascienza “scientifica” (in stile Moon, 2001: Odissea nello spazio o Arrival) scordatevi di apprezzalo. Perché questo è un film fantasy in tutto e per tutto; con un’ambientazione futuristica e spaziale, certo, ma sempre fantasy è! ^___^


